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    Approfondimento: il controllo strategico nelle imprese vitivinicole

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    Illustrare con chiarezza e semplicità il controllo di gestione: questa è la finalità del libro che descrive gli strumenti e i modelli di analisi necessari per programmare e monitorare le performance aziendali. Gli Autori espongono in maniera organica i principali meccanismi di controllo e, al contempo, nel testo, prestano particolare attenzione ai modelli che aiutano a interpretare, affrontare e risolvere i problemi di gestione caratteristici dell’attuale contesto competitivo (come, ad esempio, la value chain analysis, il life-cycle costing, lo strategic management accounting). Il richiamo a quanto avviene, in materia di controllo, nel contesto italiano contribuisce a stimolare nel lettore una riflessione sulla concreta applicabilità delle soluzioni proposte nel testo. Interessati a questo volume sono manager, professionisti, consulenti, studenti e tutti coloro che intendono rispondere a un bisogno, sempre più sentito, di acquisire competenze di controllo di gestion

    Il caso Beiersdorf Italia

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    I sistemi di controllo, quando sono capaci di innovazione e adattamento, possono garantire ef? cacia di indirizzo al governo dell’impresa e guidare il cambiamento organizzativo, contribuendo alla sostenibilità dell’azienda nel tempo. Se tuttavia il controllo assicura all’organizzazione il raggiungimento delle sue ? nalità, il problema è come esercitarlo in modo ef? cace e a costi accettabili. La s? da è complessa perché il controllo ha contenuti multidisciplinari; può essere attuato sul piano organizzativo, strategico, operativo; può esercitarsi sulle azioni, sulle persone, sui risultati; può far perno sulle diverse componenti del sistema: la piani? cazione, i controlli cibernetici, le ricompense e gli incentivi, i controlli amministrativi, la cultura. Accanto alle regole e alla loro condivisione, il fattore di successo risiede però sempre nel comportamento degli individui: sono infatti le persone che, agendo giorno per giorno, assicurano che i controlli vengano implementati e siano ef? caci. Questo rende il controllo una funzione particolarmente dif? cile e scarsamente standardizzabile. Gli autori affrontano il tema dell’innovazione dei sistemi di controllo (contesto di riferimento, progettazione, implementazione e istituzionalizzazione) prendendone in considerazione tre aspetti: la trasformazione in presenza di alcuni fattori strategici di cambiamento, come l’introduzione di un sistema ERP o un’operazione di ? nanza straordinaria; il ruolo loro af? dato in momenti di profonda crisi e di svolta strategica; la funzione di supporto alla crescita aziendale. Le lezioni che si possono trarre dai tre importanti casi presentati (Fiat Group Automobiles, Beiersdorf Italia, MTS Group ora Ariston Thermo Group), pur se riferiti ad aziende di grandi dimensioni, rappresentano framework concettuali di cambiamento/innovazione applicabili anche a realtà di dimensioni medie e piccole

    Il caso Fiat Group Automobiles

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    I sistemi di controllo, quando sono capaci di innovazione e adattamento, possono garantire ef? cacia di indirizzo al governo dell’impresa e guidare il cambiamento organizzativo, contribuendo alla sostenibilità dell’azienda nel tempo. Se tuttavia il controllo assicura all’organizzazione il raggiungimento delle sue ? nalità, il problema è come esercitarlo in modo ef? cace e a costi accettabili. La s? da è complessa perché il controllo ha contenuti multidisciplinari; può essere attuato sul piano organizzativo, strategico, operativo; può esercitarsi sulle azioni, sulle persone, sui risultati; può far perno sulle diverse componenti del sistema: la piani? cazione, i controlli cibernetici, le ricompense e gli incentivi, i controlli amministrativi, la cultura. Accanto alle regole e alla loro condivisione, il fattore di successo risiede però sempre nel comportamento degli individui: sono infatti le persone che, agendo giorno per giorno, assicurano che i controlli vengano implementati e siano ef? caci. Questo rende il controllo una funzione particolarmente dif? cile e scarsamente standardizzabile. Gli autori affrontano il tema dell’innovazione dei sistemi di controllo (contesto di riferimento, progettazione, implementazione e istituzionalizzazione) prendendone in considerazione tre aspetti: la trasformazione in presenza di alcuni fattori strategici di cambiamento, come l’introduzione di un sistema ERP o un’operazione di ? nanza straordinaria; il ruolo loro af? dato in momenti di profonda crisi e di svolta strategica; la funzione di supporto alla crescita aziendale. Le lezioni che si possono trarre dai tre importanti casi presentati (Fiat Group Automobiles, Beiersdorf Italia, MTS Group ora Ariston Thermo Group), pur se riferiti ad aziende di grandi dimensioni, rappresentano framework concettuali di cambiamento/innovazione applicabili anche a realtà di dimensioni medie e piccole

    Un decennio vissuto pericolosamente. I film etnografici in pellicola di Renato Morelli 1980-1990

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    A partire dai primi anni Ottanta, il regista, musicista ed etnomusicologo Renato Morelli (Trento 1950) ha avviato un intenso programma di documentazione cinematografica delle culture tradizionali in Sardegna, Trentino, Lombardia, Friuli. Ventitré i film etnografici ed etnomusicologici in 16 mm realizzati dallo studioso-cineasta per la Sede RAI di Trento e il DSE - Dipartimento Scuola Educazione nell'arco di un decennio, spesso in collaborazione e con la consulenza di importanti istituti di ricerca. Le feste e i carnevali tradizionali, i rituali natalizio-epifanici, le usanze calendariali, la religiosità e la superstizione popolari, i repertori coreutici e musicali, le tecniche di cultura materiale sono solo alcuni dei contenuti di questo consistente corpus di “saggi cinematografici”, naturale complemento delle ricerche scientifiche sul campo condotte in prima persona da Morelli, laureato in sociologia all'Università di Trento, sulla spinta di un improrogabile piano di "urgent anthropology”. Alla luce delle più recenti riflessioni sul cinema etnografico e sull'antropologia visuale, questi film - come quelli successivi, realizzati con tecniche video - possono essere apprezzati come altrettanti contributi alla risoluzione delle principali questioni teoriche e metodologiche che l’introduzione dei mezzi cinematografici nella ricerca etnoantropologica ha, ormai da tempo, sollevato

    Umani e non umani. Noi siamo natura.

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    Per anni l’essere umano si è illuso di essere sopra le parti, di essere “altro” rispetto al mondo naturale. Credendosi padrone dell’ambiente, si è assegnato la licenza di sfruttarne ogni risorsa a proprio esclusivo vantaggio. La crisi climatica che stiamo vivendo, però, ci mette oggi di fronte alla nostra vulnerabilità e alla nostra dipendenza dalle altre forme di vita, imponendoci di ripensare il rapporto con ciò che chiamiamo natura. Questo stesso termine, di solito impropriamente contrapposto all’idea di umano, nella sua origine etimologica rivela in realtà la nostra posizione di appartenenza: dal participio futuro di nascor, natura è “ciò che sta per nascere”, è la forza vitale che anima tutti gli esseri della Terra, noi compresi. Tra antropologia, linguistica, genetica e scienze cognitive, i sei interventi di questa antologia analizzano il nostro rapporto con ciò che non è umano: Marco Aime e Marco Paolini riflettono sul concetto di sviluppo e sull’urgenza di regolare l’uso dei beni comuni; Guido Barbujani si interroga su quale sia il momento in cui, nella storia, si può iniziare a parlare di umano, e su cosa esattamente ci caratterizzi; Irene Borgna descrive il fenomeno del ritorno dei grandi carnivori, che incrina la nostra onnipotenza e ci ricorda che non siamo padroni dappertutto; Emanuela Borgnino racconta di come le pietre, lungi dall’essere inerti, in molte culture sono considerate animate e mobili; Federico Faloppa e Adriano Favole intrecciano antropologia culturale e linguistica in un dialogo sull’interdipendenza tra l’essere umano e l’ambiente; infine, Ugo Morelli analizza i codici che regolano il nostro rapporto con il mondo, interrogandosi su come cambiarli e su che cosa ci stia frenando dal farlo. La Terra è il nostro bene comune: prendersene cura significa mettere in discussione i nostri modelli antropocentrici, convertendosi a un atteggiamento collaborativo e non più predatorio, per ritrovare quel tessuto finissimo di relazioni che ci lega a tutti i suoi abitanti. In collaborazione con il festival Dialoghi di Pistoia

    Avant la musique, ensuite les carrosses, enfin, peut-être, le cinéma. Lecture d’une lecture de Barry Lyndon

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    Giovanni Morelli (1942-2011), médecin, musicien, artiste, grand pédagogue, est l'auteur d'une œuvre de musicologie originale, qui a jeté ses lumières tout à la fois sur Rameau, Kurtag, Kubrick, Nono, Fellini, Diderot, Cage, etc., œuvre marquée par une érudition brillante, et une grande attention aux dimensions à la fois historiques, culturelles et sensibles, proposant une musicologie " hors d'elle ". Ce livre, le premier consacrée à Morelli, figure importante de la culture italienne, invite à découvrir son œuvre

    Le monete celebrative di Marco Emilio Lepido

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    Analisi e interpretazione dei denari RRC 419/1e e 419/2. Le due monete appartengono ad emissioni battute a Roma, nel 61 a.C., dal magistrato monetale Marco Emilio Lepido, futuro triumvir rei publicae constituendae, membro, con Marco Antonio e Ottaviano, del secondo triumvirato, costituito alla fine del 43 a.C. Dal punto di vista tipologico, entrambe le emissioni si inseriscono nel quadro di una produzione monetale caratterizzata dalla progressiva affermazione di scelte volte ad enfatizzare elementi di carattere personale o gentilizio, direttamente connessi ai tresviri monetali tramite un uso attento della genealogia e della memoria familiare. In questa prospettiva, le iconografie che connotano le due monete sono interpretabili in riferimento alla figura dell'antenato omonimo del magistrato, Marco Emilio Lepido, console nel 187 a.C. Il primo denario (RRC 419/1e) è contraddistinto, sul dritto anepigrafe, da una testa femminile ornata con diadema e corona di alloro, affiancata dalle immagini di una coroncina e di una coppa (culullus). Sul rovescio la moneta reca l'immagine di una statua equestre raffigurante un cavaliere in abiti civili, ma con un trofeo bellico (gli spolia del nemico vinto) sulla spalla, iconografia riconducibile al monumento onorario eretto, con decreto del senato, sul Campidoglio e dedicato ali' omonimo predecessore del magistrato monetale per celebrare l'atto di coraggio da lui compiuto, durante la seconda guerra punica, quando, quindicenne, uccidendo un nemico in battaglia, aveva salvato la vita ad un concittadino. Il secondo denario (RRC 419/2) presenta al dritto una testa femminile recante gli attributi di diadema e corona turrita, accompagnata dalla legenda ALEXANDREA, che ne consente l'identificazione come la personificazione della città egiziana. Il tipo del rovescio, strettamente correlato, richiama l'incarico ufficiale assunto dall'antenato Marco Emilio Lepido nel 201 a.C., quando, con decreto del senato, gli fu affidata la tutela del giovane sovrano d'Egitto Tolemeo V Epifane

    Lo sguardo discreto. Il cinema etnografico di Renato Morelli

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    A partire dai primi anni Ottanta, il regista ed etnomusicologo Renato Morelli ha avviato un intenso programma di documentazione video-cinematografica delle culture tradizionali di Sardegna, Trentino, Friuli e di altre regioni dell’arco alpino, programma che può dirsi tuttora in corso. Più di quaranta i film etnografici ed etnomusicologici realizzati fino al 2001 (anno di pubblicazione del saggio) dallo studioso-cineasta trentino per Sede RAI di Trento, spesso in collaborazione con importanti istituti di ricerca. Le feste e i carnevali tradizionali, i rituali natalizio-epifanici, le usanze calendariali, la religiosità e la superstizione popolari, i repertori coreutici e musicali, le tecniche di cultura materiale sono solo alcuni dei contenuti di questo consistente corpus di “saggi cinematografici”, naturale complemento delle ricerche scientifiche sul campo condotte in prima persona da Morelli nell’arco di venticinque anni, sulla spinta di un improrogabile piano di "urgent anthropology”. Alla luce delle più recenti riflessioni sul cinema etnografico e sull'antropologia visuale, i suoi film possono essere apprezzati come altrettanti “contributi” alla risoluzione delle principali questioni teoriche e metodologiche che l’introduzione dei mezzi cinematografici nella ricerca etnoantropologica ha, ormai da tempo, sollevato
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