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Molestie sociali e prigioni morali: la doppia esclusione della donna nella letteratura postcoloniale italiana
Il saggio esplora le forme della violenza sociale e di genere in due romanzi a vario titolo rappresentativi della postcolonial fiction italiana: Il paese dove non si muore mai di Ornela Vorpsi e Madre piccola di Ubah Cristina Ali Farah. Avvalendosi del concetto sociologico di “violenza sistemica” elaborato da Žižek e della teoria clinico-psicoanalitica sulle “molestie morali” sviluppata da Hirigoyen, l’indagine proposta si concentra sulla dimensione psicologica e morale della violenza di genere e porta in primo piano i meccanismi di dominio e di esclusione che agiscono sulla donna migrante o diasporica sia nella società di partenza che in quella di arrivo. L’analisi degli aspetti tematico-stilistici delle opere selezionate è condotta all’interno di una duplice prospettiva teorica, inerente in primo luogo all’ampio dibattito sulla letteratura italiana della migrazione e, in secondo luogo, alla riflessione delle scienze sociali sull’oppressione sistemica del soggetto
Franco Zangrilli, Il bestiario di Pirandello, Fossombrone, Metauro edizioni, 2001, pp. 167.
Riconcettualizzare lo spazio urbano: migrazioni, incroci, identità in Milano, fin qui tutto bene di Gabriella Kuruvilla
Il saggio esplora la percezione e narrazione dello spazio urbano nell’opera di Gabriella Kuruvilla, dove la città è motore del racconto e componente attiva delle esperienze dei personaggi. Obiettivo dell’analisi è mostrare come la narrazione della città sia funzionale, nella scrittura kuruvilliana, alla ridefinizione in termini di spazialità della questione identitaria e di genere, consentendo all’autrice di rileggere attraverso l'esperienza dello spazio urbano anche il discorso sulla migrazione e sulla diversità etnica e culturale. Nella scrittura kuruvilliana, il soggetto narrante, sia esso nativo omigrante, non si definisce in base ad un’origine etno-linguistica, bensì in funzione dei percorsi che compie, delle strade che attraversa, delle persone che incrocia nello spazio reticolare della metropoli. La sua soggettività è un continuum con lo spazio che lo circonda: spazio fisico e sociale insieme, visivo e sonoro, in cui pubblico e privato, presente e passato, familiarità ed estraneità si intersecano di continuo a connotare la città come sistema di scambi, relazioni e interferenze. Le teorie di Michel Foucault e Henry Lefebvre, insieme alle prospettive della geocritica, concorrono a definire il quadro concettuale di riferimento per l’interrogazione dei testi
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