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    "Disegna quello che vedi". Un contributo all'insegnamento e divulgazione delle scienze naturali.

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    Vengono descritte due esperienze didattiche con bambini di scuola primaria e studenti universitari. A tutti è stata chiesta l’osservazione descrizione e disegno di oggetti geologici. Il confronto tra descrizione scritta e disegno aiuta a mettere in luce le idee spontanee dei bambini e la loro persistenza in età adulta. I dati sembrano suggerire per il disegno scientifico un ruolo di possibile leva per l’emersione delle contraddizioni e la promozione di un cambiamento concettuale. Si propone che l’attività del disegno costituisca un possibile nuovo approccio non solo nella didattica ma anche nella divulgazione scientifica: un’attività semplice grazie alla quale il pubblico può diventare in prima persona ricercatore

    Quei bravi ragazzi. Il cinema italoamericano contemporaneo

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    Colle di Osoppo

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    Questo tratto del Fiume Tagliamento è addossato in destra ai rilievi e limitato da un netto terrazzamento. L’alveo qui raggiunge una larghezza prossima al chilometro. E’ considerato di particolare interesse per la presenza di piu canali intrecciati (braided) fra loro. Estese porzioni rimangono asciutte per lunghi periodi e solo durante le piene le acque vanno ad occupare l’intero letto ghiaioso, determinando in tal caso profonde modifi cazioni nella morfologia fluviale

    Le Alpi Carniche: scrigno geologico. Die Karnischen Alpen ein geologisches Schatzkastchen.

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    Leggere un territorio, comprenderne la lunga storia geologica e le ragioni per cui i fiumi seguono certi percorsi o perché alcune pareti rocciose sono verticali, appare spesso un ostacolo insormontabile, reso ancora più ostico dall’uso di termini strani (cos’è il Siluriano, cosa sono i graptoliti?) e unità di tempo difficilmente raffrontabili a quelle cui siamo abituati (centinaia di migliaia, milioni di anni...). E poi ancora, cosa vuol dire “la Carnia era vicina ai tropici”? Come facciamo a saperlo? A ciò si unisce spesso l’idea semplificata che le montagne nascono dal mare, quasi che il monte Cogliàns, nella sua forma attuale, fosse in origine sul fondo di un oceano dal quale è emerso come un sottomarino. È difficile spazzare via con un volume i luoghi comuni, o fornire, in maniera accessibile, quelle informazioni che gli studiosi hanno ricostruito con anni di ricerche. È vero, però, che la geologia può essere più semplice di quel che si crede e che il fascino delle nostre montagne, dei fossili che celano (e, a volte, fortunatamente, restituiscono...), rappresenta un elemento che ci sprona a indagare nel “dietro le quinte”. È anche vero che spesso i geologi stessi non hanno la pazienza (o la capacità...) di spiegare con termini semplici ma appropriati, usando quei paragoni e quelle metafore che possono facilitare la comprensione di meccanismi altrimenti complessi, di svelare le chiavi di lettura che rendono leggibile quell’enorme libro della storia, le cui pagine sono gli strati rocciosi che costruiscono le nostre montagne e nei quali i fossili sono le sempre apprezzate illustrazioni a colori! Uno “Small Project” finanziato dall’Unione Europea nell’ambito dell’Interreg Italia-Austria, ha consentito alla Comunità Montana della Carnia e al Museo Friulano di Storia Naturale, in collaborazione con il Geopark Karnische Alpen di Dellach e la Comunità Montana Comelico-Sappada, di realizzare iniziative destinate ad avvicinare al loro territorio gli abitanti delle aree interessate dal progetto (ma anche tutti gli appassionati della natura e della montagna). Non solo: attraverso un progetto didattico condiviso con alcuni Istituti Scolastici coinvolti come partner associati, alcune scolaresche delle Scuole Secondarie di primo grado di Paularo e Villa Santina hanno potuto esplorare la storia geologica, insieme ai compagni del Cadore e della Carinzia che hanno condiviso con loro progetto ed interessi. La volontà comune è quella di aprire la strada alla realizzazione di un vero e proprio Geoparco delle Alpi Carniche, strada maestra per una “valorizzazione sostenibile” del territorio in chiave geologica. Ecco perché, a conclusione dell’iniziativa, è stata realizzata una pubblicazione che suggerisce qualche “idea” per viaggiare nel tempo e per leggere alcune pagine di questo libro di roccia “spesso” quasi 500 milioni di anni
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