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La difficile intesa. Roma e Trieste nella questione giuliana 1945-1954
La cospicua bibliografia sulla “questione di Trieste” di cui fino ad oggi disponiamo, ha sempre privilegiato l’indagine sulle relazioni tra i diversi attori investiti del problema giuliano in sede internazionale. Questo tema si presta però ad essere analizzato anche da una diversa angolatura, che risulta di più specifica importanza per la storia interna italiana, vale a dire il rapporto particolare che si venne allora stabilendo tra il governo di Roma e i diversi soggetti politici che ne sostenevano gli obiettivi nel territorio rivendicato.
Servendosi della documentazione nuova che negli ultimi anni si è resa disponibile alla consultazione, ma anche valorizzando documenti da tempo pubblicati, questa ricerca segue nel loro intrecciarsi e nel loro reciproco interagire sia le posizioni e le iniziative dell’Italia verso i suoi interlocutori internazionali, sia i condizionamenti che una politica interna sempre più dipendente da fragili coalizioni parlamentari dettava alla politica estera, sia l’arduo confronto con l’ambiente locale, dove il governo militare anglo-americano appariva determinato a non lasciarsi sottrarre la sua autorità, mentre l'agitata scena politica giuliana era dominata da una pluralità di forze in aspra contesa tra loro.
La spregiudicatezza di strumenti tattici cui il governo italiano aveva deciso di ricorrere per influire sulla vita politica triestina, l’ambiguo atteggiamento adottato nei confronti del GMA, il sostegno concesso a chi non arretrava di fronte alla violenza contro gli avversari, non sempre erano condivisi dai partiti filo-italiani di Trieste, preoccupati di salvaguardare anche nel contesto locale i valori fondativi della vita politica italiana nella nuova fase repubblicana e spesso perplessi di fronte all’inerzia governativa nell’affrontare il destino economico della città, che non era difficile prevedere incerto, una volta risoltasi positivamente la lunga vertenza internazionale.
Nonostante le scosse di una lotta politica che aveva visto per lunghi anni nel dopoguerra un succedersi di sopraffazioni e violenze, nel ventennio seguente al 1954 i partiti triestini si sarebbero dimostrati capaci di fondare un sistema politico dotato di stabilità e coesione
Ferruccio Fölkel: un intellettuale triestino tra storia e letteratura
Ferruccio Fölkel è una della più importanti voci della letteratura triestino-ebraica, sbocciata nella città adriatica nei primi decenni dell’Ottocento, sopravvissuta alle persecuzioni dell’epoca fascista e nazista, prolungatasi con i suoi ultimi epigoni fino alle fine della “guerra fredda”. La storia della famiglia Fölkel, originaria dell’Ungheria, è un interessante caso di studio, che la accomuna al destino di tanti ebrei dei Trieste. La sua volontà di integrazione nella società maggioritaria, espressa nel percorso di vita di tre generazioni, fu respinta con violenza dal dramma delle leggi razziali. L’ebraismo in Fölkel fu non solo un dato biografico, ma il frutto di una lunga ricerca, di una consapevole scelta di appartenenza
Le leggi razziali e l'economia italiana. Dall'osservatorio triestino
Nella tarda estate del 1938 la visita di Mussolini a Trieste e l’annuncio dei prossimi provvedimenti razziali si intrecciavano con le preoccupazioni per il destino di persecuzione cui andavano incontro gli ebrei di una parte sempre più grande d’Europa. Relazioni d’affari, vincoli di parentela, consuetudini professionali e personali con quei territori rendevano ben conosciuta a Trieste la realtà dei provvedimenti persecutori, della privazione dei diritti civili e dell’espulsione, che ora minacciavano di estendersi. Dopo la Germania e prima dell’Austria, tra la fine del 1937 e gli inizi del 1938 anche la Romania aveva adottato misure discriminatorie, in marzo l’Ungheria aveva preso analoghe decisioni; nell’estate 1938 anche l’Italia stava per rendere concrete le sue intenzioni
Storia di una borghesia. La famiglia Vivante a Trieste dall'emporio alla guerra mondiale
Angelo Vivante, un socialista italiano in Austria (1912-1915)
Nato a Trieste nel 1869, attivo nel giornalismo, nella politica, nella cultura triestina a partire dal 1899, Angelo Vivante può essere considerato il maggior intellettuale di lingua e formazione italiana che abbia militato nelle file del socialismo adriatico, in quella che allora era una grande città europea e il porto internazionale della monarchia asburgica. Vivante aveva aderito al socialismo nel 1905: la sua militanza era animata dall’adesione profonda ai principi della democrazia e da convinzioni pacifiste, e anche dalla persuasione che fosse possibile ricercare forme di convivenza tra le diverse nazionalità che si op- ponevano tra loro, sia dentro i confini dell’impero, sia nella vita politica interna della città giuliana
Il Regio Consolato d'Italia a Fiume nell'ultimo periodo della sovranità asburgica (1907-1915)
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