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    Settore, sistema e azienda: logiche di governance in sanità

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    In tutte le società avanzate, la sanità si colloca più sul versante dello stato e delle scelte collettive che su quello del mercato e degli interessi particolari. Gli approcci di governance (contrapposti a quelli di government) suggeriscono ai soggetti pubblici di abbandonare l'idea che le scelte collettive possano essere realizzate attraverso il solo esercizio di poteri sovraordinati. Si tratta, invece, di guardare a sistemi complessi, siano essi tutta la sanità o una azienda sanitaria pubblica, nella prospettiva di un ordine che deve essere conquistato o fatto emergere e che non può più essere imposto. Con queste premesse il libro guarda alla sanità nel nostro Paese, collocando il SSN nel quadro del più complessivo settore sanitario, considerato come il vasto insieme di soggetti pubblici e privati coinvolti nei processi attraverso i quali individui e collettività fruiscono di servizi e prestazioni che attengono ai bisogni di salute. La governance all'interno del SSN viene, successivamente, interpretata alla luce del modello aziendale, quale ipotesi principale attorno alla quale si sono costruite le relazioni che legano i livelli regionali alle aziende sanitarie, modello che sembra ora essere messo in discussione e che necessita di essere difeso. Da ultimo sono considerate le strutture e gli assetti di governo a livello aziendale, rispetto ai quali emergono spinte crescenti volte ad assicurare una maggiore collegialità, preservando al contempo la necessaria efficienza e unitarietà dei processi decisionali al vertice della gestione

    Infermieri: modificazioni dell’ambiente e sviluppo della professione

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    Definire cosa sia esattamente una professione non è semplice, ma in termini molto generali alcuni elementi possono essere presi a riferimento, quali: a) un corpo sufficientemente consolidato e distinguibile di saperi in grado di connotare l’unicità della professione in relazione alle funzioni svolte; b) un meccanismo formalizzato di trasmissione dei saperi e delle competenze ai nuovi membri, meccanismo che rappresenta anche la base per l’esercizio di un certo grado di monopolio da parte della professione (solo i membri certificati possono eseguire certi atti e assumere certi ruoli); c) l’esistenza di un apparato giuridico in grado di tutelare e rafforzare il monopolio dal punto di vista legale (l’esistenza di una fattispecie configurabile come ‘esercizio abusivo della professione’); d) la possibilità per i membri della professione nei differenti contesti nei quali operano di applicare effettivamente e in autonomia le proprie conoscenze e competenze; e) un certo grado di riconoscimento sociale. Evidentemente non tutte le dimensioni citate devono essere ugualmente sviluppate, ma dal punto di vista del funzionamento delle organizzazioni e dei sistemi una professione è tale quando riesce posizionarsi adeguatamente rispetto all’insieme di questi elementi. È bene sottolineare che questo modo di intendere la professione supera il mero aspetto formale (i titoli e l’esclusività giuridicamente tutelata di cui ai punti b e c) per comprendere aspetti di natura più sostanziale (contenuti distintivi, pratica effettiva, status), frutto di processi spesso complessi che si articolano su orizzonti temporali non brevi. Il richiamo al concetto di professione è necessario in quanto le professioni e le loro reciproche relazioni giocano nel campo sanitario un ruolo di fondamentale importanza. I contenuti e l’organizzazione dei saperi, i confini che tra questi si stabiliscono, le modalità di trasmissione alle persone che hanno una esclusiva sulla concreta applicazione del sapere stesso, il modo in cui nelle organizzazioni i compiti vengono distribuiti tra gli appartenenti alle diverse comunità professionali sono tutti elementi che concorrono a definire non solo i risultati complessivi dei processi di cura in termini di efficacia ed efficienza, ma anche la nozione stessa di salute. Per lungo tempo le strutture che producono servizi sanitari sono state caratterizzate da una predominanza della professione medica. Il loro intero funzionamento, dagli assetti organizzativi alla distribuzione delle responsabilità, dava per scontato e sorreggeva una visione che vedeva nella professione medica l’unica professione cui fare riferimento. Le dinamiche rilevanti ai fini del funzionamento erano quindi quelle che animavano la professione medica al suo interno e che avevano come attori principali le diverse specialità e sub-specialità. Il progressivo consolidamento della professione infermieristica, anche attraverso il fondamentale passaggio rappresentato dai titoli universitari, sta modificando profondamente il quadro e il tema di come costruire e fare funzionare un’organizzazione effettivamente multi-professionale è all’ordine del giorno. Da questo punto di vista, nonostante gli innegabili - e oggettivamente rapidi in relazione ai tempi di cui hanno usufruito altre professioni - progressi nel riconoscimento di un ruolo diverso alla professione infermieristica, appare sempre più evidente la necessità di rendere più robusto e rapido un processo di cui tutto il sistema e le singole aziende potranno avvantaggiarsi

    Deintegrazione istituzionale e integrazione funzionale nelle aziende sanitarie pubbliche

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    I profondi cambiamenti sperimentati dalle aziende sanitarie pubbliche nei tre decenni di vita del SSN sono il frutto di dinamiche che si sono sviluppare lungo dimensioni diverse, variamente intrecciate. Vi è stata innanzitutto la progressiva legittimazione, sul piano concettuale, della dimensione economica e la sua gestione come elementi rilevanti per poter realizzare i fini per i quali i sistemi sanitari pubblici esistono. Sul piano istituzionale - delle regole e degli assetti entro i quali le attività si svolgono e le aziende agiscono -, la stessa visione è alla base del passaggio dal modello tradizionale di intervento pubblico alla "sanità aziendalizzata" e alle sue successive evoluzioni verso logiche di rete. Sul piano della gestione le trasformazioni hanno avuto un elemento portante nell'introduzione e sviluppo dei sistemi di programmazione e controllo, concepiti come meccanismi in grado di assicurare un ragionevole governo della dimensione economica, in un contesto permeato dalla dimensione professionale e dai notevoli gradi di autonomia a essa associati. Il testo propone una visione secondo la quale l'unitarietà dell'azienda e il suo funzionamento integrato non possono essere assicurati da un meccanismo unico o tendenzialmente prevalente, ruolo finora assolto dai sistemi di programmazione e controllo. La pluralità dei piani sui quali si producono i risultati (la deintegrazione istituzionale) e delle dimensioni che caratterizzano il funzionamento impongono l'utilizzo di un insieme di meccanismi. Questi dovranno essere in grado di presidiare le diverse e, spesso, contraddittorie, esigenze che nel concreto funzionamento dell'azienda devono trovare un equilibrato ed efficace contemperamento attraverso un adeguato esercizio della discrezionalità manageriale

    La comunicazione aziendale in sanità

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    Il rinnovamento dei sistemi sanitari è da tempo al centro del dibattito politico e scientifico nazionale e internazionale. Con l’istituzione di OASI (Osservatorio sulla funzionalità delle Aziende Sanitarie Italiane), il CERGAS ha voluto confermarsi quale punto di riferimento per l’analisi dei cambiamenti in atto nel sistema sanitario italiano secondo l’approccio economico-aziendale. Ha inoltre creato un tavolo comune dove mondo accademico e operatori del SSN possono interagire ed essere nel contempo promotori e fruitori di nuova conoscenza. A partire dal 2000, l’attività di ricerca di OASI è stata sistematicamente raccolta in una serie di Rapporti Annuali. Il Rapporto 2009: - presenta l’assetto complessivo del SSN e i principali dati che lo caratterizzano. Propone inoltre un approfondimento sugli Istituti di Health Technology Assessment in Europa; - a livello regionale, analizza la situazione economico-finanziaria dei SSR, nonché i criteri utilizzati da alcune regioni per determinare i costi delle prestazioni allo scopo di fissarne le tariffe. Presenta inoltre lo stato dell’arte sia sulle reti cliniche, sia sul fondo per le non autosufficienze. Indaga infine i nuovi scenari per le cure primarie alla luce della nuova convenzione; - a livello aziendale, prosegue l’indagine sugli assetti istituzionali attraverso l’analisi delle caratteristiche degli obiettivi assegnati dalla regione alle aziende; offre nuovi approfondimenti sulla logistica, sull’assetto organizzativo dei servizi non sanitari, sugli indicatori di budget; dedica ampio spazio al tema della comunicazione; riapre il fronte del rapporto tra medici e manager; evidenzia il progressivo invecchiamento del personale nel SSN e ne discute le implicazioni; propone un modello per valutare gli impatti della cartella clinica elettronica

    Low cost in sanità

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    Il Rapporto Annuale dell’Osservatorio sulla funzionalità delle Aziende Sanitarie Italiane (OASI) analizza i cambiamenti in atto nel sistema sanitario italiano secondo l’approccio economico-aziendale. Il Rapporto 2011 presenta l’assetto complessivo del SSN e i principali dati che lo caratterizzano, anche con un confronto internazionale. Approfondisce tre tematiche emergenti: i fondi sanitari integrativi, lo sviluppo del low cost in sanità e la mobilità internazionale. A livello regionale traccia un profilo di cinque SSR variamente rappresentativi del contesto nazionale e propone un’analisi delle scelte regionali di governo della spesa farmaceutica, con una valutazione del loro impatto. A livello aziendale presenta un’analisi delle retribuzioni dei direttori e una valutazione dei progetti di cambiamento della supply chain; dedica ampio spazio alla riorganizzazione degli ospedali per intensità di cura e alla riprogettazione delle reti ospedaliere; discute i temi della certificabilità dei bilanci aziendali, della valutazione dei professionisti, delle innovazioni nei sistemi di programmazione e controllo, delle opportunità e criticità delle esperienze di project finance

    Italian public healthcare organizations: specialization, institutional de-integration, and public networks relationships

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    Analisi delle dinamiche istituzionali e organizzative del Servizio Sanitario Nazionale italiano, con approfondimento delle dinamiche di de-integrazione e re-integrazione istituzionale

    La sanità futura. Come cambieranno gli utenti, le istituzioni, i servizi e le tecnologie

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    In questo volume si analizzano e si discutono i possibili "futuri", utilizzando la tecnica degli scenari, che per ogni variabile rilevante indica le possibili traiettorie evolutive e ne delinea i principali impatti. Gli scenari sono costruiti cercando di cogliere i "segnali" presenti nel sistema, i pareri di opion leader del settore, i trend di alcune variabili rilevanti e il dibattito nella letteratura internazionale, oltre a quelle che potrebbero essere le principali aree di discontinuità. Per ogni scenario sono discusse le possibili implicazioni strategiche per gli attori del sistema: le aziende pubbliche e private del Servizio Sanitario Nazionale, le imprese farmaceutiche e tecnologiche e gli erogatori di servizi di supporto

    L'operations management come innovazione gestionale

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    Differenti fasi nello sviluppo delle aziende sanitarie. Operations Management (OM) come sintesi e tecniche direttamente attinenti ai sistemi di produzione e ai possibili miglioramenti nella loro gestione. OM come innovazione manageriale. Casi di studio dell'applicazione OM nella regione Toscana

    La morte cardiaca improvvisa in Italia: dimensioni, percezioni, politiche ed impatto economico-finanziario

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    This study is based on the consideration that sudden cardiac death (SCD) incidence is increasing in today’s society and, despite the efforts of clinicians, there is great lack of awareness and focus for its prevention on behalf of society and institutions. During 2006 a research project on SCD was initiated in Italy by the CUSAS (Centro Universitario di Studi in Amministrazione Sanitaria) and the Institute for Internal Medicine and Cardiology of the University of Florence with the intention to: estimate the dimension(s) of the SCD phenomenon in the general population; underline the economical consequences of SCD; identify the causes for the lack of interest in SCD; evaluate the degree of use of biomedical technologies for SCD prevention, and compare the actual scenario with the ideal one (driven by treatment guidelines implementation); the last part of the study analyzes economical sustainability of the implementation of the 2006 European Society of Cardiology new guidelines. We estimated an occurrence of SCD in young subjects (between 35 and 65 years of age) of roughly 9300 cases per year (~17% of total): nearly one case of SCD in 5 afflicts young and still active individuals. Causes of the phenomenon vary greatly: in older subjects the pathology that most frequently causes SCD is ischemic heart disease, whereas in younger subjects it is more often related to heart failure. The most optimistic hypothesis is that each year SCD causes the loss of nearly 600 000 life years. We came up with a first estimate of the socio-economic impact due to life years lost each year to SCD, using net individual work salary for the basis of the calculation. Results are extremely variable (between 6.482 and 12.216 millions of euros each year). Considering that half of the events occur in patients in whom SCD can be accurately predicted, due to their high risk factor, it is possible to estimate the financial investment necessary to prevent SCD in at least these individuals. The DRG tariff is used as a proxy for the economic calculation of the procedure costs. An additional investment of 310 million euros would have been necessary, which represents only 0.33% of the national health budget for that same year. We strongly believe that preventing SCD is not only financially feasible but very beneficial from the societal perspective. (G Ital Cardiol 2008; 9 (Suppl 1-11): 5S-23S
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