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Alfredo Pirri. Architetto
Il 2 ottobre 2023 il Dipartimento di Architettura dell’Università degli studi Roma Tre conferisce ad Alfredo Pirri la Laurea Honoris Causa in Progettazione Architettonica.
Questo piccolo volume racconta della realizzazione di un progetto culturale e disciplinare: accogliere uno dei più importanti artisti contemporanei viventi in Italia nella comunità degli architetti (e più precisamente dei progettisti architettonici). Alfredo Pirri, infatti, lavora, crea, trasforma, manipolando con cura e coscienza gli strumenti fondamentali dell’architettura: lo spazio, la luce, la materia; la realizzazione di questo progetto è stata dunque l’occasione per riconoscere e sottolineare i meriti e le competenze scientifiche, tipiche del sapere dell’architetto, che sono riscontrabili in gran parte della sua produzione artistica.
Attraverso i contributi di coloro che hanno voluto partecipare, nelle diverse fasi, il volume restituisce l’intero percorso che ha portato all’attribuzione di questa prestigiosa onorificenza accademica
Dossier. Progetti urbani per le periferie
Nell’ambito dell’indagine sul progetto urbano e le sue forme, EcoWebTown propone un dossier che riguarda il noto caso delle Vele di Scampia. Il dossier si compone di una prima parte che raccoglie una serie di contributi che offrono punti di vista di diversi testimoni delle ultime fasi del processo di trasformazione che sta interessando Scampia (dai risultati di numerose ricerche dell’Università di Napoli, al racconto di alcuni esperimenti didattici con tema “Vele”, fino al progetto Restart Scampia vincitore del Bando ministeriale del 2016 per la riqualificazione delle periferie). La seconda parte del dossier si compone di una serie di interviste che raccolgono i pareri e le posizioni di diverse personalità riguardo all’esperienza napoletana.
Al di là dell’interessante e sempre attuale dibattito nato attorno alla scelta (ormai “storica”) di demolire le grandi strutture di Franz Di Salvo, il dossier racconta il processo che ha guidato lo sviluppo dell’attuale progetto, provando a sottolinearne da una parte gli sperimentali modelli di partecipazione sviluppati negli anni e, dall’altra, le posizioni assunte via via dalle amministrazioni e dall’Università nello svolgersi di questa articolata vicenda e, in particolare, di questo suo “ultimo atto”
«CLIMACTIONS» La mitigazione dell’Isola di Calore Urbana tra salute e pratiche di rigenerazione
I cambiamenti climatici stanno modificando le città e i territori abitati. Con sempre maggior urgenza siamo chiamati ad agire preventivamente sullo spazio per mitigare gli effetti che questi producono sulla salute delle persone e per preservare l’integrità dei sistemi naturali. Il progetto di ricerca CLIMACTIONS (finanziato dal Ministero della Salute) affronta il tema della mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici in ambiente urbano attraverso una convergenza disciplinare operata su diversi livelli; il volume presenta i risultati del lavoro prodotto dall’Unità di Ricerca del Dipartimento di Architettura dell’Università di Roma Tre. Il gruppo, attraverso lo sviluppo di un caso studio applicato all’area di Piazza Mancini a Roma, si confronta con i temi dell’urban health con una prospettiva che mira a trasformare le irrimandabili necessità di mitigazione e adattamento climatico in occasioni per rigenerare e valorizzare gli spazi urbani. Il volume restituisce la complessità delle questioni affrontate attraverso le voci e gli specifici sguardi disciplinari di diversi docenti e professionisti che, in una logica di continua negoziazione, convergono nel progetto.Climate change is transforming cities and inhabited territories. With increasing urgency, we are called to take preventive action in urban spaces to mitigate the effects of these changes on human health and to preserve the integrity of natural systems. The research project CLIMACTIONS (funded by the Italian Ministry of Health) addresses the issue of mitigating the impacts of climate change in urban environments through a multidisciplinary approach operating at various levels. This volume presents the outcomes of work conducted by the Research Unit of the Department of Architecture at Roma Tre University. Through the development of a case study focused on the Piazza Mancini area in Rome, the team tackles urban health issues with a perspective that seeks to turn the pressing needs for climate mitigation and adaptation into opportunities to regenerate and enhance urban spaces. The volume reflects the complexity of the issues addressed through the voices and specific disciplinary perspectives of various scholars and professionals who, in a framework of continuous negotiation, converge within the project
Opinioni a confronto. Progetto urbano e aree ferroviarie. Tre questioni: Esperti_Intervista a Paolo Desideri
Sul potenziale della situazione: architettura come infrastruttura
La nuova epoca che abitiamo è epoca di crisi: la contemporaneità è il tempo della complessità e dell’entropia e, per le discipline dell’architettura e del progetto, è il tempo in cui mediazioni e parentele non sono più indispensabili ma inevitabili. La vita di comunità multiple e mutevoli, che esprimono necessità diverse e spesso contraddittorie, ha messo il progetto di fronte a sfide nuove. Come la questione dei cambiamenti climatici, paradigma della crisi del rapporto natura-non natura, la condizione pandemica che viviamo in questi mesi è un’espressione particolarmente chiara e dolorosa di questo presente di incertezza ad alta velocità. Il saggio, ponendosi in continuità con una parte precisa di tradizione disciplinare, va alla ricerca di nuovi possibili spazi d’azione per il progetto. Parole come effimero, debole, poroso, metabolico, fluido, multiscalare, interrotto, incompiuto, trasformabile, accompagnano la complessa transizione dell’architettura, chiamata a farsi “infrastruttura per abitare” la città: una città che è allo stesso tempo macchina produttiva e grembo materno, “dimora” e “spazio di negotium”, nodo strategico nella griglia globale della geografia economica contemporanea e habitat delle comunità residenti che esprimono necessità minute e locali.The new era we inhabit is one of crisis: contemporaneity is the time of complexity and entropy, and for the disciplines of architecture and design, it is a time when mediations and connections are no longer optional but inevitable. The life of multiple and ever-changing communities, which express diverse and often contradictory needs, has confronted design with new challenges. Much like the issue of climate change—paradigmatic of the crisis in the nature/non-nature relationship—the pandemic condition we are experiencing in these months is a particularly clear and painful expression of this high-speed uncertainty.
This essay, aligning itself with a specific disciplinary tradition, seeks new potential spaces of action for design. Words such as ephemeral, weak, porous, metabolic, fluid, multiscalar, interrupted, unfinished, transformable, accompany the complex transition of architecture, which is called upon to become an “infrastructure for inhabiting” the city: a city that is at once a productive machine and a nurturing womb, both "home" and "space of negotium," a strategic node in the global grid of contemporary economic geography, and a habitat for resident communities expressing small-scale, local needs
L’esperienza della soglia: progetto minore per luoghi-di-non
Il saggio che si propone per questo numero di Op.Cit è connesso a una ricerca che sulle pagine di questa rivista ha già trovato espressione in due occasioni: nel numero 165 con il saggio “Paesaggi dell’Antropocene” e nel numero 170 con il contributo dal titolo “Sul potenziale della situazione: architettura come infrastruttura”. Questo terzo scritto rappresenta il terzo vertice di un ipotetico triangolo che individua il campo di indagine in cui si muove una ricerca ancora aperta e in corso che continua ad arricchirsi grazie all’incontro con visioni e pensieri e spunti nuovi o che vengono a poco a poco “scoperti” e che continuamente si aggiornano. Nello specifico, questo scritto si concentra sul ruolo, le possibilità e le interpretazioni che ruotano attorno alla dimensione che potremmo definire “metodologica” del progetto dello spazio come forma del pensiero e che, per confrontarsi con questa dimensione epocale di cambiamenti, deve saper mettere in discussione alcuni dei suoi paradigmi fondativi. Per parlare delle nuove sfide per il progetto vengono prese in esame le recenti riflessioni aperte da due autori provenienti da discipline diverse che, messe in risonanza tra loro, sembrano capaci di aprire spazi di sperimentazione per pensare un progetto che sappia ideare architetture/infrastrutture per l’epoca dell’Antropocene
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