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    La riforma societaria cambia l'informativa di bilancio

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    A distanza di piu` di dieci anni dall’introduzione della «novella» del D.Lgs. n. 127/91, le disposizioni del D. Lgs. n. 6/2003 relative al riordino del diritto societario hanno toccato anche la sezione IX del Codice civile: «Del Bilancio». Pur trattandosi di modifiche che non stravolgono quanto fu introdotto con la citata novella, sono le piu` significative a cui si e` assistito dalla sua introduzione. Nell’arco temporale designato, infatti, qualche ritocco e` stato effettuato, ma prevalentemente nell’ottica di temperare le interferenze fiscali sulla normativa civilistica. Si pensi, ad esempio, all’eliminazione dell’appendice fiscale (ex voci 24 e 25 del Conto economico). Le disposizioni del D.Lgs. n. 6/2003, anch’esse orientate alla logica del doppio binario (1), accolgono di fatto alcune esigenze manifestatesi da tempo nella prassi operativa ed espresse piu` volte dalla dottrina, evidenziando al contempo una duplice tendenza: da un lato, un’ulteriore semplificazione degli schemi di bilancio per le piccole-medie imprese che possono accedere al bilancio in forma abbreviata; dall’altro un aumento dei contenuti informativi da fornire, attraverso la nota integrativa, agli stakeholders. Si passano, pertanto, in rassegna le novita` introdotte, cercando di evidenziare, in particolare, gli impatti di tali variazioni sulla capacita` informativa del bilancio

    Enterprise governance Evidenze empiriche da una realtà distrettuale

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    La relazione tra governance e performance non ha ancora trovato in letteratura evidenze empiriche che ne attestino la relazione causale. Le conclusioni in letteratura sono state contrastanti, rimettendo in discussione i confini della corporate governance stessa. Il quadro concettuale di riferimento dove governance e performance vengono considerati in ottica bilanciata è stato definito enterprise governance. Da qui il presente lavoro prende le mosse per verificare empiricamente l’esistenza del possibile legame tra governance e performance in una realta’ distrettuale

    Il collegamento tra scuola toscana e quella venziana nel pensiero di Vincenzo Gitti

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    Il Prof. Vincenzo Gitti si colloca nel periodo di storia della ragioneria, denominato ragioneria scientifica (1840 - 1900) . In questo arco temporale i vari metodi di tenere i conti vengono sottoposti ad analisi critica e si tende verso un coordinamento delle norme a sistema tale da elevare la ragioneria a scienza. La ragioneria entra a far parte degli insegnamenti universitari e viene disciplinato dal punto di vista legislativo l’esercizio della professione del ragioniere cui segue la nascita dei Collegi dei Ragionieri. In questo contesto si sviluppa la Scuola Toscana di cui fu seguace il Prof. Vincenzo Gitti, pur mantenendo una propria indipendenza dovuta sia agli studi svolti a Venezia sotto l’influenza del Besta, sia all’attività professionale

    Til Death Do Us Part: The Long Tenured Directors Puzzle.

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    Recent survey data show that 24% of independent directors in Russel 3,000 have continuously served in the same firm for 15 years or more. On a sample of S&P 1500 over the period 1998-2012 we show that this is largely determined by only one director with an abnormally long tenure. When one independent director has served on the board for 20 years or more there are positive effects on financial performance. This contribution unfolds along different channels. Long tenured directors protect the firm and other board members by reducing the risk of corporate scandals. Extended tenures allow directors to acquire more information even when the cost of information acquisition is high. Also, we show that long-tenured independent directors are highly skilled individuals that accumulate knowledge valuable to the companies they serve in. Our results have implications on the ongoing debate on setting tenure limits for outside directors and suggest that a single rule for all may not be optimal

    «Passaggio» all’Euro, coinvolta l’area amministrativo-contabile

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    Il periodo transitorio di 3 anni (18 gennaio 1999 - 31 dicembre 2001) e` stato fissato con l’obiettivo di lasciare un congruo lasso temporale agli operatori per affrontare il passaggio alla moneta unica in modo graduale e senza traumi. A conferma di questo intento e` stato introdotto il principio nessun obbligo nessun divieto, a valere durante tutto questo periodo. Non si e` voluto, infatti, imporre un comportamento obbligatorio e predefinito ma si e` lasciata liberta` d’azione circa le linee da seguire per il passaggio all’euro. Di fatto, come risulta da diverse indagini effettuate a livello nazionale, la maggior parte delle piccole e medie imprese non ha sfruttato questo periodo e si trova negli ultimi mesi del periodo transitorio senza aver ancora effettuato il passaggio alla moneta unica, ne ́ programmato o ipotizzato la data e le modalita` con cui predisporlo. Il passaggio all’euro e` un processo che investe tutte le aree aziendali; la transizione non puo` dunque essere ulteriormente rimandata. Richiede invece un approccio diretto e immediato, al fine di definire le relative fasi di attuazione. Nel prosieguo verra` tracciato un quadro dei principali impatti sull’area amministrativo contabile che conseguono all’introduzione dell’euro, soffermando l’attenzione su alcune problematiche specifiche di tale are

    La Balanced Scorecard delle imprese internet

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    L’iniziale euforia trascinante della new economy e della rete ha portato per un momento all’idea di internet quale fenomeno rivoluzionario e cannibalistico, sostitutivo di tutti i modi tradizionali di fare business. In realtà, superata l’ondata di entusiasmo, i connotati dello strumento sono stati ridimensionati e lo si è guardato quale complemento delle tradizionali attività e del modo di competere. Infatti, non appena internet è diventato familiare anche per i canali tradizionali e le imprese ne hanno preso coscienza, si è smorzato il timore di disintermediazione iniziale e si è guardato alla rete come opportunità non tanto sostitutiva, quanto integrativa dei business consolidati. Infatti, in alcuni casi l’utilizzo di internet comporta solo un adattamento delle attività tradizionali, in altri crea particolari sinergie tra queste e quelle che si svolgono on-line. Le attività virtuali non eliminano quelle fisiche, ma spesso ne amplificano l’importanza, creando complementarità, tant’è che l’introduzione di internet spesso crea maggiore domanda di attività fisiche in qualche altra parte della catena del valore. Ad esempio, i fornitori che ricevono ordini on-line con la finalità di ridurre i costi devono, però, rispondere a molte più domande o richieste di informazioni provenienti dalla rete stessa

    Conversione del capitale in euro: procedure e metodi a pochi mesi dal via

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    Quasi al termine del «periodo transitorio», molte imprese devono ancora affrontare la problematica della conversione in euro del capitale sociale. Tale ritardo, tuttavia, non e` esclusivamente imputabile all’inerzia delle imprese, ma anche alla normativa esistente, che e` incompleta e tuttora non ha risolto alcuni dubbi interpretativi. La conferma dell’urgente esigenza di un intervento legislativo e` rinvenibile nel fatto che il disegno di legge cosiddetto «la manovra dei 100 giorni» prevede una disposizione in merito. La conversione per le societa` che hanno un capitale sociale espresso in lire (comprese le neo-costituite in lire) deve essere effettuata entro l’1/1/2002. La normativa avente per oggetto la conversione del capitale sociale e` contenuta nell’art. 17 del D. Lgs. n. 213/98, modificato e integrato dal D. Lgs. n. 206/99. E` una normativa ad hoc statuita per una posta contabile particolare: il capitale sociale. A questo, infatti, viene riconosciuta una funzione «produttiva», in quanto dotazione iniziale per il funzionamento della societa` e una funzione «organizzativa», quale parametro di riferimento per molte operazioni societarie Pertanto, e` stato assoggettato dal legislatore a disciplina specifica rispetto alle altre poste contabili. In seguito verra` tracciata una panoramica normativa inerente la conversione del capitale sociale, evidenziando quelli che sono ad oggi i dubbi interpretativi in merito alla sua applicazione nelle singole fattispecie

    Parte IV cap. 1 : L’evoluzione storica dei sistemi di pianificazione e controllo, 1.2. L’evoluzione nel contesto statunitense. – 1.2.1. Introduzione. – 1.2.2. Pianificazione e controllo: un’evoluzione storica. – 1.2.3. Il controllo strategico: il percorso evolutivo

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    Obiettivo del presente capitolo è quello di tracciare una panoramica storica sull’evoluzione del controllo di gestione in ambito internazionale. Essendo questo potenzialmente vasto, ci si focalizzerà sul contesto anglosassone ed in particolare statunitense, data la rilevante posizione che questo riveste negli studi accademici del controllo di gestione, spesso di riferimento anche per la dottrina italiana, e nella prassi professionale.Quest’ultima, infatti, prima della teoria ha spesso avvertito l’esigenza di modificare le modalità e gli oggetti del controllo, costituendo così fonte di contributi per la teorizzazione di modelli in ambito accademico

    ROI in text mining projects

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    The evaluation of text mining projects in terms of financial performance is the main topic argued by management involved in judging this kind of investment. However, being text mining a particular case of knowledge management, it has not only a tangible impact in terms of return on investment but also an intangible one: a lot of benefits coming from the investment in this knowledge management solution are not directly translated into returns, but they must be considered in this process of judgment to integrate the financial perspective of analysis with the non-financial ones

    “BUSINESS PROCESS IMPROVEMENT”: UN’APPLICAZIONE DI SUCCESSO NEL TESSILE

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    Grazie al Business Process Improvement è possibile rivisitare la struttura interna dell’impresa con interventi di reengineering finalizzati ad incrementare l’efficacia e l’efficienza dei processi. Le particolari caratteristiche di quest’approccio lo rendono applicabile a settori maturi come quello dell’abbigliamento, caratterizzati da un’agguerrita concorrenza e da un’offerta diversificata: l’orientamento al cliente può rivelarsi, così, la scelta vincente
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