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    Nuova disciplina del prestito sociale, tipo cooperativo e postergazione

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    Il contributo affronta il problema della compatibilità della postergazione con il tipo della società cooperativa anche alla luce della disciplina speciale

    La gestione delle società di capitali in crisi tra perdita della continuità aziendale ed eccessivo indebitamento

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    Il contributo affronta i problemi della gestione delle società di capitali in crisi, con particolare riferimento alla configurabilità dello scioglimento della società in caso di perdita del presupposto della continuità aziendale. È altresì esaminata la possibilità di individuare un dovere degli amministratori della società in crisi di subordinare la continuazione dell’impresa societaria a un piano di riequilibrio economico-finanziario dell’attività. A tal ultimo proposito, sono discusse varie questioni, quali la competenza in merito alle decisioni relative al superamento della crisi, l’ambito di operatività del business judgment dell’organo di gestione, il contemperamento tra interessi dei soci e interessi dei creditori e, infine, il rilievo dell’eccessivo indebitamento quale fattore di aggravamento del rischio di risanamento

    Informazione e postergazione tra s.p.a. e nuove s.r.l. che esercitano piccole e medie imprese

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    Il contributo affronta il problema del rilievo dell'informazione societaria ai fini dell'ambito di applicazione della postergazione tra s.p.a. e nuove s.r.l. che esercitano piccole e medie imprese

    Postergazione dei finanziamenti e tipi sociali

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    Il contributo affronta il problema dell’ambito soggettivo di applicazione della postergazione dei finanziamenti anomali dei soci nei diversi tipi di società di capitali. Dopo aver posto in evidenza i limiti e le contraddizioni degli artt. 2467 e 2497-quinquies c.c., è approfondito il tema del presupposto soggettivo della postergazione nella disciplina dei finanziamenti infragruppo. Successivamente, il problema dell’area di applicabilità della postergazione è affrontato nelle società di capitali indipendenti con particolare riferimento alle ipotesi che divergono dal tipo normativo e, quindi, sia per i soci investitori di s.r.l. non eterodirette, sia per i soci imprenditori di s.p.a. non eterodirette. Infine, sono svolte alcune considerazioni in relazione all’individuazione dell’ambito soggettivo della postergazione nella s.a.p.a

    Sul riscatto nella prelazione

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    According to the prevailing opinion, shareholders of joint stock companies are not entitled to repurchase the shares that have been sold by another shareholder in breach of the right of first refusal set forth in the company by-laws; in this case, shareholders could only claim damages against the selling shareholder (and possibly the purchaser). This article challenges the prevailing opinion and investigates to which extent shareholders may be provided with a right to redeem back the shares that have been transferred to a purchaser in breach of a right of first refusal set forth in the company by-laws. It is also argued that, in the particular case of a breach of a right of first refusal, the company by-laws may provide the other shareholders with the power to repurchase the shares at the same terms and conditions as the ones agreed upon by the selling shareholder and the purchaser, even if the price of such redemption is lower than the fair market value of the shares that under corporate law must be paid to shareholders who must sell their redeemable shares to the company or other shareholders

    Sul sinistro nell'assicurazione contro i danni

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    Il volume si propone di approfondire la portata del sinistro giuridicamente assicurabile nell’assicurazione contro i danni. Nella prima parte, sono esaminate le relazioni tra sinistro, rischio e principio indennitario nell’ambito di una valutazione degli aspetti funzionali dell’assicurazione ai fini della neutralizzazione e distribuzione del rischio prodotto dal sinistro. Nella seconda parte, sono affrontati i limiti normativi e convenzionali di assicurabilità dei sinistri, con particolare riferimento, tra l'altro, al divieto di assicurabilità dei sinistri causati da dolo o colpa grave e agli effetti di un tale divieto sulle esigenze di prevenzione dei costi complessivi di sinistri. Nella terza e ultima parte, sono trattati i diversi problemi che il sinistro solleva nella disciplina in materia di avviso e salvataggio dell’assicurato, così come in quella relativa all’intervento dell’assicuratore. In particolare, è ripresa la prospettiva volta a indagare il significato delle scelte normative e le possibilità di una loro interpretazione ai fini di una ricostruzione possibilmente coerente del livello di prevenzione posto a carico dell’assicurato, sia nella fase anteriore al sinistro, sia in quella successiva al suo verificarsi

    Metodo tipologico e sottocapitalizzazione nominale nelle società per azioni indipendenti

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    Nel 2015, la Corte di Cassazione ha accolto l’interpretazione che applica in via interpretativa la postergazione dei finanziamenti anomali dei soci anche alle s.p.a. non soggette a direzione e coordinamento. Il contributo inquadra una serie di questioni relative all’uso del metodo tipologico nell’interpretazione e integrazione delle fattispecie societarie. In particolare, è discusso il conflitto tra le esigenze di congruità dell’ordinamento e le esigenze di certezza giuridica che sono sottese all’applicazione tipologica della postergazione nei diversi tipi e modelli societari. Sono inoltre approfonditi i criteri che possono presiedere all’applicazione della postergazione dei finanziamenti anomali dei soci anche alle s.p.a. non eterodirette

    Creditori extracontrattuali, patrimoni destinati e gruppi di società

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    Il volume guarda al patrimonio destinato come a uno strumento di propagazione della responsabilità limitata che opera in concorrenza con il gruppo di società e si dedica allo studio dell’autonomia della destinazione patrimoniale che differenzia il trattamento dei creditori in base alla natura giuridica del loro diritto. In tale prospettiva, l’A. si propone di verificare se il superamento della responsabilità limitata del patrimonio destinato a favore dei creditori da fatto illecito (art. 2447-quinquies, comma 3, c.c.) possa produrre delle ricadute positive anche nel diritto delle società di capitali. Più precisamente, l’indagine si chiede se una tale soluzione, da sola o con altri elementi di diritto societario e dell’impresa, sia in grado di esprimere un principio di corretto e ordinato finanziamento dell’impresa che risulti applicabile, in via diretta o analogica, a tutte le società di capitali, consentendo ai creditori da torto o involontari, in presenza di determinate condizioni ed entro certi limiti, di superare la responsabilità limitata della persona giuridica

    Postergazione dei finanziamenti anomali e prestito obbligazionario

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    E' stato recentemente sostenuto che i prestiti obbligazionari di s.p.a. non sono soggetti alla postergazione dei finanziamenti anomali dei soci (artt. 2467 e 2497-quinquies c.c.) per vari profili di incompatibilità tra le rispettive discipline. In particolare, tale soluzione è argomentata in base ai limiti quantitativi all’emissione dei prestiti obbligazionari, al carattere speciale della disciplina delle obbligazioni subordinate, alla natura cartolare e di massa del prestito obbligazionario, nonché alle particolari condizioni che regolano i prestiti con facoltà od obbligo di conversione in azioni. Il contributo compie una ricostruzione dei criteri tipologici che governano l’applicabilità della postergazione dei finanziamenti anomali nelle società di capitali ed esamina i profili dell’ipotizzata incompatibilità tra postergazione e prestiti obbligazionari. All’esito di tale analisi, si fornisce una soluzione al problema che appare prevalentemente fondata sulle condizioni che consentono di applicare, in via analogica o diretta, la postergazione dei finanziamenti anomali alla s.p.a. non soggetta a direzione e coordinamento

    Lo scioglimento delle società di capitali per sopravvenuta impossibilità di conseguimento dell’oggetto sociale

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    Lo scioglimento per impossibilità dell’oggetto sociale o per sopravvenuta impossibilità del suo conseguimento (art. 2484, comma 1, n. 2, c.c.) è tradizionalmente soggetto a criteri di stretta interpretazione in virtù di un’impostazione che, al fondo, tende ad attribuire al principio di conservazione delle attività produttive un rilievo preminente rispetto al diritto del singolo socio al proprio disinvestimento. Tale approccio è messo in discussione nei casi limite in cui l’impresa cade in uno stato di incapacità di proseguire l’attività imprenditoriale per manifesta insufficienza di mezzi propri ovvero, secondo una tesi più recente, per perdita del presupposto della continuità aziendale. All’esito di una ricognizione degli opposti orientamenti interpretativi, il contributo si concentra sul problema delle interferenze che una tale ipotesi dissolutiva può generare sul piano della funzione riorganizzativa o risanatoria dell’impresa affermatasi nell’ordinamento concorsuale. In particolare, tali profili sono discussi alla luce delle recenti prese di posizione della dottrina e della giurisprudenza del Tribunale di Milano che tendono a collegare la perdita del presupposto della continuità aziendale alle ipotesi in cui essa assume carattere definitivo e irreversibile
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