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IL BRIGANTAGGIO E LA SUA REPRESSIONE NELLA STORIA D’ITALIA. A 160 anni dalla Legge Pica
Perché ricordare il 160° anniversario della promulgazione della legge n. 1409 del 15 agosto del 1863, consegnata alla storia col nome del suo proponente Giuseppe Pica? Due le motivazioni che rappresentano anche elementi di novità nel dibattito sul fenomeno del Brigantaggio. Il primo riguarda il contributo della storiografia giuridica, che negli ultimi trent’anni ha assunto un ruolo sempre più rilevante
e che ha permesso di comprendere il fenomeno del brigantaggio attraverso le categorie del diritto. Questo approccio ha dimostrato in modo inequivocabile che il dato giuridico è stato determinante sia per la definizione che per la repressione del fenomeno.
Il secondo motivo è strettamente connesso al primo e riguarda il riconoscimento dell’importanza delle fonti giuridiche, in particolare dei processi scaturiti dalla Legge Pica. Questi atti giudiziari rappresentano una fonte documentaria preziosa per comprendere il brigantaggio, le tipologie di reati, i meccanismi repressivi e il ruolo degli inquisitori e dei giudici, che furono in larga parte
militari, chiamati ad applicare un codice di guerra a civili, come già avvenuto durante il decennio francese. In effetti, il nucleo della Legge Pica non risiede nei suoi pochi articoli, ma nelle norme procedurali che essa richiamava. Grazie a queste norme,
i briganti diventavano individui riconosciuti dallo Stato e soggetti al suo diritto, cosicché, paradossalmente, la legislazione d’eccezione contribuì all’unificazione nazionale poiché trasformò i briganti da nemici a criminali sottoposti alla giustizia di un’Italia unit
Istruzione ed educazione delle donne tra antico e nuovo regime. Gli Educandati femminili nel Mezzogiorno
La storia degli Educandati nel Mezzogiorno d’Italia, per diver si profili e a diversi spessori, offre un’eco rilevante del dibattito
sull’istruzione quale strumento di emancipazione femminile e ne fornisce una ‘interpretazione’ affatto singolare, che non investe soltanto la dimensione culturale ma anche sociale e soprattutto giuridic
Il Domicilio coatto. Emergenza e diritti in età postunitaria
Il ricorso a misure emergenziali di fronte a fenomeni sociali o politici nuovi o di dimensioni preoccupanti è considerato una costante nella storia del diritto italiano: si trattava di solito di strumenti, per lo più decreti-legge, volti a costituire uno stato d’assedio politico o fittizio, che consentivano uno sbilanciamento dei poteri a favore dell’esecutivo e ai danni del legislativo. In altri casi si trattava di leggi speciali, spesso definite anche straordinarie o eccezionali. L’incertezza terminologica sottintendeva una tendenziale vaghezza della definizione giuridica di queste leggi e corrispondeva ai dubbi sulla costituzionalità delle stesse. L’impatto sui diritti dei cittadini o regnicoli era tale da sollevare questioni fondanti per la monarchia costituzionale in Italia: il ricorso ai decreti-legge per reprimere le libertà costituzionalmente garantite con l’impiego dello stato d’assedio politico, o la promulgazione di una legge speciale, o ancora la cosiddetta delega legislativa dei pieni poteri rappresentavano un punto di crisi della democrazia parlamentare
Il racconto della catastrofe. Ricordi ei interpretazioni delle esperienze vissute attraverso le fonti orali
Il saggio ripercorre la storia del terremoto del 1980 nei paesi del cratere irpino-salernitano attraverso le narrazioni dei testimoni. Alcuni racconti orali particolarmente significativi fanno emergere le esperienze e le memorie soggettive della catastrofe, offuscate spesso dalla narrazione stereotipata dei media. La dimensione dell’oralità permette di portare alla luce l’impatto del disastro nella vita delle persone, la dimensione dei sentimenti e l’universo simbolico attraverso cui i soggetti interpretano e rielaborano gli eventi vissuti. Le testimonianze, contestualizzate nel tempo e nello spazio, mostrano inoltre le profonde diversificazioni sociali ed economiche del territorio, che si esplicitano nelle scelte di individui e comunità
Il Ministro del Carretto e il controllo dell’ordine pubblico nelle province del Regno di Napoli
Il saggio ripercorre le tappe della politica repressiva attuata da Francesco Saverio del Carretto, prima commissario regio e poi Ministro di Polizia, per riportare ordine nelle province del Regno di Napoli. In particolare vengono
esaminati gli inediti rapporti sullo spirito pubblico raccolti da tutti i distretti che offrono un quadro completo dello stato economico e sociale delle province
Libri da fare, da leggere, da far circolare: Carmignani e Niccola Niccolini tra recensioni e scambi epistolari
Le relazioni professionali risultanti dal carteggio tra Carmignani e Nicolini, in relazione ai libri giuridici consultati, da pubblicare, letti e da leggere
Fra influenze transalpine e tradizione locale: evoluzione della legislazione e della letteratura notarile nel Mezzogiorno dal decennio napoleonico all'emanazione del primo ordinamento unitario della professione
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