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    Prospettive di riforma dell'Irpef

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    L'Irpef si trova un una strana situazione: è criticata praticamente da tutti, eppure da molto tempo non ha visto cambiamenti significativi. Di questa imposta non piacciono diversi aspetti: l'incidenza elevata a partire da livelli di reddito non certo alti, con effetti distorsivi molto probabili; la spiccata propensione alla sua evasione per alcune categorie; l'oscura struttura delle aliquote marginali; il continuo processo di erosione della sua base imponibile; la giungla delle numerose tax espenditures; l'incapienza delle detrazioni per i redditi più bassi. Se da molti anni nessun governo ha cercato di affrontare in modo sistematico questi problemi, sono state però formulate alcune interessanti proposte di riforma. Questo capitolo, dopo una sinstesi dei problemi dell'Irpef passa poi a descrivere alcune di queste proposte e stima i loro effettivi distributivi sui redditi delle famiglie

    Previdenza e assistenza

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    Sui versanti della spesa per l’assistenza e la previdenza, oggetto del presente capitolo di Baldini e Toso, le principali novità del 2016 hanno riguardato la riforma degli interventi contro la povertà assoluta e una serie di misure pensate per superare alcune rigidità contenute nella riforma Monti-Fornero. Il Reddito di inclusione, introdotto dalla legge delega sul contrasto alla povertà approvata nel marzo 2017, arriva a conclusione di un lungo processo di elaborazione iniziato circa cinque anni prima, cui hanno contribuito anche diversi soggetti sociali. Il Rei non è ancora un reddito minimo universale, perché è riservato ancora ad alcune categorie di famiglie, e non ha risorse sufficienti per raggiungere tutti i poveri assoluti, ma con questo strumento si stanno ponendo le basi, anche da un punto di vista organizzativo, per costruire una efficace rete di protezione. È importante che la misura non sia limitata a un semplice trasferimento monetario ma punti al reinserimento lavorativo e sociale dei beneficiari, in un’ottica multidimensionale del bisogno. Il Rei dovrebbe vedere la luce nel 2018. Frattanto, il suo predecessore, il Sostegno per l’inclusione attiva, introdotto nel settembre 2016, è stato reso più accessibile, correggendone alcuni difetti che avevano provocato il rigetto di buona parte delle domande

    Crisi economica, distribuzione del reddito e politiche sociali

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    Nel 2014 l’economia italiana ha registrato ancora una volta una contrazione, seppur più lieve rispetto agli anni precedenti, che ha ulteriormente peggiorato le condizioni di vita delle famiglie. In questo contributo facciamo il punto sulla dinamica degli indicatori di diseguaglianza e povertà in Italia negli ultimi anni e descriviamo l’evoluzione dei maggiori aggregati della spesa sociale. Segue l’illustrazione delle principali novità che hanno riguardato le misure di politica sociale nel corso del 2014. La parte finale discute brevemente un tema divenuto molto popolare nel dibattito politico degli ultimi mesi: l’istituzione di un possibile reddito minimo contro la povertà

    Il Covid-19 e i sistemi di protezione sociale dei paesi Ocse

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    Il presente capitolo di Andrea Barigazzi propone una sintesi delle misure di sostegno ai redditi delle famiglie adottate dai governi dei paesi Ocse per contrastare gli effetti provocati dalla pandemia e dalle conseguenti misure di contenimento. Descrive inoltre gli aspetti che hanno accomunato le varie realtà nazionali nelle dinamiche del mercato del lavoro come, ad esempio, gli effetti molto più pesanti per gli autonomi e i precari, per i giovani e gli immigrati rispetto ai dipendenti pubblici o privati nella fascia centrale di età. I diversi paesi hanno fatto scelte piuttosto simili per quanto riguarda il sostegno delle imprese e la salvaguardia dei posti di lavoro, mentre maggiori sono state le differenze nei pacchetti di aiuto alle famiglie. Il condizionamento derivante dai diversi vincoli di bilancio pubblico è stato evidente: i paesi molto indebitati, come l’Italia, non sono stati in grado di intervenire con la stessa efficacia dei paesi a debito più contenuto, ad esempio la Germania. È interessante notare che la crisi ha imposto problemi inediti che accomunano i vari governi, come la necessità di raggiungere in poco tempo l’intera popolazione, superando differenze categoriali e consolidati schemi amministrativi. Si è spesso riproposto il tema, spesso dibattuto negli ultimi anni, della relativa efficacia dei trasferimenti universali rispetto a quelli selettivi. Il capitolo si chiude con alcune interessanti considerazioni su ciò che possiamo imparare, sia in positivo che in negativo, dalle scelte fatte dai governi
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