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Polyphony of Gazes in an Emergency. What Images relate and How. The Tangible and Intangible Elements of Suspended Time
The emergency situation started a ‘literacy’ (learning) about the web-based pandemic. Communicating through images, produced through the most varied media, has become more important than ever. In the absence of interpretational models to refer to, the images presented daily by mass media have been our ‘window on the world’. In the meantime, social media recorded avalanches of images of us closed in our homes and wanting to get out. Contemporary Italian photography (art) has also tried to provide answers by identifying different keys to interpretation. Designers, illustrators, cartoonists, street artists, media artists, varying their fucus, seeked to create a channel of communication between their inner perceptions and other people in the world. Graphics/signs printed on the floors/walls have helped us to create internalized views of the partitioning of public places.
With respect to this multiform world of images and starting from a selection/analysis of the types of visual medium, the article aime to investigate and expresse a set of reflections on functions and messages, contexts, focus, encodings, instructive-symbolic power of this immense amount of images in relation to events, places, and people in this crisis situation
Spazio Ricerca, Anno IV, n. 7, "luci e ombre" (a cura di) Santuccio S., Dardi D., giugno 2006, edizioni Kappa, Roma.
Dal rilievo alla rappresentazione di sintesi per la lettura critico-conoscitiva del degrado superficiale
Il lavoro presentato si attesta su più tematiche necessariamente strettamente correlate tra loro. Da un lato Il rilievo e la sua rappresentazione, intesi come procedimenti base per la conoscenza di un qualsivoglia bene immobile. Dall’altro lato la salvaguardia, tutela e conservazione di beni di particolare interesse storico-artistico-architettonico, dalle quali consegue la “lettura” dello stato di conservazione, e più specificatamente dello stato di “degrado”.
In relazione a ciò si è ritenuto interessante oltre che necessario indagare nel campo dell'elaborazione di metodologie di lettura e di analisi e quindi di rappresentazione e codificazione, al fine di proporre poi - attraverso sperimentazione su campionature esemplificative - un apparato conoscitivo analitico adeguato alle esigenze dei vari utenti che operano intorno alle ricchissime tematiche connesse alla conservazione dei beni culturali architettonici, in particolare di quelli esposti ad un significativo degrado.
Tenuto conto di tali basilari necessità, si è ritenuto indispensabile intrecciare l’interesse per la lettura dello stato di conservazione di una qualsivoglia opera architettonica con l’attenzione alle possibilità che l’informatica offre per la digitalizzazione dei dati di un rilievo e l’elaborazione di questi intesi come sue possibili rappresentazioni. Si è così verificata una concordanza di obiettivi che pongono come intento principale la lettura dello stato di conservazione di un’architettura tramiti strumenti informatici. Il disegno digitale consente, infatti, di delineare una metodologia operativa che “scompone” la successione delle fasi di approfondimento nella rappresentazione dei dati coinvolti nella documentazione del degrado. Tale disegno, oltre a configurarsi quale strumento di informazione primario per l'analisi del degrado, può anche essere individuato come base per l’elaborazione delle eventuali azioni di intervento conservativo
La piazza a Roma nel periodo barocco: lo studio del disegno per l’analisi, lo strumento del disegno per la comprensione
in Atti Schede Ricerca e Didattica
Promosso dall’U.I.D. Unione Italiana per il Disegno e dall’Università degli Studi di Genova – Dip. di Scienze per l’Architettura
L’orientale cultura visiva infantile
L’intervento che si propone, pur collocandosi nell’ambito della sezione dedicata agli Orienti della rappresentazione e del pensiero, ha accolto quell’invito a volgere lo sguardo verso “altre” geografie che nello specifico intendono riguardare il problema dell’immagine nel mondo figurativo dei bambini.
Anzitutto, volendo argomentare intorno alla cultura visiva infantile, mi è parso di poter utilizzare l’aggettivazione di “orientale”. Infatti, nella risposta grafica al problema della traduzione sulla superficie bidimensionale di un’idea di strutturazione della realtà (reale o immaginata), il bambino utilizza modalità alternative a quella prospettica: non c’è decodifica focale, la visione è frontale e il canone è a-prospettico. In generale, poi, il bambino non si sente condannato ad una fedeltà possibile, al contrario è autore e interprete allo stesso tempo del proprio disegno e tutto ciò non sembra imputabile solo ad una “ignoranza” dei codici della rappresentazione tridimensionale.
Ancora, nell’ambito dell’argomento scelto, si intende provare ad affrontare i seguenti aspetti:
- l’elaborazione di scelte figurative non ottiche ma simboliche poste in atto dai bambini nell’approccio alla conoscenza del mondo fenomenologico e interiore;
- la diversità o omogeneità d’espressione grafica infantile nel tempo e nello spazio;
- le differenze tra il mondo dell’adulto, “condannato” a definire una regola formale, e il percorso empirico del bambino basato invece su una logica fluida fatta di integrazioni, associazioni, simbolismo mobile, immaginazione libera;
- i tratti espressivi di colori, strutture compositive e modalità di significazione
Il disegno come strategia che indaga la forma: la lettura degli spazi-piazza a Roma. Considerazioni di metodo
La piazza è il luogo che maggiormente porta impresso nelle proprie fattezze il modo di organizzare socialmente la città. In ogni epoca, inoltre, le nuove edificazioni, interagendo con le preesistenti, hanno modificato la struttura morfologica e generato nuovi sistemi urbani sempre più complessi. In particolare, nel XVII e XVIII secolo la "novità" della riorganizzazione barocca nella città di Roma ha coinvolto l'intera struttura urbana in un processo generale di rinnovamento che operava all'interno del tessuto, lavorando alle diverse scale.
A partire da tali premesse e per mezzo del disegno inteso come strumento che puntualizza e testimonia le trasformazioni del disegno della città, il tema di indagine proposto si pone come studio che focalizza l’attenzione in particolare su due aspetti considerati interessanti:
- Gli schemi percettivi sulla struttura morfologica planovolumetrica
- Gli elementi di analisi geomorfologica in pianta
Tale studi si possono infatti considerare importanti per impostare metodologie di intervento e tutela sia nell’ambito circoscritto degli spazi aperti della città sia nei riguardi della struttura urbana più in generale; nel disegno, infatti, inteso come strumento di analisi e sintesi, si attua quella indispensabile conoscenza che segnala e suggerisce le possibili trasformazioni qualora necessarie
La piazza a Roma nel XVII e XVIII secolo. Per la definizione di un criterio generale di analisi dello “spazio piazza”
Tesi del Dottorato di Ricerca in “Disegno e Rilievo del Patrimonio Edilizio”, X ciclo, sede amministrativa Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Dipartimento di Rappresentazione e Rilievo
La rappresentazione di Castel Sant’Angelo nella cartografia e nelle vedute dal ‘500 all’ ‘800
Esiste uno stretto rapporto tra conoscenza e possibilità comunicative e ciò è ancor più vero per il disegno nel quale la graficizzazione presuppone un scambio tra soggetto e fenomeno. Una rappresentazione è anche, inevitabilmente, costruzione di limiti che spingono alla selezione. In tali limiti il ruolo del disegnatore diventa fondamentale in quanto con essi egli certifica una sua soggettiva guida alla lettura dell’oggetto rappresentato nella quale il disegno acquista una capacità evocativa che può andare da rappresentazioni analogiche, sintetiche, simboliche o anche fantastiche.
L’articolo ha inteso trattare della rappresentazione storica di Castel Sant’Angelo nell’arco di più secoli passando attraverso l’analisi delle cartografie pseudo-prospettiche, delle raffigurazioni di vedute, delle tendenze antiquarie fantastiche e del fenomeno del Vedutismo.
L’intento è stato quello di porre in evidenza il disegno come mezzo di esplorazione che veicola non soltanto elementi di proporzioni e forme degli oggetti rappresentati ma anche la loro qualità di essere in un luogo, la loro peculiarità nel formare e determinare un assetto spaziale, uno scenario architettonico-urbano
Le strumentazioni Laser Scanner per il rilievo digitale 3D di contesti architettonico-urbani
La città del Tronto Modalità di descrizione e conoscenza
Il concetto di rete nelle più disparate accezioni e secondo diversificati livelli è oggi un “immagine”, una “metafora” sempre più spesso utilizzata e richiamata. Nel linguaggio, così come in vari campi di ricerca, e in particolare nello studio di sistemi urbani e territoriali, la “rete”, in quanto evocatrice di un immagine di dinamicità e flessibilità, ben si presta a rappresentare sia processi in atto più o meno complessi che caratteri consolidati.
Tassello tipico del pettine territoriale della città adriatica e, al tempo stesso, reticolo di centri urbani e insediamenti industriali di piccole e medie dimensioni ma dalle complesse relazioni tra loro e con le più grandi realtà urbane limitrofe è quanto qui si è voluto definire come “città del Tronto”. Un sistema vallivo impostato sul contrapporsi di due testate: il nodo, la centralità della città di Ascoli Piceno, e la linearità ad esso ortogonale della conurbazione costiera.
Un sistema complesso il cui fiume, con la sua linearità, ha originato tutte le linearità – naturali e infrastrutturali - che dalla città di Ascoli vanno verso la costa; che, in quanto asse fluviale e risorsa idrica, ha facilitato la nascita nei secoli di diversificati tipi di insediamenti intorno ad esso configurando, appunto, una “città_rete” diffusa.
Stanti tali riflessioni, come è possibile oggi indagare, comprendere, comunicare, rappresentare la complessità ma anche il “divenire” degli elementi che caratterizzano questa citta_rete diffusa? Quali le modalità di lettura da attuare per individuarne, di volta in volta, gerarchie, funzioni, qualità e sistemi che ne governano relazioni, attraversamenti e tensioni direzionali?
Di fronte a tali configurazioni del territorio diffuso con un suo radicato storico ma al tempo stesso divenuto luogo di intersezioni e relazioni, occorre considerare permanenze e trasformazioni dei modi di rappresentazione e comunicazione da porre in essere. Perché “raccontare” di realtà urbane e territoriali siffatte significa indagarne le relazioni non solo in rapporto alla scala di lettura ma anche secondo un approccio che consideri le dimensioni spazio-temporali poste in atto, intendendo queste ultime come interrelazione tra elementi di un unico complessivo e complesso territorio
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