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    Il problema dell’istituzione. Prospettive ontologiche, antropologiche e giuridico-politiche

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    Dedicare un fascicolo al tema dell'istituzione non vuol dire pretendere di fornire una risposta assertoria, e tanto meno definitiva, alla domanda: “Che cos’è l’istituzione?”. Neppure si tratta, però, di praticare una mera rinuncia scettica, o di limitarsi a prendere atto della molteplicità di prospettive teoriche e di stili di ricerca che si confrontano al riguardo. Ci si deve piuttosto misurare col fatto, esso stesso bisognoso di spiegazione, che sotto il medesimo termine si raccolgono fenomeni diversi, difficilmente riconducibili a un’essenza comune. Non è necessario risolvere complessi problemi di classificazione, o avere una compiuta proposta ordinativa, secondo rigide partizioni categoriali, ma è maggiormente proficua un’esplorazione a più voci, capace di mostrare i punti di raccordo, le zone di indiscernibilità, le somiglianze di famiglia. Proprio nella frequentazione di simili territori di confine e di tali procedure transdisciplinari trova il massimo profitto una ricerca orientata in tal senso. Porre a tema l’istituzione vuole, in primo luogo, individuare un “oggetto” che, per i cambiamenti intervenuti nel diritto, nella società e nella storia, richiede una disponibilità a percorrere sentieri nuovi, senza dimenticare l’ampio retroterra storico di provenienza; in secondo luogo, indicare linee critiche lungo le quali talune tradizionali opposizioni concettuali – come storia/natura, diritto/giustizia, sociale/politico – assumono una nuova, e più complessa, articolazione; in terzo luogo, offrire motivi per una resistenza a programmi di ricerca che si appiattiscono su un solo versante del problema, in forme di razionalismo e scientismo chiusi nella propria pretesa di autosufficienza, da cui già Husserl aveva preso risolute distanze, e, per converso, mostrare l’efficacia euristica di un pensiero o di un modo di fare filosofia capace di strategie più mosse e meno squadrate

    La grana sensibile delle parole

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    Il terreno di confronto con il progetto genealogico che accompagna la riflessione filosofica di Vitiello è offerto, in questo saggio, dal linguaggio. L’obiettivo è quello di sottrarre simili indagini a ogni intento riduzionistico, ma anche quello di mostrare come la problematicità di percorsi del genere non debba necessariamente condurre a esiti dualistici nel modo di pensare il rapporto fra vivente e linguaggio, mente e corpo. Il nome che viene dunque a fior di labbra non è quello di Nietzsche, su cui si orienta il “racconto delle origini” di Vitiello, bensì quello di Spinoza

    Il Pensiero. Rivista di filosofia. LVII, 1, 2018: Fuori luogo

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    Se «il concetto dello spirito ha la sua realtà nello spirito», come scrive Hegel in apertura della sezione dell’Enciclopedia dedicata allo spirito assoluto, allora è chiaro che il suo semplice aver luogo sta sotto un altro titolo: non già quello della realtà, ma quello della «esistenza esterna e comune» in cui lo spirito si «dirompe». È però a questa esistenza esterna e comune, nei luoghi istituzionali in cui le forme dello spirito prendono casa, che vorremmo porre attenzione, non avendo più la capacità enciclopedica di ricapitolarle tutte nel concetto, o nell’Idea che pensa se stessa. Qual è oggi – questa è la questione che funge da filo conduttore al fascicolo – il rapporto che arte, religione, filosofia intrattengono con le istituzioni che l’organizzazione sociale destina loro: il museo, la Chiesa, l’università? Non ne sono sempre più lontane? E anche la politica: non è essa segnata da un sempre maggiore distacco di bisogni, interessi e domande, che faticano ad articolarsi politicamente, dai luoghi deputati, dalle istituzioni della democrazia rappresentativa? Quale significato, quale ampiezza e quale possibile decorso ha questo fenomeno di presa di distanza, se non di vera e propria defezione? È possibile interrogarlo filosoficamente, nel suo complesso ma anche – anzi: soprattutto – nello specifico di quel che accade in ciascuno degli ambiti indicati, andando oltre la pur necessaria ricognizione storico-sociologica

    Il Pensiero. Rivista di filosofia. LV, 2, 2016: Hegel II

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    Il fascicolo 2-2016 de «Il Pensiero» è dedicato a Hegel. I due fascicoli sono nati insieme, nel corso di un seminario sulla Scienza della logica – in particolare: sulla Dottrina del concetto – tenutosi a Scala (SA), sotto il patrocinio della Fondazione Meridies. Alcune delle relazioni presentate in quella circostanza sono state comprese nel precedente fascicolo; altre, in questo. Giudicherà il lettore se, arricchiti da ulteriori contributi, i due fascicoli riescono nel loro principale intento che consiste, al di là dei singoli sondaggi su questa o quella figura della logica, nel dimostrare la fecondità di un confronto con le risorse dialettiche del pensiero hegeliano. Fecondità strettamente teorica, che dunque non vuole semplicemente essere rivolta al recupero di vestigia di un illustre passato, ma prova a riprendere e riformulare pensieri che, come forme determinatrici, appartengono ancora al nostro tempo, per quanto problematico possa farsi, proprio a partire dall’orizzonte hegeliano di comprensione del tempo, il significato di ciò che è presente

    Il Pensiero. Rivista di filosofia. LVI, 1, 2017: Bianco

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    Il fascicolo promuove una riflessione a più voci a partire non da un tema di carattere storico-culturale, o scientifico, ma da un concetto-metafora, per far incontrare linguaggi diversi – filosofia, letteratura e arti – secondo un filo-conduttore robusto anche sotto il profilo teoretico. Bianco è, infatti, per un verso il supporto (a cominciare dalla carta, o dalla tela), lo spazio aperto in cui si inscrive il segno, il gesto o la parola; per altro verso è il semplice o l’assoluto, sia come compimento che, al contrario, come negazione. È, insomma, sia il vuoto che il pieno; sia la vita che la morte

    C'era una volta il re. Le parole per leggere il mondo

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    "Il linguaggio è un labirinto di strade. Vieni da una parte e ti sai orientare; giungi allo stesso punto da un'altra parte, e non ti raccapezzi più", così Ludwig Wittgenstein esprimeva lo spaesamento che avvinghia l'uomo moderno, investito da una selva di simboli oscuri e indecifrabili, e al contempo la forza innovativa del linguaggio, capace di dischiudere sempre nuove piste di senso e nuovi orizzonti. "C'era una volta il re" è precisamente un labirinto di parole, concepito però alla maniera di un originale e curioso "dizionario del presente": da "aborto" ad "Auschwitz", da "Europa" a "democrazia", da "fede e ragione" a "Gay Pride", da "Google" a "Islam", da "radici" a "zingari", Massimo Adinolfi attraversa i significanti che impastano la nostra esistenza sfidando la logica univoca del senso che vorrebbe imbrigliarli in un'unica rigida significazione e li apre, con leggerezza e ironia, all'esercizio di un pensiero critico ed ermeneutico in costante movimento. E mentre denuncia la morte del re - di una verità monolitica e imperante - e l'impossibilità per l'uomo contemporaneo di sentirsi nel mondo come a casa propria, inventa un modo nuovo di mettere in parole il reale politico, sociale e religioso in cui viviamo. L'autore ci invita così a pensare e ri-pensare il mondo che ci circonda e a non chiudere gli occhi rispetto ai dilemmi che agitano la nostra epoca

    Il Pensiero. Rivista di filosofia. LIV, 1-2, 2015: America

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    Il volume de «Il Pensiero» LIV è dedicato al tema: America. Le indicazioni fondamentali che hanno guidato la raccolta e l’ordinamento dei materiali ivi confluiti nel sono, da un lato, il rapporto Europa-America come movimento di allontanamento dal Vecchio Continente. Come esilio e rifiuto, ma anche come liberazione e ritrovamento. Dall’altro lato, la necessità di istituire un confronto che si muova su un terreno più ampio di quello delle sole idee filosofiche

    Trovarsi accanto. Per gli ottant'anni di Vincenzo Vitiello

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    Il centro di questo libro è fuori del libro, in altri libri: nell’opera di Vincenzo Vitiello, con la quale gli autori dei saggi qui raccolti si sono nel tempo confrontati. Per gli ottant’anni del filosofo, hanno accolto volentieri l’idea di proseguire per un altro tratto un colloquio, che riprende autori e domande fondamentali del pensiero occidentale – da Platone a Aristotele, da Kant a Hegel, da Nietzsche a Heidegger a molti altri –, in una pluralità di prospettive e di proposte che dimostra la fecondità del dialogo tenuto nel corso di questi anni da alcune delle maggiori voci della filosoia contemporanea. In filosofia non esistono tradizioni che non vengano sempre nuovamente rimesse in questione. La forma stessa del mettere in questione, del logon didonai, ha da essere interrogata circa il suo statuto e i suoi titoli di legittimità. Una scepsi radicale attraversa dunque il pensiero filosofico. «Chi vuole che la sua parola abbia senso, deve farsi forte di ciò che a tutti è comune e ha senso»: così si legge in un frammento di Eraclito: nei testi che qui si presentano, la filosofia e i filosofi che la praticano danno forza a ciò che è loro comune, ma insieme sperimentano anche l’infirmitas di questa forza, secondo la lezione più cara a Vincenzo Vitiello
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