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"Sapere" e i suoi derivati in Orazio
Indagine puntuale sulle sfumature semantiche e i vari riferimenti di uso dei lessemi dalla radice sap- in Orazio, che risulta senz’altro tra le più vitali nella sua opera, mentre è del tutto assente dal vocabolario di Virgilio (vitale invece nei suoi modelli Ennio e Lucrezio), nonché da quello di Cesare (solo un sapient sulla bocca di altri). La netta prevalenza degli esempi è nella produzione esametrica, ma alcuni assai pregnanti offrono anche le Odi. Relativamente raro risulta un orientamento anche latamente filosofico, e invece spazia liberamente tra volontà morale, intelletto spicciolo e universale, senso estetico, sempre sulla base della nozione fondamentale del “gusto”, che l’uso di questi termini conferma asse portante dell’orientamento umano e poetico di Orazio
Poesia epigrafica latina, Introd. trad. y notas de C. Fernandez Martinez, 2 voll., Madrid 1998-99
Apprezzata vivamente la prima traduzione integrale in lingua moderna della raccolta di Buecheler-Lommatzsch, si discute in particolare qualche incertezza, per l'appunto, di interpretazione e quindi di traduzione, o di sfumature semantiche, e sul concetto di 'genere (poetico) lapidario', che dovrebbe essere forse articolat
"Variatio" e sinonimia in Fedro
Il lavoro esamina un aspetto tra i più significativi e ricorrenti dello stile di Fedro, suggerito dalla stessa specificità del genere letterario prescelto, in cui dichiara di impegnarsi come un vero ‘poeta’: nella densa brevità dei suoi ‘racconti’ (fabulae) la variazione sinonimica evita le ripetizioni nominali o verbali dei medesimi personaggi o azioni (poikilia); nello stesso tempo si avverte la cura della proprietas nella scelta dei sinonimi secondo i momenti o lo sviluppo del racconto. Talora lo stesso procedimento è esteso a intere locuzioni relative ad azioni ripetute o compiute da persnaggi differenti. In questa attenzione lessicale e stilistica Fedro dà prova della sua formazione retorica e letteraria, tra i primi a utilizzare con meditata intelligenza la tradizione poetica classica appena costituitasi con Virgilio e Ovidio, mentre in parallelo rivitalizza sul piano metrico l’antico senario giambico
'praestringere' e 'perstringere'
Lo stesso Oxford Latin Dictionary richiama singolarmente l’attenzione sulla “grande confusione fra perstringo e praestringo nella tradizione ms di molti passi”, propiziata sì dalla somiglianza grafica delle abbreviature medievali di per- e prae-, ma dovuta piuttosto agli incerti confini semantici tra i due composti di stringo (come non avviene con altre coppie di composti analoghi), così che il filologo stenta ad essere guidato dal criterio semantico nel caso di tradizione divisa (magari tra diretta e indiretta), o per suggerire l’emendamento di una tradizione unitaria (talora di codex unicus o con soli discendenti diretti). Si esaminano quindi le valenze semantiche che appaiono abbastanza esclusive o prevalenti dell’uno o dell’altro composto, e si discutono le questioni critiche più rilevanti o illuminanti da Cicerone e Livio a Tertulliano e Ammiano, secondo le diverse sfumature semantiche e riferimenti di uso
Novità editoriali nel campo delle iscrizioni metriche latine
Nella prima parte del lavoro si interviene sulle iscrizioni metriche, o ritenute tali, presenti in una raccolta epigrafica relativa ai Musei Capitolini di Roma (1987): una trasferisce in formulazione prosastica un evidente suggerimento di un frammento di Lucilio, verosimilmente noto nella scuola (citato da Marziale); un'altra una variante prosastica di una formula assai ricorrente, altrove nella struttura di due senari giambici; una terza con due distici elegiaci presenta un testo affine a quello di altre, ma con una singolare variante, che pone una questione esegetica che si prova a risolvere; infine di una quarta si propone una interpretazione metrica giambica non riconosciuta neppure da Buecheler, con la possibile attestazione di una formazione fonetica 'falisca' della parola pusilu(m). La seconda parte del lavoro esamina sul piano metodologico due Concordanze dei Carmina Latina epigraphica Buecheler-Lommatzsch recentemente pubblicat
M. Buonocore, Codices Horatiani in Bibliotheca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano 1992
Si rilevano e discutono soprattutto questioni di metodo, con particolare attenzione al trattamento di miscellanee e florilegi
Gli epigrammi per L. Maecius Pilotimus e A. Granius Stabilio (CIL, I, 1209 e 1210)
Sono esaminati due epigrammi sepolcrali databili tra la fine del II e la prima metà del I sec. a.C., che riecheggiano in modo più o meno diretto il c.d. autoepitaffio di Pacuvio. In particolare il primo lo riproduce quasi integralmente, adattando il terzo verso, come necessario perché individuativo del defunto. L’adattamento comporta però anche il mutamento del metro da senario giambico a ottonario trocaico, forse anche per le caratteristiche del nome da inserire, come si hanno precedenti nella epigrammatica greca, ma non si può escludere un intento artistico oltre che pratico (perché si aveva bisogno di un numero maggiore di sillabe). Altri minimi adattamenti negli altri versi mostrano comunque la piena abilità del compositore anche nel mantenere la correttezza metrica. L’altro epigramma si sviluppa più liberamente in forma di elogio di un praeco, in un eloquio molto dignitoso, non privo di finezze retoriche secondo il gusto dell’epoca, fruttuosamente confrontabile per il lessico e le locuzioni con la letteratura, p. es. con espressioni elogiative di Cicerone
Educatività di un lessico: il "Thesaurus" nella scuola
Per quanto concepito come strumento di consultazione scientifica al più alto livello, il Thesaurus linguae Latinae potrebbe fruttuosamente essere adoperato negli ultimi anni dell'insegnamento scolastico del latino, per esercitare e sviluppare la sensibilità semantica e il riconoscimento che nella storia di una parola si può cogliere la storia di una civiltà. E' proposta ad esempio la lettura della voce "libertas
Il mantello azzurro di Sesto Pompeo e un frammento trascurato di Livio
Un commento scoliastico inedito a Orazio nel cod. Vat. Lat. 3866 del sec. XI conferma, nella nota a epod. 9, 7, un inciso presente anche nella nota corrispondente del Commentator Cruquianus e di un ramo secondario della tradizione ‘pseudoacroniana’, che attribuisce a Livio la notizia del “mantello azzurro” che avrebbe indossato Sesto Pompeo, nel proclamarsi ‘figlio di Nettuno’ durante le campagne navali che lo opposero ad Augusto. Si confrontano quindi anche le formulazioni parallele della informazione in Porfirione, negli storici greci Appiano e Cassio Dione, e nei latini Floro e De viris illustribus, che concordano non solo nella notizia, ma in locuzioni e anche singoli termini significativi, che sembrano ricondurre tutti i testimoni a una fonte unitaria, quale effettivamente non potrebbe essere che Livio, verosimilmente nel libro 128
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