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    La lima e il testo da Ovidio a Marziale: poetica e comunicazione

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    In the poetic texts from the Imperial age (from exiled Ovid to Martial and Statius) the metaphor of poetic lima undergoes a deep transformation: the lima is no longer in the hands of the poet, who polishes his verses for years and years, but (often) in those of a cultivated patron, requested by the author to correct the book before publication. In the Flavian age the lima is then placed within the complex communication system of literary patronage, where it becomes an element of homage and compliment. However, the metaphor never loses its original poetological meaning: both Martial and Statius use it differently, in relation to themselves and in relation to intellectual patrons, thus subtly reaffirming their own different and higher commitment to literature

    Martial between Rome and Bilbilis

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    This article traces and synthesizes the complex representation of the motif city-countryside in Martial’s epigrams, taking into account its different, sometimes contradictory, aspects. These aspects, so far looked at either out of context or only within the framework of single books, are brought together and, above all, are seen in their different functions (especially the self-fashioning of the author) and diachronic development. Section 2 starts from Epigram1.49 to demonstrate the fluctuating evaluation of the appropriateness or otherwise of a life in the city or countryside, depending on one’s age, the alternation of one’s activities or perspective (patron or poet). Section 3 explores the tension between fond ideas of leaving the city behind and the ‘reality’ of being in provincial surroundings, unconducive to poetry, where positive evaluations of the countryside are lacking. In section 4, I explore Books 4–9 where otiumis sometimes situated in an urban context, while the opposition to life in the countryside recedes into the background. In so far as the relationship between city and coun- tryside plays a role, they are harmonious. By contrast, Book 10 returns to the motifs encountered in Books 1–2, but here they become more complex and problematic as they are linked to Martial’s move from Rome to Celtiberia (section 5). In Book 12, as earlier in Book 3, the dominant opposition is that between Rome and not-Rome (section 6). I conclude that the picture of a Martial constantly and consistently dreaming of a countryside existence must be adjusted: the depiction of city and countryside is not constant over the course of Books 1–12 but changes in accordance with the construction of the poet’s identity and his history within the text

    Arma canant alii. Materia epica e narrazione elegiaca nei fasti di Ovidio

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    La ricerca prende le mosse dalla tesi sostenuta da Richard Hainze in Ovids elegiache Erzählung: i fasti e le metamorfosi narrano talvolta lo stesso episodio conferendogli un orientamento patetico, sentimentale e di lamento, cioè sostanzialmente elegiaco (i fasti), meraviglioso e sublime, cioè sostanzialmente epico (le metamorfosi). Questa tesi funziona in larga parte se applicata a singoli episodi ma non rende ragione della grande complessità della scrittura ovidiana. Uscendo dalla questione, troppo limitata, degli episodi paralleli, il saggio esamina due nuclei di materia epica che vengono calati nel tessuto elegiaco del poema calendariale: il dio Marte in quanto personaggio del poema, protagonista della sezione iniziale del III libro (I-II capp.) e gli episodi di battaglia e di duello (III-V capp., dedicati rispettivamente all’assedio del Campidoglio da parte dei Galli, alla clades Cremerensis, allo scontro fra Ercole e Caco). Si tratta di segmenti privi quasi del tutto di elementi sentimentali, e dunque non interpretabili secondo i criteri ‘heinziani’, ma che rivelano via via una specificità nell’attenzione a dettagli eruditi e a gesti didascalici (Marte come goffo e inadeguato informante eziologico) e nella riduzione dell’afflato epico nella frammentazione del distico, con gli effetti che ne derivano (concentrazione del racconto, esagerazione del dettaglio: fatti soprattutto evidenti nell’analisi dello scontro fra Ercole e Caco nel I libro dei fasti a paragone del testo virgiliano). La specificità elegiaca del poema calendariale si deve ricercare anche in questi aspetti oltre che nel carattere sentimentale e patetico di singoli episodi: i valori legati alla virtus e al mondo della guerra sono messi in scena con grande risalto ma si dimostrano perdenti a fronte dell’uso di stratagemmi e della scaltrezza (capp. III e IV), il dio della guerra si trova poco a suo agio nel moderno e dotto poema, e dopo aver tentato di farsi informante se ne va stizzito, senza essere riuscito a rispondere alle domande del vates operosus (cap. II). Nel complesso, si delinea un’elegia composita ed ernster Tendenz (secondo una definizione di Heinze), che, se abbandona i motivi più caratteristici della poesia d’amore, resta però fedele a una linea pacifista e dotta, mettendo in scena come ‘vincenti’ valori e personaggi duttili e a proprio agio nella modernità. Per un riassunto ‘critico’ capitolo per capitolo mi permetto di rimandare alla recensione dedicata al volume da John Miller, “CQ” 55, 2005, 532-5

    l'illusione di Callimaco. Sorso ispiratore e strategie di comunicazione in Marziale 8, 70

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    Nell’epigramma 8, 70, Marziale elogia il patrono Nerva, futuro imperatore, come poeta che ha preferito bere a piccoli sorsi anche se poteva prosciugare la fonte del Permesso. Questo passo è stato inteso finora come una ripresa poco a fuoco del motivo dell’haustus ispiratore (secondo la linea inaugurata da Walter Wimmel, Kallimachos in Rom) o come una riproposizione fedele della recusatio augustea e dell’opposizione fra epos e generi minori (Nerva era poeta elegiaco). Il passo deve invece essere letto nel contesto del fare poesia di età flavia e soprattutto del fenomeno del dilettantismo letterario. Tramite una serie di confronti che privilegiano testi coevi, in particolare staziani, le immagini del sorso ampio e della sete limitata vengono risemantizzate in relazione alla questione dell’opportunità di esporsi o meno al giudizio del pubblico; il Permesso si conferma acqua d’amore ed elegiaca, ma di un’elegia che ha perso ogni carica polemica, di ordine tanto politico che letterario; i nobili materiali del callimachismo romano trovano una nuova funzione nel dialogo fra poeta professionale e patrono poeta dilettante. Più in sintesi, viene infine illustrato un successivo momento di questa comunicazione ‘da poeta a poeta’, quando con l’epigramma 9, 26 Marziale invia i propri carmina a Nerva

    Sulla tradizione latina di un motivo callimacheo

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    Analisi delle riprese del motivo del ‘far tramontare il sole’ chiacchierando presente in Callimaco, epigr. II Pfeiffer. Virgilio, ecl. IX 51 ss. lo attribuisce al canto pastorale (cantando... condere soles), mentre Ovidio dell’esilio (tr. V 13, 27 s.; ex Pon. II 4, 11s. e 10, e 10, 37 s.) e poi Persio nell’omaggio al maestro Cornuto che apre la V satira lo ricollocano nel contesto originario del ricordo di una comunicazione fra amici, senza rinunciare al filtro suggestivo del testo virgiliano

    On the number of books in Ovid's Metamorphoses

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    Le Metamorfosi di Ovidio sono in 15 libri. Questo numero è stato finora inteso in senso contrastivo rispetto alla tradizione epica, dove i poemi si compongono di un numero di libri multiplo di 6, o come una ripresa della prima edizione degli Annali di Ennio, appunto in 15 libri. Si tratta invece di una allusione al Gedichtbuch di età augustea, costituito da un numero di componimenti multiplo di 5, a partire dall’esempio fondante delle 10 bucoliche di Virgilio fino alle 15 elegie di amores I. L’epos di Ovidio è un epos moderno, che scaturisce dall’esperienza augustea della poesia romana ed elegiaca del suo autore: presentare nella sua forma un tratto così evidente di collegamento a quella tradizione segnala il percorso di metamorfosi della stessa poesia ovidiana, che mantiene (come i protagonisti delle storie narrate nel poema) tracce dell’antica forma nella nuova

    Zu Martial 5, 35, 4

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