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    Petrarca lettore di se stesso

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    Esamina le pratiche di lettura di Petrarca nei casi, descritti dallo stesso autore, in cui egli si trovi ad affrontare la lettura di proprie opere in corso di composizione o prima di licenziarle, o di frammenti delle stesseExamines Petrarch's reading practices in those cases, described by the author himself, in which he finds himself facing the reading of his own works - or fragments - before their dismission

    Modi della pesuasione

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    Introduzione alla sezione “laboratorio” della rivista, dedicata alla persuasione e alla presenza di forme e modalità del genere suasoria nelle epistole di Petrarca, in cui si ripercorre brevemente la presenza del tema nelle opere dell’autore.Introduction to the section “Laboratorio” of the journal, dedicated to the theme of persuasion and to the presence of forms and methods of the literary genre of the suasoria in the epistles of Petrarch ; it briefly reviews the presence of the same theme in other works of the author

    Il privilegio della leggerezza: per una lettura di Le città invisibili,

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    L’intervento si propone di indagare il tema della leggerezza nelle Città invisibili di Italo Calvino, analizzandone la struttura e il conflitto tra ordine e disordine che da essa sorge. Ripercorre le vicende compositive del testo e il suo rapporto con Il Milione di Marco Polo, insistendo sulla natura immaginaria dell’opera, a partire dalla professione di fede nella fantasia proposta dall’autore nella prefazione. Riflette quindi sulla dimensione storico-politica in cui si inserisce Le città invisibili, contestualizzando il testo rispetto alle posizioni di Calvino e ponendo in evidenza come per certi aspetti l’autore avesse previsto la crisi urbanistica contemporanea. Estrae infine, dalle riflessioni contenute nel testo, il profilo di una città ideale costruita a misura d’uomo.The paper investigates the theme of lightness in Italo Calvino’s Le città invisibili, analysing its structure and the conflict between order and disorder. First, the compositional history of the text and its relationship to Marco Polo’s Il Milione is traced. Secondly, emphasis is placed on the imaginary nature of the work, beginning with the profession of faith in fantasy proposed by the author in the preface. Then, the paper analyses the historical and political dimension in which Le città invisibili is placed, contextualizing the text in relation to Calvino’s positions and highlighting how, in some respects, the author foresaw the contemporary urban crisis. Finally, an outline of an ideal city built on a human scale arises from the reflections in the text

    Comedia di Dante con figure dipinte. L’incunabolo veneziano del 1491 nell’esemplare della casa di dante in Roma con postille manoscritte e figure dipinte. Commentario all’edizione in fac-simile.

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    Contestualizza, introduce (individuando l'autore) e descrive il ricco commento figurato del veneziano Antonio Grifo alla Commedia di Dante, conservato nei margini di un incunabolo dell'edizione veneziana Piasi della Commedia (1497) con il commento di Cristoforo Landino, posseduto dalla Casa di Dante in Roma. L'apparato figurativo, composto nell'ultimo decennio del XV sec., consta di circa 600 immagini, qui descritte e commentate. Lo studio è corredato di un apparato iconografico.Contextualizes, introduces (identifying the author) and describes the rich figurative commentary by the Venetian poet and illustrator Antonio Grifo to Dante's Divine Comedy, kept in the margins of a Venetian incunabulum of the edition published by Pietro Piasì in 1497 with the commentary by Cristoforo Landino. The volume is owned by Casa di Dante in Rome. The figurative apparatus, composed in the last decade of the XV sec., Has about 600 images, described and commented here

    Dante, la paura e il dolore: lettura di Inferno XVI

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    Testo della lectura tenuta alla Casa di Dante in Roma l’11 aprile 2010. Divide il canto in tre parti. La prima, quella dell’incontro tra Dante e i tre sodomiti fiorentini, è ricondotta alla memoria di alcuni episodi dell’Eneide: l’autore sottolinea come il tema della pietà che Dante personaggio prova per i peccatori si esaurisca in questo incontro, evidenzia il contrasto sorto nell’anima del pellegrino tra un sentimento di condivisione del loro destino e la paura generata dalla visione della loro pena, espresso attraverso il topos della contesa, rileva la prevalenza retorica di ordo artificialis e antitesi. Della notazione topografica che segna la seconda parte del canto si ricorda come essa corrisponda a un passaggio dell’esilio di Dante. Infine, dopo aver ripercorso le varie interpretazioni del controverso episodio del lancio della corda da parte di Virgilio, l’autore evidenzia le prolungate metafore nautiche che costellano il finale del canto, che accomunano questo passaggio ai punti di maggior tensione metaletteraria del poema in cui esse sono sempre usate.Lectura held at the Casa di Dante in Rome in 2010. The author divides the canto in three parts. The first part, dedicated to the encounter between Dante and the three florentine sodomites, is connected to Dante’s poetic memory of the Aeneid. The author underlines how the topic of mercy that Dante the character feels towards the sinners comes with this episode to an end; how in Dante’s soul raises a contrast between the empathy for sinners’ condition and the fear of the punishment, represented through the topos of quarrel; how the rhetoric figures prevailing in this episode are ordo artificialis and oppositions. The topography of the second part of the canto is put in relationship with the places Dante went through during his exile. Finally - after having mentioned the different interpretations of the controversial episode in which Vergil throws a cord in the abyss -the author emphasizes the fact that the last part of the canto is filled with nautical metaphors, remembering that thay are also used in other important passages of the poem

    Rivisitazioni. Francesco De Sanctis, Storia della letteratura italiana

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    Il contributo verifica la presenza di un impianto ideale simile a quello che anima la Storia della letteratura italiana di Francesco De Sanctis nella storiografia letteraria coeva, ed esamina l’influenza esercitata su quella successiva dal paradigma morale di cui quest’opera è portatrice. Si sofferma sulla “classicità” dell’opera, sugli aspetti "romanzeschi" della scrittura desanctisiana, sulla presenza dell’idea di policentrismo, su alcuni modelli e schemi presenti nel giudizio critico di De Sanctis, quali il gradiente di realismo degli autori e il loro ruolo di precorritori dell’idea nazionale e dell’unità.The author analyzes the presence in coeval literary historiography of an ideal structure similar to the Storia della letteratura italiana by Francesco De Sanctis, examining the influence of its moral paradigm on later historiography. He dwells upon the “classicism” of the work, the novelistic aspects of the story writing, the problem of the national unity and the presence of the idea of polycentrism, some models and schemes used by De Sanctis to evaluate the authors, such as their level of realism and their role as forerunners of the idea of nation and of the unity

    «Ahi quanto a dir qual era è cosa dura»: declinazioni dantesche dell’«horresco referens» virgiliano (‘Aen.’ II, 204)

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    Esamina l'uso da parte di Dante nella 'Commedia' di un un particolare topos narrativo, che individua all’interno del racconto i momenti dedicati all’analessi, la cui definizione si ricava dalle parole pronunciate da Enea quando nel secondo libro del poema di Virgilio ricorda la spaventosa fine di Laocoonte e dei suoi due figli divorati dai serpenti venuti dal mare: «horresco referens» (Aen. II, 204).The paper examines Dante's use in the 'Divine Comedy' of a particular narrative topos, related to the time switchers of the the tale; its definition comes from the words by Aeneas when in the second book of Virgil's poem recalls the scary end of Laocoonte and his two sons devoured by the serpents coming from the sea ("horresco referens", Aen. II, 204)

    Premessa

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    Dante e la povertà. Il personaggio di san Francesco nel Paradiso

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    Per Dante la povertà fu a lungo sgradita compagna di vita, a causa dell’esilio che cambiò d’improvviso la sua condizione economica esponendolo a un doloroso declassamento sociale. La sua biografia si intreccia a più riprese con la creazione poetica e nella Commedia condiziona il ritratto dei personaggi poveri o caduti in disgrazia. Ma nel poema trova spazio anche la mutata considerazione in cui veniva tenuta all’epoca l’indigenza: mentre i poveri erano infatti visti come una minaccia per la collettività e quindi vittime dello stigma sociale e trattati con crescente disprezzo, i nascenti ordini mendicanti richiedevano la scelta volontaria della povertà evangelica per chiunque voleva farne parte. L’epoca di Dante fu contraddistinta da un aspro dibattito sulla povertà dell’ordine francescano e della Chiesa, cui lo stesso autore prese parte, facendone, di riflesso, un tema centrale della Commedia. Il volume ne esamina le diverse rappresentazioni, dalla costruzione epica della figura di Francesco d’Assisi in rapporto con l’iconografia del suo tempo, ad Amiclate, personificazione della libertà di parola e di espressione di fronte al potere che la povertà consente e che Dante rivendica.For Dante, poverty was an unwelcome companion in life for a long time, due to the exile which suddenly changed his economic condition, exposing him to a painful social downgrading. His biography is intertwined on several occasions with poetic creation and in the Comedy it influences the portrait of poor or disgraced characters. But the poem also finds space for the changed consideration in which poverty was held at the time: while the poor were in fact seen as a threat to the community and therefore victims of social stigma and treated with growing contempt, the mendicant orders required the voluntary choice of evangelical poverty for anyone who wanted to be part of it. Dante's era was characterized by a debate on the poverty of the Franciscan order and the Church, in which the author himself took part, making it, consequently, a central theme of the Comedy. The volume examines the different representations, from the epic construction of the figure of Francis of Assisi in relation to the iconography of his time, to Amiclate, personification of freedom of speech and expression in front of the power that poverty allows and which Dante claims

    "Minima adnotanda" sui 'Motti' di Pietro Bembo

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    Esamina un testo minore della produzione di Pietro Bembo, i Motti, composti durante il soggiorno urbinate, sia negli aspetti della tradizione manoscritta sia nei rapporti con il resto della produzione dell'autore. Affronta altresì il rapporto dell'opera con le collezioni umanistiche di proverbi, segnatamente quelle di Erasmo e di Polidoro Vergilio, ed esamina la forma dell'opera, in distici rimati, alla luce della tradizione proverbiale e morale precedente.The essay examines a less known work by Bembo, the 'Motti', composed during the stay of the author in Urbino, in both the aspects of the manuscript tradition and of the relations with other works of the author. It also discusses the relationship of the work with the humanistic recollections of proverbs, in particular those of Erasmus and Polidoro Vergilio, and examines the metric shape of the work, in rhymed couplets, similar to that characterizing the vernacular tradition of the proverbs
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