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    Un'applicazione del modello fondi-flussi alla produzione di apparecchiature per telecomunicazioni

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    Quaderni Didattici, n. 10, Dipartimento di Scienze Economiche, Università degli Studi di Pis

    Nulla è come appare. Dialoghi sulle verità sommerse della crisi economica

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    Tre economisti e una studentessa di antropologia sono bloccati dalla nebbia nella sala d’aspetto di un aeroporto inglese. La studentessa, che sa poco di economia, pone una serie di domande ai tre compagni di viaggio sui temi dell’austerità, dello stato sociale, dell’euro, del rapporto stato-mercato, del degrado ambientale e delle politiche industriali di fronte alla globalizzazione. I tre economisti sono quindi obbligati a evitare un linguaggio astratto e specialistico. La circostanza rende la discussione comprensibile anche a chi non è addetto ai lavori, ma è semplicemente interessato ad approfondire le cause delle recenti vicende economiche che hanno una ricaduta sulle vite di tutti noi e spesso sono di difficile comprensione per le mistificazioni e la cortina fumogena create dall’uso dei tecnicismi e dalla propaganda politica che distorce e rimuove i fatti. Nelle risposte alle domande della studentessa e nell’animata discussione che si sviluppa rapidamente, emergono nette le implicazioni di politica economica delle diverse concezioni dei tre economisti. La profonda recessione, iniziata con la crisi finanziaria del 2008, costituisce un banco di prova per la validità delle politiche adottate. Dal confronto risulta evidente che la crisi economica, l’aumento delle diseguaglianze e la sempre più grave crisi ambientale hanno stimolato il recupero e lo sviluppo di visioni alternative all’ideologia neoliberista che ha predominato per più di due decenni nell’Unione Europea. La diffusione di questa visione anche nei partiti di sinistra negli ultimi 25 anni dimostra come non esista una relazione univoca tra appartenenza politica e visione economica. Gli economisti neoliberisti, non solo sono presenti in schieramenti politici contrapposti, ma si differenziano anche per quanto riguarda i modelli economici ai quali si riferiscono. Gli economisti keynesiani e gli studiosi di economia ambientale sono a loro volta caratterizzati da una notevole eterogeneità di posizioni politiche e di ipotesi teoriche. Questa grande varietà di collocazioni politiche e di riferimenti teorici genera nell’opinione pubblica un disorientamento che contribuisce a un’accettazione acritica dell’una o dell’altra teoria. La maggior parte della saggistica divulgativa sui temi della crisi tende a sviluppare, fin dalle prime pagine, una particolare visione. Rispetto alla letteratura disponibile, la forma dialogica offre il vantaggio, per usare le parole di Galileo, di “proporre le ragioni ... tanto per l’una, quanto per l’altra parte”, evidenziando i punti di contrasto tra le diverse interpretazioni e permettendo quindi di chiarire le conseguenze economiche e politiche delle idee sostenute dalle più importanti scuole di pensiero. Oggigiorno, purtroppo, accade assai di rado che economisti con prospettive teoriche radicalmente diverse desiderino effettivamente dialogare. Le ragioni di questo diffuso atteggiamento di chiusura sono discusse nella Postfazione. Questi nove dialoghi forniscono materiale utile per sviluppare esperienze di teatro didattico e possono anche costituire un complemento ai testi di macroeconomia e di politica economica che per lo più ignorano o trattano in modo molto superficiale il tema della recente crisi. Il primo dialogo è dedicato alle politiche di austerità e al fatto che in macroeconomia, come in fisica, nulla è come ci appare. Il secondo all’aumento delle diseguaglianze che si è verificato negli ultimi tre decenni. Il terzo allo stato sociale e alla privatizzazione della previdenza e dei servizi sanitari. Il quarto allo scoppio delle bolle speculative. Il quinto al ruolo dello stato e a quello del mercato. Il sesto alla crisi dell’euro e alla possibilità che l’Unione Europea si disintegri. Il settimo agli effetti delle riforme strutturali e alla necessità di attuare politiche congiunturali per far fronte alla riduzione degli investimenti e dei consumi privati. L’ottavo al grave problema del degrado ambientale. L’ultimo, infine, discute la necessità di attuare una politica industriale che favorisca l’innovazione e la difesa dell’ambiente

    Complementarities among capability, transaction and scale-scope considerations in determining organisational boundaries

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    ABSTRACT - The purpose of this paper is to discuss the conditions under which capability, transaction and scale considerations interact in determining organisational boundaries. I will argue that this interaction contributes to explaining the individual firm’s performance and growth whenever cognitive competence is limited, radical uncertainty is present, some inputs and processes are indivisible and complementary, and some relevant knowledge is tacit, non-transmittable and characterised by set-up processes with high fixed costs. Under the above conditions, which are becoming increasingly important with the spread of the knowledge-based economy, the growth of the firm can be regarded as a consequence of managerial ability to set a strategy that exploits the mutually reinforcing advantages provided by the organisational coordination of capabilities, transactions and scale of processes, while limiting counteracting forces deriving from errors of strategy that are due to cognitive inertia and myopia, unclear allocation of rights and responsibilities, errors in identifying aims, imprecision in performance measuring, difficulty in focusing incentives, influence activities and problems of internal communication

    Knowledge, Scale and Transactions in the Theory of the Firm

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    Abstract The coexistence of firms of noticeably different nature, size and competitiveness is a common feature of market economies. Knowledge, Scale and Transactions in the Theory of the Firm provides a new analytical framework that improves our understanding of the causes underlying different growth paths which lead to heterogeneity in organisational design and performance of firms. The book addresses the relations between basic conditions, decision-making mechanisms and organisational coordination. This allows an examination of the circumstances whereby capabilities, transactions and scale-scope considerations interact in shaping organisational boundaries and performance. With the emergence of the knowledge-based economy and the increasing pressure of global competition, the development of capabilities is acquiring ever greater importance in boosting the competitiveness of enterprises. It is shown in the book that long-term relational agreements, within and among firms, enhance learning processes and offer powerful tools for improving competitiveness under conflicting interests and informational asymmetries. Dissimilar performances among firms derive from different opportunities and abilities to exploit the combined advantages provided by the development of knowledge, the modes of governance of transactions and the design of the scale and scope of processes

    New insights on the interaction between transaction costs and capabilities considerations in shaping organisational boundaries

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    Discussion Papers, Dipartimento di Scienze Economiche, Università di Pis

    Production of commodities by means of processes. The flow-fund model, input-output relations and the cognitive aspects of production

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    The purpose of this paper is to demonstrate the potential contribution of the flow–fund model to analysing the organisation of production processes by exploring the links with two other levels of analysis: namely, the input–output relations and innovative activity through the development of new knowledge. The flow–fund model focuses on the time dimension of production activities which require specific ‘knowledge how’, in addition to ‘knowledge that’. The flow–fund methodology allows us to analyse the task distributions and the organisation of production processes that are both absent from input–output models. The time-dimension of the flow–fund analysis provides the necessary bridge to explain the co-evolution of organisational settings and new productive knowledge
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