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Economia e Frontiera nell'Impero Romano
Il volume raccoglie i testi presentati al Convegno “Economia e Frontiera nel Mondo Romano”, tenutosi nel mese di ottobre del 2019 presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II.
Il Convegno ha rappresentato il momento conclusivo del progetto di ricerca “INDevelopment” (di durata biennale, parte del programma STAR), che si proponeva di dare conto della specificità delle aree di frontiera, soprattutto dal punto di vista economico. In queste zone il sistema romano entrava in rapporto con realtà sociali, culturali ed economiche differenti; tale contatto creava fenomeni peculiari di intercambio (commercio transfrontaliero, importazioni ed esportazioni di merci, scambi culturali) e di controllo (attraverso le milizie, ma anche con provvedimenti fiscali).
Non c’è nel volume una pretesa di esaustività o di organicità. Piuttosto, l’intenzione dei curatori è stata quella di raccogliere una serie di ‘casi economicamente extra-ordinari’, per dare testimonianza di una realtà che nel mondo romano non era classificabile come ordinaria amministrazione: la vita economica di una provincia di frontiera. La rassegna cerca di toccare scenari geograficamente diversi, che vanno dall’Occidente fino all’Oriente e si spingono persino fuori di quelle che sono considerate le tradizionali frontiere romane, toccando il tema dei rapporti commerciali con il continente indiano
A global crisis? The mediterranean world between the 3rd and the 5th century
Il libro rivaluta i concetti di globalizzazione applicati al mondo mediterraneo tra III e V secolo, analizzandone i periodi generalmente considerati di "crisi" e di "ripresa". Gli studi recenti generalmente sottolineano che queste interconnessioni subirono una brusca frenata nei momenti di crisi, ma, nonostante l'ampia bibliografia al riguardo, non esiste una soddisfacente teoria relativa a questo fenomeno. Con l'obiettivo di riuscire a combinare le teorizzazioni sulla globalizzazione e sulla crisi, gli autori di questo volume hanno cercato di determinare se le connessioni commerciali, religiose, sociali e culturali, poste in primo piano all'interno delle teorie della globalizzazione, continuarono o furono interrotte dopo che il mondo imperiale apparentemente crollò. La discussione si svolge su un numero di temi principali, che includono le trasformazioni dell'impero romano, la natura delle interconnessioni tra Roma e le province, la creazione di nuove forme di connessione e lo sviluppo di nuove identità
LA SALUTE E GLI ATTORI PREPOSTI ALLA SUA TUTELA
L’obiettivo di questo breve contributo è analizzare alcuni dati indicativi
della salute degli italiani e capire quali sono gli attori deputati alla sua tutela
e promozione. In particolare, si è scelto di concentrarsi su una specifica patologia,
il tumore alla mammella, in quanto rappresenta la principale causa
di morte femminile in Italia, e quindi può essere considerato una proxy della
salute delle italiane. Nel nostro Paese, 1 donna ogni 9 ha la probabilità di
ammalarsi di tumore della mammella
La rete della politica prima
L’obiettivo principale di questo contributo è mettere in evidenza l’emergenza sociale rappresentata dal tumore del seno nelle donne. In Italia, 1 donna ogni 9 ha la probabilità di ammalarsi di tumore della mammella. Un secondo obiettivo è fare chiarezza su quali siano, attualmente, gli effettivi attori deputati alla tutela e alla promozione della salute, al fine di capire a chi rivolgere l’istanza di salute delle donne in particolare e della collettività tutta in generale. Ne viene fuori un quadro piuttosto variegato in cui non è chiaro se gli attori a tutela della salute sono autosufficienti o meno, nel senso che sono o non sono in grado, in modo autonomo rispetto agli altri, di provvedere alla tutela e alla promozione della salute
Determinanti ed effetti del volontariato: un profilo economico.
Il libro si articola in sei capitoli. Nel primo capitolo, attingendo alla principale
letteratura internazionale sul tema, si prova a delineare una definizione
di volontariato come attività di lavoro svolta senza un corrispettivo monetario
a favore di un individuo o della collettività, spontaneamente, con o senza il
filtro di un’organizzazione formalmente costituita. Si prova, inoltre, a capire,
in chiave descrittiva, chi sono effettivamente i volontari in Italia: a tal fine si
analizzano i principali e più recenti dati dell’Istat sul volontariato. Nel secondo
capitolo si analizzano i principali modelli economici sulle determinanti del
volontariato: in altre parole, a partire dallo studio dei modelli di teoria economica, si ragiona su cosa può indurre un individuo, volto alla massimizzazione
della propria utilità, a fare volontariato. Si commentano, inoltre, i principali
risultati della letteratura empirica. Il capitolo terzo introduce gli effetti del
volontariato con l’obiettivo di avviare il lettore al percorso che seguirà nei
capitoli successivi: in altri termini, il terzo capitolo rappresenta una sorta di
raccordo tra i capitoli che lo precedono e quelli che seguono. Inoltre, si introducono
i dati su cui si implementano le analisi empiriche che corredano i
capitoli dal IV al VI.
Nel quarto capitolo, si investigano gli effetti del volontariato in termini di
premio salariale: cioè si indaga sulla possibilità che coloro che lavorano e sono
anche volontari in organizzazioni non-profit conseguano un miglioramento
del salario rispetto a coloro che non prestano attività di volontariato. Si studia,
pertanto, il premio salariale per i volontari analizzando tre questioni: i)
se un premio salariale esiste; ii) qualora esista, quale è la sua dimensione; iii)
infine, mediante quale meccanismo economico il volontario ottiene un più
alto salario.
Nel quinto capitolo, si indaga la relazione volontariato/salute. I risultati di
un ampio filone della letteratura sociologica ed epidemiologica suggeriscono
che chi fa volontariato non solo dichiara uno stato di salute percepita migliore
di chi non fa volontariato (Carlson 2004), ma di fatto gode di una salute
fisica e mentale migliore (Moen et al. 1992; Musick et al. 1999; Post 2005).
Inoltre, tra i volontari si registrano tassi di mortalità più bassi rispetto ai non
volontari (Musick e Wilson 2008; Konrath et al. 2011). Recentemente, anche
gli economisti hanno iniziato a studiare gli effetti del volontariato formale
sulla salute (Borgonovi 2008; Petrou e Kupek 2008; Fiorillo e Nappo 2014,
2015). In particolare, nell’ultima parte del capitolo, si studiano gli effetti del
volontariato formale in Italia.
Nel sesto ed ultimo capitolo, dopo aver analizzato le determinanti del benessere,
si studia la relazione volontariato/benessere utilizzando i dati ufficiali
italiani. Recenti ricerche empiriche hanno dimostrato che gli individui che
fanno volontariato sono molto più soddisfatti della propria vita rispetto a
coloro che non fanno volontariato (Meier e Stutzer 2004; Bruni e Stanca
2008; Fiorillo 2012; Nappo 2010b). Altre hanno dimostrato che la scarsità
di relazioni interpersonali sincere rappresenta una delle principali cause della
diminuzione della felicità nelle democrazie di mercato (Lane 2000). Il volontariato
è attività che si pratica quasi sempre in gruppo, è momento di aggregazione,
di condivisione e di confronto tra le parti che interagiscono: come si
vedrà, questi sono i principali motivi per cui chi fa volontariato ne guadagna
in termini di benessere
Volontariato, capitale sociale e sviluppo locale
Il lavoro è così strutturato: nel paragrafo 1 si dà una definizione di volontariato secondo l’accezione comune del termine chiarendo cosa induce un soggetto razio-nale a fare volontariato; nel paragrafo 2 si approfondisce il concetto di capitale so-ciale; nel paragrafo 3 si focalizza l’attenzione sulla relazione volontariato/capitale sociale, in altre parole, si spiega perché il volontariato è opportunità concreta di creazione di capitale sociale; nel 4 ed ultimo paragrafo si mettono in relazione vo-lontariato, capitale sociale e sviluppo locale
Gramsci, Lepore e Roma antica
Il tema di questo lavoro riguarda la relazione tra la metodologia della ricerca storica di Ettore Lepore, talune categorie storiche elaborate dalla riflessione di Antonio Gramsci e il rapporto di queste con la produzione scientifica nel campo della storia romana. Non si tratta di una ricerca esaustiva, ma piuttosto l’obiettivo è quello di mettere in evidenza alcuni degli aspetti meno valorizzati sia della elaborazione teorica di Gramsci sia del loro uso nell’officina storica di Lepore
Gramsci e Barbagallo: spunti sul capitalismo antico
L'attività politica e intellettuale di Antonio Gramsci copre una vasta area di temi, e non trascura l'analisi storica. Tra i temi affrontati vi è l'analisi storica di pensatori a lui contemporanei, come Ciccotti, Ferrero e Barbagallo. In particolare, analizzando il rapporto tra Gramsci e Barbagallo, e le loro diverse letture del capitalismo nel mondo antico, si riesce a ricostruire un pezzo di un dibattito storiografico molto più ampio, sulla natura delle economie premoderne, un dibattito tuttora vivo e fecondo tra gli studiosi
I Giovani e I Possibili Percorsi di Ingresso nel Mercato del Lavoro in Italia: Alcune Considerazioni
Nel lavoro, partendo dall’osservazione di alcuni dati relativi al mercato del lavoro giovanile in Italia, si propongono alcune considerazioni relative ai possibili canali precorribili dai giovani per passare dallo status di outsider a quello di insider, e per accrescere la probabilità di accedere a posizioni di lavoro standard a tempo indeterminato. In particolare, il carattere innovativo del saggio sta nell’accostamento di due vasti filoni di letteratura, quella sul lavoro atipico e quella sul “lavoro volontario”, nel tentativo di indagare sui potenziali effetti positivi che queste due tipologie di lavoro hanno sul capitale umano e sul capitale sociale in una prospettiva microeconomica di miglioramento della possibilità di trovare un’occupazione stabile
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