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...et alia. Studi di filologia classica e tardoantica
Studi di filologia classica e tardoantic
GREGORIO NAZIANZENO, Nicobulo al padre [carm. II,2,4]. Introduzione, edizione critica, commento e appendici di Maria Grazia Moroni.
GREGORIO NAZIANZENO, Nicobulo jr. al padre [carm. II,2,4]. Nicobulo sen. al figlio [carm. II,2,5]. Una discussione in famiglia. Introduzione, testo critico, traduzione, commento e appendici di M.G. Moroni.
Il volume presenta l'edizione critica e la traduzione di due componimenti di Gregorio Nazianzeno in cui viene affrontato il tema della paideia. Il testo è corredato da un ampio commento e da tre appendici critiche che mostrano la fortuna delle due poesie in ambito bizantino e occidentale: la prima appendice è costituita dall’edizione del Commentario di Cosma di Gerusalemme; la seconda offre l’editio princeps delle parafrasi bizantine anonime che nei manoscritti accompagnano il testo dei carmi; la terza, infine, fornisce l’editio princeps della traduzione latina eseguita nel secolo XVI da Giacomo Oliva da Cremon
Peste, carestia e cause secondo Procopio di Cesarea
Nei Bella Procopio riferisce di peste e di carestie come eventi singoli o correlati; in particolare egli descrive, da testimone oculare e sulla scorta del modello di Tucidide, oltre alla carestia nel Piceno, la peste pandemica dell’età di Giustiniano. In relazione a quest’ultima, distaccandosi dal modello, egli presenta un’interessante dichiarazione polemica contro chi, con dolo ed inutilmente, inventa teorie su un fenomeno in realtà inspiegabile e riconducibile solo al disegno divino. D’altro canto, negli Anecdota peste ed altre tragedie umanitarie sono apertamente motivate nel contesto della feroce recriminazione di Giustiniano e della sua disastrosa gestione dell’impero. Al di là di tali opposte posizioni, la lettura incrociata dei Bella e degli Anecdota con il modello storiografico tucidideo fornisce indizi su una deliberata reticenza di Procopio nell’opera ufficiale in materia di cause
Il Commentario di Cosma di Gerusalemme ai carmi di Gregorio Nazianzeno e gli Scholia Clarkiana. Una riflessione.
La tradizione epigrammatica e i versi a Giganzio (Greg. Naz., epigr. 1-2)
Meno noti a motivo della loro assenza nell’ottavo libro dell’Anthologia Palatina, gli epigrammi a Giganzio (epigr. 1-2) costituiscono, invece, un interessante esempio della conoscenza di Gregorio Nazianzeno della tradizione epigrammatica in generale e degli epigrammi presenti nella Corona di Filippo in particolare. Dopo aver identificato i modelli e le innovazioni apportate nei due epigrammi, l’articolo colloca il primo nel contesto della tradizione testimoniata dal nono libro dell’Anthologia Palatina, e individua, nel secondo, una nuova tipologia, contaminazione tra epigramma erotico ed epistola amicale
Gregorio di Nazianzo retore. Immagini da un epistolario
Nel ricco epistolario di Gregorio Nazianzeno alcune lettere, talvolta in apparenza poco significative, assumono rilevanza se lette in continuità e in reciproca relazione; anzi, la loro presenza appare funzionale a fornire, via via, un quadro ben delineato del Cappadoce come paradigma di nuovo letterato consacrato a Dio e alla fede cristiana, ma pur sempre valente retore, orgoglioso della propria alta formazione
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