196,635 research outputs found

    Variables affecting the gingival embrasure space in aesthetically important regions: Differences between central and lateral papillae

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    This study evaluated different variables to determine their role in the appearance of the central and lateral upper jaw papillae. 292 interdental embrasures were examined. Personal variables were: age, smoke, and use of interproximal hygiene devices. The clinical characteristics were: tooth shape, periodontal biotype and papilla appearance. Radiographic measurements were: root to root distance at the cemento-enamel junction (horizontal distance), and bone crest to interdental contact point distance (vertical distance). The papilla recession increased with patient age. The horizontal distance of the central papilla was always greater (up to 1 mm) than that of the other papillae. The vertical distance of the central papilla was greater (up to 2 mm) than that of the other papillae for each class except for the normal one (Nordland & Tarnow classification). For vertical distances ≤5 mm, papillae were almost always present; for distances up to 6 mm, the lateral papillae belonging to the normal class disappeared, while the central papilla remained in 11% of cases; central papillae of class 1 were present in larger proportions until a vertical distance of 8 mm. The present observational study shows that differences on clinical and radiographic determinants do exist between central and lateral papillae. This variance should be strictly taken in account for a harmonious and stable treatment outcome on this highly aesthetic area. © Montevecchi et al.; Licensee Bentham Open

    Preservation and reconstructive techniques of interdental papilla

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    La papilla interdentale, inizialmente considerata come una semplice parte della gengiva di forma piramidale, è un’entità anatomica dalla morfologia complessa, alla quale si riconoscono oggi sia finalità protettive verso il parodonto profondo e le superfici radicolari, sia funzioni estetiche e fonetiche; la sua perdita quindi deve essere valutata come l’alterazione dell’insieme delle sue specifiche funzioni. Analizzando i versanti papillari rivolti verso le superfici dentali in direzione corono-apicale, si trovano l’epitelio sulculare, l’epitelio giunzionale e l’attacco connettivale. L’attacco connettivale e l’epitelio giunzionale costituiscono un’unità fondamentale definita ampiezza biologica, la cui violazione porta a un’inesorabile e spontanea perdita di supporto di tessuto dentale finalizzata alla ricostruzione del corretto rapporto epitelio-connettivale. Molteplici sono le cause che possono portare alla perdita o al danneggiamento della papilla. Tali fattori possono essere distinti in infettivi, come gengiviti e parodontiti, e traumatici, come l’uso scorretto dei dispositivi igienici domiciliari e la chirurgia parodontale. Dagli anni Sessanta in poi sono state elaborate numerose tecniche chirurgiche finalizzate a preservare i tessuti molli, compresi quelli interprossimali; particolare impulso a questa impostazione va attribuito non solamente a una cre- scente sensibilità estetica del parodontologo, ma anche all’introduzione di conoscenze di tipo rigenerativo/ricostruttivo. Quando la perdita dei tessuti interdentali è già avvenuta possono essere attuate molteplici tecniche con finalità ricostruttive, che possono essere distinte in due categorie: chirurgiche e non chirurgiche. Le tecniche ricostruttive non chirurgiche mirano fondamentalmente a modificare le determinanti anatomiche non gengivali correlate con la presenza dei tessuti interdentali. Tra queste strategie si riconoscono trattamenti restaurativi, protesici e ortodontici; molto recente la proposta d’iniezione di fibroblasti. Molteplici stratagemmi chirurgici sono stati descritti in letteratura, con finalità correttive verso deficit di tessuti interdentali; purtroppo nessuna ricerca specifica ha per ora verificato l’effettivo risultato e/o comparato tra loro tali tecnicismi. La conoscenza delle molteplici variabili che influenzano lo stato di salute e l’equilibrio dei tessuti compresi nell’area interdentale è alla base di una corretta gestione clinica dell’area; la rassegna del percorso scientifico che ha portato sino alle più recenti tecniche preservative e ricostruttive della papilla interdentale permette al clinico un razionale approccio terapeutico

    A novel biopsy technique for lesions involvinginterproximal soft tissues

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    Background: Biopsy of soft tissues around teeth can cause periodontal deficiency with several side effects. When the neoformation involves frontal areas biopsy often induces an aesthetic impairment, particularly critical when the interdental papilla is entailed. Description of the procedure: A new surgical approach to treat lesions involving interdental tissues is described. The flap design is characterized by a sub-marginal scalloped incision, possibly confined into the keratinized tissue at the vestibular side. The incision starts 1 mm above the lesion, in the midline between the two confining teeth. With a parabolic shape, the incision reaches the gingival margin at the distal line angle of the distal tooth. Hence, another parabolic incision is performed connecting the starting point with the marginal mesial line angle of the mesial tooth. After this step, two options are applied depending on the lesion extension. When the lesion is confined coronally to the line connecting the gingival margin zeniths of the two adjacent teeth, oblique linear incisions are performed till to the gingival margin zeniths. Otherwise, when the lesion extends beyond this line, two parabolic incisions are per-formed on both adjacent teeth, till to the distal and mesial line angle respectively. Specific anatomic measurements rule up the incisional design. For the palatal/lingual side, the incision follows the principles of a general excisional procedure. Intrasulcular incisions are then made and the lesion with surrounding tissues are collected for examination. Both full-thickness and split-thickness are used for the buccal flap elevation. De-epithelized the adjacent anatomic papillae, two sling sutures are used to stabilize the entire flap to the most feasible coronal position. Generally single sutures are used for the palatal side and the eventual graft. Outcomes: All 9 cases treated so far have ever shown an esthetically satisfying outcome without recurrence or adverse events. Conclusions: This technique allows clinician to restore gingival health preserving aesthetics and function

    A proposed new index for clinical evaluation of interproximal soft tissues: the interdental pressure index.

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    The interdental pressure index (IPI) is introduced to specifically evaluate clinical interproximal-tissue conditions and assess the effect of interproximal hygiene stimulation. This index scores clinical responses of periodontal tissues to the apical pressure of a horizontally placed periodontal probe. It is negative when gingival tissues are firm, bleeding-free, and slightly ischemic by the stimulation; otherwise it is positive. The clinical validation showed high intraoperator agreement (0.92; 95% CI: 0.82-0.96; P = 0.0001) and excellent interoperator agreement (0.76; 95% CI: 0.14-1.38; P = 0.02). High internal consistency with bleeding on probing (κ = 0.88) and gingival index (Cronbach's α = 0.81) was obtained. Histological validation obtained high sensitivity (100%) and specificity (80%) for IPI+ toward inflammatory active form. The same results were recorded for IPI- toward chronic inactive form. IPI results as a simple and noninvasive method with low error probability and good reflection of histological condition that can be applied for oral hygiene motivation. Patient compliance to oral hygiene instructions is essential in periodontal therapy and IPI index can be a practical and intuitive tool to check and reinforce this important aspect

    Applicazioni in parodontologia dell'endoscopia dentale

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    Negli ultimi anni si è assistito ad un incalzante e sorprendente progresso tecnologico. Molteplici ambiti sono stati coinvolti da tale fervore portando come conseguenza modifiche sostanziali anche nelle più semplici abitudini quotidiane. Il settore medico è stato anch’esso innegabilmente coinvolto da tale processo, l’acquisizione di importanti innovazioni tecnologiche ha significativamente migliorato sia l’ambito diagnostico che terapeutico. Per quanto concerne il settore della visione, notevoli impulsi sono giunti dalle recenti acquisizioni nella conoscenza e produzione di nuovi materiali quali le fibre ottiche. Un ulteriore contributo è giunto dall’introduzione della tecnologia video, permettendo di riprodurre con alta risoluzione su un monitor tutto ciò che prima si osservava tramite oculare. Nasce così un vero e proprio settore tecnico-medico, l’endoscopia, capace di inserirsi con la sua rinnovata tecnologia in molteplici ambiti della medicina clinica quali ad esempio l’otorinolaringoiatria, la pneumologia, la gastroentrerologia, la ginecologia/ostetricia, l’urologia, la reumatologia. Anche l’odontoiatria è stata recentemente interessata dall’introduzione di un endoscopio ad essa dedicato. Purtroppo ancora poche conoscenze scientifiche ne sostengono l’uso clinico ma le potenziali applicazioni appaiono indubbiamente interessanti. Scopo del presente articolo è evidenziarne il potenziale utilizzo clinico in ambito parodontale

    Diagnosi delle fratture verticali: accesso chirurgico od endodontico?

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    Le fratture radicolari verticali costituiscono un insidioso evento clinico la cui complessità gestionale si concretizza non solo nella prognosi infausta dell’elemento dentale, ma anche nelle effettive difficoltà diagnostiche che possono accompagnarla. Ad oggi, anche se un’attenta analisi di peculiari segni clinici e radiografici possono condurre ad una corretta diagnosi differenziale, è ancora estremamente frequente il ricorso ad un accesso chirurgico esplorativo per una conferma visiva della frattura. La recente introduzione dell’endoscopia dentale rende per la prima volta possibile un accesso visivo alle porzioni radicolari sottogengivali in maniera praticamente atraumatica. Una diagnosi clinica della frattura verticale con tale innovativa metodica costituisce sia per il paziente che per il clinico una innegabile risorsa pratica. L’eliminazione del trauma chirurgico a scopo diagnostico permette infatti una più semplice gestione del caso ed una miglior compliance del paziente

    Una pratica classificazione psicologica del paziente odontoiatrico

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    A clear understanding of the patient's needs is demanded for a proper dental management. The objective of this work is to relaunch the so-called "psychological classification of House". Starting from the clinical setting for which it was realized, the removable denture, this work emphasizes its comprehensive suitability to the whole dental therapy. Clinical viability and scarce scientific reliability are discussed. Retracing the bibliographic path, this contribute highlights the need for a review of the commonly known authorship. The research for a scientific validation being necessary, this work calls for a redefinition of this classification, able to identify the one who published the very first intuition

    L'endoscopio dentale nella terapia parodontale non chirurgica

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    Dental endoscope in non-surgical periodontal therapy. Direct, real-time visualisation of hard and soft tissues within gingival sulcus may aid the clinician in diagnosis and therapy of periodontal disease. Up to now the surgical approach alone could achieve this goal. This report introduces anendoscope specifically designed for this purpose. A 0.85 mm fiber optic bundle is gently inserted into the periodontal sulcus, allowing to see directly under gingival margin. According to the Authors, a new and revolutionary era in periodontology is begun
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