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    IL GRANDE BRIGANTAGGIO NEL CINEMA: DALLA PRIMA ALLA SECONDA REPUBBLICA

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    Il saggio analizza due film sul 'grande brigantaggio' post-unitario del 1952 (Germi, Il brigante di Tacca del lupo) e del 1999 (Squitieri, Li chiamarono...briganti) nei loro referenti storici, letterari e cinematografici, come espressione speciifca dell'evoluzione di opinioni e identità, dalla prima alla seconda repubblica, circa l'unificazione meridionale e gli aspetti di guerra civile, oggi enfatizzati dall'uso pubblico della storia di uomre sudista

    il Grande Brigantaggio postunitario tra conoscenza storica e giochi della memoria

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    La discussione storiografica sull'unificazione nazionale nel 2011 ha trovato particolari interlocutori nelle Società di Storia patria, istituzioni ottocentesche che hanno verificato, nei successivi cicli politici e storiografici della storia italiana, successive vulgate tra tradizioni locali e nazioali. La discussione di Salerno ha analizzato la storiogarfia sul Grande Brigantaggio esaminando analogamnete i percorsi della memoria locale confluiti nel sudismo

    CAMORRA ANNO ZERO

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    Riletture di Carlo Levi

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    Il saggio introduce un numero monografico della rivista post-meridionalista “Meridiana” dedicato ai nuovi percorsi di studio sul Carlo Levi intellettuale politico italiano/europeo, sviluppando una revisione delle letture datate agli anni 1950-1980 di L. come intellettuale decadente secondo la critica marxista, engagé secondo la vulgata antifascista / meridionalista. Seguendo un approccio di biografia vs. storia culturale, dalle esperienze politiche/esistenziali del pittore ebreo spaesato degli anni trenta-quaranta, al maturare di una scrittura segnata da una vena antipolitica e ricca di pensiero libertario, l’analisi si incentra sul percorso denso di L. nella ‘civiltà della crisi’ tra le due guerre: alla cui luce si leggono non solo il saggio filosofico sul totalitarisno Paura della libertà (1939), ma anche il racconto apparentemente realista del confino lucano (1935) di Cristo si è fermato a Eboli (1943-45), oggi leggibile come originale monografia etnografica da writing culture. La revisione valorizza altrettanto la svolta verso il mestiere di intellettuale engagé del secondo dopoguerra: dal romanzo proustiano sulla crisi della Resistenza L’orologio (1950), all’ampio corpus di rappresentazioni dell’identità italiana. La ricca pubblicistica dello scrittore maturo, se ben percorre la nazionalizzazione culturale di medio Novecento, rielabora le cruciali problematiche già della crisi (le faglie arcaico/moderno, la comunicazione tra soggetti e culture, l’omologazione culturale in agguato); con l’ottimismo esistenziale e politico della prima età repubblicana, a fronte della percezione apocalittica che viene dal più giovane Pasolini
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