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resti umani delle discariche e della vasca di epoca romana dello scavo Parco Novi Sad.
I reperti umani oggetto del presente studio sono stati messi in luce durante gli scavi, diretti dalla Soprintendenza archeologica per l’Emilia Romagna, per la realizzazione di un parcheggio sotterraneo subito a N-O del centro storico di Modena, corrispondente alla zona periurbana della città romana di Mutina. Essi provengono da tre discariche
pubbliche (SE, SW e NW) utilizzate prevalentemente nella prima età imperiale, rinvenute ai lati di un tratto della strada che collegava Modena a Mantova, fiancheggiata da un’ampia necropoli databile tra il I e il III sec. d.C., e da una vasca per piscicoltura pertinente ad edifici rustici e trasformata in discarica al termine del suo utilizzo
verso la fine del I sec. d.C.3. Il materiale studiato consiste, nel complesso, in 95 crani,
13 mandibole, 88 ossa lunghe e pochi altri frammenti, nonché in due crani umani rinvenuti, con lo scheletro di un cane, in una buca scavata al fondo della discarica di SE.
L’analisi antropologica dei resti ha fornito informazioni su aspetti significativi quali il numero minimo di individui e la loro distribuzione per età e sesso, i distretti scheletrici
maggiormente rappresentati, l’eventuale presenza di lesioni mortali o di tracce di trattamento del cadavere, il carattere primario o secondario del deposito. Questi dati permettono di affrontare alcuni quesiti: le tre discariche e la vasca costituiscono, dal punto di vista dei resti umani in esse contenuti, contesti simili o presentano qualche differenza?Chi potevano essere gli individui cui appartenevano i resti esaminati e cosa è loro successo? Che significato ha la loro deposizione in quei contesti? Cercheremo di rispondere a queste domande nella consapevolezza che un’interpretazione unitaria dovrà attendere il quadro che emergerà dai risultati di tutte le altre discipline e dovrà avvalersi anche delle fonti documentarie disponibili
A case of tuberculosis of the hip joint in an adolescent of a modern (19th-20th c.) Italian identified skeletal collection
Riti non convenzionali in una necropoli di età imperiale: il caso delle tombe 109, 161 e 244 della Stazione Centrale di Bologna. Considerazioni preliminari sulla ritualità funeraria: le indagini antropologiche
Durante i lavori di scavo condotti dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna sotto la direzione della Dr. C. Cornelio Cassai tra il 2004 e il 2007 presso la stazione ferroviaria di Bologna per la costruzione della nuova linea Alta Velocità sono state rinvenute una serie di sepolture riferibili ad una necropoli di età romano-imperiale databile tra il I e il III sec. d.C.. L’intervento archeologico ha restituito un complesso di 222 sepolture, 39 delle quali a rito inumatorio . Tale complesso risulta di notevole interesse in quanto il contesto di alcune inumazioni suggerisce la presenza di particolari rituali funerari. Nel presente lavoro verranno fornite alcune preliminari osservazioni sui reperti osteologici di tre sepolture (t. 109, t. 244, t. 161) particolarmente rappresentative per il tipo di deposizione dell’inumato, per la presenza di oggetti con una probabile funzione simbolica (chiodi e balsamari) e per le tracce presenti sulle ossa forse riferibili a interventi sul cadavere
Riti non convenzionali in una necropoli di età imperiale: il caso delle tombe 109, 161 e 244 della Stazione Centrale di Bologna. Considerazioni preliminari sulla ritualità funeraria: le indagini antropologiche(in "Pagani e Cristiani; forme ed attestazioni di religiosità del mondo antico in Emilia" (in Pagani e Cristiani, forme ed attestazioni di religiosità del mondo antico in Emilia; Vol VII)
Le sepolture anomale dell'Emilia Romagna dall’epoca romana al Medioevo
La giornata di studi “Sepolture anomale. Indagini archeologiche e antropologiche dall’epoca classica al Medioevo in Emilia Romagna” (Castelfranco Emilia, Modena) tenutasi nel 2009 in occasione dell’apertura dell’omonima mostra a Castelfranco Emilia, ha convogliato gli interessi comuni di antropologi e archeologi sul problema delle interpretazioni dei contesti funerari, in particolare di quelli cosiddetti anomali, ed è stata occasione per esaminare e riesaminare con attenzione i dati spesso frammentari e incompleti finora in nostro possesso, per fare luce su testimonianze e segnalazioni sempre più diffuse. Vengono presi in esame nel presente contributo i casi rinvenuti nel territorio bolognese e modenese dall’epoca romana fino al Medioevo. Per sepoltura anomala (atipica, non convenzionale, non normativa, deviante, ecc.) si intende quella in cui al defunto è riservato un trattamento differente da quello ritenuto la norma per quel periodo e in quella società. Il repertorio di tali trattamenti è vario e diversificato anche in contesti cronologici e geografici relativamente ristretti. Dal punto di vista metodologico abbiamo individuato pattern ricorrenti (sepoltura prona, infissione di chiodi, asportazione o dislocamento di parti del corpo, ecc.) che possono diventare strumento utile per procedere negli aspetti interpretativi (pratiche vs. rituali), avvalendoci anche del confronto con altri contesti e con altri settori di studio
You can't tell a book by its cover: the effects of age, sex and physical activity on entheseal changes in an Italian contemporary skeletal collection
Entheses and their pathological modifications (enthesopathies) are widely used to infer biomechanical stress differences and to reconstruct specific activities in past human populations. However, the multifactorial etiology of these features makes it necessary to critically review their reliability as skeletal markers of activity.
In this study, we investigate the role of age, sex and life-style on entheseal development and modifications. For this purpose, 484 skeletons representing individuals with known age at death, sex, and profession were analyzed with regard to entheseal modifications. All the skeletons come from the Frassetto collection of Sassari, (Italy, early 20th century). 23 postcranial entheses were studied regarding the development of entheseal robusticity (surface rugosity) and proliferative as well as erosive enthesopathies. The scoring method proposed by Mariotti et al. (2004, 2007) was used for the data collection.
Results indicate age as the main factor influencing entheseal modifications. Sex-related patterns are also evident. However, physical activity only plays a minor role in the expression of the observed features, and it appears that robusticity lateralization and modifications of specific attachment sites are more informative about life-style. Overall, our results indicate that caution is warranted when using skeletal markers as indicators of biomechanical effects in bio-cultural reconstructions
Marcatori scheletrici di attività: risultati ed interpretazioni alla luce dello studio completo della collezione identificata "Frassetto"
Un possibile caso di infissione rituale di chiodi: la tomba 76 della necropoli di età imperiale della Stazione Centrale di Bologna
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