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    La ricerca di una zona d’incontro fra psicologia e politica: dal marxismo critico alla politica della fiducia.

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    Gli apporti venuti alla psicologia dalla teoria dei giochi, la sociologia e l’economia sperimentale hanno creato negli ultimi quarant’anni un connubio felice tra queste scienze e la psicologia. Ne è emersa una nuova antropologia: gli esseri umani non sono né naturalmente buoni né naturalmente cattivi, e sono naturalmente portati a forme di socialità, di cooperazione, e perfino di altruismo, oltre che ovviamente anche alla competizione e talora alla distruttività. Vanno però distinte due forme di altruismo. La più elementare è la forma di altruismo finalizzato alla conservazione del gruppo dei consanguinei. Una forma di altruismo più evoluto è quello reciproco, e riguarda la cooperazione “a rischio” tra individui non imparentati, e talora perfino fra estranei. È questa una forma di cooperazione che prende forma col diffondersi di strategie di fiducia “allargate” (cioè “fra estranei”) in grado di prevalere sui solidarismi tribali tradizionali e sui sistemi localistici e clientelari. Nel mondo della modernità e della globalizzazione, la possibilità di decollo socioeconomico di una nazione dipende in misura cospicua dal diffondersi di questa forma di cooperazione “aperta” o “allargata”. Il familismo, il clientelismo, la cultura della raccomandazione, i padrinaggi fanno parte di una cultura premoderna che non produce né senso critico, né emancipazione per i giovani e le donne, e neppure benessere economico

    Percezione, pensiero, coscienza. Passato e futuro delle scienze della mente.

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    Nel corso degli ultimi anni la filosofia della scienza è diventata sempre più ‘locale’, spostando l’attenzione dalle caratteristiche generali della prassi scientifica ai concetti, i problemi e gli enigmi delle varie discipline scientifiche. La filosofia che si occupa delle scienze della mente e del cervello è uno dei risultati di questa maggiore delimitazione. La mente di cui oggi si occupano gli psicologi e i neuroscienziati è figlia della rivoluzione cognitivista ed è perciò definita come un insieme di processi di elaborazione di informazioni realizzati nei cervelli di organismi complessi. Ciò che rende peculiare l’indagine cognitivista sulla mente è il suo essere sospesa fra due mondi: da un lato l’immagine ordinaria di noi stessi in quanto persone, vale a dire in quanto soggetti di esperienze coscienti, stati intenzionali e agire deliberato (la ‘psicologia ingenua’); dall’altro lato la sfera subpersonale degli eventi cerebrali, oggetto della neuroscienza. Il presente volume si propone di introdurre il lettore allo studio scientifico della mente ma sempre sullo sfondo dello sforzo filosofico di far luce sulle relazioni che legano questi differenti modi in cui descriviamo noi stessi

    Identità narrativa, individuazione ed etica eudaimonistica

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    This article aims to probe the ethical import of a personological viewof self-narrativism that is well-entrenchedin a naturalistic context. Against thebackdrop of William James’ theory of the duplex self, the claim that we constituteourselves as morally responsible agents (as ‘Lockean persons’) by forming and usingautobiographical narratives is combined with Dan McAdams’view of narrative identity as a layer of personality. During personality development, internalised andevolving stories of the self layer over other layers of personality, and this process oflayering may be integrative. The process of self-representation originated from the I/Me dialectic, then, takes the form of what Jung identified as “individuation”, namely,a striving towards the unity of the various strata of personality. Such a process has anethical dimension that is reminiscent of the ideal of eudaimonia, the discovery andactualization of one’s own unique potentials and talents

    Ernesto De Martino su crisi e riscatto della presenza.

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    At the core of Ernesto De Martino’s thought lie the questions of the precarious nature of the subject’s self-construction and of the resulting defensive character of self-consciousness. De Martino forges a phenomenological psychology of identity hinging on the concepts of presence and (the complementary) crisis of presence. “Presence” is self-consciousness, understood as finding oneself at the center of one’s own orderly and meaningful subjective world, and hence at the center of a historical and cultural environment to which one feels one belongs. But this self-consciousness is a precarious acquisition, continuously constructed by culture and constantly exposed to the risk of crisis. In this article I follow the psychiatrist Giovanni Jervis – who in the late 1950s participated in De Martino’s team study of the ecstatic healing cult of tarantism in the Salentine Peninsula in southern Italy – in arguing that hypotheses and evidence from psychological sciences confirm De Martino’s idea of the human subject

    Empatia, mindreading e introspezione

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    A number of theorists have proposed approaches to empathy based on the simulation theory of mindreading. Within this framework, a distinction was drawn between a developmentally early and conceptually poor capacity variously referred to as “low-level mindreading”, “basic”, or “mirroring” empathy, and a developmentally later and conceptually complex capacity for simulation also referred to as “high-level mindreading” or “reconstructive” empathy. Basic empathy involves the attribution of simple mental states such as face-based emotions; reconstructive empathy involves the ascription of complex mental states such as propositional attitudes. This article critically examines this theoretical approach to empathy, focusing on two strands of the simulationist theorizing: a simulationist account of basic empathy based on the neuroscience of mirror neurons; and Alvin Goldman’s account of reconstructive empathy in terms of high-level simulative mindreading. In both cases, it will be argued, a number of problems associated with such approaches arise

    Il problema della coscienza sullo sfondo delle scienze della mente e del cervello

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    Nell’indagare la soggettività, le scienze della mente e del cervello hanno seguito la lezione anti-idealistica di Darwin, procedendo "dal basso verso l’alto", sforzandosi cioè di spiegare come le funzioni psicologiche complesse che sono alla base dell’autoconoscenza introspettiva dell’adulto, evolvono da funzioni più basilari. Il punto di approdo di questo rovesciamento metodologico è una critica della soggettività, che ci rivela che il mondo fenomenologico della coscienza non possiede un carattere primario e fondante rispetto al resto della vita psichica. È questo il tema del presente scritto

    La cognizione delle 4E: riforma, non rivoluzione

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    Research programs in cognitive science that are apparently very different from each other have been gathered together on the grounds that they are seen to contribute to a view of cognition as embodied, embedded, enacted and extended – the so-called ‘4E cognition’. This article examines some of these research programs and steers away from a widespread Kuhnian rethoric that extols them as an exercise of extraordinary science, which preludes the establishment of a new post-classical paradigm. By contrast, we argue that a reformist program can be distilled from four decades of controversies on the foundations of cognitive science which aspires to incorporate some important ideas from the literatures on 4E cognition into the computational-representational framework

    Introduzione. Il problema dell’identità personale nell’universo della modernità

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    La conquista dell’identità uscì per i tipi della Feltrinelli nel maggio del 1997. Quella che qui presentiamo è una riedizione corredata da una introduzione e una postfazione che, nel ricostruire le linee portanti della riflessione di Jervis sul tema dell’identità della persona, si sforzano poi di situarla nel quadro complessivo dell’opera del grande psichiatra
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