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Fonti, dati e criteri adottati per il reperimento e l’elaborazione dei dati idrogeologici
Le attività di reperimento dei dati idrogeologici sono iniziate nel secondo trimestre del 2002 e hanno riguardato prevalentemente la raccolta di dati stratigrafici, piezometrici e di prove di permeabilità in foro. In particolare sono stati raccolti e informatizzati dati di oltre diecimila sondaggi. L’acquisizione dei dati si è incentrata sulle seguenti fonti di archivio: Regione Lazio, Assessorato all’Ambiente e Protezione Civile; Azienda per l’Ambiente ed il Territorio; ENEA, Centro Ricerche Casaccia; Archivi privati; Pubblicazioni e relazioni tecniche inedite. Quanto acquisito, assieme ai dati d’archivio del laboratorio di Idrogeologia di Roma Tre, è confluito in un database collegato ad una cartografia in ambiente GISThe acquisition activities of hydrogeological data started in April 2002 and are mainly related to stratigraphic data, piezometric and permeability tests in borehole. In particular, were collected and computerized more than ten thousand surveys. Data acquisition focused on the following archival sources: Latium region, Department of Environment and Civil Protection, Corporate Environment and Territory, ENEA Casaccia Research Centre, Private archives, publications and unpublished technical reports. All these informations are merged into a single database linked to a GIS environment
44-46. Old and new papyri from the estate of lady Victorina
A landlady Victorina is known from three published papyri: P.Herm. 42, P.Bodl. I 26 and P.Grenf. II 97. This article presents two new texts belonging to her dossier, P. Ryl. Greek Add. 1150 and P.Berol. inv. 9083, and a new edition of P.Herm. 42. Although there are no firm elements allowing us to know the location of lady Victorina's estate nor any other important information such as her family background, the papyri present interesting material features and offer insights on the mechanics of land management in Byzantine Egypt
Individuazione dei bacini idrogeologici e analisi della circolazione idrica sotterranea nel dominio vulcanico laziale
L’identificazione dei modelli fisici di riferimento, dell’entità delle risorse realmente presenti negli acquiferi, degli scambi tra falda e reticolo idrografico, delle aste fluviali perenni, secondo una lettura distribuita all’interno dei bacini e delle unità idrogeologiche, è fondamentale per il calcolo dei bilanci, per la definizione dello stato di criticità e per la gestione delle risorse idriche. Gli schemi ed i bacini idrogeologici utilizzati per la definizione dei bilanci e delle criticità sono stati definiti mediante analisi dell’assetto geologico-strutturale e piezometrico del territorio studiato.The identification of physical models, the effective evaluation of the groundwater resources, the relationships between groundwater and the surficial drainage network, are essential for the budget evaluation and to identify critical conditions for groundwater resources management. Groundwater conceptual models and hydrogeological basins used for the budget and critical conditions identification have been defined by the analysis of the structural –geological setting and the potentiometric pattern of the study area
Cenni dell'Idrogeologia dell'area romana.
L'assetto idrogeologico del territorio del Comune di Roma è condizionato dalla presenza di distinti ambiti geologici, che determinano l'esistenza di più unità idrogeologiche: Unità dei Monti Sabatini; Unità dei Colli albani; Unità di Ponte Galeria; Unità delle piane alluvionali; unità del delta del Fiume Tevere. I molteplici acquiferi presenti in queste idrostrutture hanno una circolazione complessa che tende a raccordarsi a ridosso delle quote corrispondenti ai livelli di base fondamentali costituiti dai Fiumi Tevere, Aniene, Astura e dal mare. Le unità idrogeologiche del territorio romano sono limitate inferiormente dalle argille vaticane che fungono da aquiclude e vengono ricaricate anche da aree esterne all'ambito comunale.The hydrogeological setting of Rome is conditioned by the presence of several geological areas, which determine the existence of several hydrogeological units: Units of Monti Sabatini, Unit of the Alban Hills, Unit of Ponte Galeria, Unit of flat alluvial units the delta of the River Tiber. The aquifers in these hydrogeological units present a complex circulation that regionally can be read as drained by the Rivers Tiber, Aniene, Astura and the sea. The hydrogeological units of the Roman area is sustained by the “Vatican Clays” which act as an aquiclude , and they are also recharged in locations out of the roman urban area
Lineamenti Idrogeologici dei terrazzi marini pleistocenici del Lazio settentrionale
Il settore costiero del Lazio settentrionale, cui si riferisce questa nota, si estende su litoformazioni appartenenti ai terrazzi marini pleistocenici. Il substrato a bassa permeabilità che sostiene gli acquiferi ospitati nei complessi tirreniani, è rappresentato primariamente dalle argille azzurre plioceniche e secondariamente dalle coltri alloctone cretacico-oligoceniche di facies toscana affioranti nell’entro terra. Nella nota vengono presentati i risultati di una ricerca volta a definire i lineamenti idrogeologici di questo settore peritirrenico ed a valutarne l’entità e la tipologia delle risorse idriche sotterranee. La potenzialità degli acquiferi sotterranei, assai modesta nell’area compresa tra il Fiume Marta ed il Fiume Mignone, va aumentando da sud verso nord, in relazione al progressivo abbassamento del substrato argilloso. In prossimità del corso attuale del Fiume Fiora è stata comprovata la presenza di un ampio paleo alveo formatosi nel Pleistocene medio- alto, che rimane sepolto da depositi alluvionali e da sedimenti marini del Pleistocene superiore. Questa situazione paleo geografica determina, in corrispondenza del paleo alveo, una concentrazione della risorsa idrica ed una elevata produttività dei pozzi. L’andamento delle linee isofreatiche (a ridosso dell’areale “Fiume Fiora-Arche di Pontecchio”, indica l’esistenza di una linea di flusso sotterranea, sostenuta del Fiume Fiora, che va ad alimentare l’acquifero ospitato nel paleo alveo. I dati ideologici di terreno, riguardanti più di 350 punti d’acqua censiti, hanno evidenziato l’esistenza di acquiferi liberi e semiconfinati, caratterizzati da valori di salinità assai vari. Un altro settore dalle potenzialità idriche elevate è stato messo in luce, in corrispondenza del rilievo calcarenitico di Tarquinia, sulla base di osservazioni geologico strutturali ed idrogeologiche. Più in generale si può dire che l’intero settore studiato può essere considerato come una unità idrogeologica a sé stante in quanto risultano definiti sia l’entità spaziale di riferimento, che i limiti di flusso e di potenziale. L’intero complesso dei terrazzi marini pleistocenici rimane idraulicamente separato dal confinante Sistema Idrogeologico Pulsino, Cimino e Sabatino e drena essenzialmente verso mare. Risulta infatti modesto il contributo che questa unità idrogeologica dà al deflusso di superficie, che viene prevalentemente alimentato dagli acquiferi vulcanici
Valutazione e localizzazione della criticità della risorsa idrica (dominio vulcanico laziale)
La disponibilità delle risorse idriche sotterranee nel dominio vulcanico laziale, è stata definita attraverso l’analisi del bilancio idrogeologico distribuito, la valutazione dell’entità dei prelievi per gli usi idropotabili, agricoli ed industriali e da considerazioni relative alle portate emergenti e ai deflussi sotterranei naturali. Gli elementi che sono stati presi in considerazione per la valutazione delle risorse disponibili sono: a) l’ambito territoriale di riferimento; b) i valori e la ciclicità della ricarica (risorse rinnovabili); c) i volumi idrici prelevati per diversi usi; d) i deflussi superficiali e sotterranei da mantenere nei diversi settori del sistema acquifero. Scendendo ancora di scala, all’interno dei bacini idrogeologici, risulta utile individuare le “aree critiche”, ovvero quei settori del corpo idrico sotterraneo in cui la concentrazione dei prelievi determina livelli di alterazione della circolazione idrica e dei livelli piezometrici significativamente superiori a quelli delle aree circostanti con rischio di compromissione in tempi brevi dell’approvvigionamento idrico delle attività che vi insistono. La criticità viene valutata tenendo conto delle caratteristiche fisiche dell’acquifero, delle evidenze di depauperamento della risorsa e delle differenti entità e destinazioni d’uso dei prelievi. Le aree critiche vengono definite in maniera oggettiva mediante una procedura di indicizzazione dei diversi fattori (7 indici), secondo una matrice di valutazione. Sono inoltre indicate come “aree di attenzione” quelle aree in cui viene evidenziata una criticità legata essenzialmente ad anomalie piezometriche, ma sulle quali il prelievo calcolato non risulta particolarmente elevato, comunque paragonabile ai valori medi riscontrati sull’acquifero (prelievo totale minore di 1.600 m3/anno/ha).The availability of groundwater resources in the volcanic domain of Latium region, has been defined taking into consideration: the distributed hydrological budget, the entity of the withdrawals for drinking industrial and agricultural water uses, and the discarge of the springs and of the basic flow of main rivers. The elements that have been taken into account to evaluate the resources are: a) the territorial reference, b)the amount of infiltration and its variability (renewable resources), c) the amount of withdrawals d ) the minimum discarge of surface water and groundwater of the aquifer system. Within the hydrological basins, it is useful to identify the "critical areas", which are areas of the aquifer in which the concentration of the samples has determined anomalies of water surface and of piezometric levels, these areas are those at risk of water supply. Critical areas are defined by a matrix calculation which considers different factors (7 ratios). The “attention areas” are defined like areas in which the criticality refers to the piezometric anomalies, but on which the withdrawal is not particularly high, similar to the average withdrawal of aquifer (total levy less than 1,600 m3 / year / ha)
Acquiferi carsici. Aspetti di idrogeologia del fratturato
Gli obiettivi raggiunti dall’attività speleologica hanno da sempre costituito un valido complemento della ricerca scientifica inerente le dinamiche evolutive dei processi carsici. Sono ormai noti da tempo i rapporti fra lo sviluppo del carsismo e le modalità di circolazione delle acque sia superficiali che sotterranee. Una frontiera non ancora del tutto esplorata è quella della conoscenza delle relazioni fra lo sviluppo delle geometrie carsiche e l’assetto idrostrutturale dei grandi acquiferi carbonatici. L’obiettivo del presente contributo è proprio quello di fornire un sintetico quadro dell’idrogeologia dell’Appennino centrale, funzionale all’attività speleologica, affinché i traguardi speleologici conseguiti possano andare oltre l’impresa e ambire ad una sempre maggiore rilevanza scientifica, anche in campo idrogeologico
Anzio e Nettuno - Caratteristiche geologiche e climatiche; la struttura geologica: terre ed acque.
Si tratta di uno studio pluri disciplinare degli aspetti fisici del territorio di Anzio e Nettuno basato sull’analisi dell’evoluzione storica delle tecniche geologiche per la definizione di schemi di assetto e risorse idriche. I temi affrontati sino la geologia stratigrafica e strutturale, la geomorfologia vista anche in riferimento alle influenze antropiche, l’idrogeologia quantitativa, la valutazione dello stato di stress idrico, il clima
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