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I dirigenti Scolastici
Il secondo capitolo (Capogna, Musella, Cianfriglia) sintetizza la prospettiva organizzativa mediante lo sguardo dei Dirigenti Scolastici (DS) con l’intento di portare alla luce i maggiori problemi rilevati nel garantire la continuità delle attività e della didattica e le strategie di fronteggiamento messe in atto nel corso dell’emergenza. Ne emerge un quadro articolato che mostra una significativa capacità di reazione dei rispondenti all’indagine, pur partendo da notevoli condizioni di ritardo sul fronte del ripensamento della prassi organizzativa mediante le tecnologie digitali.
Il questionario dedicato ai dirigenti scolastici ha analizzato principalmente le strategie adottate e i processi interni ed esterni attivati per far fronte all’emergenza. Inoltre – come suggerito dai più recenti studi sulla promozione di una cultura dell’education orientata alla qualità e al miglioramento continuo (Commissione Europea 2018, 2020) – ha indagato la capacità dei dirigenti di analizzare e imparare dal contesto e dall'esperienza, con l’intento di comprendere il loro ruolo nella costruzione di un sistema organizzativo resiliente e in grado di rispondere all’incertezza determinata dalla DaD
Il Governo in Italia. Profili costituzionali e dinamiche politiche
Nucleo essenziale dell’assetto di ogni società, il governo è l’istituzione che meglio incarna la funzione di indirizzo politico. Rappresenta una costante della politica, determinandone nelle diverse fasi storiche la natura e i limiti. Il libro fornisce le coordinate teoriche e gli strumenti metodologici per comprendere l’istituzione governo nel nostro paese: si analizzano gli aspetti più rilevanti dell’attività dell’esecutivo negli ultimi venti anni, dalla sua organizzazione all’uso dei poteri normativi. E si riflette sugli scenari futuri del governo democratico, a partire dalle sfide poste dalla personalizzazione della politica
ANALISI DELLE DIMENSIONI LATENTI
Nell’ottavo capitolo (Musella, Capogna, De Angelis) si restituisce un estratto dell’analisi esplorativa eseguita per mezzo di tecniche statistiche multivariate, con l’intento di semplificare la ricchezza informativa, per arrivare a definire temi chiave caratteristici dei profili target osservati. Mediante l’estrazione dei fattori sintetici e latenti della struttura manifesta dei dati, a fronte di una minima perdita di informazione, a partire dalle sole dimensioni osservate e ritenute significative per ogni target raggiunto, si illustrano gli aspetti più propriamente immateriali che fanno da sfondo all’agire organizzativo condotto dai DS e il grado di soddisfazione complessiva da parte delle famiglie, in relazione al tipo di relazione e al grado di vicinanza che si è riusciti a costruire nel periodo di lockdown. La testimonianza degli studenti sposta l’attenzione sulla loro percezione in riferimento a opportunità e disuguaglianze; mentre con i docenti si esplora l’approccio metodologico prevalente nel corso della didattica di emergenza
Le peculiarità delle Cooperative Sociali: democraticità e presenza di lavoro volontario
Le organizzazioni nonprofit che intendono svolgere un’attività produttiva hanno finora in Italia assunto quasi sempre la forma delle cooperative sociali, disciplinate dalla legge 381 del 1991 (cfr. Borzaga, 1995; Musella e D’Acunto, 2000). La scelta di questa forma organizzativa è coerente con una impostazione che attribuisce al requisito della democraticità un ruolo caratterizzante le organizzazioni nonprofit (Salamon e Anheir, 1994), ben al di là dello stesso requisito del vincolo alla distribuzione degli utili. Infatti le recenti sistematizzazioni del tema dell’impresa sociale hanno messo a fuoco in modo esplicito (Borzaga e Defourny, 2001), la rilevanza assunta da fattori diversi rispetto al vincolo di non distribuzione degli utili nel determinare la natura precipua delle cooperative sociali. Fino ad oggi, però, non si è ancora proceduto ad analizzare in modo più organico il significato dei due requisiti ulteriori al vincolo alla non distribuzione degli utili più rilevanti, anche dal punto di vista della teoria economica, a caratterizzare le nonprofit e quindi le stesse cooperative sociali; non si è cioè sviluppato un più organico pensiero sulla democraticità dell’impresa e sulla presenza di lavoro volontario, come ulteriori elementi si signaling verso i consumatori e gli stessi lavoratori dell’impresa (cfr. Borzaga e Musella, 2003). In riferimento al primo elemento la rilevanza attribuita alla sua trattazione trova credibile fondamento in un’evidenza oggettiva: tutte quelle problematiche legate alla governance che la letteratura economica studia e sviluppa nel tradizionale contesto profit o relativamente alle organizzazioni pubbliche, nell’ambito del cosiddetto terzo settore si manifestano decisamente con maggiore enfasi dal momento che, in quest’ultimo, proprietari e azionisti assumono caratteristiche sui generis. L’attenzione, tenendo conto di quanto la letteratura ha proposto in questi anni (cfr. Glaser E. L. 2002; McCormick R.E. e R. E. Meiners 1988) dovrà concentrarsi sull’identificazione di quelle categorie di stakeholders che, in una organizzazione nonprofit, nutrono e manifestano maggior interesse a venire rappresentati: la preoccupazione che anima tali portatori di interessi è di ottenere fondate garanzie riguardo la tutela e salvaguardia dei propri diritti, soprattutto attraverso l’efficace e attenta pianificazione-implementazione di un meccanismo di controllo che sorvegli costantemente quanti sono investiti del potere e dell’autorità di gestire l’organizzazione (i managers) ed hanno libertà di impiego delle risorse. L’obiettivo sarà quello di comprendere le caratteristiche delle cooperative sociali alla luce dell’analisi di chi prende le decisioni fondamentali relative alla gestione dei processi produttivi e nell’interesse di chi tali decisioni vengono prese. Riguardo al secondo aspetto - lavoro volontario- un approfondimento dell’impatto che un ricorso massiccio ad esso può esercitare sugli equilibri con i lavoratori remunerati e con i manager delle organizzazioni, può fornire un contributo all’implementazione di modelli organizzativi in grado di stimolare e migliorare le relazioni lavorative (Musella M, 2003; Mosca M. e Musella M., 2003) e capaci allo stesso tempo di coinvolgere maggiormente il lavoratore alla partecipazione della mission aziendale (Musella M., 2000). La letteratura esistente sulle cooperative sociali affronta solo marginalmente le problematiche connesse alla governance e alla presenza di lavoro volontario offrendo ridotti spunti di riflessione; si rende pertanto necessario un confronto con la realtà attraverso indagini ‘ad hoc’ sulle diverse cooperative sociali. In questo modo sarà possibile valutare le ipotesi alla base dei modelli teorici costruiti nella prima fase della ricerca e in grado di consentire l’individuazione di forme di governance (e/o democraticità) capaci di rassicurare gli stakeholders sul reale perseguimento degli interessi collettivi e sull’impiego delle risorse economiche nel rispetto della «mission» originale dell’organizzazione produttiva e nello stesso tempo fornire una misura in termini quali-quantitativi del ruolo svolto dalla presenza di lavoro volontario sulle forme organizzative e sull’efficienza dell’organizzazione La ricerca si propone, anche attraverso l’indagine empirica, di studiare una serie di questioni. Illustrare il significato dell’autogoverno, valutando se esso può ritenersi coincidere con la democraticità della struttura dell’organizzazione. Individuare indicatori di misurazione del grado di autogoverno (e di democraticità) tenendo separati gli aspetti “formali” da quelli “sostanziali”. Studiare il ruolo delle relazioni di lavoro, delle regole di partecipazione dei lavoratori agli obiettivi dell’organizzazione valutandone l’impatto rispetto all’efficienza della cooperativa sociale. Approfondire il significato del requisito della presenza di una certa quota di lavoro volontario e proporre indicatori di misurazione. Valutare, attraverso indagini empiriche “ad hoc”, se e quanto questi requisiti esercitano un impatto sull’efficienza delle organizzazioni in termini di produttività
Turismo, turismi e sviluppo dei territori
Il turismo è una risorsa importante per lo sviluppo di un territorio, soprattutto quando fattori artistici, culturali e ambientali offrono attrazioni tali da rendere i luoghi capaci di accogliere persone e di proporre esperienze positive a tutti, anche a coloro ai quali l'accesso ai beni è reso più difficile da un qualche fattore di difficoltà fisica o psicologica. Questo libro raccoglie saggi di autori di diversa provenienza scientifico-culturale e prova a mettere a fuoco alcune coordinate di azione per la realizzazione di progetti di turismo a servizio dello sviluppo umano. Vengono proposti, sia approfondimenti dei presupposti teorici su cui si basa la possibilità di legare in modo positivo turismo e sviluppo, sia studi di "casi" che mettono in risalto aspetti centrali di questo legame complesso e non scontato; lo si fa o presentando "buone prassi" o provando ad indicare vie alla politica, anche a quella dell'Unione Europea, per una adeguata valorizzazione della risorsa turismo
I sindaci-avvocati nella Napoli degli anni Ottanta
I sindaci provenienti dall'avvocatura non sono stati pochi a Napoli. La professione, in molti casi, finiva per rafforzare la figura politica e per confondere il consenso professionale con quello politico. I clienti erano sovente i grandi elettori del candidato, che dalla frequentazione dei circuiti amministrativi traeva molti vantaggi per i propri elettori
I tumori della tiroide
Gli autori descrivono in questo capitolo del trattato di chirurgia oncologica, la gestione dei tumori della tiroide. Si parte dalla classificazione e si trattano tutte le problematiche più o meno note. Vengono descritte l'epidemiologia, i fattori di rischio, gli aspetti istopatologici e di diagnosi e trattamento. Il tutto sulla scorta di una valida ed attuale bibliografia
Concetti chiave. Capire la Scienza politica
Un manuale che riporta al centro l'analisi dei concetti politici, con una metodologia innovativa che stimola discussione e interazione. Sia in classe che in rete, con un Web companion ad accesso libero. Un laboratorio didattico per studenti e ricercatori. Ma anche uno strumento, semplice ed intuitivo, per ogni cittadino che voglia approfondire come cambiano i concetti chiave del nostro universo politico
Sviluppo del turismo e turismo per lo sviluppo umano
Alla parola sviluppo sono state affiancate aggettivazioni varie: equilibrato, inclusivo e, da ultimo, umano. Ed è proprio la prospettiva seniana dello sviluppo umano quella che orienta la proposta di questo libro di leggere vari aspetti del turismo al fine di definirne la capacità o meno di favorire quell’«allargamento dello spazio della libertà delle persone di poter scegliere la vita che desiderano vivere sulla base delle proprie convinzioni morali ed ideali» che Sen ha più volte definito come il riferimento sul quale va valutato ogni aspetto della nostra organizzazione economica, sociale e politica. Anche il turismo, dunque, va visto (e valutato) nel suo contri- buto allo sviluppo sulla base della capacità di rappresentare, sia per la comunità ospitante – che dall’attività turistica ricavano reddito e altre opportunità di crescita economica e sociale – sia per gli ospiti, che da questa esperienza possono trarre elementi di conoscenza, di rigenerazione psicologica e di rivitalizzazione delle emozioni, un momento di allargamento dello spazio delle capabilities, delle opportunità di vitan questa nuova dimensione del fenomeno, vien fatto di nota- re, muta la finalità stessa del sostegno alle attività turistiche, mo- dificandosi da esigenza puramente culturale a fattore importante, in talune occasioni molto importante, di valorizzazione delle po- tenzialità economiche dei territori a servizio di un innalzamento delle opportunità di benessere per tutti
I "confini" della camorra
L'articolo descrive i casi sociali che possiamo definire al limite tra lecito ed illecito. In particolare, attraverso fonti qualitative, sono state esaminate le condizioni di alcuni attori sociali dei quartieri marginali di Napoli. Si conferma che la camorra nasce in un contesto culturalmente difficile che, in qualche modo, preclude in molti casi alternative di vita
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