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Lenti amorfoscopiche biottiche
Gli autori descrivono un sistema amorfico biottico per l’incremento del campo visivo in soggetti in cui questo risulta perifericamente ristretto. Con questo sistema il soggetto guarderebbe attraverso le lenti amorfoscopiche in modo transitorio, solo quando avrà la necessità di localizzare informazioni dal campo visivo periferico
Il soggetto ipovedente alla guida automobilistica
Una buona funzione visiva è sicuramente un elemento fondamentale per una guida sicura.
Gli autori considerano le problematiche connesse al connubio guida automobilistica ed ipovisione. La patente di guida va considerata un privilegio e non un diritto e, proprio questo privilegio non deve essere inteso in maniera indiscriminata né tanto meno limitato senza motivo. Quindi per permettere una uniformità di giudizio gli autori sollecitano le autorità responsabili a stabilire regole certe per i requisiti necessari e quindi per l’estensibilità del privilegio
L’uso degli specchi nella riabilitazione visiva per lontano dell’ipovedente
Gli autori hanno evidenziato l’utilità degli specchi per soggetti ipovedenti affetti da emianopsia laterale omonima completa.
Quando si parla si specchi ci si riferisce ad un sistema nasolaterovisore posteriore ed un sistema nasolaterovisore posteriore. Nel primo caso lo specchio è posto nasalmente, dal lato del difetto emianopsico, nella parte interna delle lenti del paziente. Nel secondo caso lo specchio viene accostato davanti alla montatura in modo da formare un angolo tra i 60° e gli 80° con il piano verticale davanti agli occhi. In entrambi i casi gli oggetti posti nella parte cieca del campo visivo binoculare vengono riflessi dallo specchio nella parte funzionante della retina
I sistemi di segnaletica per l’orientamento visivo
Gli autori mettono in evidenza gli elementi necessari per una migliore comprensione dei messaggi visivi, con particolare riferimento alla segnaletica stradale. Iniziano con le caratteristiche fisiche delle iscrizioni del messaggio visivo e dei simboli grafici, passando poi alla valutazione degli elementi psicofisici costituenti la percezione di un segnale: fattori socio-culturale, rapporto figura-sfondo, fattori cromatici, alterazioni fisiologiche della vista legate all’età, campo visivo, acuità visiva, abilità e velocità di lettura, distanza di lettura, con notevole interesse sull’interazione uomo segnale. Concludendo con la consapevolezza dell’importanza dei sistemi di segnaletica, per cui se tutto diventasse una realtà operativa, il soggetto ipovedente ne potrebbe trarre notevole beneficio e le informazioni ricevute diventerebbero di grande aiuto per l’orientamento
L’utilizzo dei prismi nella riabilitazione visiva per lontano dell’ipovedente
Gli autori hanno descritto l’utilizzo dei prismi nell’ipovisione.
La radiazione luminosa, dopo il passaggio attraverso questo mezzo correttivo, devia verso la base dello stesso prisma. Proprio questa proprietà è stata sfruttata nella riabilitazione di alcune patologie causa di ipovisione: emianopsie laterali omonime complete, maculopatie, restringimenti concentrici del campo visivo, alterazioni oculomotorie quali il nistagmo e le paralisi complete di sguardo.
Gli autori hanno descritto la modalità di impiego dei prismi nelle diverse situazioni patologiche, evidenziando la loro utilità ed eventuali effetti collaterali
Il tempo di reazione visuo-motorio
La risposta motoria dell’uomo agli stimoli visivi viene chiamata tempo di reazione visuo-motorio. Tale elemento è costituito da una componente motoria e da una componente sensoriale e può essere considerato per diversi fini: misurazione della latenza visiva, classificazione di diverse classi di individui, valutazione della performance visiva.
Gli autori hanno voluto esaminare le variazioni del tempo di reazione visuo-motorio in relazione a numerosi fattori capaci di influenzarlo.
In particolare si è concluso che il rapporto tra il tempo di reazione visuo-motorio e l’attenzione visiva dovrebbe essere valorizzato come elemento di riabilitazione visiva specie in soggetti che desiderano essere dichiarati idonei alla guida automobilistica o rinnovare le loro patenti sottolineando che questo sarà uno dei compiti specifici che il riabilitatore dovrà assumere nel futuro
L’uso dei sistemi ingrandenti, dei telescopi inversi e delle lenti negative nella riabilitazione visiva per lontano dell’ipovedente
Gli autori mettono a confronto l’utilità dei sistemi ingrandenti, dei telescopi inversi e delle lenti negative per i soggetti ipovedenti alla guida, cercando di dare una indicazione corretta alla scelta migliore del sistema da utilizzare in relazione alle necessità del paziente e tenendo conto sia delle agevolazioni che delle problematiche che derivano dall’uso di questi mezzi ottici. In particolare, si evidenzia come i telescopi ingrandenti favoriscono la visione centrale e quindi l’acuità visiva provocando un deficit del campo visivo periferico, al contrario le lenti negative e i telescopi inversi agiscono con un miglioramento della visione periferica ma una riduzione dell’acuità visiva. Gli autori concludono che questi ausili non possono, da soli, risolvere il problema dell’ipovedente alla guida, ma possono essere solo di aiuto in soggetti ipovedenti con necessità di una guida più sicura con un minimo di 1/10 di acuità visiva
Orientamento e mobilità del soggetto ipovedente
Le persone con avanzati danni visivi trovano estreme difficoltà nel camminare in zone a loro poco note e proprio per questa ragione molto spesso si trovano costretti a limitare la loro indipendenza.
Gli autori hanno voluto mettere in evidenza le numerose differenze di fissazione, durante la deambulazione, tra soggetti normali e soggetti ipovedenti e le notevoli difficoltà di questi ultimi in situazioni particolari quali per esempio la guida. Notevole interesse viene riportato sull’effetto dell’illuminamento e della temperatura di colore sul miglioramento di mobilità ed orientamento di alcuni soggetti ipovedenti. Gli autori, infatti, concludono che le variazioni di questi due importanti fattori influiscono in modo differente, ma positivo, a seconda della patologia oculare present
Una nuova proposta per la classificazione dell’ipovisione: valutazione della sensibilità al contrasto, delle condizioni di illuminamento e dei filtri
Le attuali classificazioni dell’ipovisione si basano sullo studio della quantificazione dell’ipovisione centrale, mediante il visus e periferica, mediante la perimetria.
Agli autori è sembrato opportuno considerare un’altra funzione compromessa nel soggetto ipovedente e cioè la sensibilità al contrasto, la cui menomazione arreca notevoli disturbi visivi. Un aumento dell’illuminamento può parzialmente compensare una ridotta sensibilità al contrasto. Il problema dell’illuminamento è quindi uno dei problemi più grandi per un soggetto con danni visivi. D’altra parte un aumento dell’illuminamento può essere causa di abbagliamento il cui controllo può essere effettuato con filtri. Tra i sistemi, per altro possono migliorare anche la sensibilità al contrasto. Sulla base di quanto esposto gli Autori considerano che non si possono omettere in una classificazione dell’ipovisione una quantificazione della sensibilità al contrasto in funzione dell’abbagliamento e dell’utilizzo dei filtri
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