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Breve storia della regia lirica italiana. Protagonisti, evoluzione e prospettive di un'arte problematica
La regia lirica si è da tempo imposta, anche in Italia, come un fattore ineludibile – ma altamente problematico – del teatro d’opera. A fronte di un’offerta costruita su un repertorio sempre più ristretto di titoli del passato, il regista si fa carico di adattare un prodotto culturale spesso vecchio di secoli a codici visivi comprensibili al pubblico contemporaneo, mediandone temi, linguaggio e contenuti. Il saggio inquadra l’evoluzione storica del rapporto tra opera e regia in Italia, dai primi sperimentatori di inizio Novecento alla grande stagione di Luchino Visconti, Giorgio Strehler e Franco Zeffirelli, fino ai contemporanei Romeo Castellucci, Emma Dante e Damiano Michieletto. Il volume si propone come una lettura irrinunciabile per studenti, studiosi o appassionati melomani che vogliano approfondire il lavoro di messinscena operistico
Il Casinò Municipale di Alassio. Una storia spettacolare
Il volume si concentra sul caso di studio del Casino Municipale di Alassio. Oggetto finora trascurato dagli studiosi, la sala rappresenta uno snodo essenziale per comprendere il passato di una parte importante del territorio savonese. Inaugurato nel 1912 dalla francese Societé des Bains de Mer, il casinò s’impose come uno dei principali palcoscenici della Riviera: nomi come Ermete Zacconi, Sergio Tofano, Marta Abba e Virgilio Talli rimandano a un passato straordinario, nel quale ad Alassio erano di casa gli English Players di Edward Stirling e le grandiose troupe di opera e operetta con le scenografie dell’artista del Teatro alla Scala Antonio Rovescalli. Si tratta di una vicenda affascinante, che si interrompe nel 1936, quando le esigenze del fascismo portano alla demolizione del casinò per la creazione di una piazza per le manifestazioni di massa. Il libro ripercorre le vicende della sala alassina inserendole nel più ampio contesto della scena teatrale ligure del periodo, adottando una prospettiva interdisciplinare che legge le vicende spettacolari alla luce degli sviluppi turistici ed economici della località balneare
«Il mestiere che ho dovuto scegliere». Ivo Chiesa organizzatore a Milano
Ricostruzione su fonti documentarie inedite dell'attività di Ivo Chiesa come agente e organizzatore teatrale prima del suo arrivo al Teatro Stabile di Genov
Mascagni’s Media Strategy: The Case of Isabeau in Sonzogno’s Publishing Empire
On 2nd June 1911 Mascagni’s Isabeau premiered in Buenos Aires, asserting itself as the first opera of an international renowned European living composer to debut in South America. The astonishing success of the premiere was carefully prepared by a large-scale press work brought on by Mascagni’s publisher, Renzo Sonzogno, in cooperation with the agent and impresario Walter Mocchi, a former journalist and leader of the socialist party who managed to build a transatlantic theatrical empire using his business acumen and political connections. The production of Isabeau also took on politic value, as it aimed to redefine the balance of theatrical ‘geopolitics’ across the Atlantic: just a few months later than the New York debut of Giacomo Puccini’s La Fanciulla del West (December 1910), the lavish world premiere of Isabeau imposed Argentina as a competitor to Europe and North America. Although Puccini’s masterpiece entered the repertoire and Mascagni’s work didn’t, both new titles competed in the imaginary, and Sonzogno’s media strategy to make of Isabeau a tremendous success represented an interesting intersection among the reasons of market, art and public exposure of the creative process. Mocchi and Sonzogno were perfectly aware of the power of advertisement and propaganda, and succeeded in creating huge expectations on both sides of the Atlantic: pictures of Mascagni composing at the piano were delivered to mainstream magazines in Europe and South America, while excerpts of handwritten music, exclusive interviews and gossipy remarks appeared in the press. To enforce the launch, a unique “event” was also put in place: just before the company had been boarding for Argentina, an exclusive preview of Isabeau was performed in Genoa for a selected audience of critics. The media campaign led to an authentic worship of Mascagni in South America, although once the press exposure faded the opera did not enter the repertoire and was quickly forgotten. The alternate faith of Isabeau allows us to enlighten the evolution of press communication as a strategy to face the crisis of the opera in the early 1900s
Savona e la sua scena. Il Teatro Chiabrera tra Risorgimento e Unità (1853 – 1883)
Inaugurato nel 1853 con un sontuoso allestimento dell'Attila di Giuseppe Verdi, il Teatro Chiabrera realizza l'ambizione dei ceti egemoni savonesi di vedersi rappresentati – dopo una lunga e sospirata attesa – in una sala teatrale adeguata alle proprie
aspirazioni. Giudicata insufficiente fin dai primi anni della Restaurazione l'antica scena del Teatro Sacco, a ridosso dell'unità nazionale la terza città del Regno di Sardegna è finalmente in grado di competere con Genova e Torino grazie a un teatro moderno, posizionato al di fuori delle mura storiche, in uno snodo cruciale tra l'intricato reticolo della città vecchia e gli ampi viali ortogonali dei nuovi quartieri.
Subito la memorialistica post-unitaria elegge il Chiabrera a emblema del preteso “risveglio” industriale, civile e morale della Liguria durante il Risorgimento. Ma è davvero andata così?
Facendo dialogare fonti in larga parte inedite con aggiornate pubblicazioni di storia moderna, economica e teatrale, questo libro restituisce un affresco molto più problematico. Punto di partenza è il registro compilato dal “controllore del teatro” Gerolamo Tortarolo, recentemente donato alla Biblioteca Franzoniana di Genova e qui pubblicato integralmente. Il manoscritto riporta una sintesi degli incassi serali e permette di analizzare l'andamento finanziario delle stagioni teatrali in un periodo cruciale per la storia di Savona, che grazie all'inaugurazione dei collegamenti ferroviari con Genova e Torino si trasforma da piazza teatrale depressa in centro attraente per la circuitazione delle compagnie.
Tra primedonne e grandi attori, clamorosi tumulti e rovesci di fortuna, le vicende del Chiabrera sono ricostruite dalle origini fino al 1883, anno in cui il Comune acquista i palchi privati e ne abbatte una parte per creare un loggione. Si chiude un'epoca: da emblema della società di antico regime, il teatro
diventa una struttura pubblica capace di rispondere alle esigenze di cultura e spettacolo di un pubblico significativamente allargatosi verso il basso
La Tosse in Sant'Agostino
Volume celebrativo per il quarantesimo anniversario di fondazione del Teatro della Tosse di Genov
«A huge revolution of theatrical commerce». Walter Mocchi and the Italian Musical Theatre Business in South America
In the first third of the twentieth century, South America became the most important market for many European theatrical companies. When Italy found itself in various theatrical crises, Walter Mocchi created a transoceanic theatrical empire, using his business acumen to craft viable solutions. While his efforts were most visible in the sphere of opera, he played an extremely significant role in the promotion and circulation of popular forms of musical theatre (such as operetta) and staged world premieres of works by Italian superstars in Argentina (such as Mascagni's Isabeau), thus offering an early example of what Stephen Greenblatt calls 'cultural mobility'
Emma Carelli. Prima Donna del teatro italiano
Profilo biografico del soprano Emma Carelli e della di lei attività impresarial
Migration perspectives in Europe: multiplicity and mobility of theatrical cultures
In times of unprecedented massive and cultural mobility, ‘Migration’ has become a trending topic in the field of social studies and an increasing interest in the practice of theatre companies all over Europe. As a creative action historically opened to mobility and integration of cultures, theatre was soon identified as a privileged tool for projects of integration both in the public and in the private sectors, easing the cooperation between authorities, theatre companies, charity
organisations, banking foundations. The institutional perspective is the most visible surface of a deeper process that is leading to a renewal of dramaturgies, aesthetics, and stage practices.
The project aims at studying the multifaceted perspectives on migrations and their effects on theatrical cultures in Europe, identifying common trends and best practices of integration, thus offering to policy makers and third sector representatives the opportunity to steer the phenomenon with deeper awareness. Through an interdisciplinary approach, the project focuses on the varied experiences that have been taking place in areas dealing with different migratory
flows and strategies of integration: the Mediterranean (Italy, Spain) and Northern Europe (Scotland, Belgium, Poland). The dialogue between disciplines and institutions will convey into an international conference, an exhibition, and an open access publication.
If in the past migrations were often meant as a tool for soft power policies strengthening the hegemony of European cultures abroad, current migrations to Europe have led to more enduring phenomena of multiplicity in the performing arts that need to be studied from a comprehensive perspective
Manuale atipico di sopravvivenza teatrale. Emanuele Conte e il Teatro della Tosse
L’odierno Teatro della Tosse nasce nel 2007, quando la scomparsa di Emanuele Luzzati e il “farsi di lato” di Tonino Conte danno nuovo stimolo alla compagnia per sperimentare nuove strade e garantirsi un futuro in un sistema teatrale in profondo mutamento. Una nuova generazione di artisti, tecnici e operatori cresciuti all’interno della storica cooperativa riorganizza il teatro tanto nella proposta artistica quanto nella sua struttura. Il “teatro fuori dal teatro”, le grandi ospitalità internazionali, il sostegno alle giovani compagnie e la ricerca di una proposta artistica non convenzionale sono oggi i cardini dell’istituzione guidata da Emanuele Conte, regista che affidandosi a un gruppo di lavoro compatto ha dimostrato come le vie del nuovo e un dialogo franco con la tradizione possano portare a risultati duraturi. La Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse è oggi riconosciuta dal Ministero come “Teatro di Rilevante Interesse Culturale”. Il libro ripercorre il lavoro gestionale e di palcoscenico che ha portato a questo risultato
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