1,720,985 research outputs found
Natural and environmental risk communication: A scoping review of campaign experiences, applications and tools
This paper discusses natural and environmental risk communication and presents the findings of a scoping review that set out to identify campaign experiences, concrete applications, and tools. The 125 papers reviewed were selected based on the principle of intentionality in the design and dissemination of communicative devices. The papers demonstrate the complexity of risk communication and the flexibility of the tools provided. The literature mainly discusses experiences addressing pre-risk phases, with the American context being the most extensively researched. Future research should concentrate on designing and analyzing tools suitable for diverse audiences and seen clearly to apply principles of participation and co-design
La comunicazione del rischio “Made in Italy”. Riflessioni a partire da una literature review
Questo contributo esplora la letteratura sulla comunicazione del rischio naturale e ambientale, presente nelle pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali, focalizzandosi sugli articoli che analizzano esperienze italiane. I paper selezionati derivano da una scoping review effettuata per catalogare e analizzare le esperienze di comunicazione del rischio. I dieci paper inclusi in questa revisione, pubblicati tra il 2010 e il 2022, sono stati selezionati perché riguardano esperienze di comunicazione del rischio legate al contesto italiano. Queste esperienze riguardano sia strategie per comunicare rischi che insistono su più parti del territorio nazionale, sia azioni (anche iper-)locali. Inoltre, si nota una vocazione istituzionale, poiché la maggior parte delle esperienze di comunicazione del rischio vede come fonti principali istituzioni o enti pubblici predisposti alla ricerca scientifica. Tra gli elementi che inibiscono una comunicazione del rischio efficace, si segnala come i social media non siano ancora completamente integrati nelle pratiche e strategie organizzative istituzionali. Le azioni di comunicazione efficace prevedono l’attivazione di elementi relazionali. Le aree di attenzione futura cui potrà rivolgersi la comunicazione del rischio prevedono un ampliamento dei pubblici destinatari della comunicazione del rischio e dei tipi di rischi affrontati.This paper explores the literature on natural and environmental risk communication, focusing on Italian experiences, found in scientific publications in international journals. The selected papers derive from a scoping review carried out to catalogue and analyze risk communication experiences. The ten papers included in this review, published between 2010 and 2022, exemplify the link between risk communication and the Italian context, providing a mix of strategies for communicating risks that insist on several parts of the national territory, to others that describe (even hyper-)local experiences. Furthermore, there is an institutional vocation since most of the risk communication experiences see as their main sources institutions or public bodies committed to scientific research. Among the elements inhibiting effective risk communication is the fact that social media are not yet fully integrated into institutional organizational practices and strategies. Effective communication actions involve the activation of relational elements. Future areas of attention that risk communication may address include a broadening of both the target audiences of risk communication and the risks addressed
Modelli di giornalismo e analisi comparata negli spazi mediali transnazionali
La ricerca sui media e la comunicazione è ricorsa all’ottica comparativa come strumento per indagare differenze e similarità tra le molteplici declinazioni mediali che si affermano nei singoli stati o contesti.
In questo volume si affronteranno vantaggi e
criticità dell’analisi comparata in relazione al campo giornalistico e a un mondo dell’informazione attraversato da innovazioni tecnologiche e professionali imposte dall’ecosistema digitale. La comparazione tra i modelli di giornalismo nelle democrazie occidentali fornisce un percorso di indagine sull’efficacia delle pratiche di ricerca tradizionali nel complesso scenario contemporaneo. Una sfida metodologica che impone una riflessione che coinvolga presupposti teorici, tecniche di indagine e generalizzazione dei risultati.
Le geografie variabili, i confini permeabili, l’ibridazione imposta dalla digitalizzazione determinano la negoziazione della localizzazione dei modelli, ormai translocali e cross-culturali
Media Diplomacy e narrazioni strategiche. Autorappresentazione dello Stato e attuazione della politica estera in rete
Questo lavoro si propone l’obiettivo di analizzare il modo in cui le narrazioni diplomatiche si sono adattate all’avvento del digi- tale impiegando, a sostegno di processi di autorappresentazione e nella costruzione delle cosiddette narrazioni strategiche (Mi- skimmon, O’Loughlin, Roselle, 2013) i social network sites.
Allo stato attuale, sono molteplici le forme che uno stato può adoperare per in uenzare la politica internazionale poiché, accanto al tradizionale dibattito all’interno delle istituzioni transnazionali, e al canonico ricorso alle risorse materiali ( siche o economiche), si assiste all’aumento dell’importanza della comunicazione.
Se è vero che il potere si costruisce anche mediante il racconto che si fa dello stesso (Castells, 2009), allora il controllo del usso mediatico delle informazioni che riguardano le proprie azioni e la propria identità è, oggi, un elemento di irrinunciabile de ni- zione del proprio ruolo e delle proprie aspirazioni.
La ricerca inerente al composito rapporto tra media e politica internazionale si può dire ormai consolidata (seppure non sem- pre concorde) per quanto riguarda l’esplorazione delle rappresen- tazioni dei media broadcast. Difatti, si è sostenuto che i media fossero uno strumento attraverso il quale far ltrare le opinioni delle élite e il dibattito al loro interno: la loro funzione, in questo caso, è quello di mostrare la ricostruzione ‘u ciale’ delle vicende che riguardano le attività internazionali, considerandone la ri- spondenza alle intenzioni degli attori u ciali, fonti primarie di informazioni (Bennett, 1990; Entman, 2004; Mermin, 1999). Non appena si fa entrare nell’equazione lo scenario tecnologico, la questione inizia a emanciparsi dalla consonanza con la politica u ciale, considerando i media come attori in grado di fornire le proprie descrizioni al punto da condizionare il corso degli eventi (Gilboa, 2003, 2005b; Livingston, 1997; Robinson, 2002)
Geografie genderizzate. Mobilità e stanziamenti nei processi di costruzione dell'identità di genere
In questo contributo si prenderanno in esame gli intrecci che si dipanano nella relazione che interessa costruzione di genere e culture percepite come differenti da quella del territorio di appartenenza, utilizzando la variabile geografica come espediente in grado di svelare i percorsi che guidano la scoperta e la rivelazione delle questioni di genere. Si adotterà una duplice prospettiva,
basata sulla relazione dialogica tra mobilità e stanziamento.
Si ricostruiranno le linee interpretative che emergono dai movimenti dei giovani all’interno del territorio nazionale, caratterizzati dalla tensione tra centro/ periferia e città /campagna, in grado di esemplificare i conflitti nella costruzione di genere e la natura
situata della stessa
e-Diplomacy. Autorappresentazione dello stato e narrazioni strategiche della politica estera in rete
Nell’affollato scenario internazionale contemporaneo, nuove forme di potere affiancano e ridefiniscono i tradizionali strumenti di affermazione degli stati entro la dimensione sovranazionale. Il soft power (Nye, 1990, 2005, 2012), cioè la capacità di imporre la propria agenda internazionale tramite l’attrazione esercitata da cultura, valori e stili di conduzione della politica estera, è sempre più rilevante quando si assume che, nella società in rete, l’imposizione di un significato sia una forma di potere (Castells, 2009). Definire il senso degli eventi, così come gli attributi degli attori concorrenti, trasforma le relazioni internazionali in un processo interattivo di costruzione di senso, in cui gli stati aspirano, anche in chiave competitiva, a definire quanto sia legittimo, e quindi ‘normale’, nell’ambiente sovranazionale, determinando così il social power come incessante modellamento delle percezioni, inglobato nelle relazioni istituzionali o divulgative (Van Ham, 2010). Questo perché le narrazioni costituiscono la realtà delle relazioni internazionali per la maggior parte degli individui, che fondano il proprio giudizio sulla politica mediata: in tal senso, le narrazioni diventano uno strumento strategico di coltivazione delle opinioni pubbliche; di definizione della realtà; di selezione degli elementi di autorappresentazione (Miskimmon, O’Loughlin, Roselle, 2012, 2013).
Per tale ragione, anche i tradizionali strumenti di gestione delle opinioni pubbliche internazionali, come la diplomazia pubblica (Gilboa, 2000, 2001; Melissen, 2007), devono adeguarsi al nuovo ambiente mediale ibrido (Chadwick, 2013). La pratica del presenziare lo spazio digitale (Couldry, 2015), così, rafforza e amplifica i tentativi di autorappresentazione diplomatica, di consuetudine deputate alla familiarizzazione alle politiche internazionali di uno stato tramite campagne diplomatiche o il condizionamento dei frame attraverso i media broadcast (Entman, 1993, 2008; Livingston 1997, 2011; Robinson, 2002, 2011).
Internet permette di sfruttare la moltiplicazione dei centri di potere e di immettere informazioni nei propri termini, inserendosi nelle reti orizzontali costruite sulla mutua affinità che definiscono lo spazio (e il tempo) dell’interdipendenza (Volkmer, 2014). Così, gli stati sfruttano le piattaforme di social networking per immettere informazioni di narrazione autobiografica che contribuiscono alla costruzione simbolica delle proprie identità (cfr. Marinelli, 2004), selezionando, come nelle iniziative di nation branding, gli aspetti rilevanti che si crede possano delineare la riconoscibilità e la differenziazione internazionale, seppure spesso volutamente stereotipe, o appiattite sui dettami del linguaggio del consumo (Anholt, 2006, 2007; Aronczyck, 2008, 2013), esplicitando, tuttavia, la volontà di imporre un frame alla nazione (Van Ham, 2010) che contribuisce alla naturalizzazione delle conoscenze (Couldry, 2015) intorno alla politica internazionale e le rappresentazioni statuali.
In tal senso, la diplomazia digitale si impone come strumento di disvelamento di identità: ciò emerge dalle azioni e le modalità con le quali si stabilisce la propria presenza in rete; i contenuti che vengono immessi; l’appartenenza e il sostegno alle comunità virtuali.
Si è quindi indagato come, attraverso la presenza nei principali social network sites (Twitter e Facebook) gli stati contribuiscano alla promozione e alla definizione delle narrazioni strategiche della politica estera, rivolte anche a pubblici esteri (si è considerato come indicatore di tale volontà l’utilizzo dell’inglese ove questa non è la lingua madre). Sono quindi stati analizzati gli account dei Ministeri degli Esteri di quattro stati (Stati Uniti, Israele, Francia e Svezia) per un periodo di tre mesi (01/09/2015-30/11/2015), monitorando il quotidiano flusso di informazioni immesse e la capacità di sfruttare gli elementi messi a disposizione dalle piattaforme stesse (link, hashtag, menzioni, elementi multimediali).
Tale analisi tematica ha evidenziato la presenza di modelli rappresentazionali e sintomatiche differenze.
Gli USA accentuano la propria moralità e la vocazione al servizio della leadership internazionale in favore della stabilità collettiva. Israele restaura la propria immagine attraverso la rappresentazione sinergica della contestazione dell’ambiente istituzionale internazionale, il vittimismo nelle questioni di sicurezza interna e l’enfasi sul conformismo a stili di vita ‘occidentali’ e globalizzanti. L’identità francese si esplicita tramite il riferimento a valori domestici e diplomatici tradizionali e l’integrazione con l’ordine internazionale che emerge anche dalle manifeste crisi di sicurezza. La Svezia pubblicizza la partecipazione alle organizzazioni internazionali come strumento di disvelamento dei propri valori e politiche interne e in tal modo enfatizza la propria affermazione (e necessità) internazionale nell’ambito della niche diplomacy.
I temi trattati mostrano una ricorrente volontà di mostrare l’intento di cronaca e di ‘diretta’ tramite la segnalazione della partecipazione a eventi rilevanti. A questi, USA, Svezia e Francia aggiungono l’interesse per quelle che sono state definite ‘nuove issues’, cioè quelle questioni, non tradizionalmente espressione della politica tradizionale, che agiscono sulla ‘presentabilità digitale’, andando a esplicitare la volontà di migliorare l’ambiente globale, o il voler fornire gli strumenti di empowerment individuale, ridefinendo in tal modo le questioni che diventano problemi di sicurezza collettiva (si pensi al clima); le quali assumono tale significato anche perché instradate nelle reti e nei flussi informativi che rispondono alle affiliazioni volontarie e individuali. Tra le caratteristiche strutturali, connesse alle affordances della piattaforma, emerge una sistematica e ricorrente sottovalutazione degli individui in rete (siano questi portatori d’opinioni o divulgatori di messaggi), dimostrando che la logica sottesa alla presenza in rete sia quella che attiene alla ricostruzione (auto)biografica e all’autorappresentazione selettiv
Platform society. Valori pubblici e società connessa
Platform Society indaga il ruolo delle piattaforme online nelle società occidentali e si interroga sulle loro logiche, i loro meccanismi di funzionamento e la possibilità che esse incorporino valori orientati a favorire il bene comune e non soltanto gli interessi economici privati. Sono i valori pubblici a rappresentare la vera posta in gioco nella lotta per la piattaformizzazione delle società. Tra questi ritroviamo naturalmente i temi della privacy e la sicurezza e protezione dei dati, ma anche temi sociali più ampi: equità, accessibilità, controllo democratico e accountability. Il conflitto tra sistemi ideologici contrapposti coinvolge diversi attori sociali (mercato, governi, società civile) ed è analizzato osservando quattro settori strategici: informazione, trasporti, sanità e istruzione. Ciascuno di essi evidenzia la stretta interdipendenza tra la dimensione locale, il livello dell’ecosistema delle principali piattaforme digitali e il piano geopolitico mondiale, in cui si producono scontri di potere tra mercati globali e governi (sovra)nazionali
Public sector communication professions in the Twitter-sphere
The paper aims to critically analyze the debate on Public Sector Communication
professions that has developed on Twitter with regard to its content
and to the main actors involved. We focus on the themes and the words used,
in order to explore how discourses about the reform are framed. Secondly,
we aim at understanding whether and how different actors have appropriated
the topic. While the core of our study adopts qualitative methods, we also
provide basic quantitative metrics, which contribute to a better understanding
of the dynamics characterizing the conversations addressing public sector
communication (PSC). Quantitative analyses include activity metrics, patterns
of influence, tweet flow variation over time, user activity, tweet popularity.
We then perform a thematic analysis, aiming at identifying the prevailing
issues, the goals, and the communication style adopted
Public sector communication professions in the Twitter-sphere
The paper aims to critically analyze the debate on Public Sector Communication professions that has developed on Twitter with regard to its content and to the main actors involved. We focus on the themes and the words used, in order to explore how discourses about the reform are framed. Secondly, we aim at understanding whether and how different actors have appropriated the topic. While the core of our study adopts qualitative methods, we also provide basic quantitative metrics, which contribute to a better understanding of the dynamics characterizing the conversations addressing public sector communication (PSC). Quantitative analyses include activity metrics, patterns of influence, tweet flow variation over time, user activity, tweet popularity. We then perform a thematic analysis, aiming at identifying the prevailing issues, the goals, and the communication style adopted
Geopolitica e migrazioni forzate. Movimenti di popolazione e conseguenze strategiche nelle relazioni internazionali contemporanee
Geopolitical instrumentalization is one of the less-publicized matters among the issues surrounding migratory fluxes. This article aims to underline the central elements that characterize forced displacements as a problem in interstate relations and as a hidden weapon of pressure used by unscrupulous governmental élites to gain political advantage in the domestic and international domain
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