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Tecniche costruttive murarie medievali. La Sardegna.
Il volume si pone lo scopo di contribuire ad un accrescimento delle conoscenze storico-critiche relative all’organizzazione del cantiere e alle tecniche costruttive medievali in Sardegna in specie nell’arco temporale compreso fra il X e il XV secolo. Lo studio, pur essendo incentrato sull’ambito regionale sardo, approfondisce, di necessità, i nessi con le regioni d’oltremare evidenziando influenze e adattamenti alla tradizione locale.
Per inquadrare correttamente la materia si è ritenuto opportuno volgere uno sguardo anche alle metodologie costruttive dei periodi precedenti: fenicio-punico, romano, tardoantico, bizantino. Partendo infine, dall’analisi dei fenomeni di degrado ricorrenti, riscontrati nei numerosi siti indagati, sono state fornite alcune linee guida sugli interventi di restauro. L’obiettivo ultimo è infatti quello di contribuire a migliorare e rendere più consapevole, sotto il profilo storico e tecnico, l’attività di conservazione e restauro del grande patrimonio storico e monumentale della Sardegna
Architetture per il restauro: l'anastilosi
Il volume propone una riflessione sull’anastilosi nella sua più ampia accezione e come tema specifico di restauro. L’argomento è affrontato dal punto di vista concettuale e terminologico, partendo dalle definizioni di anastilosi ‘diretta’ e ‘indiretta’, fino alle declinazioni della ‘ricostruzione’ e alle nuove possibilità offerte dall’‘anastilosi virtuale’. Non si tralasciano inoltre considerazioni sul significato di ‘frammento’ e di ‘rudere’ nell’ambito della tutela del patrimonio storico e artistico.
I saggi si articolano fra storia, teoria e prassi, rimandi all’attualità e a prospettive future, aspetti tecnico-diagnostici ed efficaci esemplificazioni, nel comune interesse per il trattamento dei resti di un antico edificio per garantirne la conservazione, la ‘reintegrazione dell’immagine’, un ruolo nel contesto in cui sono stati prodotti o una ricollocazione museale.
Ne deriva un significativo quadro d’insieme sull’anastilosi come pratica di restauro, soprattutto in campo archeologico, anche depositaria di valori museografici diversamente declinabili
Le vicende storiche della sede dell’Accademia di San Luca al Foro di Cesare
La breve vita dell’incompiuto palazzo dell’Accademia di S. Luca, la cui costruzione venne iniziata nel 1931, è indissolubilmente legata alla lunga storia del Foro di Cesare, sulle cui spoglie si erge, e della chiesa dei Ss. Luca e Martina, sul retro della quale sorse la prima sede storica dell’Accademia realizzata al tempo di papa Urbano VIII (1635-44).
Il nuovo palazzo dell’Accademia dei pittori del quale ancora si conservano le fondazioni riportate alla luce negli scavi condotti dalla Sovraintendenza Comunale di Roma negli anni 1998-2000, doveva infatti essere eretto sul medesimo sito occupato dalla precedente sede. L’importanza dell’edificio è legata, oltre che alla sua prestigiosa ubicazione, anche agli illustri progettisti che furono personalità di spicco del panorama culturale del periodo a cavallo tra gli anni Venti e Trenta dello scorso secolo. I resti del palazzo e i progetti di seguito analizzati sono infatti una eloquente testimonianza tanto dei nuovi fermenti intellettuali quanto delle criticità dell’epoca e palesano pensieri e ripensamenti che furono sottesi alla realizzazione oltre che dell’Accademia stessa anche, e soprattutto, della nascente via dell’Impero.The seat of the ancient, prestigious Academy of San Luca, the leading cultural institution in Roma, was traditionally located by the church of SS. Luca e Martina in the Roman Forum. The first building, which housed the Academy of Painters, was destroyed in 1929-31 when extensive demolitions were carried out in the area, as part of a plan for recovery of the Forum complex. Projects for the new building were submitted by Tullio Passarelli, Gustavo Giovannoni and finally Arnaldo Foschini; after a long debate construction started in 1932, but the project was soon abandoned as the archaeological issue prevailed, and it was decided to excavate the underlying remain of Caesar’s Forum. Passarelli’s and Foschini’s drawings are published here, together with surveys of the present state by the author of the article, and show careful planning in the layout of the interiors, while the exteriors are a remarkable exercise in the academic style, universally adopted in Rome’s official buildings in the Thirties
Le vicende storiche della sede dell’Accademia di San Luca al Foro di Cesare
La breve vita dell’incompiuto palazzo dell’Accademia di S. Luca, la cui costruzione venne iniziata nel 1931, è indissolubilmente legata alla lunga storia del Foro di Cesare, sulle cui spoglie si erge, e della chiesa dei Ss. Luca e Martina, sul retro della quale sorse la prima sede storica dell’Accademia realizzata al tempo di papa Urbano VIII (1635-44).
Il nuovo palazzo dell’Accademia dei pittori del quale ancora si conservano le fondazioni riportate alla luce negli scavi condotti dalla Sovraintendenza Comunale di Roma negli anni 1998-2000, doveva infatti essere eretto sul medesimo sito occupato dalla precedente sede. L’importanza dell’edificio è legata, oltre che alla sua prestigiosa ubicazione, anche agli illustri progettisti che furono personalità di spicco del panorama culturale del periodo a cavallo tra gli anni Venti e Trenta dello scorso secolo. I resti del palazzo e i progetti di seguito analizzati sono infatti una eloquente testimonianza tanto dei nuovi fermenti intellettuali quanto delle criticità dell’epoca e palesano pensieri e ripensamenti che furono sottesi alla realizzazione oltre che dell’Accademia stessa anche, e soprattutto, della nascente via dell’Impero.The seat of the ancient, prestigious Academy of San Luca, the leading cultural institution in Roma, was traditionally located by the church of SS. Luca e Martina in the Roman Forum. The first building, which housed the Academy of Painters, was destroyed in 1929-31 when extensive demolitions were carried out in the area, as part of a plan for recovery of the Forum complex. Projects for the new building were submitted by Tullio Passarelli, Gustavo Giovannoni and finally Arnaldo Foschini; after a long debate construction started in 1932, but the project was soon abandoned as the archaeological issue prevailed, and it was decided to excavate the underlying remain of Caesar’s Forum. Passarelli’s and Foschini’s drawings are published here, together with surveys of the present state by the author of the article, and show careful planning in the layout of the interiors, while the exteriors are a remarkable exercise in the academic style, universally adopted in Rome’s official buildings in the Thirties
Schedatura delle strutture murarie negli edifici storici
Lo studio delle tecniche costruttive va affrontato da molteplici punti di vista nell’intento di ricostruire l’articolato e variegato palinsesto determinato dalle consuetudini locali, dalla persistenza di ragioni d’ordine sociale, politico, amministrativo e geografico, dalla ‘cultura’ delle maestranze, locali o esogene, oltreché dalla composizione geologica del sito, dalla facilità d’approvvigionamento delle materie prime necessarie alla costruzione ecc. La schedatura, analizzata e delineata nel presente contributo, fornisce la base analitico o sintetico-descrittiva, indispensabile per ogni successivo momento interpretativo e valutativo, volto ad elaborare risposte di tipo architettonico, di natura tecnica, storica ed estetica sulle tecniche murarie
«L’Osservatore Romano»
La prima edizione del “L’Osservatore Romano”, periodico ufficiale del Vaticano, fu pubblicata a Roma il 1° luglio del 1861. Dal 31 marzo 1862 il giornale viene pubblicato quotidianamente in Italia; a partire dagli anni ’50 e ’70 del XX secolo viene pubblicato settimanalmente nei principali paesi europei. L’Osservatore Romano pubblica i documenti ufficiali della Chiesa, gli editoriali scritti da importanti esponenti del Clero e rende note le attività pubbliche del Papa. Le segnalazioni del presente articolo, che si riferiscono agli avvenimenti che interessano la città di Roma, abbracciando l’arco temporale compreso tra il mese di luglio del 1943 e il mese di marzo del 1944, hanno permesso di cogliere uno spaccato della realtà e della temperie culturale contemporanea, nella delicata fase in cui, mentre ancora si contavano i danni della Guerra e non si conosceva l’esatta stimma degli immani disastri, si dava comunque inizio all’opera di ricostruzione
Nuovi collegamenti verticali all’interno di antiche preesistenze. Un’occasione di restauro, rifunzionalizzazione e valorizzazione
La realizzazione di nuove scale all’interno di strutture antiche, con il fine di assolvere sia ad esigenze statico-strutturali sia normative e funzionali, può essere vista come un’occasione per il restauro e la valorizzazione delle preesistenze. Ristabilire l’accessibilità di singoli ambienti o di intere strutture è infatti necessario per permettere e garantire nel tempo l’uso e la manutenzione, essenziali per la conservazione del bene stesso. È tuttavia necessario operare nel rispetto delle stratificazioni storiche, senza sacrificare i valori testimoniali, e secondo i criteri del restauro modernamente inteso. Gli interventi progettuali di restauro e rifunzionalizzazione trattati nell’ambito del contributo in oggetto, si pongono come esempi di felice connubio e integrazione del nuovo con l’antico, e permettono di evidenziare, su diversi livelli, i vari aspetti del difficile ma fruttuoso compito offerto dalla necessità di garantire l’accessibilità e la fruibilità negli edifici storici.New vertical connections within ancient pre-existences. An occasion of restoration, re-functionalization and valorization
The realization of new staircases inside ancient structures, with the aim of fulfilling both static-structural and normative-functional needs, can be seen as an opportunity for the restoration and enhancement of pre-existing structures. Restoring the accessibility of individual rooms or entire structures is in fact necessary to allow and ensure over time the use and maintenance, essential for the preservation of the monument itself. However, it is necessary to operate in the respect of the historical stratifications, without sacrificing the testimonial values, and according to the criteria of modern restoration.
The restoration and re-functionalization projects treated in this contribution, are presented as examples of successful combination and integration of the new with the old, and allow to highlight, on different levels, the various aspects of the difficult but task offered by the need to ensure accessibility and usability in historic buildings
Le chiese a croce commissa con transetto triabsidato in Sardegna. Caratteri tipologici e costruttivi
Su un substrato storico con forti connotazioni bizantine, che caratterizza il panorama architettonico e artistico della Sardegna tra il VI e il X secolo, sul quale attecchisce in maniera diffusa la tipologia di chiese con impianto a croce, sia greca che latina, spicca e si distingue un particolare tipo planimetrico adottato nella Santissima Trinità di Saccargia a Codrongianos (seconda metà XI - primo quarto XIII sec.) e in San Michele di Salvenero a Ploaghe (seconda metà XI - primo quarto XIII sec.). Nell’ambito preso in esame, circoscritto sia dal punto di vista geografico (curatoria di Ploaghe) che temporale (periodo compreso tra la fine dell’XI e il primo quarto del XII secolo), è stato possibile enucleare l’apporto tecnico e culturale delle maestranze d’oltremare giunte al seguito degli ordini monastici benedettini (Camaldolesi e Vallombrosani provenienti dall’ambito regionale toscano) che fondarono le due chiese analizzate. Infatti, tanto le tecniche costruttive quanto l’impianto icnografico di entrambe conservano, in un primo momento, le caratteristiche proprie del luogo d’origine per poi fondersi con la tradizione, acquistando, talvolta, connotazioni tipicamente regionali
Analisi e interpretazione di tracce, simboli e stilemi per la comprensione del cantiere medievale. Un’esemplificazione in Sardegna
L’organizzazione del cantiere è cambiata e si è sviluppata nei secoli diventando un indicatore oltre che della ricchezza della committenza e del grado di competenza delle maestranze anche del periodo di realizzazione della fabbrica.
Lo studio ha riguardato il cantiere e le tecniche di costruzione in Sardegna in specie nell’arco temporale compreso fra il X e il XV secolo con lo scopo di contribuire ad un accrescimento delle conoscenze storico-critiche relative alle pratiche costruttive medievali. L’analisi stratigrafica è stata compiuta analizzando contemporaneamente il tipo di cantiere presumibilmente organizzato, ricavabile dalla presenza o meno di fori pontai e dalla loro natura e disposizione.
Per comprendere la struttura dei cantieri medievali è necessario, infatti, esaminare le caratteristiche delle murature anche in relazione alla presenza dei fori pontai ancora visibili sulle superfici murarie e all’ipotizzabile sistema di montaggio dei vari elementi in legno che costituivano i relativi ponteggi. Nel caso specifico d’indagine una delle principali discriminanti individuate per lo studio delle murature è rappresentata dalle tipologie dei fori da ponte adottate; tale discriminante è stata poi rapportata e letta congiuntamente agli altri parametri, utili ai fini dell’individuazione dei tipi murari, e alle caratteristiche tecnico-costruttive e tipologico-stilistiche dell’intera ‘macchina’ architettonica. La suddetta chiave di lettura si è rivelata fondamentale ai fini della classificazione e della definizione cronologica dei paramenti murari e delle loro sezioni
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