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John Dewey politico della crisi. Scritti scelti
Il libro ricostruisce la produzione teorica di Dewey in quanto intellettuale pubblico nei primi anni 30. Una produzione di vario tipo, e di natura non strettamente accademica: discorsi, pamphlet, scritti polemici, editoriali. La pubblicazione di questa raccolta, selezionata, tradotta e introdotta da Matteo Santarelli con un saggio introduttivo di Giovanni Maddalena
Nuovi usi di vecchi concetti
"Un nuovo nome per alcuni vecchi modi di pensare": così recita il sottotitolo di Pragmatism, il celebre volume di William James datato 1907. Un'espressione apparentemente modesta, che sembra sminuire la portata innovatrice della scuola pragmatista. In realtà, è proprio sulla continuità creativa tra passato, presente e futuro che si articola il potenziale rivoluzionario del pensiero di William James, John Dewey, George Herbert Mead e Charles Sanders Peirce. Come insegna la teoria dell'evoluzione, le novità più radicali hanno spesso origine da un uso innovativo di strumenti e oggetti che in precedenza svolgevano funzioni differenti. È così che opera il meccanismo di ex-aptazione, intuito già dagli autori pragmatisti. I saggi che compongono il presente volume traggono ispirazione da questo spirito "ex-aptivo". In ognuno dei contributi, vecchi concetti vengono esplorati e rivisitati in modi inediti al fine di gettare luce sopra alcuni ambiti cruciali della nostra esperienza: religione, economia/diritto, politica, comunicazione, etica ed estetica, psicologia, educazione. "Nuovi usi di vecchi concetti" vuole così dimostrare nel concreto come si possa mettere all'opera il metodo pragmatista e farne il perno di indagini interdisciplinari sulle difficili e complesse questioni della nostra epoca
Matteo Santarelli, La filosofia sociale del pragmatismo. Un’introduzione
Recensione del volume di Matteo Santarelli, "La filosofia sociale del pragmatismo. Un’introduzione", Biblioteca Clueb, 202
Inconscio e linguaggio. Quattro prospettive teoriche da Freud alle teorie contemporanee
In questo articolo viene discussa la questione del rapporto tra inconscio
e linguaggio, che percorre l’intera storia della psicoanalisi. Il punto di partenza
di questa discussione coincide con il lavoro di Sigmund Freud. Sin
dai suoi primi lavori, Freud ha affermato sia la centralità del linguaggio
all’interno dell’azione terapeutica, sia la natura essenzialmente non linguistica
dell’inconscio.
Che l’inconscio non sia linguistico è un assunto condiviso dalla maggior
parte degli psicoanalisti, anche nell’ambito della psicoanalisi contemporanea,
dove numerosi autori identifi cano l’inconscio con un insieme di
schemi relazionali procedurali impliciti. Un caso paradigmatico di questa
prospettiva è il lavoro di Daniel Stern, che assumeremo come modello per
la discussione avanzata nella seconda sezione. Secondo Stern, esiste una
dimensione della psiche costituita da schemi di percezione e comportamento
di natura non linguistica. Questo implica che vi sia una sfera dell’esperienza
umana che non può essere restituita ed espressa dal linguaggio.
Pur nelle loro forme più raffi nate, le concezioni che affermano la natura
non linguistica dell’inconscio sono tuttavia fondate su di una comprensione
in fi n dei conti non pienamente esaustiva del linguaggio. Per questo motivo,
alcuni autori nel corso del ’900 (su tutti, Jacques Lacan) hanno rivisto la tesi
freudiana alla luce delle nuove concezioni linguistiche che si andavano affermando.
Tentando di mediare tra le innovazioni occorse nel campo degli studi
linguistici e l’adesione al paradigma freudiano, Alfred Lorenzer ha elaborato
a sua volta una concezione pragmatica del linguaggio, fondata sull’opposizione
tra stereotipi e simboli, che discuteremo nella terza sezione.
Nella sezione fi nale, tenteremo infi ne di indicare una via esplicitamente
alternativa rispetto alla dicotomia freudiana tra piano linguistico e piano inconscio
e alle sue fi liazioni contemporanee. In particolare, proporremo due
esempi di processi inconsci che funzionano attraverso il linguaggio, discutendo
brevemente le implicazioni teoriche più generali di questa ipotesi
The Dangerous Liasions between Pragmatism and Psychoanalysis: Sex, Drives, and Impulses
This paper is a contribution to the discussion on the relationship between pragmatism and psychoanalysis. Specifically, I will contribute to the discussion by focusing on the concept of sex. Classical pragmatists – e.g., Dewey and Mead – criticize Freudian psychoanalysis for its exaggerated focus on sex. Yet, their criticisms lack a thorough discussion of what sex exactly means, according to Freud. In this paper, I would like to focus on Freud’s idea of sex as a drive in order to shed light on some important and hitherto partially neglected convergences and divergences between pragmatism and psychoanalysis
'Ndrangheta, reciprocità e riconoscimento: alcune riflessioni a partire da "Mafie del nord. Strategie criminali e contesti locali".
Il presente contributo intende discutere alcune delle tesi presentate dal sociologo Rocco Sciarrone nel suo volume "Mafie del Nord". In particolare, si tenterà di mostrare come lo studio del fenomeno dell'espansione della 'Ndrangheta nei territori del centro Nord Italia chiami in causa alcune delle categorie centrali della filosofia e della teoria sociale contemporanee: riconoscimento; conflitto; azionale sociale
Dal pathos all’ethos. Rosa M. Calcaterra e il nucleo del pragmatismo
Il saggio ripercorre il contributo di Rosa M. Calcaterra al pragmatismo inteso come movimento unitario. In particolare, si sofferma sul contributo di Calcaterra alla comprensione del nucleo teorico del pragmatismo inteso come filosofia sociale e politica
Improving concepts, reshaping values: pragmatism and ameliorative projects
In this paper, I argue that positions from the historical tradition of pragmatism
can offer insights into the role that values play in ameliorative projects. By
focusing on Sally Haslanger’s ameliorative project regarding gender, I will try
to show how the Deweyan idea of the circuit provides a convincing
understanding of the mutual interplay between values and conceptual
revision within ameliorative approaches. I propose to understand this circuit
as a process of articulation, through which our understanding of an initially
vague value becomes more detailed and fine-grained. To this end, I will focus
on a specific aspect of Haslanger’s recent intellectual production, namely the
idea that ameliorative projects are inspired and organized by partially
indeterminate values. In the final part of the paper, I will discuss a potential
moral and political pitfall associated with ameliorative projects – i.e. the
proliferation of cultural bubbles which are mutually exclusive and unable to
communicate among themselves. This discussion addresses a further
challenge for implementation, which is connected to the field of values, and
not merely to the domain of concept
Affrontare la situazione problematica: la produzione intellettuale di Dewey nei primi anni '30.
Il saggio ricostruisce la produzione intellettuale di Dewey a partire da un concetto chiave della sua teoria: il concetto di situazione problematica
BEYOND CULTURALISM:A DEWEYAN READING OF THE EXPANSION OF ‘NDRANGHETA
In this paper, I focus on the expansion of ‘Ndrangheta’s power and influence in central and northern Italy. The Calabrese mafia has been in expanding its activities beyond the relatively poorsocieties and economies of Southern Italy in many region of central and northern Italy. The key question is then: how has ‘Ndrangheta achieved such an astonishing success in exporting its activities to Northern Italian societies? In this paper, I would like to endorse an anti-culturalist approach to this phenomenon. Culturalist approaches explain the expansion of organized crimeoutside its original boundaries by understanding mafia as a simple by-product of a certain cultural milieu. Since the culturalist hypothesis appears as one sided and incomplete, I would like to sketch an alternative explanation by leaning on Sciarrone’s (2009, 2014) and Varese’s (2011) critical stance against culturalism. In the first part, I discuss culturalist interpretations of ‘Ndrangheta, and more generally of mafias, trying to show their weaknesses. In the second part, I propose to deal with the expansion of ‘Ndrangheta by articulating John Dewey’s concept of interest. In the third part, I discuss the criticism according to which Dewey’s approach is unable to account for power asymmetrical relations. In the conclusion, I point at some further issues which this approach will have to consider
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