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    Il lato oscuro della Real Options Valuation

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    incertezza, e proprio questa caratteristica fa sì che essi siano sistematicamente sottovalutati dai sistemi di capital budgeting basati sul Net Present Value. La Real Options Valuation (ROV) sembra rappresentare una soluzione al problema per la sua capacità di valutare correttamente la flessibilità di cui dispone l’impresa nella realizzazione di tali investimenti. Una fiorente letteratura di matrice economica, finanziaria e strategica sottolinea i pregi della ROV, omettendo, tuttavia, di svolgere un’analisi critica del modello. Partendo da tale considerazione, questo lavoro intende svolgere un’analisi critica della ROV concentrando l’attenzione sia sulle ipotesi teoriche di base sia sulle principali problematiche applicative

    La valutazione delle risorse immateriali con la metodologia delle opzioni reali. Alcune riflessioni critiche

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    La teoria delle opzioni reali (ROT) è sovente proposta per la valutazione delle risorse immateriali. Essa si concentra prevalentemente sulle problematiche valutative impiegando metodologie che sono ritenute in grado di fornire il valore corretto dell’opzione reale, il suo fair-value, poiché riproducono i processi di pricing che si svolgerebbero con mercati perfetti ed efficienti. Questo lavoro, dopo una sintetica presentazione del concetto di opzione reale e delle modalità impiegate per la valutazione, si allontana dal tradizionale sviluppo della ROT riflettendo su come essa possa essere impiegata per offrite spunti utili alla gestione delle risorse immateriali e all’identificazione delle fonti da cui promana il loro valore. Il tema della valutazione delle risorse immateriali, non viene però trascurato. È invece approfondito con prospettiva critica rivolgendo attenzione sia alla relazione tra valore, rischio e incertezza delle risorse immateriali; sia all’accettabilità delle ipotesi-base su cui si fondano i modelli di valutazione delle opzioni reali

    A commentary on “Accounting for value” - by Stephen Penman

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    The new book authored by Stephen Penman offers a stimulus for thinking of accounting for value. The Author’s position is completely interesting since it appears so critical against the mainstream in both finance and accounting, that forces to reflect on models and tools actually employed for valuation. Some points should be underlined. Penman tells he adhere to finance theory principles, but he really moves far away from them, since he offers a complete reinterpretation of them according to the fundamentalist perspective. On the other hand he strongly marks a gap between finance approach and his own. Value is about business, he says, not about paper. The finance approach is focused on paper (stocks, bonds) and neglects business. Knowledge about business and prudence should be adopted by analysts in order to challenge market prices, and find profit opportunities. Accrual accounting should be used instead of the discounted cash flow approach, he says, and therefore ‘Accounting for value’ is not only about value, but about accounting too. However, Penman argues, the good accounting is not the one now proposed by accounting standards

    An assessment of the modified VAIC models

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    Following the inconclusive results of empirical analyses based on the value added intellectual coefficient (VAIC), many authors have proposed modified VAIC models. Based on the tenet that even significant empirical tests are not a substitute for theory, this paper analyses 12 modified VAIC models in light of the critical drawbacks affecting their ancestor. The analysis reveals that the theoretical and conceptual criticisms of the VAIC still hold for the modified models. Despite the new types of capital added to make the VAIC closer to the most common model of intellectual capital (IC) in the literature, the proposed models contain obscurities, ambiguities, and inconsistencies in how the new types of capital are measured and conceptualised, and they unfortunately magnify some of the concerns affecting Pulic’s VAIC

    Some unintended consequences of metaphors: The case of capital in Intellectual Capital research

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    The paper focuses on the consequences that the metaphorical use of the concept of capital can generate on research on Intellectual Capital. Consequences here analysed refer to: 1) the understanding of IC as being composed of homogenous and separable units; 2) those that are assets; 3) those expected to be under the proprietorship of someone; and 4) those expressible in monetary terms on the balance sheet. The analysis of consequences also offers some insights into overcoming the capital metaphor in favour of a sharper differentiation between the concepts at the basis of the traditional notion of capital, and the ones at the basis of IC

    Management, Valutazioni, Incertezza. Un’analisi critica della teoria delle opzioni reali

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    Un’opzione reale è la facoltà di rinviare l’assunzione di una decisione al momento in cui siano disponibili maggiori informazioni sul problema decisionale da affrontare. L’analogia tra le opzioni reali e le opzioni finanziarie ha consentito il notevole sviluppo di una letteratura radicata principalmente nella teoria economica e finanziaria – meglio si potrebbe dire nell'economia finanziaria – e interessata principalmente alla valutazione delle opzioni reali grazie all’applicazione di modelli inizialmente sviluppati per le opzioni finanziarie. L’analogia è il frutto di un approccio epistemologico univoco – quello dell’economia finanziaria – che si basa sulle seguenti premesse: individualismo metodologico; continuo riferimento al mercato dei capitali; razionalità degli operatori; inesistenza di opportunità di arbitraggio e/o esistenza forme di equilibrio grazie alla competitività dei mercati. E, infine, l’interesse esclusivo per i processi di valutazione e non anche per quelli di gestione. Quest’ultimo aspetto, in particolare, se ben si concilia con le caratteristiche delle opzioni finanziarie, generalmente definite contrattualmente, mal si presta a cogliere la problematicità delle opzioni reali, delle quali molte caratteristiche sono invece stimate dall’impresa e sono sovente frutto della qualità dei suoi processi operativi. Proprio dalle considerazioni appena espresse nasce la ragione di questo lavoro, il quale si pone nei confronti della teoria delle opzioni reali in prospettiva critica con riferimento sia alla sua coerenza interna sia al perimetro di studio che la caratterizza. Il lavoro analizza innanzitutto le ipotesi-base della teoria, evidenziandone lo scarso realismo e l’indeterminatezza che ne deriva ai processi di valutazione condotti con le metodologie che su quelle si fondino. Sostiene poi come la postulata relazione positiva tra incertezza e valore dell’opzione reale possa nei fatti verificarsi in forme differenziate a motivo sia della tipologia dell’incertezza sia degli influssi che essa esercita su altre variabili che pure contribuiscono alla determinazione del valore dell’opzione. In secondo luogo, il lavoro affronta l’estensione del perimetro di studio della teoria delle opzioni reali, rivolgendo l’attenzione ad aspetti trascurati generalmente dai lavori sul tema: la gestione delle opzioni reali e l’incertezza residua esistente al momento della decisione di esercizio dell’opzione nonché i reciproci influssi tra le opzioni reali e la strategia dell’impresa, i processi decisionali organizzativi e i sistemi di programmazione e controllo. Deriva dall’analisi svolta la stimolo allo sviluppo di metodi di ragionamento sintetici che, pur fondandosi sui concetti alla base della teoria delle opzioni reali, si propongano come modalità di analisi e gestione dei fenomeni d’impresa, lasciando però sullo sfondo il problema della valutazione e abbandonando così la complicazione dei modelli matematici di valutazione a vantaggio della capacità di cogliere la complessità che caratterizza i fenomeni aziendali

    A Commentary on ‘Contextualising the Intermediate Financial Accounting Courses in the Global Financial Crisis’

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    This is a commentary on Robert Bloom & Mariah Webinger's article appeared in the same number

    Valuing Intangible Assets through Real Options Theory: Some Critical Remarks,

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    Employing Real Options Theory (ROT) for intangible assets’ valuation seems to be very promising. Nevertheless, the ROT attitude for valuing “fluid” situations, where a pre-ordinate path to follow does not exist, can easily disguise the complexity of intangible assets’ valuation. This paper develops two critical remarks on ROT-based valuation of intangible assets (IA). Firstly, IA can influence on the level of the uncertainty a firm deals with, therefore influencing on the value of the available real options. Literature on real options points out that an increase in uncertainty determines an increase in the value of the option. The intangible assets’ influence on uncertainty can produce, however, opposite counter-intuitive effects on the value of a real option. Secondly, ROT assumes that a twin security of the real option’s underlying asset exists in order to perform the valuation. Since IA are generally firm-specific and difficult to replicate by other firms, the existence of the twin security cannot be taken for granted. The consequence is that indeterminate results can arise. The considerations just highlighted can support the development of a new approach, where the real options lens is a conceptual framework for interpreting and analysing economic phenomena while standard valuation is left on the background
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