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    Artrosi

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    Polyhydroxyalkanoate production from fermentation of domestic sewage sludge monitoring greenhouse gas emissions: A pilot plant case study at the WRRF of Palermo University (Italy)

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    This paper presents a comprehensive study on polyhydroxyalkanoate (PHA) production from sewage sludge. Greenhouse gas (GHG) emissions were monitored for the first time to assess the impact of climate change and environmental sustainability. The pilot plant was composed of a fermenter with a membrane and two biological reactors (namely, selection and accumulation). Results showed that despite a low organic loading rate (namely, 0.06 kg BOD kg SS−1 day−1), a good PHA yield was obtained (namely, 0.37 g PHA/g volatile fatty acids), confirming that sewage sludge can be a suitable feedstock. GHG emissions were 3.85E-04 g CO2eq/g and 32.40 g CO2eq/g, direct and indirect, respectively. Results provided valuable insights in view of finding a trade-off between PHA production and GHG emissions to prove the PHA production process as an effective solution for biosolids disposal at a low carbon footprint

    The Political Logic of Conflict. A Debate on Machiavelli in Tumult by Gabriele Pedullà. Introduction

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    This section of the issue offers a debate on G. Pedullà’s Machiavelli in Tumult: The Discourses on Livy and the Origins of Political Conflictualism (Cambridge 2018). Its ambition is to bring together textual and philological analysis that is «internal» to the great fabric of Machiavellian exegesis, alongside theoretical-political questioning «external» to that fabric. The main objective is to offer a new image of Machiavelli as an author who breaks with a long and authoritative tradition, one which exalted concord as an absolute political value, and to inaugurate a new way of observing political and social phenomena. The book is discussed by A. Brown, J. Hankins, J. Mc-Cormick, and N. Urbinat

    Popolo e ordine sociale in Brunetto Latini

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    Il saggio, attraverso l’analisi degli scritti maggiori di Brunetto Latini, ha due obiettivi. Da un lato individuare i lineamenti di una semantica del «popolo»; dall’altro collegare questa semantica al lessico sociale reperibile nei discorsi di Brunetto contenenti frammenti di descrizione o di classificazione di gruppi sociali. Sono in generale discorsi di natura compilatoria che non presentano, in sé, specifici tratti di originalità. In questo consiste precisamente il loro interesse: nel loro alto grado di performatività derivante dallo statuto «didascalico» del genere nel quale erano inscritti (nell’enciclopedia del “Tresor” così come nella “Rettorica”), nell’impianto sistematico delle informazioni collazionate, ma soprattutto nella loro aderenza ai lineamenti di un senso comune in materia sociale e politica che i destinatari, dotti o illetterati che fossero, e a qualunque gruppo appartenessero, facilmente potevano intendere.Through an analysis of Brunetto Latini's major texts, the essay has two objectives. Firstly, it aims to identify the features of a semantics of 'popolo'; secondly, it seeks to link this semantics to the social lexicon found in Brunetto's discourses containing descriptions or classifications of social groups. These are generally compilatory discourses that do not present any specific traits of originality in themselves. Their interest lies precisely in their high degree of performativity resulting from the "didactic" status of the genre in which they were inscribed (in the encyclopedia of the "Tresor" as well as in the "Rettorica"), in the systematic layout of the collated information, but above all in their adherence to the lineaments of a common sense in social and political matters that the intended recipients, whether learned or illiterate, and whatever group they belonged to, could easily understand

    La conservazione permanente degli archivi digitali di natura pubblica. Il valore economico degli archivi digitali

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    Il valore economico degli archivi è un tema ancora poco dibattuto negli studi archivistici, nonostante rientri a pieno titolo nell’ambito delle politiche di conservazione dei patrimoni documentari. Diverse sono le attività che richiedono una valutazione economica dei patrimoni, sia in ambito pubblico sia privato, e che coinvolgono quotidianamente anche gli archivisti, i quali si trovano spesso ad operare senza adeguati criteri di valutazione. Inoltre, con sempre maggiore frequenza si avverte la necessità di possedere dati che consentano di misurare l’attività degli istituti, anche per attrarre maggiori risorse e nuove forme di investimento da destinare alla conservazione permanente degli archivi. In assenza di dati attendibili, risulta molto complesso effettuare una valutazione e soprattutto attestare gli immensi benefici che gli archivi apportano, non solo agli enti in termini gestionali, ma anche alle comunità e ai territori in termini di impatto sociale, culturale ed economico. Questa ricerca dottorale si pone come obiettivo l’individuazione degli elementi che contribuiscono alla definizione del valore economico e alla misurazione degli impatti socioeconomici degli archivi, con particolare riguardo per gli archivi di natura pubblica e per gli archivi digitali. In particolare questo studio ha consentito di maturare una riflessione scientifica su alcuni aspetti attraverso cui sostenere, anche in maniera indiretta, la tutela e la conservazione dei patrimoni documentari. Lo studio poggia su due presupposti necessari: da una parte c’è la consapevolezza che gli archivi pubblici costituiscano un asset per lo Stato, dall’altra si attesta invece la necessità di sviluppare una cultura valutativa che consenta di migliorare la riconoscibilità sociale degli archivi, favorendo anche l’attenzione dei decisori politici nella distribuzione di risorse economiche da destinare alla conservazione a lungo termine. La ricerca ha sviluppato quindi due aree di indagine: una prima area di carattere economico patrimoniale, legata al valore monetario che gli archivi pubblici assumono all’interno del patrimonio dello Stato italiano; una seconda area concentrata sugli aspetti statistici e sulla produzione di strumenti di monitoraggio per l’elaborazione di analisi scientifiche di tipo quali-quantitativo sugli istituti, sui patrimoni e sugli utenti al fine di evidenziare gli impatti sociali ed economici che gli archivi determinano sui territori e sulle comunità di riferimento. Lo studio parte dall’osservazione degli elementi di natura contabile per comprendere come questi si applichino agli archivi pubblici. Sono stati analizzati i criteri che regolano l’attività di rendicontazione dei beni del patrimonio culturale dello Stato, secondo quanto disposto dall’ordinamento giuridico vigente e dalla disciplina economica. Il tema è stato osservato poi alla luce dei processi di armonizzazione e standardizzazione che regolano il trattamento contabile dei beni del patrimonio culturale pubblico nel quadro internazionale. La prospettiva economico-aziendalistica ha suscitato nuove riflessioni, consentendo di osservare il tema del valore economico degli archivi sotto una luce nuova attraverso l’impianto logico proposto dalla dottrina economica internazionale. La ricerca ha approfondito il tema della valutazione degli archivi digitali attraverso diverse prospettive: sono stati forniti i riferimenti normativi che qualificano l’archivio digitale pubblico come bene del patrimonio culturale nazionale. Sono state presentate inoltre le definizioni provenienti dagli standard internazionali di contabilità, per supportare una riflessione che consenta di identificare adeguatamente gli archivi digitali nell’ambito degli elementi patrimoniali dello Stato e degli enti pubblici. Infine, sono state illustrate alcune esperienze applicate al settore privato per delineare l’orientamento attuale delle aziende nella valutazione degli asset digitali. La riflessione ha condotto la ricerca nell’ambito delle rilevazioni statistiche nazionali, al fine di individuare adeguati strumenti di rilevazione che consentano lo studio e l’analisi scientifica delle principali dimensioni caratterizzanti gli archivi pubblici. L’uso della statistica può infatti supportare gli archivi nel raggiungimento di diversi obiettivi, sia con riferimento alla gestione interna, ovvero alle attività di pianificazione, progettazione e monitoraggio, sia per l’attività verso l’esterno e quindi per comunicare le prestazioni che l’archivio rende alla comunità in termini di servizi. L’uso di dati affidabili e coerenti, consente inoltre di quantificare il valore degli archivi e promuovere il ruolo che essi svolgono a beneficio della formazione, della ricerca, della cultura ed in generale della vita sociale ed economica. A completamento della ricerca sono state svolte alcune attività di verifica sperimentale applicate sia agli aspetti contabili che agli aspetti statistici. Hanno aderito all’iniziativa l’Archivio di Stato di Lecce, l’Archivio di Stato di Roma e l’Archivio di Stato di Palermo

    Relevance of lymph node micrometastases in radically resected endobronchial carcinoid tumors

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    BACKGROUND: Endobronchial carcinoids may recur even if radically resected. This retrospective study investigates the clinical and prognostic relevance of lymph node micrometastasis in these neoplasms. METHODS: Fifty-five patients underwent standard anatomic resection (lobectomy or pneumonectomy) with systematic routine (hilar and mediastinal) lymphadenectomy. After an evaluation of conventional prognostic factors, we reanalyzed lymph nodes of pN0 patients for micrometastasis using immunohistochemistry (anti-cytokeratin AE1/AE3 and anti-chromogranin A antibodies). RESULTS: We performed 9 pneumonectomies, 41 lobectomies, and 5 bilobectomies. Histologic examination showed 47 (85%) typical carcinoid and 8 (14.5%) atypical. Twelve patients were pN1 (8 typical, 4 atypical); after reanalysis another 8 revealed micrometastasis, 6 N1 micrometastasis (5 typical, 1 atypical), and 2 N2 micrometastasis (2 atypical), increasing subjects with nodal involvement (pN1 and N micrometastasis) from 12 (21.8%) to 20 (36.4%; p = 0.01). Micrometastases were more frequent in atypical carcinoids (p = 0.002). Local recurrence developed in 3 (5.4%) patients: 2 pN1 (1 typical, 1 atypical) and 1 N1-micrometastasis (1 typical). Distant relapse occurred in 2 (3.6%) patients, both N2 micrometastasis (2 atypical). After reanalysis, recurrence rate in patients with nodal disease increased from 16.7% to 25% (p = 0.01). All patients with recurrence died: all had pN1 or N micrometastasis. No patient confirmed as N0 had recurrence. Only histologic pattern and node status significantly influenced disease-free (p = 0.002 and p = 0.05) and overall survivals (p = 0.02 and p < 0.001), respectively. Micrometastasis worsen both disease-free (p < 0.0001) and overall (p < 0.001) survival rates at 5 and 10 years. CONCLUSIONS: Routine systematic lymphadenectomy with immunohistochemical detection of lymph node micrometastasis contributes to identification of a larger population at risk with a higher recurrence rate, allowing a more accurate staging of endobronchial carcinoids

    Le parti e il tutto. La memoria dei Ciompi e la semantica del popolo

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    Tra XIV e XV secolo nell’Italia comunale la natura del popolo rimaneva un problema aperto. A differenza di altre aree, a rendere più difficile nella Penisola lo sforzo di definizione era il fatto che dalla metà Duecento il «popolo» si era manifestato spesso anche come organizzazione di parte e persino come regime. Questo aveva esasperato la tradizionale ambivalenza semantica del termine («popolo» come parte della comunità e «popolo» come universale politico). In questo contributo vengono analizzati alcuni momenti della memoria della rivolta dei Ciompi (in particolare la cronaca di Giovanni Cavalcanti) per mostrare da un lato come si mantenne l’ambivalenza del termine, e dall’altro come progressivamente si deteriorò l’immagine del «popolo»-parte, del popolo che aveva assunto il potere, e che sempre più frequentemente risulta denotato come plebe o popolo minuto, oppure appare degradato spregiativamente fino alla soglia della disumanizzazione.Between the 14th and 15th centuries in communal Italy the nature of the people (popolo) remained an open question. Unlike other areas, what made it more difficult in the peninsula the effort of definition was the fact that since the mid thirteenth century the “people” had often manifested itself as association, as a partisan organization and even as a regime. This had exacerbated the traditional semantic ambivalence of the term (“people” as part of the community and “people” as political universal). This contribution analyses some moments in the memory of the Ciompi revolt (in particular the chronicle of Giovanni Cavalcanti) to show on the one hand how the ambivalence of the term was maintained, and on the other how progressively the image of the “people”-part, of the people who had assumed power, was deteriorating: more and more frequently it is denoted as plebs or popolo minuto, or appears degraded contemptuously to the threshold of dehumanisation
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