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    {Mei}, S

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    Il caso Claudio Tolcachir. Note sulla fortuna italiana di "Emilia"

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    Claudio Tolcachir (Buenos Aires, 1975) non è soltanto un teatrista di punta della variegata scena indipendente di Buenos Aires ma figura tra i più affermati uomini di teatro contemporaneo, da cui la recente nomina a direttore della XXIX edizione dell’École des Maîtres 2020. Nel 2005, col debutto della sua prima pièce originale La omisión de la familia Coleman, inizia una irresistibile ascesa che si concreta in tournée e progetti internazionali, tra cui diverse edizioni sceniche del suo quarto testo drammatico Emilia, rappresentato con cast differenti in Argentina, Spagna e Italia, sempre con la regia dell’autore. Il contributo affronta la complessità dell’opera dell’artista porteño, tracciando i segni distintitivi della sua drammaturgia e dei relativi allestimenti, ma facendo anche emergere i limiti della ricezione italiana nella comprensione della sua opera, soprattutto attraverso l’edizione romana di Emilia, dove una impareggiabile Giulia Lazzarini interpreta il ruolo del titolo.Claudio Tolcachir (Buenos Aires, 1975) is not only a leading teatrista of the independent stage in Buenos Aires but is one of the most successful men of contemporary theatre. Indeed he has recently become director of the École des Maîtres 2020. In 2005, thanks to his first piece La omisión de la familia Coleman, he began an irresistible rise with tour and international productions, including several scenic editions of his fourth dramatic text Emilia, performed with different cast in Argentina, Spain and Italy, but always the author as director. The contribution aims to deal with the complex work of the Argentine artist, tracing the distinctive signs of his plays (texts and performances), but also highlighting limitations of Italian critic literature to understanding his work, especially through the Roman edition of Emilia, where an incomparable Giulia Lazzarini played the title role

    Il caso Claudio Tolcachir. Note sulla fortuna italiana di "Emilia"

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    Claudio Tolcachir (Buenos Aires, 1975) non è soltanto un teatrista di punta della variegata scena indipendente di Buenos Aires ma figura tra i più affermati uomini di teatro contemporaneo, da cui la recente nomina a direttore della XXIX edizione dell’École des Maîtres 2020. Nel 2005, col debutto della sua prima pièce originale La omisión de la familia Coleman, inizia una irresistibile ascesa che si concreta in tournée e progetti internazionali, tra cui diverse edizioni sceniche del suo quarto testo drammatico Emilia, rappresentato con cast differenti in Argentina, Spagna e Italia, sempre con la regia dell’autore. Il contributo affronta la complessità dell’opera dell’artista porteño, tracciando i segni distintitivi della sua drammaturgia e dei relativi allestimenti, ma facendo anche emergere i limiti della ricezione italiana nella comprensione della sua opera, soprattutto attraverso l’edizione romana di Emilia, dove una impareggiabile Giulia Lazzarini interpreta il ruolo del titolo.Claudio Tolcachir (Buenos Aires, 1975) is not only a leading teatrista of the independent stage in Buenos Aires but is one of the most successful men of contemporary theatre. Indeed he has recently become director of the École des Maîtres 2020. In 2005, thanks to his first piece La omisión de la familia Coleman, he began an irresistible rise with tour and international productions, including several scenic editions of his fourth dramatic text Emilia, performed with different cast in Argentina, Spain and Italy, but always the author as director. The contribution aims to deal with the complex work of the Argentine artist, tracing the distinctive signs of his plays (texts and performances), but also highlighting limitations of Italian critic literature to understanding his work, especially through the Roman edition of Emilia, where an incomparable Giulia Lazzarini played the title role

    Ri-scuotere Shakespeare. Il Bardo e la giovane scena italiana

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    Il progetto si articola in tre momenti: le esperienze sceniche di Valter Malosti ("Venere e Adone"), Massimiliano Civica ("Il Mercante di Venezia") e Oscar De Summa ("Riccardo III"); un incontro coi tre registi e gli attori; un ciclo di proiezioni commentate sulle traduzioni cinematografiche e video delle opere di Shakespeare

    La visione notturna di Leo. Osservazioni dal Fondo fotografico dell'Archivio Leo de Berardinis

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    It’s just a photograph... but how can it witness a stage action, re-present a performance? Can a photographer with his medium and his specific language translate or reproduce the ‘scenic writing’ (scrittura scenica)? This contribution aims to show the connections between the practice of photography as ‘light ́s writing’ and the stage practice as ‘scenic writing’ by de Berardinis, while browsing the visual documents of the Leo de Berardinis Archive in Bologna. His dark stage, framed by light effects, was very hard to film. It can be rightly compared with the photographic process. The scene is almost like a vision that emerges from the night; its inhabitants are spectral presences and the play is a picture that gradually becomes clearer as the representation unfolds. It may be just a dream

    Drammaturgie dello sguardo. Studi di iconografia dello spettacolo

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    Cosa unisce Mina Mazzini e Yvette Guilbert, Lucio Ridenti e Leo de Berardinis, Aby Warburg e Terayama Shūji a tutti gli altri artisti teatrali di cui si parla in questo libro, come Anna Pavlova, Eleonora Duse e Romeo Castellucci? Non c’è un motivo unico ma molti richiami interni, fili e tracce di un racconto ininterrotto che attraversa cronologicamente tempi, fatti e oggetti differenti, seppur riconducibili a un medesimo ambito che è quello del teatro o, più ampiamente, dello spettacolo. Attraverso re-visioni poco ortodosse di fenomeni anche molto noti, i dieci studi qui proposti cercano nuove modalità di approcciare il documento figurativo quale fonte per la storia del teatro, dove l’iconografia è praticata in primo luogo come un sentimento verso l’immagine, una cultura del visivo che concili scienza, metodo e immaginazione. Questo volume si offre infatti come prima proposta di una teatrologia visuale in cui l’approccio storico dialoghi con quello culturologico delle moderne teorie dell’immagine. E proprio in ragione di questa impostazione, le questioni disciplinari non vengono affrontate in astratto ma piuttosto empiricamente, ricalibrando volta per volta l’ampiezza di campo, e tenendo presente una questione che balza subito agli occhi come essenziale: la natura femminile

    Teatro delle Ariette. Terreni comuni - natura del teatro

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    Il Teatro delle Ariette non è soltanto una compagnia teatrale, è un’esperienza, una pratica quotidiana alla ricerca del “luogo” in cui arte, vita e lavoro convivono e coincidono. A partire dal 1996 i fondatori Paola Berselli e Stefano Pasquini insieme a Maurizio Ferraresi creano spettacoli e fanno teatro nei luoghi della vita ordinaria affrontando nel filtro autobiografico il rapporto dell’uomo col mondo, la terra, gli altri esseri viventi, in cerca di una condivisione profonda tra attori e spettatori. Promuovono la cultura teatrale con i progetti "A teatro nelle case" e "Territori da cucire", organizzano incontri e dibattiti, producono documentari e film, conducono laboratori. Nel 2017 il Deposito Attrezzi, edificio rurale per il teatro presso la loro abitazione a Castello di Serravalle (Bologna), è diventato ufficialmente sala teatrale. Un riconoscimento che apre uno spartiacque nel loro percorso da “irregolari” del teatro, per citare Stefano Pasquini, e che rilancia a distanza di più di vent’anni la sfida dell’incontro tra l’uomo, la natura, l’arte e la società. L’importanza di questo progetto consiste in primo luogo nell’esemplarità delle pratiche della compagnia e nell’attualità di temi che la contraddistinguono nell’insieme di esperienze affini: il teatro come forma-di-vita. Sempre più l’autobiografia serve da strumento per superare i canoni della rappresentazione, pur nel rischio di ordire un discorso autoreferenziale. Come aprirsi allora alle particolarità delle singole biografie, come integrare l’identità di ciascun spettatore in una forma che dia voce alla pluralità dei vissuti e delle esperienze? Lo spettacolo che il Teatro delle Ariette propone qui in anteprima, "Attorno a un tavolo", esplora questa direzione, anticipata nel laboratorio per gli studenti con un momento finale di restituzione pubblica. Il percorso della compagnia riletto in chiave storica diventa oggi l’occasione per ripensare le forme dell’economia e dell’organizzazione teatrale, della resilienza al Sistema e della fuga dai luoghi deputati. Le proiezioni all’Alliance Française di Bologna accompagnate dall’incontro con Serge Peyrat, importante personalità del teatro francese legato alle Ariette, e la giornata di studi, testimonianze e dialoghi articolati intorno alla presentazione del libro della compagnia costituisce un ulteriore appuntamento per l’indagine e il ripensamento del Nuovo Teatro oggi e della sua messa in prospettiva
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