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    Allargare il cerchio. Pratiche per una comune umanità

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    Questo numero speciale di “Metis” nasce per condividere pedagogie dell’incontro e pratiche di convivenza generatrici di legami comunitari. I contributi ritraggono l’opera quotidiana delle donne che abitano gli spazi comuni con spirito politico, diventando esperte nel trasformare in sapere, saper-vivere, i conflitti sociali, le contraddizioni e le esperienze a partire da sé e in risonanza con altre, altri. In che modo questi saperi possono dialogare con il mondo professionale della cura e trasformare le pratiche educative? Quali forze a favore della collettività vi si possono rintracciare? Allargare il cerchio è il titolo di un libro di Nora Giacobini. Questo gesto schiude lo spazio dell’immaginario, complesso e in continuo mutamento, in cui pensare le relazioni tra esseri umani, e tra questi e il Cosmo. Per quanto le differenze possano renderci distanti, la forma del cerchio permette di riconoscere la convergenza verso un centro, una comune umanità

    Dare forme alla vita: laboratori di creazione artistica comunitaria

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    Questo testo nasce dal desiderio di comprendere la creazione come esperienza di formazione e pratica comunitaria segnata dalla differenza sessuale. Un compito arduo che ho avvicinato mettendo il tema in relazione ad alcuni laboratori di creazione artistica comunitaria a cura del collettivo ideadestroyingmuros, cui ho preso parte negli ultimi dieci anni. A quale orizzonte di senso ci rimanda la parola creazione? Quale evento nascita evoca? Cosa ha a che fare con il senso dell’essere al mondo, abitarlo? In particolare, mi soffermerò su un cantiere artistico svolto nel 2021 all’interno di un corso di aggiornamento sulla cultura delle differenze per operatrici dei servizi socio-educativi, promosso dal Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Verona, che ha portato alla realizzazione de La tenda verde, un artefatto in tessuto radicato simbolicamente nell’infinito acquatico del femminile e nella vitalità brulicante dei mondi liquidi. Nell’esplorare il concetto di creazione comunitaria si farà chiaro in che modo l’immersione in una esperienza corporea e intellettuale di questa qualità possa essere occasione di formazione e trasformazione per chi vi partecipa

    “Fare” le madri. Il lavoro dei servizi socio-educativi con la maternità e le sue ambivalenze.

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    Il contributo esamina come i modelli di maternità agiscono nelle pratiche professionali dei servizi che accompagnano le diadi madre-bambino nel pre- e post-nascita ed esplora in particolare come questi modelli interagiscono con le dinamiche di potere che caratterizzano l'arena pubblica della genitorialità "adeguata"

    Il tirocinio come occasione di ricerca all’interno di una partenariato formativo di comunità

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    La professionalità educativa si caratterizza come una integrazione di conoscenze, abilità pratiche, competenze relative al sé e capacità di lavorare con altri. Nella letteratura pedagogica il tirocinio universitario è considerato il luogo primo per la composizione di questo sapere integrato ed organico (Salerni, Szpunar 2019): diffusamente definito come esperienza ponte tra teoria e pratica, costituisce un luogo di costruzione di competenze e consolidamento dell’identità professionale. L’articolazione interna di questo sapere viene cercata e nominata in particolare nella tensione a coniugare dimensione teorica e pratica, accademica e professionale. Tuttavia costruire e approfondire questo nesso, sperimentare strategie organizzative e spazi di pensiero che lo rendano reale, si rivela tutt’altro che lineare. Quali sono i principali modelli teorico-operativi che fondano le esperienze di tirocinio e quali metafore nominano la relazione tra la teoria e la pratica? Il sapere a cui il/la tirocinante si forma può essere riconducibile alla formula teoria più prassi, pur in una supposta circolarità? Questa dualità è ancora utile per pensare il tirocinio? Questo contributo nasce da una ricerca multi-metodo svolta a Verona che si propone di 1): comprendere le specificità del processo di apprendimento dei tirocinanti, iscritti alla Laurea in Scienze dell’Educazione, indagando le sue articolazioni tra contesto accademico e ingresso nei servizi; 2) identificare risorse e criticità dei processi di accompagnamento tra Università e gli enti

    Pa' suvicchiaria. L'agire mafioso della burocrazia.

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    Negli ultimi dieci anni ho svolto una etnografia presso gli uffici di alcune questure e servizi comunali nel nord-est italiano, accompagnando persone richiedenti asilo o migranti nel cosiddetto percorso di ‘regolarizzazione’. Il contributo è centrato sul tema della violenza istituzionale agita attraverso la burocrazia e garantita dall’apparato delle leggi. Andando al di là dell'alternativa tra mafia e legalità, analizzo l’agire della burocrazia come forma mafiosa, nominando il ventaglio di modalità attraverso cui chi lavora nell’amministrazione usa l’organizzazione per esercitare un potere servendosi di strumenti e linguaggi tipicamente mafiosi, in particolare l’intimidazione, il sopruso, il ricorso al clientelismo, la territorializzazione dei diritti. Quale narrazione diventa possibile in questi tempi in cui il grado di intensità della violenza amministrativa pervade i linguaggi e le azioni delle istituzioni mentre gli orizzonti simbolici che dovrebbero contrastarla (la retorica dei diritti umani, l’antimafia, la trasparenza, la democrazia) sono consunti

    Activism through Identities: Building Shared Alliances against Homophobia and Racism in Palermo

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    Scholars and activists of antiracist and antihomophobic movements have recently been analysing the phenomena of ‘gay imperialism’ and ‘sexual democratisation’ in European countries. Italy represents an exception among these countries due to its record on sexual and human rights. On the one hand, in fact, Italian law does not allow marriage, civil partnerships, and child adoption for homosexual people. On the other, its institutions often violate the rights of migrants and impose on them punitive conditions to acquire citizenship. In Italy, therefore, racial and sexual minorities share a lack of rights and a clandestine condition. This is particularly true in Sicily, one of Europe’s ‘peripheries’. This chapter looks at the practices of antihomophobic and antiracist movements in Palermo, Sicily’s largest city. It analyses processes of coalition building among parts of these movements, particularly the creation of a feminist meeting space called ‘La migration’. Palermo has long been considered a stereotypically backward place for civil and sexual rights. What solidarities, but also tensions, traverse the sexual and racial question in such context? How does the coming together of lesbian-queer native and migrant subjects transform their sense of belonging in a peripheral setting? In the Mediterranean context, the dichotomy between a ‘European’ sexual emancipation and the ‘backwardness’ of other cultures loses meaning. What shared strategies of resistance do activists thus put in place? The chapter explores the intersection and disjuncture of activists’ senses of belonging and estrangement vis-à-vis local and ethnic communities, native and migrant cultures, LGBT and antiracist associations

    Building a Nest: Art and Ecology as Formative and Transformative Practices in Adult Education

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    The pandemic crisis has been considered by some pedagogists not as a destructive event of a func- tioning educational system, but as the possibility of participating in the transformation of learning models. In 2021-2022, the Department of Human Sciences of the University of Verona promoted the training course “Practices and cultures of difference in educational and care work” which was attended by 35 professionals of social-health and educational services. The course proposed to move away from ‘expertism’ to rethink the care of oneself, of places and of others, as a common good, thanks to an ecological perspective that questions the link between learning and the envi- ronment, between daily work and community life, art-based methodologies as levers for processes of transformative learning. The third module of the training course was titled “Know how: com- munity art practices” and was held at the Mare Memoria Viva ecomuseum in Palermo. The artistic workshop of intensive two weeks contributed to the creation of a new space for cultural fruition: an Ecodom structure in Superadobe in the shape of a nest

    Quel cerchio luminoso. Le case delle donne come contesti per una formazione a partire da sé

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    Questo articolo nasce da una chiara presa di coscienza presentatasi mentre come gruppo di ricerca riflettevamo sulla progettazione di percorsi formativi destinati ai servizi socio-educativi sui temi dell’accompagnamento di famiglie, spesso solo madri e bambini, considerate in situazione di vulnerabilità. Chi coinvolgere come formatrici? Che forma e ritmo dare alla formazione? Quali contenuti e strumenti offrire alla sperimentazione? Trovavamo molte risposte nelle pratiche quotidiane del Centro interculturale Casa di Ramìa del Comune di Verona, un luogo di incontro tra donne, ispirato al pensiero della differenza sessuale italiano, fondato da alcune di noi quindici anni fa. Così, pur avendo sempre pensato ed esperito in prima persona come questa casa fosse un luogo di apprendimento e di cura, si faceva strada l’idea che potesse anche essere considerato a pieno titolo fonte di pratiche e situazioni formative, se non anche uno spazio formativo in sé, aperto a studentesse e professioniste dei servizi. Questo passaggio ha richiesto un tempo di maturazione durante il quale un nucleo di ricercatrici e donne che partecipano assiduamente alle attività della casa e alla sua gestione nel quotidiano ha preso il tempo di nominare alcune pratiche, allenarsi a parlarne con chi non le aveva mai sperimentate, fare un lavoro riflessivo. Una pratica politica fa sapere se e quando entra coscientemente in circolo con il contesto in cui è nata, trasformandolo. Nominando le soglie che si attraversano si mettono in evidenza alcuni passaggi che ne definiscono il metodo

    Making a nest. Art and ecology as formative and trasformative practices in adult education.

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    The radical experience of isolation and vulnerability during the pandemic has aroused a reflection on the forms of living environments and social ties, on the need to rethink the relational and pedagogical styles on which they are based (Pignalberi 2022). The accentuation of disparities in access to education and culture has shown how, in truth, the training system has been in a stagnant situation of difficulty for decades. The pandemic crisis has been considered by some pedagogists (Fullan 2020) not so much as a destructive event of a functioning model but as the possibility of participating in the transformation of learning. In 2021-2022 the Department of Human Sciences of the University of Verona promoted a training course "Practices and cultures of difference in educational and care work" which was attended by 35 professionals in social-health and educational services. The training course focused on the fact that the established practices of social work often fail, exposing professionals to the unexpected, to the crisis, to the need to create. This impact was even more evident during the pandemic which made the social ties of many Italian cities increasingly fragile. It was therefore necessary to propose training contexts that could meet the experiences of vulnerability, the need to nourish trust in community ties and hope. The course aimed to address the theme of differences by deepening theories and practices of feminist philosophy (Zamboni 2009, bell hooks 1994) and transformative pedagogy (Formenti 2017, Mortari 2003) which have elaborated a florid reflection on the themes of care and relationship: an embodied knowledge that puts to work the senses, the resonances, the materiality of relationships to rethink the encounter with the Other in daily life. The path proposed to move away from 'expertism' (Illich 2008) to rethink the care of oneself, of places and of others, as a common good, thanks to: • a formative ecology vision that questions the link between learning and the environment, between daily work and community life; (Iori 2019, Corntassel, J., & Hardbarger, T. 2019, Pignalberi 2022) • art-based methodologies as levers for processes of continuous transformative training and as a means for an ecological and ecosophic transition under the banner of social justice (Formenti Lusaschi, Del Negro 2019, Sossai 2017, Segal-Engelchin D., Huss E., Massry N. 2020). The third module of the above-mentioned training course was titled "Know how: community art practices" and was held at the Mare Memoria Viva Ecomuseum in Palermo (Sicily, Italy). It was a pedagogical choice that aimed to open up the narrow imaginaries of social work to a community horizon. The artistic workshop of intensive two weeks was also granted access to 35 professionals and all those who, by attending the Ecomuseum as operators or beneficiaries, would have voluntarily contributed to the creation of a new space for cultural fruition, participating in building an Ecodom structure in Superadobe in the shape of nest

    La maternità è una prova. Come creare contesti per riconoscere e comprendere situazioni vulnerabili.

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    Il contributo esplora una esperienza di ricerca condotta tra il 2015 e il 2021 sulle pratiche di accompagnamento di madri e famiglie considerate vulnerabili e a rischio di esclusione sociale, specialmente nel periodo perinatale (gravidanza, nascita e primi sei anni di vita). Il gruppo interdisciplinare che ha condotto la ricerca, composto per lo più da donne, professioniste ed esperte del lavoro sociale e di cura, si è chiesto: che sguardo portare sulle “eroiche dis/ avventure” delle madri e dei bambini? Come raccontare le vulnerabilità che emergono nella riflessione delle madri, operatrici ed utenti? Come mantenere la complessità dei punti di vista mettendo a fuoco la consapevolezza dei rapporti di potere in gioco? Chi avrebbe scritto le storie e gli esiti della ricerca, con quali linguaggi? Quali pratiche di restituzione avremmo adottato? La ricerca ha preso avvio in occasione della partecipazione al progetto europeo Erasmus+ Taking care of vulnerable women during perinatality. Gli obiettivi generali del progetto erano: formulare una definizione comune della vulnerabilità; individuare gli strumenti per identificare, analizzare e monitorare i fattori di vulnerabilità; elaborare strumenti specifici di accompagnamento; definire le competenze professionali per gestire al meglio le situazioni a rischio, in particolare in caso di grave precarietà, dipendenze, gravidanza in adolescenza, prostituzione. L’output principale è stata la composizione di moduli di formazione iniziali e/o continua. Il filo rosso è stata la sperimentazione della narrazione orale e scritta come forma di ricerca azione e pratica del partire da sé nei luoghi del lavoro sociale, nei gruppi di donne e nei setting formativi. Durante la ricerca è stato evidente che per il gruppo di lavoro in Italia questa metodologia risultava essere la più fruttuosa per mettere a lavoro le asimmetrie che possono avere luogo nella relazione tra professioniste e utenti dei servizi: occupare una posizione nella quale si ha il mandato di definire i bisogni degli altri rappresenta una forma di potere. Pur mantenendo una chiarezza nelle funzioni, come possono le professioniste predisporsi ad aprire e condividere queste forme di potere nell’offerta dei servizi e nelle pratiche di accompagnamento e valutazione? Quali contesti di incontro consentono alle operatrici e alle donne utenti dei servizi di negoziare la propria presenza? Nella geometria relazionale tra la madre, i bambini e le operatrici, come si configurano regole d’interazione (distribuzione della possibilità di parola, di definizione ed uso delle categorie), pratiche educative e valutative messe in atto? Il saggio è un itinerario attraverso alcune figure mitologiche (Persefone, Demetra, La Llorona) per esplorare le contraddizioni vitali vissute dalle donne, nel tentativo di decolonizzare e depatriarcalizzare gli immaginari intorno alle maternità
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