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    Montesi C. (2017), Introduzione alla Lectio Magistralis del Prof. Stefano Zamagni “Economia e Teologia: un difficile connubio. Tracce di Economia Civile nel magistero di Teresa?”

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    L’introduzione di C.Montesi alla Lectio Magistralis del Prof. Stefano Zamagni dal titolo “Economia e Teologia: un difficile connubio. Tracce di Economia Civile nel magistero di Teresa? contenuta nel volume Montesi C., Velassery B.G. (2017) (a cura di), “Teresa tra azione e contemplazione. Festival della spiritualità teresiana (Terni, gennaio-ottobre 2015)”, Edizioni OCD, Roma ha un duplice obiettivo. Da un lato quello di dimostrare che il paradigma dell’Economia Civile potrebbe arricchirsi di un’ulteriore testimonianza (quella di santa Teresa di Gesù che racchiude peraltro una prospettiva di genere) sul versante sia delle sue radici storiche che della investigazione del ruolo dei carismi in economia, dall’altro che la spiritualità teresiana potrebbe, a sua volta, aprirsi maggiormente ad una prospettiva socio-economica-manageriale (prendendo come paradigma di riferimento l’Economia Civile dati i punti di contatto esistenti con essa) ed essere attualizzata/convogliata nello sforzo, ormai improrogabile, di riforma dell’economia contemporanea che reclama eticizzazione, umanizzazione e maggiore sostenibilità ambientale

    Teresa amante dei libri

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    Santa Teresa di Gesù viveva in un’epoca in cui vigeva lo stereotipo sessista sulla donna che “la natura non avrebbe plasmato come adatta per lo studio e le scienze”. Nonostante questo ingiusto e pesante clima culturale che condannava le donne ad essere solo moglie/madri analfabete o a divenire monache incolte (tanto più che i libri sacri erano in latino e non in lingua volgare), la famiglia di Teresa, tra i cui membri circolavano numerosi libri sacri e profani (racconti cavallereschi e vite dei santi), instilla in Teresa, sin da bambina, l’amore per la lettura offrendole numerose sollecitazioni, al punto che «se non avevo un libro nuovo, non mi sembrava di avere alcuna gioia» (Vita 2, 1). La lettura delle lettere di San Girolamo sarà determinante per focalizzare la sua vocazione alla vita monastica. Diversi libri spirituali consoleranno Teresa durante le sue malattie/convalescenze. La lettura delle Confessioni di Sant’Agostino sarà determinante per la sua conversione, in età matura, ad uno stile di vita monastico più ascetico ed influenzerà il suo stile di scrittrice. Altri libri la guideranno nella elaborazione di un nuovo modo di meditare la Sacra Scrittura, di concepire la preghiera e la vita cristiana. Altri libri solleciteranno in Teresa una reazione critica agli eccessi di purismo. I Vangeli e la Bibbia saranno fonte di ispirazione continua per la sua spiritualità. Tutte queste letture hanno fornito a Santa Teresa di Gesù quella fluidità e ricchezza di linguaggio che ha reso possibile il suo divenire "scrittice d'esperienza" con una produzione letteraria soprendente per la sua epoca e le hanno anche ispirato la riforma dell'Ordine carmelitano con la fondazione di relativi conventi. La sua sete di cultura è una delle componenti del suo umanesimo, un umanesimo che potrebbe essere prezioso per rivisitare criticamente il paradigma fondativo della scienza economica (l'homo oeconomicus). Il saggio ha lo scopo di scoprire quale è stata la formazione culturale e spirituale di Teresa e quali sono state le sue innumerevoli letture, alcune addirittura vietate al tempo dalla Santa Inquisizione, che hanno giocato un ruolo fondamentale per l’elaborazione del suo magistero e per la fondazione dei suoi conventi

    Teresa “economista civile”

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    Nel saggio si è tentato di dimostrare che la spiritualità teresiana può con entrare in sinergia con l’Economia Civile per tre sue caratteristiche: umanesimo, realismo, inabitazione. I beni relazionali (amore, amicizia) giocano un ruolo centrale nell'umanesimo che caratterizza la spiritualità di Santa Teresa di Gesù così come sono strategici nella Economia Civile, essendo il sostrato del "capitale sociale" che, nelle sue varie forme, è indispensabile per il buon funzionamento delle società e dei mercati. Il realismo di Teresa implica che contemplazione ed azione non possano essere separate. Ecco perché Teresa, parallelamente ad essere una maestra di orazione, è divenuta una “manager illuminata” ed una riformatrice sociale, alla stregua di un esponente dell’Economia Civile. Infine l’aspirazione ad una vita ascetica e mistica, correlata all’inabitazione della mistica teresiana, fornisce indicazioni comportamentali utili a gestire le fragilità umane non solo per intraprendere il cammino di perfezione, ma anche per superare, nella stessa ottica adottata dall’Economia Civile, la crisi economica con un ritorno, in entrambi i percorsi, all’applicazione dell’etica delle virtù per il governo del comportamento umano (sia spirituale che economico). Nel saggio, in cui è stato gettato un ponte tra Economia Civile e mistica, è stato anche trattato il ruolo che la spiritualità (principio “mariano”), nella sua continua dialettica di pungolamento e di rinnovamento della religione (principio “petrino”), può giocare non solo sul versante teologico e morale, ma anche in campo sociale ed economico. Questo implica concepire i “carismi” (ovvero “i grandi doni dello spirito” elargiti gratuitamente sia a religiosi che a laici) come una forza intangibile che innova la Chiesa e le sue organizzazioni, ma anche la società e l’economia. In questa cornice interpretativa si inscrive la capacità di santa Teresa di Gesù, spirito grande del cristianesimo, di aver apportato, grazie alla sua “fede di lotta”, tipicamente ispanica, un cambiamento radicale nella Chiesa con la creazione dell’Ordine delle Carmelitane Scalze e la fondazione dei relativi monasteri, la cui governance aveva un marcato connotato di genere. Teresa è stata infatti una "manager illuminata" fondando, in tutta la Spagna, nell’arco di soli venti anni ben diciassette monasteri femminili e due maschili e redigendo una nuova Regola che, in aggiunta a recuperare il rigore di quella primitiva con benefici risvolti dal punto di vista spirituale, era valida per una gestione efficiente, anche dal punto di vista economico, dei suoi monasteri. Le sue gesta manageriali sono ancora più esemplari dato il pesante vincolo costituito dall’essere donna a quel tempo che sospingeva il genere femminile verso due sole alternative di vita: o il matrimonio o la vita religiosa (ambito in cui era comunque precluso alle donne sia lo studio della teologia che l’apostolato). I cammini che, da monaca “inquieta e vagabonda”, Teresa fa materialmente corrispondono a quelli spirituali che, più simbolicamente, teorizza nella sua opera "Il Cammino di Perfezione". I suoi viaggi effettuati per compiere da donna un’impresa straordinaria (il fondare dei monasteri riformati con caratteristiche spirituali distintive e con un imprinting di genere) con la stessa pazzia eroica di Don Chisciotte, sono un emblema di emancipazione e di libertà femminile, in tempi in cui una donna che si avviava audacemente lungo strade sperdute ed impervie, in balìa delle intemperie, era veramente un’eccezione nel panorama sociale. Il diario scritto da Teresa delle sue peregrinazioni, oltrechè sul piano storico, è importante sul piano simbolico: riscatta l’immobilità femminile (non solo spaziale, ma anche sociale), controbilancia l’esasperato nomadismo maschile, afferma il diritto al movimento per le donne (ancora oggi non così scontato nell’insicurezza delle città moderne). Di Teresa ci colpisce l’amore per la libertà femminile, la grandezza dei suoi inscindibili desideri (quello di voler intraprendere un cammino di perfezione spirituale e quello di voler fondare un nuovo Ordine monastico che agevolasse tale evoluzione), la capacità di averli realizzati (essendo riuscita concretamente a fondare tanti monasteri plasmando, secondo una misura femminile, il loro contesto spirituale ed organizzativo), la capacità di raccontare le sue imprese con una sorprendente freschezza e modernità di stile (vedi la parte del "Libro della Vita", dal capitolo 32 al capitolo 36, dedicata all’avventurosa apertura del suo primo monastero, quello di San Giuseppe ad Avila, ed il "Libro delle Fondazioni", ove Teresa narra il resto delle sue rocambolesche fondazioni)

    Mangiare è un atto di agricoltura “civile”,

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    Il saggio focalizza la sua attenzione sulle diverse tecniche di produzione agricola, per mettere in evidenza le distorsioni ambientali e di sicurezza alimentare dell’agricoltura industriale a confronto con l’alternativa sostenibile dell’agricoltura biologica e sociale. In questo senso il saggio mette al centro l'agricoltura "civile", ovvero quel tipo di agricoltura che può riconnettersi, per le sue caratteristiche di produzione e di consumo al paradigma dell'Economia Civile

    La sfida delle povertà minorili nella Unione Europea

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    L’articolo investiga il fenomeno delle povertà minorile, in tutte le sue diverse dimensioni (rischio di povertà in senso stretto, condizione di grave deprivazione materiale, presenza di un nucleo familiare a bassa intensità di lavoro), nella Unione Europea in base ai dati Eurostat, più in particolare in base ai dati EU-SILC (EU Statistics on income and living conditions). La povertà dei minori viene indagata secondo la sua consistenza al 2015, la sua distribuzione geografica al 2015, la sua evoluzione nel tempo (2007-2016). Vengono anche analizzati in dettaglio i fattori che influenzano il rischio di povertà dei minori nella Unione Europea: la composizione del nucleo familiare, le modalità con cui i genitori sono impiegati sul mercato del lavoro, il livello di istruzione dei genitori, il paese di nascita dei genitori. L’articolo analizza anche il fenomeno della deprivazione materiale grave dei minori nella Unione Europea nel 2015 investigando la sua diffusione e la sua composizione nella Unione Europea e le sue principali determinanti. L’articolo esamina anche il “rischio di povertà in senso stretto” dei minori presente nella Unione Europea. L’articolo effettua anche una cluster analysis del rischio di povertà minorile nella Unione Europea. L’articolo sviluppa anche un’analisi della "povertà educativa" dei minori nella Unione Europea al 2015, incidendo il rischio di povertà, nelle sue varie articolazioni, sulla performance scolastica dei minori e sull’abbandono scolastico, unitamente ad altri fattori, che sono ugualmente passati in rassegna (come la differenza di genere, il paese di nascita dello studente europeo e dei suoi genitori, la partecipazione o meno a programmi educativi per la prima infanzia). Questa ultima analisi è stata condotta facendo riferimento all’indagine PISA (Program for International Students Assessment), promossa dall’OECD (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), che valuta le conoscenze acquisite dagli studenti quindicenni nel campo delle scienze, della matematica e della lettura e la loro capacità di applicarle a contesti extrascolastici ed a situazioni reali di vita. Infine l’articolo analizza tutte le politiche pubbliche per contrastare le povertà dei minori messe in atto dalla Unione Europea e dagli Stati Membri

    Politiche pubbliche di contrasto alle povertà minorili nell’Unione Europa

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    Il saggio approfondisce il tema delle politiche europee per il contrasto della povertà minorile (una priorità della Unione Europea), richiamando i principi generali, gli obiettivi assunti e gli strumenti utilizzati nell’ambito delle strategie implementante (FEAD; FESE; FERS; EGF ed altri). Sono state analizzate più in particolare le politiche adottate per contrastare la povertà educativa, approfondendo le iniziative volte a migliorare le conoscenze dei giovani e la qualità della scuola ed a contrastare l’abbandono scolastico

    Montesi C., La città-comunità come città della speranza

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    Il saggio è contenuto in un volume che racchiude gli esiti del progetto interdisciplinare di ricerca “Ex. Progettare l’Abbandono”, finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo, finalizzato alla individuazione di ipotesi di recupero di una delle piazze centrali della città di Terni (Umbria, Italia) che ospita la vecchia sede del mercato coperto cittadino in stato di abbandono da diversi anni. Il saggio vuole investigare la città secondo la più innovativa chiave interpretativa dei beni comuni e dei beni relazionali, due categorie di beni individuate dalla scienza economica, che si influenzano vicendevolmente nell’habitat urbano, che è comunque costituito anche da beni pubblici, privati e di club. La città non è infatti solo un insieme di spazi e di strutture comuni (non escludibili, ma rivali nell’accesso), ma è anche un insieme di relazioni sociali improntate al principio di reciprocità (simmetrica o generalizzata), da cui dipende l’inverarsi o meno della “tragedia dei beni comuni”. D’altro canto la quantità e la qualità di spazi e di strutture comuni, che non dovrebbero più essere lasciate in stato di abbandono, disponibili in una città condizionano il grado di coesione sociale esistente in essa. A questo proposito il saggio fa riferimento alla città medievale, molto diffusa in Italia, come felice esempio di proliferazione di spazi comuni dove i beni relazionali, oltre a garantire la coesistenza pacifica tra persone (anche se la violenza non era totalmente assente tra le sue mura), hanno fertilizzato l’economia. La città moderna, con le sue varie metamorfosi urbanistiche in corso (che saranno anche segnate dalla pandemia), è la testimonianza di erosione progressiva dei beni comuni presenti in essa attraverso processi di privatizzazione, che implicano anche processi di distruzione del capitale sociale, da parte dell’economia. Esempio di questo duplice tendenza (distruzione di beni comuni e di capitale sociale) è la proliferazione dei “non luoghi” (teorizzata da Marc Augè) che però non vanno combattuti con la semplice preservazione dei “luoghi”, cristallizzandoli nella loro immutabilità. I processi di trasformazione urbana non vanno esorcizzati, ma vanno governati in modo democratico e condiviso, attraverso nuove prassi di pianificazione che salvaguardino i beni comuni ed i beni relazionali ed il loro intreccio virtuoso secondo la chiave della economia della generatività. L’evoluzione della città è d’altra parte correlata all’evoluzione del capitalismo, potendosi individuare una corrispondenza tra modelli di capitalismo (industriale, oligopolistico, flessibile, finanziario, patrimoniale, della condivisione e della creatività) e modello di città. All’economia civile, all’economia della creatività e della conoscenza, all’economia circolare potrebbe auspicabilmente ispirarsi il futuro della città di Terni che da città in declino industriale potrebbe riconvertirsi a smart-city post-industriale

    Teresa tra azione e contemplazione. Festival della spiritualità teresiana (Terni, gennaio-ottobre 2015)

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    Il Festival della Spiritualità teresiana (2015), promosso a Terni dai Frati Carmelitani della Basilica di San Valentino, dal Centro Culturale Valentiniano e dal Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi Perugia sede di Terni per celebrare i cinquecento anni dalla nascita di santa Teresa d’Avila, ha visto il dibattito e l’incontro di saperi diversi sulla figura e l’agire della più grande mistica e riformatrice della Chiesa cattolica. Il volume, che raccoglie gli Atti dei convegni e delle conferenze ivi tenutisi, mentre approfondisce le diverse sfaccettature della Santa, mette a fuoco l’opera di questa straordinaria donna di azione e di realizzazione, lanciando anche una “provocazione” sul possibile connubio tra Economia e Teologia a partire dall’esplorazione di alcune tracce di “Economia civile” nel magistero di santa Teresa. Il volume, nel suo percorso interdisciplinare, interculturale e di genere, riflette le diverse anime che ha avuto il Festival. L’intersecazione di tante dimensioni è risultata necessaria per dare un’interpretazione di santa Teresa di Gesù il più possibile fedele al suo magistero e alla sua prismatica personalità. Il personaggio di Santa Teresa d’Avila è stato esaminato durate il Festival sotto vari profili (spirituale, di genere, storico, sociologico, filosofico, letterario e dell’Economia Civile) che ne hanno rivelato la profondità ed innovatività spirituale, l’eclettismo, il realismo. Tutta questa analisi è confluita nel libro curato da Cristina Montesi, economista dell’Università degli Studi di Perugia, e da Padre George Bose Velassery, monaco carmelitano, parroco e rettore della Basilica di San Valentino in Terni. La riflessione è stata sviluppata attraverso diverse conferenze che hanno affrontato aspetti peculiari di Teresa: Teresa in una prospettiva di genere; Teresa e l’orazione come amicizia con Gesù; Teresa e l’amore; Teresa ed i sensi spirituali; Teresa tra azione e contemplazione; Mistica teresiana e mistica orientale: un confronto nella prospettiva fenomenologica; Teresa amante dei libri; Teresa “scrittrice d’esperienza”. Nei tre eventi del Festival a sfondo più economico-sociale (la Lectio Magistralis del Prof.Stefano Zamagni dell’Università degli Studi di Bologna; il convegno "Teresa fondatrice. I cammini di Teresa manager illuminata"; il convegno "Teresa e le fragilità umane e sociali") è stato innovativamente messo in luce il ruolo che la spiritualità può giocare in campo economico e sociale ed i legami tra la spiritualità teresiana e l'Economia Civile

    Montesi C., La scommessa della felicità nel pensiero economico di Robert Michels

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    Il saggio ha per oggetto il problematico rapporto che intercorre tra economia e felicità affrontato da Robert Michels (1876-1936) nel suo libro “L’economia della felicità”, stampato nel 1918. Il libro racchiude la prolusione fatta da Michels su questo tema il 26 febbraio 1915, dopo la sua chiamata all’Università di Basilea in qualità di Professore Ordinario di Economia Politica e Statistica. In questo volume Michels, da vero intellettuale di frontiera, anticipa e fornisce una risposta ad alcuni degli interrogativi da sempre ricorrenti nella Storia della Filosofia, ma tipici anche della “scienza della felicità” del XXI secolo: che cosa è la felicità? Quale è il rapporto economia/felicità? Quali sono le variabili economiche che la determinano? Quali sono gli altri fattori, di natura non economica, che incidono sulla felicità? Che peso hanno questi ultimi nell’influire sulla felicità? E` opportuno pensare delle politiche pubbliche per la felicità? Quali potrebbero essere queste politiche? Nella lettura interdisciplinare delle diverse determinanti della felicità e delle loro interazioni Michels riesce a coniugare modernamente economia, psicologia, sociologia, storia, prendendo con coraggio le distanze dal paradigma monistico e riduzionista dell’economia neoclassica imperante ai suoi tempi. La concezione edonistica di felicità di Michels riprende quella formulata da Jeremy Bentham, ma Michels, a differenza degli Utilitaristi del XVIII e del XIX secolo, le imprime, da economista, una torsione inaspettata postulando ereticamente che la felicità sia il fine ultimo dell’economia e che la ricchezza sia solo un mezzo per conseguirla. Nel sancire il primato della felicità in qualità di guida dell’attività economica Michels ricalca le orme degli Economisti Civili dell’Illuminismo napoletano e milanese che, grazie alla sua curiosità scientifica e capacità di spaziare, egli conosceva in modo approfondito e con i quali aveva numerosi punti di consonanza teorica che il saggio mette in evidenza. Michels e gli Economisti Civili erano infatti accumunati dal considerare l’economia come una scienza sociale e non naturale, dall’ammettere la forza condizionante della Storia nelle vicende economiche, dal condividere la stessa concezione del mercato come un’entità non immune da fallimenti e bisognosa di interventi correttivi/regolativi da parte di diverse istituzioni, dal riconoscere l’importanza della cooperazione tra individui in campo economico, dal comprendere la strategicità dell’associazionismo tra persone per combattere, come facevano al tempo di Michels i Sindacati dei lavoratori, le disuguaglianze e lo sfruttamento del lavoro. Pur avendo tutti questi tratti in comune, la concezione di felicità di Michels si discosta tuttavia da quella “relazionale” degli Economisti Civili perché è prioritariamente fondata sul piacere individuale e non sui beni relazionali, perché è scollegata da quelle componenti di gratuità che sono immanenti ai beni relazionali autentici, perché è avulsa dalla ricerca del Bene Comune. Il saggio illustra infine anche le politiche multidimensionali ed innovative che Michels suggerisce per il conseguimento della felicità invocando una vasta gamma di interventi integrati da effettuarsi da parte dello Stato e/o da parte dei Sindacati dei lavoratori

    Using Temporary Integrity Constraints to Optimize Databases

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    Integrity constraints are usually assumed to be permanent properties that must be satisfied by any database state. However, there are many situations requiring also temporary constraints, that is, constraints that must hold only for a single database state. In this paper we propose a schema to define both permanent and temporary constraints, that supports efficient constraint checking and semantic query optimization. The proposed schema associates integrity constraints to rules and queries, and it uses methods, that were originally defined for permanent constraints only, to perform constraint checking and semantic query optimization
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