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Il manager e la forza negoziale. Trattative e comportamento organizzativo
Il volume si occupa di comportamento organizzativo, dal punto di vista dell’analisi della teoria e tecnica della negoziazione, con specifico riferimento alla linea teorica originata dai lavori di Raiffa e Fisher. In particolare, è rivolto ai manager, che continuamente si trovano di fronte al problema di generare accordi (il più possibile vantaggiosi) con i manager di altre aziende, con le istituzioni, con i fornitori e i commercializzatori, con gli stessi colleghi di lavoro e i dipendenti. Lo scopo è spiegare, grazie a molti esempi e situazioni calate nel concreto,la struttura fondamentale del processo negoziale, suddiviso nelle due modalità di negoziazione distributiva e integrativa, in modo da migliorare la capacità dei manager di comprendere e affrontare nella pratica le trattative, e giungere così ad accordi maggiormente vantaggiosi.
Si evidenziano dunque da un lato le modalità che possono permetterci di “tirare la fune” con forza nei confronti della controparte, utilizzando tutto il nostro potere (negoziazione detta distributiva, o anche posizionale); dall’altro lato le modalità che permettono di integrare maggiormente i nostri interessi con quelli altrui, al fine di generare un importante valore aggiunto grazie a meccanismi di scambio e concessione che permettano di “allargare la torta”, ovvero di aumentare per entrambe le parti il valore complessivo generato dalla trattativa (negoziazione integrativa).
Una volta che il processo negoziale sia stato chiarito e calato nella realtà lavorativa, si affronta il tema delle abilità negoziali personali intese come skill manageriale. Da un lato si descrivono le specificità delle trattative con l’esterno e l’interno dell’organizzazione, e le relative modalità di comportamento. Dall’altro si forniscono alcune linee guida per permettere un miglioramento di queste abilità, grazie ad esercizi e schematizzazioni pragmatiche, oltre a indicare modalità che possano permettere ai manager di prepararsi in modo specifico di fronte alle trattative maggiormente complesse ed importanti
Comunicazione e Protezione Civile
Gestire le fasi di emergenza; comunicare all'esterno e rapportarsi ai vari media; sviluppare è rendere concreta una attività di educazione al rischio rivolta alla popolazione; animare e gestire la vita di un gruppo di volontari di Protezione Civile nelle fasi non emergenziali. Tutte queste attività implicano l'utilizzo di processi comunicativi. Questo volumeaffronta, analizzandoli e cercando di fornire indicazioni pratiche, i principali temi comunicativi legati all'attività di Protezione Civile
The representation of disability in the Italian media: The case of Ansa
Media representation significantly influences societal perceptions of disability, affecting both the general population and individuals with disabilities. This study examines the portrayal of disability and persons with disabilities by Ansa, Italy's leading press agency, during 2022. Through systematic content analysis of a comprehensive corpus comprising 1,692 articles identified through keyword search methodology, this research aims to develop a comprehensive framework describing Ansa's disability narrative.
The findings reveal that Ansa's coverage demonstrates significant under-representation of disability. Physical and mobility disabilities predominate in the discourse, conforming to established mediatic 'hierarchies of disabilities'. Moreover, Ansa's representation emerges as predominantly generic and abstract, lacking specificity and thus presenting disability as a depersonalized, collective category. The narratives primarily focus on political interventions, funding mechanisms, and institutional support, while personal narratives rarely achieve national news prominence.
The analysis indicates that the agency's coverage constitutes a narrative of disability that largely excludes disabled individuals, portraying the phenomenon primarily as a systemic issue addressable through public frameworks and policies, with minimal direct representation of affected persons. This approach reinforces the conceptualization of disability as an impersonal challenge requiring external intervention, rather than a lived experience of individuals within society
Gli anziani e lo scarso utilizzo (e desiderio) di tecnologia digitale
The present pilot study, conducted on 624 respondents aged over 60, analyses the possession, frequency and “comfort” in the use of digital technologies, focusing in particular on the motivational and relational variables and the actual skills and “digital literacy” of this group of “elderly”.
The analysis of the data shows a significant correlation (inversely proportional) between the “age” variable and the possession, use and “comfort” in using devices. In addition, it emerges 1) a significantly low level of use of digital technologies; 2) even lower levels of “comfort” in using them, which suggests a low level of digital literacy; 3) a tendency to use the opportunities of the digital world in a passive way, and above all 4) a low level of motivation to change one’s behaviour on these aspects. All these indications contrast with the more immediate prospects of implementing the developments of the so-called “Industry 4.0” to the elderly population
Fake news. Origins, connotations (and decline?) of a successful expression
This research aims to analyse the evolution and connotations of the expression "fake news" from its emergence to its contemporary usage. This study examines the origin, the quantitative trajectory of its use, and the macro-categories of meaning associated with this term. To accomplish these aims, content analysis was performed on prominent media outlets between 2016 and 2022. The dataset, comprising 30,035 articles, facilitated the identification of the term's usage trends. Additionally, sub-corpus sampling and computer-assisted qualitative techniques were utilized to examine the evolving connotations and macro-categories of meaning related to the expression.
The findings demonstrate that the established usage of the term "fake news" emerged in November 2016. The term's prevalence increased substantially, reaching its peak in 2018, and subsequently expanded into broader domains. Initially, the term was predominantly associated with the "world of the Net" and the specific political events of 2016, but it progressively extended to encompass journalism and socio-political conflict in general. Despite the decline and stabilization that took place between 2019 and 2022, the term "fake news" remained pervasively used, with references to journalism overtaking those to the online world. This coincided with a continuous "background noise" of oppositional and emotional connotations.
The term "fake news" was initially conceived to criticize online information. Subsequently, it has evolved into a stigmatizing and generic label employed in political and social discourse to discredit opponents. This negative connotation undermines trust in media and institutions, exacerbates divisive rhetoric, and impedes open and democratic discourse within increasingly complex social systems
Alla ricerca del pubblico: domanda e offerta del teatro
La ricerca analizza, secondo una prospettiva di “cultural planning”, da un lato le caratteristiche della “domanda” di teatro, ovvero il suo pubblico, reale o potenziale; dall’altro le caratteristiche dell’”offerta”, ovvero le procedure decisionali, i criteri, l’organizzazione che stanno alla base della programmazione teatrale e della costruzione delle “stagioni”. Dalla giustapposizione di queste due fotografie si intende cercare di rispondere all’ interrogativo: esiste uno spazio di incontro negoziale tra offerta e domanda di teatro?
Ovvero: esistono delle modalità attraverso cui, rispetto alla programmazione teatrale, possano essere assunte decisioni condivise, maggiormente efficaci e partecipate, che siano in grado di generare situazioni integrative, reciprocamente vantaggiose per chi offre teatro e per i suoi fruitori? E dove si possono cercare, queste aree integrative?
Per cercare una risposta abbiamo analizzato il pubblico del teatro attraverso una ricerca telefonica (n=716) condotta nel nord-est italiano grazie ai fondi PRIN, con la quale abbiamo saggiato la popolazione generale sul suo consumo culturale e mediatico, sulle sue motivazioni e sul grado di apprezzamento per ciò di cui fruisce; e in particolare, sugli atteggiamenti e comportamenti riguardanti il teatro. Parallelamente abbiamo puntato l’attenzione (con raccolte dati e interrogando direttamente con interviste semi-strutturate direttori artistici e direttori) su come viene composta l’offerta teatrale delle stagioni presenti in provincia di Udine, e in particolare sui criteri decisionali e sulle procedure di ascolto dell’utenza e di valutazione dell’offerta che vengono realizzate a questo scopo.
In questo articolo presentiamo in particolare le principali conclusioni relative alla descrizione del pubblico del teatro, ovvero il lato della domanda, focalizzandoci sulla ricerca telefonica e i suoi risultati. Nella seconda parte analizziamo l’offerta, riassunta in forma di punti-chiave, di modo che sia possibile stimolare una prima comparazione tra i due aspetti, e lanciare delle domande finali che possano rappresentare uno stimolo alla riflessione su questi temi.
I principali risultati riguardano: la definizione di un identikit del consumatore di teatro (e la sua comparazione con la popolazione non frequentante); il grado di soddisfazione nei confronti dell’offerta e della specifica offerta di teatro legato produttivamente al territorio; la ricognizione delle procedure messe in atto (o meglio, non messe in atto) dal lato della produzione teatrale nei confronti delle procedure di ascolto e rilevazione del pubblico; la comparazione di queste due immagini e la formulazione di indicazioni (o nodi da sciogliere) in direzione di una maggior integrazione tra domanda e offerta teatrale, e il territorio di riferimento, che si intende sviluppare utilizzando la cultura come motore di sviluppo
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