938 research outputs found

    Arte, religiosità, educazione. Esplorazioni e percorsi

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    Il volume si presenta con le caratteristiche di una relativa novità, per quanto la connessione/ intersezione fra i tre grandi nuclei tematici affrontati (arte, religiosità, educazione) sia da tempo nota e studiata. In realtà, la novità di questa esplorazione comincia con la ridefinizione, operata dai Curatori del volume, delle categorie di lettura da utilizzare: si parla infatti di espressione artistica come qualcosa di più ampio della produzione di un’opera d’arte, e per questo motivo nel volume si rintracciano riflessioni di specialisti che toccano la musica, il teatro, la danza, e perfino il disegno infantile. Espressione artistica, dunque, è un quid che solo talvolta si traduce nella produzione di un “oggetto” riconoscibile come “opera d’arte”, ma che in larga parte si identifica nei processi della sua peculiare espressività, come nel caso dell’attore di Grotowski di cui ci parla De Marinis nel suo saggio, o della danza di cui parla Alba Naccari, o dell’ascesi dell’attore nel teatro giapponese del no, di cui ha scritto Matteo Casari, o delle percezioni dell’arte figurativa di cui scrive Fabrizio Lollini. E in tutti questi casi la connessione fra l’espressione artistica e la religiosità appare abbastanza chiara. Altro campo di espressività artistica abbastanza connesso con la religiosità è certamente la musica. Nei loro saggi, in parallelo, mentre Cesarino Ruini ricostruisce storicamente l’uso della musica sacra nella formazione religiosa della tradizione cristiana, Chiara Sirk analizza il senso religioso nella popular music (Guccini, De André, Springsteen, Bob Dylan), individuando in questa produzione una matrice identificabile come una forma di religiosità. E infine i saggi di Casadei, Fedeli e Musaio integrano, con alcune altre prospettive pedagogiche, l’impianto teoretico fornito dai Curatori (Caputo e Pinelli) nel loro saggio introduttivo. Il volume è chiuso da una pregevole riflessione di R. Gabbiadini, che riferisce una ricerca sul campo curata dall’ISSR di Forlì, in cui alcuni insegnanti di religione hanno stimolato l’espressività di bambini al di sotto dei 10 anni attraverso il “disegno di Dio”. I disegni concreti costituiscono così un “caso” specifico e un “punto di intersezione” di quanto teorizzato nella prima parte del volume. Il lavoro compiuto costituisce quindi la rinnovata apertura di “crocevia dimenticati” verso nuove direzioni di ricerca

    Religiosità Educazione Cittadinanza

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    Il testo offre al lettore il resoconto dell'iniziativa "Religiosità Educazione Cittadinanza. Costruire la pace nella convivenza democratica: quali compiti per l'educazione?", promossa dall'associazione per il dialogo interreligioso "Abramo e Pace" (Bologna)nel 2018. Si è trattado di un articolato percorso che ha visto il coinvolgimento di docenti di area pedagogica dell'ateneo bolognese già nella fase di progettazione. I testi contenuti nel volume dibattono le ipotesi di lavoro sulle quali l'intero percorso descritto si è scommesso. La convinzione fondante, fil rouge dell'intero percorso, è che occorra un ribaltamento di prospettiva. Piuttosto che cercare di rintracciare eventuali "norme di cittadinanza" nei contenuti di fede di ciascuna confessione abbiamo ritenuto necessario indagare il ruolo che l'esperienza religiosa gioca nella costruzione dell'identità personale e, di lì, nella promozione di competenze di cittadinanza. Una prima sezione riporta gli Atti del convegno inaugurale (Palazzo D'Accursio, Bologna, 7/2/2018) aperto dall'introduzione di Beatrice Draghetti (Abramo e Pace), alla quale sono seguite le relazioni di tre studiosi appartenenti alle tre confessioni monoteistiche: Michele Caputo (UniBo), Silvia Guetta (UniFi) e Mulayka Laura Enriello (Coreis). Chiude la sezione l'intervento conclusivo di Maria Teresa Moscato (UniBo). La seconda sezione, aperta da una presentazione di Beatrice Draghetti, è costituita dal resoconto e dall'analisi di un'esperienza seminariale in piccolo gruppo, svoltasi in tre appuntamenti a cadenza settimanale nel mese di febbraio 2018, che ha coinvolto docenti e genitori appartenenti alle tre tradizioni monoteistiche. Il testo è firmato da Giorgia Pinelli (UniBo), che con Beatrice Draghetti è curatrice del volume e che ha guidato il seminario stesso

    Religiosità e orizzonti di senso. Verso una pedagogia delle religioni.

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    Il volume nasce da un incontro fra diverse identità scientifiche, sulla base di un interesse condiviso circa la interconnessione fra l’esperienza religiosa e il conferimento di senso alla realtà. La ricchezza del tema determina un’articolazione di contributi di diversa consistenza, ma anche, in molti casi, una certa originalità dell’approccio. L’orizzonte di senso è segnato dalle trasformazioni dell’esperienza religiosa e dal suo divenire aperto, in cui gli studiosi raccolti nel volume si inseriscono con l’ambizione e l’impegno di aprire nuovi percorsi per una futura pedagogia della esperienza religiosa, con una progettazione multi-prospettica e multiculturale. Il libro si rivolge a educatori e insegnanti in genere, per le implicazioni che il tema presenta per il loro lavoro quotidiano, a docenti e studenti universitari delle aree di scienze umane, ed infine, più specificamente, a insegnanti di religione, educatori religiosi e catechisti che intendessero esplorare questo tema in maniera più mirata

    Pedagogia dell'espressione artistica

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    Il volume mette a confronto, sul tema dell’espressione artistica e del suo valore formativo, alcuni contributi delle discipline delle arti (musica, teatro, cinema, scrittura, arti visive) con la riflessione pedagogica. L’occasione di avvio di questo lavoro – e anche il primo termine di confronto – è fornita dal contributo di Maria Teresa Moscato, che apre il volume, con l’ultima lezione del corso di Pedagogia dell’espressione artistica (tenuto a Bologna nell’anno 2017/18). Per quanto il focus del volume sia prima di tutto pedagogico, esso si configura strutturalmente come uno studio multidisciplinare in forza del suo oggetto. Il campo dell’espressione artistica è infatti un campo di intersezioni e di inevitabili sconfinamenti. Qualsiasi tentativo di esclusivismo scientifico rischia sempre di offrire visioni parziali e riduttive, rispetto alla ricchezza creativa propria dell’espressione artistica, intesa come espressione di sé disciplinata nelle diverse forme di arte. Sul piano pedagogico è necessario indagare la ricchezza della dimensione artistica, in quanto risposta al bisogno umano di comunicare la pienezza del proprio essere, delle proprie passioni, dei propri desideri e delle proprie esperienze estetiche/estatiche. Nella ricerca della bellezza, ricerca di senso, di sé e del mondo, l’espressione artistica unifica l’esperienza delle generazioni e consente loro una rinnovata e continua comunicazione tessendo, nei processi educativi e formativi, la civiltà umana

    Questo libro: un "congedo" accademico e una "consegna" scientifica

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    L’introduzione segnala da un lato la presenza nel volume dell’ultima lezione del corso di Pedagogia dell’espressione artistica tenuta a Bologna nell’anno 2017/18 da Maria Teresa Moscato, dall’altro mette in evidenza i caratteri di “cantiere aperto”, un vero e proprio “cantiere pedagogico”, del libro, nel quale sono confluite le riflessioni di studiosi di diverse discipline artistiche, oltre che pedagogiche su una disciplina accademica di recente istituzione e alla ricerca di uno statuto epistemologico condiviso

    Orizzonti di senso e riflessioni pedagogiche

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    Il saggio si concentra sul tema degli orizzonti di senso, riconosciuto come terreno comune di una pedagogia capace di superare i "paradigmi del sospetto" circa la dimensione religiosa, ponendosi in dialogo con il pluralismo culturale e religioso dell’età contemporanea. La convinzione sottesa è che sia giunto il momento di avviare una riflessione pedagogica all’altezza delle trasformazioni in corso, trasformazioni che richiedono uno sguardo universale in un momento storico che segna la “morte delle ideologie”. Occorrono cioè progetti pedagogici capaci di proporre percorsi sostenibili di reciproco riconoscimento tra persone, e contemporaneamente di prossimità a uomini che vivono una tensione tra la condivisa condizione umana e le particolarità storiche

    Il processo educativo tra religiosità ed espressione artistica: intersezioni sovrapposte e crocevia dimenticati?

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    Il nostro saggio, così come il volume, intende esplorare i nessi tra educazione, esperienza religiosa e dimensione estetico-artistica. L’ipotesi di lavoro che guida la nostra esplorazione ha carattere pienamente pedagogico perché riteniamo che la comprensione del processo educativo in tutta la sua complessità passi necessariamente per la “scoperta” della sua natura contemporaneamente religiosa ed estetica. Il modo in cui pensiamo questi ambiti dell’esperienza umana e le categorie che vi applichiamo risentono della particolare storia culturale dell’Occidente, che ci ha consegnato rappresentazioni così consolidate e diffuse da essere ormai divenute “implicite” e irriflesse. Difatti l’articolato e complesso percorso della modernità, giunto al culmine tra il XVIII e il XIX secolo, appare attraversato dal prevalere di approcci razionalistici, di tipo metafisico o empirico-storico. Da un lato la ragione pensata come intima struttura del mondo; dall’altro la sottolineatura della sua affidabilità limitata, circoscritta ad un orizzonte “chiuso”, applicabile solo a comparti definiti della realtà e dell’esperienza. In entrambe le curvature, comunque, è la ragione a definire il terreno di gioco e le regole del sapere scientifico. Il nuovo metodo viene costruito sull’Io: il punto di partenza non è più l’evidenza di un dato di realtà/di natura che si offre all’interpretazione del soggetto, ma l’evidenza del pensiero rispetto a se stesso. Lo studio mostra il permanere della necessità di mantenere aperta la domanda di significato del reale, come Oggetto che trascende l’Io: come già il senso religioso/religiosità, anche il supposto “senso estetico” si configura come struttura educabile; e che un’educazione estetica non possa prescindere dalla consapevolezza del “potere germinativo” di concetti e parole, preoccupandosi non tanto di stabilire cosa sia bello e cosa non lo sia, ma di lasciare aperta per l’educando la possibilità dell’incontro con l’eccedenza di significato che si lascia scoprire nell’impatto con la bellezza stessa, attraverso l’incontro con gli enti finiti. Dimensione estetica e religiosa si situano allora al cuore del processo educativo in quanto domanda consapevole ed esperienza di un significato presente e contemporaneamente trascendente, senza il quale il viaggio dell’educando non potrebbe compiersi

    Questo libro: un "congedo" accademico e una "consegna" scientifica

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    L’introduzione segnala da un lato la presenza nel volume dell’ultima lezione del corso di Pedagogia dell’espressione artistica tenuta a Bologna nell’anno 2017/18 da Maria Teresa Moscato, dall’altro mette in evidenza i caratteri di “cantiere aperto”, un vero e proprio “cantiere pedagogico”, del libro, nel quale sono confluite le riflessioni di studiosi di diverse discipline artistiche, oltre che pedagogiche su una disciplina accademica di recente istituzione e alla ricerca di uno statuto epistemologico condiviso

    Il processo educativo tra religiosità ed espressione artistica: intersezioni sovrapposte e crocevia dimenticati?

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    Il nostro saggio, così come il volume, intende esplorare i nessi tra educazione, esperienza religiosa e dimensione estetico-artistica. L’ipotesi di lavoro che guida la nostra esplorazione ha carattere pienamente pedagogico perché riteniamo che la comprensione del processo educativo in tutta la sua complessità passi necessariamente per la “scoperta” della sua natura contemporaneamente religiosa ed estetica. Il modo in cui pensiamo questi ambiti dell’esperienza umana e le categorie che vi applichiamo risentono della particolare storia culturale dell’Occidente, che ci ha consegnato rappresentazioni così consolidate e diffuse da essere ormai divenute “implicite” e irriflesse. Difatti l’articolato e complesso percorso della modernità, giunto al culmine tra il XVIII e il XIX secolo, appare attraversato dal prevalere di approcci razionalistici, di tipo metafisico o empirico-storico. Da un lato la ragione pensata come intima struttura del mondo; dall’altro la sottolineatura della sua affidabilità limitata, circoscritta ad un orizzonte “chiuso”, applicabile solo a comparti definiti della realtà e dell’esperienza. In entrambe le curvature, comunque, è la ragione a definire il terreno di gioco e le regole del sapere scientifico. Il nuovo metodo viene costruito sull’Io: il punto di partenza non è più l’evidenza di un dato di realtà/di natura che si offre all’interpretazione del soggetto, ma l’evidenza del pensiero rispetto a se stesso. Lo studio mostra il permanere della necessità di mantenere aperta la domanda di significato del reale, come Oggetto che trascende l’Io: come già il senso religioso/religiosità, anche il supposto “senso estetico” si configura come struttura educabile; e che un’educazione estetica non possa prescindere dalla consapevolezza del “potere germinativo” di concetti e parole, preoccupandosi non tanto di stabilire cosa sia bello e cosa non lo sia, ma di lasciare aperta per l’educando la possibilità dell’incontro con l’eccedenza di significato che si lascia scoprire nell’impatto con la bellezza stessa, attraverso l’incontro con gli enti finiti. Dimensione estetica e religiosa si situano allora al cuore del processo educativo in quanto domanda consapevole ed esperienza di un significato presente e contemporaneamente trascendente, senza il quale il viaggio dell’educando non potrebbe compiersi

    MARIA TERESA MOSCATO, MICHELE CAPUTO, ROSINA GABBIADINI, GIORGIA PINELLI, ANDREA PORCARELLI, L’esperienza religiosa. Linguaggi, educazione, vissuti, Milano, Franco Angeli, 2017

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    Review of Maria Teresa Moscato, Michele Caputo, Rosina Gabbiadini, Giorgia Pinelli, Andrea Porcarelli, L’esperienza religiosa. Linguaggi, educazione, vissuti, Milano, Franco Angeli, 2017, pp. 368
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