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Lineamenti conclusivi per la ricostruzione della fisionomia del territorio anzese in epoca antica, Anzi e il suo territorio in età lucana (IV-III sec. a.C.)
Un “vaso di bronzo intarsiato di argento di somma importanza” rinvenuto ad Anzi e ritrovato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Emanuele Greco, Maria Chiara Monaco, Acque tiranniche: regimentazione, adduzione e sfruttamento delle acque ad Atene in età arcaica
After a brief geological and geomorphological presentation of the plain of Athens, the aim of the article is to offer a synthesis
of the most relevant hydraulic works in the city from the Geometric to the end of the archaic age. The solonian law about use
and consumption of water from the wells is briefly examined. Then we proceed to the archaeological data: the digging of wells,
as a more ancient and widespread practice; the subsequent creation, probably at the end of the 6th century BC, of the first
imposing aqueduct referring to Pisistratus or his sons; the still debated issue related to the Enneakrounos. Finally, we examine
the important transformations, dated between the end of the sixth century BC and the second quarter of the following century,
which radically changed the landscape of the Agora area, which has now become public space: the filling of the Eridano’s valley,
the channeling of the same river and the construction of the Great Drain
RITORNO AD ANXIA. Ricerche archeologiche in un territorio della Lucania interna
Il territorio di Anzi (PZ), piccolo centro della Lucania interna, conobbe nell’Antichità (VIII sec. a.C. – VI sec. d.C.) importanti vicende insediative che videro il succedersi di popoli diversi (Enotri, Lucani, Romani), costantemente attratti dalle sue risorse naturali e dalla sua rilevante posizione strategica. Tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo, numerose testimonianze di questo passato millenario e il peculiare interesse, che si era andato sviluppando in paese, determinarono una intensa stagione di attività archeologiche che fece di Anzi uno dei siti più celebri del Regno di Napoli. Dopo oltre un secolo e mezzo di immeritato oblio, interrotto solo da alcune indagini condotte dalla Soprintendenza Archeologica della Basilicata (anni ’80 del ’900 e 2001), la straordinaria ricchezza archeologica del comprensorio anzese è stata di nuovo messa in evidenza, a partire dal 2014, dalle ricerche condotte dalla cattedra di Archeologia Classica dell’Università degli Studi della Basilicata – Dipartimento di Scienze Umane. Il volume raccoglie in modo organico i principali risultati di tali studi che, in ossequio ad un approccio “globale” e multidisciplinare, hanno messo insieme fonti bibliografiche e archivistiche ottocentesche, nuove evidenze epigrafiche, lo studio di materiali inediti conservati nei magazzini di diversi Musei italiani e stranieri, tecniche di remote sensing per la lettura del territorio, dati provenienti da ricognizioni di superficie e documentazione di scavi stratigrafici, con il dichiarato intento di riscostruire un quadro storico-archeologico più completo possibile. In tale prospettiva sono stati coinvolti nell’edizione dell’opera, tanto gli studenti che in questi anni hanno preso parte alle ricerche sul campo, quanto docenti universitari, funzionari di Soprintendenza e diversi studiosi, che, a vario titolo, si sono occupati di questa importantissima, sebbene ancora poco conosciuta, realtà archeologica della Basilicata
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