1,721,018 research outputs found

    Modi di distruzione segnica. Come si arresta la semiosi?

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    Modes of Sign Destruction. How to arrest semiosis? Moving from the theory of modes of sign production proposed by Umberto Eco in 1975, this article explores possible lines of research in order to conceptualize the modes of sign destruction, that is, the operations through which the capacity of a sign to signify is disabled. The question recalls another theoretical issue already largely investigated by Eco: the semiotic impossibility of an ars oblivionalis that, contrary to an ars memoriae, would facilitate the forgetfulness of something. Beyond the work of sign destruction and its results (not necessarily an interruption of semiosis), the article debates through several examples on the necessary actions to make a sign stop signifying: iconoclasm, alteration, concealment, production of noise/interferences, de-structuration and “disinvention”

    Sguardi artificiali: strategie di enunciazione della visione macchinica

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    The article focuses on the strategies of enunciation and textualization of the “machine point of view” in movies. Through the analysis of a corpus of films and tv series, the article aims at proposing an “archaeology of machine vision” (as well as robot vision, android vision, computer vision) in contemporary imagery, as it is mise en scène in popular culture audiovisual texts. The analysis pinpoints the manifold enunciational markers employed to signify the transition to a non-anthropic perception scheme and the installation of a “machinic subjectivity”. The aim of the analysis is tracing the evolution of some textual forms of machine vision’s representations in terms of narrative roles and axiologies, so to better understand the diverse textual translations of different “epistemologies of the machine” circulating in our culture

    Processare il patrimonio: il caso Ben-Ghiat e i discorsi sulle architetture fasciste

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    This article aims at presenting a sociosemiotic reflection about the “discursive arena” regarding fascist heritage in Italy, as triggered by an article by American historian Ruth Ben-Ghiat asking why fascist monuments are still standing in Italy. Through a quick analysis of Ben-Ghiat article and other articles published in response to her, I try to reflect about different axiologies and narrative schemes of a cultural heritage that is politically problematic. A discursive and sociosemiotic approach to cultural heritage is proposed

    Gianfranco Marrone e Tiziana Migliore (a cura di), Iconologie del Tatuaggio. Scritture del corpo e oscillazioni identitarie, Collana Biblioteca/Semiotica, Roma, Meltemi, 2018, pp. 322

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    Recensione del volume: Gianfranco Marrone e Tiziana Migliore (a cura di), Iconologie del Tatuaggio. Scritture del corpo e oscillazioni identitarie, Collana Biblioteca/Semiotica, Roma, Meltemi, 2018

    Vintage Ideologies. Attorno al fenomeno della jugonostalgija nel Web

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    La violenta dissoluzione della Repubblica federale socialista jugoslava ha condotto alla nascita di nuove nazioni e nuovi nazionalismi, ma cosa è rimasto del sentimento di appartenenza all’identità (politica e culturale) jugoslava a distanza di più un decennio dalla definitiva scomparsa della Jugoslavia? Quali sono le forme di sopravvivenza e di trasformazione di quelle memorie, a fronte della sparizione delle tracce materiali dei vecchi memoryscapes? E quali sono, invece, gli effetti passionali generati dal rischio di accelerazione dell’oblio causato dalla distruzione delle tracce? I processi di (re-)invenzione e di (ri-)costruzione di una sopravvissuta memoria collettiva jugoslava verranno indagati attraverso un’analisi del cosiddetto fenomeno della jugonostalgija, termine utilizzato per indicare appunto il diffuso atteggiamento di nostalgia per il passato jugoslavo. Come spiegare questa disposizione quasi di rimpianto verso un passato caratterizzato dalla presenza di quello che viene spesso considerato come un regime autoritario e repressivo? O meglio, come rendere conto del radicamento di una “dominante emo- tiva” nostalgica in una memoria collettiva che ha subìto trasformazioni repentine e violente, come nel caso dell’ex-Jugoslavia? E quali tratti assume tale disposizione patemica, considerato che la “jugonostalgia” pare rivolgersi soprattutto a determinati aspetti “culturali” della semiosfera jugoslava (musica, film, trasmissioni televisive, prodotti di consumo)? A partire da un corpus d’analisi costituito soprattutto da siti-web esplicitamente “jugonostalgici” o che si focalizzano sul passato socialista dei paesi sorti sulle ceneri della Jugoslavia, si proverà a indagare dalla prospettiva di una semiotica della cultura alcuni dei meccanismi semiotici di funzionamento delle “passioni ideologiche della memoria”

    Il virus e la città. Sparizione, sospensione, immaginazione

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    Alcune riflessioni semiotiche sulle forme di spazialità prodotte dalla pandemia di Coronavirus, con particolare riferimento agli spazi urbani

    Semiotiche dei confini e narrative spaziali della memoria in Bosnia Erzegovina: monumenti, musei, città

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    L'articolo propone una riflessione sulle "narrative" del dopoguerra in ex Jugoslavia (specialmente in Bosnia Erzegovina) così come sono trasmesse da alcuni luoghi della memoria . Tale riflessione si incentra sulla nozione di "confine", da intendere da un punto di vista sia spaziale che narrativo-culturale. I siti analizzati (il memoriale di Jasenovac/Donja Gradina, il memoriale di Srebrenica, la città di Mostar e l'area di Prijedor) si caratterizzano o per il fatto di trovarsi nei pressi di un confine politico/amministrativo o rappresentano essi stessi un confine culturale, dato che ognuno di questi luoghi può essere considerato un "contested place" in cui versioni conflittuali degli eventi passati si scontrano tra loro. A partire dalla prospettiva di una semiotica narrativa, il confine viene dunque considerato alla stregua di un "punto di vista metodologico" per analizzare come memorie diverse "competono" nello spazio

    Of Bridges and Borders: Post-War Urban Geographies in Mostar

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    Il capitolo analizza da un punto di vista semiotico le politiche di restauro e ricostruzione del patrimonio architettonico della città di Mostar (in Bosnia Erzegovina) a seguito delle guerre degli anni '90. L'obiettivo è quello di osservare come il tessuto urbano, sia nelle sue architetture che nelle pratiche, proietti sulla città ancor oggi, ad anni dalla fine delle ostilità, una geografia di divisione interna

    How to remember a place to forget? The semiotic design of deep geological nuclear repositories, from long-term communication to memory transmission

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    Drawing on the field of nuclear semiotics, this article critically discusses the classic problem of marking the location of a deep geological repository to communicate – in the distant future – its presence and potential threats to intruders. The article is divided into two parts. The first part reviews some site-marking solutions that have been proposed in the nearly 40 years of nuclear semiotics’ existence. These solutions are analyzed through the lens of semiotics of space and memory, highlighting different ideas about the purposes of site-marking, ranging from the idea of communicating a warning message to that of transmitting a memory. The second part addresses these strategies of memory transmission by examining some recent “speculative experiments” that use art to convey information about nuclear repositories to future generations. This part of the article examines artistic proposals submitted to a competition organized by ANDRA (the French Agency for Nuclear Waste)

    David Stark: l'arte della dissonanza

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    Dialogo/intervista con il sociologo David Stark su innovazione e creativita
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