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Scuola come comunità educante e cultura dell'inclusione
Il filo conduttore del presente testo è rappresentato dalla convinzione che nel nostro Paese il problema dei bisogni educativi speciali non è stato sufficientemente affrontato e che lo sviluppo di una cultura inclusiva si presenta come irrinunciabile per rendere concretamente efficaci le strategie e gli strumenti formalizzati nella normativa nazionale conseguenti alle scelte politico-istituzionali effettuate dagli organi internazionali ed europei.
Il problema appare di rilevante portata poiché riflette una vera e propria piaga, quella della dispersione scolastica, che, se non debellata, rischia di provocare conseguenze nefaste sugli aspetti determinanti della vita democratica. Per questo diventa preminente interessarsi anche del rapporto democrazia-educazione, i cui presupposti sono da ricondurre all’idea pedagogica di scuola come laboratorio di democrazia.
Sul piano operativo si impone la progettazione di percorsi curricolari in grado di assumere come fattori portanti la globalità, l’integrità e l’unicità dell’alunno-persona, il suo funzionamento educativo e apprenditivo derivante dalle reciproche influenze tra condizioni fisiche, contesti ambientali e caratteristiche personali
Un progetto di formazione in servizio per gli operatori scolastici: ideazione, realizzazione e valutazione
Scuola in ospedale e istruzione domiciliare: tipizzazioni, tecnologie, didattica e formazione del personale
Dislessia, apprendimento delle lingue straniere e CLIL
Effettuata la disamina dei motivi politico-istituzionali che hanno indotto i sistemi scolastici europei ad adottare il CLIL (Content and Language Integrated Learning, che testualmente significa “apprendimento integrato di contenuto e
lingua”), il testo analizza i risvolti pedagogici che suffragano l’ipotesi di una particolare efficacia di tale strategia metodologico-didattica anche nel momento in cui si tratta di garantire il successo formativo agli alunni con D.S.A.,
in particolare a quelli con dislessia. In effetti, guardare alla sostanza più che alla forma, oltre che rappresentare il punto di forza dell’insegnamento di Discipline Non Linguistiche (DNL) usando una lingua straniera (LS), sembra essere
la chiave di volta per superare il disagio di chi presenta difficoltà nella decodifica della lingua scritta.
Non di meno, attraverso esempi esplicativi, viene dimostrato come il CLIL, ispirandosi ad una didattica che capovolge l’ottica tradizionale, possa configurarsi come metodologia strategica per tutti i cittadini chiamati a vivere nella società
conoscitiva, plurietnica e multiculturale
La cultura dell'inclusione per il soddisfacimento dei BES
Il filo conduttore del presente testo è rappresentato dalla convinzione che nel nostro Paese il problema dei bisogni educativi speciali non è stato sufficientemente affrontato e che lo sviluppo di una cultura inclusiva si presenta come irrinunciabile per rendere concretamente efficaci le strategie e gli strumenti formalizzati nella normativa nazionale conseguenti alle scelte politico-istituzionali effettuate dagli organi internazionali ed europei.
Il problema appare di rilevante portata poiché riflette una vera e propria piaga, quella della dispersione scolastica, che, se non debellata, rischia di provocare conseguenze nefaste sugli aspetti determinanti della vita democratica. Per questo diventa preminente interessarsi anche del rapporto democrazia-educazione, i cui presupposti sono da ricondurre all’idea pedagogica di scuola come laboratorio di democrazia.
Sul piano operativo si impone la progettazione di percorsi curricolari in grado di assumere come fattori portanti la globalità, l’integrità e l’unicità dell’alunno-persona, il suo funzionamento educativo e apprenditivo derivante dalle reciproche influenze tra condizioni fisiche, contesti ambientali e caratteristiche personali
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