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«Per lungo tempo ho viaggiato da sola e da straniera». Intrecci di sguardi e di narrazioni nell’Europa della prima modernizzazione
Il saggio si propone di rileggere la vita e gli scritti di Flora Tristan (1803-1844) e focalizzare al contempo l’attenzione su uno dei temi al centro del dibattito nella prima metà del XIX secolo: quello delle grandi città, che stavano mutando sotto la pressione della crescente industrializzazione. Spazi che divennero una delle principali fonti di indagine e inquietudine per le classi dirigenti dell’epoca e lo specchio attraverso cui analizzare i principali effetti della modernizzazione. Tristan fece inoltre del viaggio la dimensione attraverso cui sviluppare il suo pensiero politico e sociale, contribuendo a leggere la città anche con una lente di genere
“L’altra questione sociale”: le inchieste di Adolphe Blanqui su una Francia rurale in crisi
All’indomani delle elezioni legislative del maggio 1849 - considerate come una catastrofe dai conservatori del Parti de l’Ordre - l’Académie des sciences morales et politiques decise di avviare un’inchiesta per studiare la situazione delle popolazioni rurali della Francia. La scelta ricadde su Adolphe Blanqui già autore di molti studi sulla “paysannerie” francese e uno dei primi a riconoscere l’esistenza di una “questione sociale” nelle campagne, altrettanto importante di quella emersa tra gli operai a seguito delle inchieste di Villermé. Lo stesso Blanqui, del resto, nell’autunno del 1848, aveva svolto un’inchiesta tra le classi operaie su richiesta di Cavaignac, con lo scopo di “spiegare” le cause della rivolta parigina del giugno 1848.
Il manoscritto dell’inchiesta rurale, mai pubblicato interamente, consente di porre in evidenza il problema sociale così come andava emergendo dalla crisi nelle campagne, questione che i conservatori rifiutavano di prendere in considerazione e che sarebbe stato invece all’origine della resistenza insurrezionale al colpo di Stato del 2 dicembre 1851
Donne nel Novecento
Al di là di una ricerca condotta sulle agevoli ali della macrostoria, l’intento dei volumi inseriti nella collana tendono a restituirci il senso del vissuto, dell’inesplorato, di quell’abisso ancora poco illuminato in cui intere esistenze hanno trovato il loro fluire, talvolta periglioso, talvolta in palese rivolta verso cristallizzate consuetudini. Ciò che si intende indagare si inquadra prevalentemente nei forti momenti di discontinuità nella storia delle donne, allorquando una strenua consapevolezza dell’ingiustizia delle pratiche vigenti e illogicamente accettate si fa coscienza dapprima isolata, poi condivisa, e infine si trasforma in precise richieste per cui vale la pena di combattere e sacrificarsi. Nel Novecento le battaglie delle donne trovano la loro legittimazione storica in un percorso di chiara natura democratica che le vede dichiarare con voci alte e sonore la loro condizione di cittadine e di lavoratrici a pieno diritto.I volumi della collana intendono pertanto restituire prioritariamente la cartografia di tale esperienza, adottando un’impostazione fortemente interdisciplinare, sul modello degli women’s studies di tradizione anglosassone. Ogni volume della collana è sottoposto al giudizio di due blind referees
Donne nella storia
La collana "Donne nella storia" si propone di dare voce alle vite disperse, recuperando profili biografici misconosciuti, seguendo i labili segni rappresentati talvolta soltanto da sparsi e frammentari indizi, di raccogliere testimonianze preziose per recuperare le tracce che le donne hanno lasciato nel loro esistere nel mondo, e infine di individuare i percorsi, faticosamente conquistati con lacrime e sangue, con straordinaria tenacia e consapevolezza. Ridare vita e colore a immagini sfocate, riportare al nitore le tinte sbiadite si pone come finalità prioritaria della collana, aperta a contributi di taglio interdisciplinare, in un arco cronologico di ampio respiro che sottolinei continuità e fratture, spinte in avanti e pericolosi regressi, successi e delusioni, in linea con le più attuali tendenze di ricerca degli women's studies
Feminism at the Intersection. An Introduction
Il saggio si propone di analizzare il rapporto tra il movimento delle donne e le altre culture politiche nella storia moderna e contemporanea
Les Pizzardi de Bologne: la construction d'un patrimoine foncier aristocratique, de l'occupation napoléonienne au Risorgimento
Storia dello sviluppo della fortuna della famiglia Pizzardi di Bologna nel corso della Restaurazion
Faire une nation. Les Italiens et l’unité (XIXe-XXIe siècle)
À la différence de la France forgée au fil des siècles par un puissant État, qu’il fût monarchique ou jacobin, l’Italie est restée confrontée à des forces centrifuges qui ont fait de son histoire contemporaine une longue quête de son unité, ce combat à la fois politique et culturel qu’il est convenu d’appeler le Risorgimento (la «résurrection»). L’héritage de Rome, de l’humanisme de la Renaissance, d’une péninsule qui, à l’orée du XVIe siècle, s’est imposée à l’Europe, par sa culture artistique, mais aussi par sa culture matérielle, ses marchands, ses réseaux commerciaux et l’habileté de ses hommes d’affaires, constitue, à l’orée du XIXe siècle, autant d’obstacles à la formation d’un État moderne, capable de diffuser une langue commune et d’associer les villes et les campagnes dans un même mouvement de modernisation.
Achevée en 1870, l’unité n’est alors qu’une enveloppe ; il reste à faire des Italiens et à leur donner une identité capable de réduire autant de différences entre les régions, les villes et les individus. Elena Musiani inscrit le Risorgimento dans la durée : il devient un processus historique dans lequel les événements qui l’ont créé, transformés en mythe, héroïsés par les générations suivantes, ont constitué jusqu’à nos jours une véritable pédagogie, «la fabrique des Italiens»
Dall’Italia all’Impero Ottomano. I viaggi nel Mediterraneo di un economista liberale
Tra il 1838 e il 1842 Adolphe percorse le coste del Mediterraneo su incarico dell’Académie des sciences morales et politiques e per volontà di François Guizot. Il saggio analizza i resoconti di questi viaggi al fine di evidenziare i contorni della nuova politica francese nel Mediterraneo
L’Europa liberale. Un modello per i notabili dello Stato pontificio
Sul finire degli anni Quaranta del XIX secolo, la penisola italiana si confrontò con l’Europa liberale, entrò in quello
spazio informale di discussione e modernizzazione sociale, economica e politica tramite una giovane generazione
di uomini che attraversò nuovi luoghi e nuove forme di trasmissione dei saperi. Confrontati a una “impasse dottrinale”, derivata dal loro essere alla ricerca di un modello che potesse unire il desiderio di riforme a quello
della stabilizzazione della società, i notabili dello Stato pontificio cercarono una sintesi tra quelle che Charles
de Rémusat aveva definito: «le due maniere di governare: quella conservatrice e quella liberale». Un tentativo
ricco ma breve, che finì per scontrarsi con un nuovo «sobbalzo europeo», come lo definì Pellegrino Rossi, che ne
mostrò tutti i limiti teorici e pratici e che contribuì a ridefinire nuovamente la mappa del liberalismo europeo
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