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Percepire e rappresentare lo spazio oltre la visione. Strategie di comunicazione multisensoriale per l’accessibilità del Museo di Arte Orientale Edoardo Chiossone
How does a blind person perceive architectural space? This text explores the relationship between body, perception and architecture, analizing how sighted and blind people understand and mentally reconstruct space. At the centre of the research is the Edoardo Chiossone Museum of Oriental Art in Genoa, designed by Mario Labò and the subject, over time, of reflections on accessibility, including the project – never built – by Gae Aulenti, conceived to expand the building and improve its usability, without affecting its architectural value. Through an investigation that intertwines perception, representation and wayfinding, the author addresses the expressive potential of multisensoriality and proposes an idea of accessibility that goes beyond the removal of physical barriers. The history and complex path of the museum become the terrain for experiments conducted in collaboration with the Italian Union of the Blind and Partially Sighted, opening up new ways of exploring and understanding space. Digital technologies such as panoramic photography and virtual tours are integrated with the bodily experience of a real visit, supported by physical tools that activate touch and hearing, promoting a deeper understanding of architecture. A new range of tools emerges for a truly inclusive museum experience. The result is a current and necessary reflection on the design of architectural space, understood as a sensitive experience, accessible and shared by all.PublishedCome percepisce lo spazio architettonico una persona cieca? Questo testo esplora il rapporto tra corpo, percezione e architettura, analizzando come vedenti e non vedenti comprendano e ricostruiscano mentalmente lo spazio. Al centro della ricerca vi è il Museo di Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova, progettato da Mario Labò e oggetto, nel tempo, di riflessioni sull’accessibilità, tra cui il progetto – mai realizzato – di Gae Aulenti, pensato per ampliare l’edificio e migliorarne la fruibilità, senza intaccarne il valore architettonico. Attraverso un’indagine che intreccia percezione, rappresentazione e wayfinding, l’autore affronta le potenzialità espressive della multisensorialità e propone un’idea di accessibilità che va oltre la rimozione delle barriere fisiche. La storia e la complessa percorrenza del museo diventano terreno per sperimentazioni condotte in collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, aprendo a nuove modalità di esplorazione e comprensione dello spazio. Tecnologie digitali come la fotografia panoramica e i virtual tour si integrano con l’esperienza corporea della visita reale, supportata da strumenti fisici che attivano il tatto e l’udito, favorendo una comprensione più profonda dell’architettura. Ne emerge una nuova gamma di strumenti per una fruizione museale realmente inclusiva. Il risultato è una riflessione attuale e necessaria sul progetto dello spazio architettonico, inteso come esperienza sensibile, accessibile e condivisa da tutti
Un Virtual Tour accessibile per il Museo d'Arte Orientale Edoardo Chiossone
Il presente contributo evidenzia le potenzialità del virtual tour nell’ambito dell’accessibilità di spazi museali, analizzando il caso del Museo di
Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova. Il testo esamina le potenzialità delle applicazioni di fotografia panoramica e le sue declinazioni accessibili. Il virtual tour, grazie anche alla sua semplicità di utilizzo, è considerato uno strumento efficace per il superamento, almeno virtuale, delle barriere architettoniche. Esso offre un’esplorazione dinamica, immersiva e incentrata sulla vista, la quale però rappresenta un limite in quanto non considera la totalità delle persone che, per diverse ragioni, necessitano anche del supporto di informazioni multisensoriali. Lo strumento sviluppato nella seguente ricerca intende evidenziare le implementazioni multimediali del virtual tour, con l’obiettivo di includere un pubblico più ampio. La fotografia panoramica verrà supportata da suoni, contenuti audio, video e testuali che consentiranno
di arricchire di informazioni l’immagine. L’obiettivo non è quello di definire un prodotto rivolto a categorie specifiche, ma piuttosto offrire
contributi utili per chiunque fruisca di questo strumento, adattandolo alle diverse caratteristiche delle persone. Il virtual tour non intende sostituirsi alla visita ma cerca di implementarla e il suo utilizzo consente a tutti di accedere e vivere il museo in funzione delle proprie possibilità.This paper highlights the potential of virtual tours in the context of accessibility of museum spaces, analyzing the case of the Oriental Art Museum Edoardo Chiossone. The text examines the possibility of panoramic photography applications and their accessible declinations. Thanks in part to its user friendliness, the virtual tour is considered an effective tool to overcome, at least virtually, architectural barriers. It offers a dynamic, immersive and sight-centred exploration, which, however, represents a limitation as it needs to consider the totality of people present who, for various reasons, also need the support of multisensory information. The tool developed in the following research aims to highlight multimedia implementations of the virtual tour to include a wider audience. The panoramic photograph will be supported by sound, audio, video, and textual content that will enrich the image with information. The goal isn’t to define a product aimed at specific categories rather it is to offer valuable contributions for anyone who uses this tool, adapting it to the different characteristics and needs of people. The virtual tour is not intended to replace a real life the visit but seeks offer other alternatives it, and its use allows everyone to access and experience the museum according to their possibilities
I progetti di Mario Labò per il Museo d'Arte Orientale di Genova
L’analisi dei differenti progetti formulati a metà del secolo scorso per il Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova costituisce l’occasione per riconoscere nei caratteri spaziali dell’edificio realizzato alcune significative tracce delle fasi precedenti ideate da Mario Labò. La ricerca si è occupata di reperire i disegni originali, dalla prima versione del 1948 caratterizzata da forme pure tipiche del modernismo anteguerra, alle configurazioni attualmente realizzate che furono concepite nella versione formulata tra il 1952 e il 1955. L’edificio realizzato nel 1971 mostra una originale spazialità di un percorso museale unitario e continuo che si dispiega in uno svolgimento analogo alla doppia elica di alcune antiche scale cinquecentesche. Questa versione è aggiornata attraverso lo sviluppo museografico italiano del secondo dopoguerra. Nel presente contributo si mostrano i rilievi effettuati al fine di effettuare un confronto con i dati documentali che fanno emergere l’importanza del percorso museale, quest’ultimo fondato sulla soluzione definitiva delle scale, quali elementi cruciali del progetto. L’ultima versione progettuale, peraltro, riprende la spazialità della villa neoclassica e il volume delle sale espositive viene liberato dai confini murari giungendo ad una concezione che evoca l’architettura giapponese
BIG scala. La misura dell'abitare
Il contributo si concentra sulla tematica dell’architettura per l’abitare attraverso l’analisi di due progetti dello studio danese BIG (Bjarke Ingels Group): la VIA 57West di New York e la 8House di Copenaghen. Le forme audaci, provocatorie e apparentemente incuranti del contesto in cui si inseriscono, caratterizzano lo stile architettonico dello studio BIG e trovano nell’ambito abitativo un’occasione di sperimentazione che, tuttavia, risulta coerente con la tradizione occidentale europea. Gli esempi citati rivelano una connessione con le strutture per l’abitare novecentesche di matrice tedesca come le Siedlung dei primi anni ‘20 e riprendono principi riconducibili alle megastrutture successive alla Seconda Guerra Mondiale. Lo studio condotto ha l’obiettivo di analizzare la geometria e i rapporti di scala dell’aggregazione abitativa, per approfondire le relazioni, e le contraddizioni, che si verificano tra la regolarità del disegno planimetrico e la percezione delle volumetrie durante l’esplorazione dinamica dell’architettura. Le ricostruzioni digitali dell’architettura e del contesto evidenziano il ruolo di questi progetti dello studio BIG nella definizione di un sistema aggregativo capace di considerare le differenti scale del progetto e relazionarsi contemporaneamente sia con le persone che con l’assetto urbano globale, secondo uno spirito riconducibile ad una megastruttura contemporanea per la città futura.The contribution focuses on the theme of architecture for living through the analysis of two projects by the Danish studio BIG (Bjarke Ingels Group): the VIA 57West in New York and the 8House in Copenhagen. The bold, provocative and seemingly oblivious forms of the context in which they are inserted characterize the architectural style of the BIG studio and find in the housing sector an opportunity for experimentation which, however, is consistent with western European tradition. The examples cited reveal a connection with twenties of -19th-centurry living structures of German origin such as the Siedlung of the early 1920s and take up principles attributable to the megastructures that followed the Second World War. The study conducted has the objective of analysing the geometry and scale relationships of the housing aggregation, to deepen the relationships and contradictions that occur between the regularity of the planimetric design and the perception of the volumes during the dynamic exploration of the architecture. The digital reconstructions of the architecture and the context highlight the role of these projects by the BIG studio in the definition of an aggregative system capable of considering the different scales of the project and relating simultaneously both to people and to the global urban structure, according to a spirit attributable to a contemporary megastructure for the city of the futur
Geometry and Proportions in Anne Tyng’s Architecture
Anne Tyng spent her long professional life devoted to architecture, mainly in its theoretical aspects linked with geometry and proportions. She is well known as one of Louis Kahn’s most important partners in her professional and private life, however a relevant degree of originality was found in her work, while exploring her architectural design through two unrealized projects. The aim of this paper is to investigate these projects by analysing the original drawings and also searching for possible geometries through three-dimensional virtual reconstructions. In this way, it is possible to detect Tyng’s propensity for complex three-dimensional geometry in her version of the project for Bryn Mawr College’s Erdman Hall (around 1960) made for Kahn’s firm, and the attention given to the relations between geometry, environment and perception in her independent project, the Four-Poster House (around 1975–1988). In both examples, Tyng paid special attention to issues related to proportion which link architecture and human beings, adopting dimensions that could fit different kinds of people
Hexagons and squares as bidimensional representations of a cube
This contribution examines examples of the plane representation of a series of cubes and the strategies used by some artists to work between the plane and the space. We analysed the recurrence in graphic language of some configurations, which have a two-dimensional and three-dimensional meaning
Un Virtual Tour accessibile per il Museo d'Arte Orientale Edoardo Chiossone
Il presente contributo evidenzia le potenzialità del virtual tour nell’ambito dell’accessibilità di spazi museali, analizzando il caso del Museo di
Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova. Il testo esamina le potenzialità delle applicazioni di fotografia panoramica e le sue declinazioni accessibili. Il virtual tour, grazie anche alla sua semplicità di utilizzo, è considerato uno strumento efficace per il superamento, almeno virtuale, delle barriere architettoniche. Esso offre un’esplorazione dinamica, immersiva e incentrata sulla vista, la quale però rappresenta un limite in quanto non considera la totalità delle persone che, per diverse ragioni, necessitano anche del supporto di informazioni multisensoriali. Lo strumento sviluppato nella seguente ricerca intende evidenziare le implementazioni multimediali del virtual tour, con l’obiettivo di includere un pubblico più ampio. La fotografia panoramica verrà supportata da suoni, contenuti audio, video e testuali che consentiranno
di arricchire di informazioni l’immagine. L’obiettivo non è quello di definire un prodotto rivolto a categorie specifiche, ma piuttosto offrire
contributi utili per chiunque fruisca di questo strumento, adattandolo alle diverse caratteristiche delle persone. Il virtual tour non intende sostituirsi alla visita ma cerca di implementarla e il suo utilizzo consente a tutti di accedere e vivere il museo in funzione delle proprie possibilità.This paper highlights the potential of virtual tours in the context of accessibility of museum spaces, analyzing the case of the Oriental Art Museum Edoardo Chiossone. The text examines the possibility of panoramic photography applications and their accessible declinations. Thanks in part to its user friendliness, the virtual tour is considered an effective tool to overcome, at least virtually, architectural barriers. It offers a dynamic, immersive and sight-centred exploration, which, however, represents a limitation as it needs to consider the totality of people present who, for various reasons, also need the support of multisensory information. The tool developed in the following research aims to highlight multimedia implementations of the virtual tour to include a wider audience. The panoramic photograph will be supported by sound, audio, video, and textual content that will enrich the image with information. The goal isn’t to define a product aimed at specific categories rather it is to offer valuable contributions for anyone who uses this tool, adapting it to the different characteristics and needs of people. The virtual tour is not intended to replace a real life the visit but seeks offer other alternatives it, and its use allows everyone to access and experience the museum according to their possibilities
Percezione, rappresentazione e wayfinding. Una comunicazione multisensoriale e accessibile per il Museo di Arte Orientale Edoardo Chiossone
La ricerca approfondisce l’interazione tra le persone e lo spazio, confrontando utenze dalle caratteristiche differenti e rivolgendo particolare attenzione al tema della disabilità. Lo studio analizza e confronta i processi percettivi che incidono sulla comprensione dell’architettura. L’obiettivo è duplice: da una parte si intende riconoscere e attribuire il giusto valore alle sensazioni sostitutive della vista, non sempre percepite da chi osserva lo spazio, dall’altra si intende implementare l’accessibilità estendendola alla comprensione delle qualità spaziali che contraddistinguono l’architettura, considerando in primo luogo la disabilità visiva, nella consapevolezza dell’impossibile parzializzazione del concetto di accessibilità. Il caso studio, scelto per la complessità spaziale dei suoi percorsi, è il Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova progettato dall’architetto Mario Labò (1884-1961) a partire dal 1948.
L’obiettivo della tesi è quello di evidenziare e comprendere la capacità da parte della persona non vedente di interagire con lo spazio architettonico e coglierne le sue qualità. La ricerca mira, nel suo limitato campo di indagine, a modificare il concetto di accessibilità, abbandonando i luoghi comuni relativi alla concezione di un’architettura strettamente visiva. Comprendere l’importanza di questi fattori consente di porre in evidenza alcuni aspetti capaci di arricchire l’esperienza di tutti, non solo delle persone con disabilità.The research explores the interaction between people and space, comparing users with different characteristics and paying particular attention to the issue of disability. The study analyses and compares the perceptive processes that affect the understanding of architecture. The objective is twofold: on the one hand we intend to recognize and attribute a correct value to the sensations that substitute sight, not always perceived by those who observe a space, on the other we intend to implement accessibility by extending it to the understanding of the spatial qualities that distinguish the architecture, considering firstly visual impairment, being aware that the concept of accessibility cannot be partitioned. The case study, chosen for the spatial complexity of its routes, is the Edoardo Chiossone Museum of Oriental Art in Genoa designed by the architect Mario Labò (1884-1961) from 1948 onwards. The aim of the thesis is to highlight and understand a blind person's ability to interact with the architectural space and grasp its qualities. The research aims, in its limited field of investigation, to modify the concept of accessibility, abandoning the clichés related to the conception of strictly visual architecture. Understanding the importance of these factors allows us to highlight some aspects capable of enriching the everyone’s experience, not only that of those with disabilities
Hexagons and squares as bidimensional representations of a cube
This contribution examines examples of the plane representation of a series of cubes and the strategies used by some artists to work between the plane and the space. We analysed the recurrence in graphic language of some configurations, which have a two-dimensional and three-dimensional meaning
Il contributo della rappresentazione alla percezione dell’architettura. Orientamento, connessioni spaziali e accessibilità / The contribution of representation to the perception of architecture Orientation, spatial connections and accessibility
Il campo di indagine del presente contributo comprende gli elementi legati all’orientamento spaziale
e il loro recepimento attraverso la percezione, coinvolgendo il concetto di rappresentazione mentale
con implicazioni nell’ambito del wayfinding. I soggetti studiati sono gli interni architettonici, sia nelle
loro caratteristiche ideali, che favoriscono o complicano la funzione dell’orientamento, sia attraverso
architetture reali, capaci di illustrare propriamente alcune di queste particolarità. Abbiamo impiegato
studi e ricerche compiute nell’ambito dell’architettura e delle scienze neurocognitive applicando metodologie
proprie della rappresentazione, che permettono di simulare situazioni spaziali o di evidenziare
alcuni aspetti di architetture esistenti. In particolare, abbiamo osservato come le caratteristiche
descritte possano essere classificate secondo due tipologie di modalità per la connessione – o la
riduzione delle distanze – tra spazio e fruitore: fisica e visiva. Nel corso dello studio si è rilevato come
l’immagine mentale, che coinvolge diversi aspetti neurocognitivi, può essere favorita anche da fattori
fondati non esclusivamente sulla visione. Tali elementi risultano utili anche per rendere la percezione
spaziale inclusiva nei confronti delle persone con disabilità sensoriali, con un’attenzione all’accessibilità
non più limitata ai solo aspetti funzionali dell’architettura.The field of investigation of this paper includes elements related to spatial orientation and their
transposition through perception, involving the concept of mental representation, with implications
that go beyond the scope of wayfinding. The subjects studied are architectural interiors, both in their
ideal characteristics, that help or complicate the function of orientation, and through real architecture,
capable of properly illustrating some of these peculiarities. We have used studies and research
carried out in the field of architecture and neurocognitive sciences and we have applied methodologies
typical of the field of representation, which allow us to simulate spatial situations or highlight
some aspects of existing architecture. We have observed how the characteristics described can be
classified according to two types of connection –or distance reduction– between space and user:
physical and visual. During the study we have found that the mental image, which involves various
neurocognitive aspects, can also be favoured by factors based not only on sight. These elements are
also useful for making spatial perception inclusive for people with sensory disabilities, with attention
to accessibility that involving not only functional aspects of architecture
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