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    L’Arena Flegrea della Mostra d’Oltremare di Napoli (1938-2001)

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    Fatta. Disfatta. Rifatta. Singolare destino quello dell’Arena Flegrea della Mostra d’Oltremare di Napoli, voluta da Mussolini come il più grande teatro di masse per masse, e uno dei pochissimi edifici di respiro internazionale realizzati in Italia meridionale nella prima metà del ‘900. Capolavoro giovanile di Giulio De Luca, uno dei maestri del Moderno a Napoli, terminata nel 1940, essa sarà ristrutturata nel 1952 e, dopo il suo declino, demolita e poi ricostruita nel 2001 sempre dallo stesso architetto. La vicenda di quella che costituisce quindi la prima e l’ultima opera di De Luca si intreccia con quella della Mostra d’Oltremare e, più in generale, della città in una ciclicità di costruzioni e distruzioni, ristrutturazioni e rovine e poi di nuovo demolizioni e ancora ricostruzioni. In essa si riverberano prima i fasti dell’Italia littoria e poi le distruzioni della guerra, gli entusiasmi della ricostruzione e il declino della Napoli laurina, le attese per la svolta della Giunta Valenzi e la Napoli del terremoto e poi di Tangentopoli, fino all’effimera stagione dell’inconsistente “rinascimento napoletano” di fine secolo quando, dopo l’insensata demolizione, una nuova arena riaffiora da un cantiere abbandonato per offrirsi, di nuovo, alla città e al suo desiderio di riscatto

    Vittorio Amicarelli Architetto. 1907-1971. Progetti e ricerche nella Napoli del Novecento

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    Vittorio Amicarelli (1907-1971) è stato autore di alcune delle più significative esperienze di architettura moderna a Napoli, dagli interventi alla Mostra d'Oltremare alla ricerca svolta nell'ambito dell'edilizia sociale, fino alla sua intensa attività di progettista per esclusive residenze destinate alle élites cittadine. Architetto colto e raffinato, Amicarelli ha legato il suo nome a uno dei più celebri complessi realizzati nel dopoguerra, la "Canzone del Mare" di Capri, nella quale in collaborazione con Pietro Porcinai, egli offre nella suggestiva cornice di Marina Piccola, la sua intelligente e personale interpretazione della dialettica tra le ragioni dell'architettura moderna e la forza dei caratteri ambientali
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