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    GESTIRE E COMUNICARE IL PROGETTO DI CONSERVAZIONE NELL’EPOCA DELL’AUTOMAZIONE

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    Il saggio riepiloga scopi, mezzi, tecniche e risultati del restauro della fontana del Nettuno a Bologna degli anni 2015-201

    Disegnare con... MARCO GAIANI

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    Intervistare il professor Marco Gaiani su questo particolare numero della rivista mi sembra occasione veramente opportuna, considerando le esperienze di ricerca da lui maturate ed in particolare le sue recenti realizzazioni. In realtà ricordo con piacere che sono state diverse e reiterate le occasioni in cui ho avuto l’opportunità di scambiare opinioni con lui sull’evoluzione della nostra disciplina. La sua importanza nel nostro settore scientifico infatti, non richiede presentazioni. Mi fa particolarmente piacere quindi commentare il motivo per il quale capiti a me, distante per luogo geografico, formazione ed esperienze, di intervistarlo. Il contesto, come già accennavo, è sicuramente riconducibile anche al tema che questo numero affronta, ma è particolarmente e più ampiamente connesso all’attenzione dovuta agli avvenimenti che in questi decenni hanno fatto evolvere, non solo gli strumenti della nostra disciplina, ma persino il suo ruolo. Mi riferisco quindi in particolare alle innovazioni scientifiche e strumentali introdotte dall’avvento del digitale e post-digitale che in quest’ultimo mezzo secolo hanno indotto significative ricadute, positivamente mi sentirei di anticipare e in particolare all’interno dei corsi di studio offerti nelle Facoltà/Dipartimenti di Ingegneria.Presenze come quella del prof. Gaiani ci guidano a cogliere con attenzione le trasformazioni, di metodi e processi, a leggerle come manifestazioni di un nuovo linguaggio. Nel significato ontologico della parola disegno, il prof. Gaiani rivendica uno spazio indipendente per l’elaborazione di percorsi, strutturati dai fondamenti scientifici, per guidare analisi ed orientare sintesi originali. In queste dissolve antinomie vecchie e nuove: rilievo/progetto, modelli/ricostruzioni, analogico/digitale, materiale/immateriale, tangibile/intangibile. Identifica il vero motore, il moto-propulsore, su cui costruire il futuro dell’attività propria del nostro ruolo, ovvero di ricerca, di didattica, di trasferimento tecnologico, che genera impatto sociale e sul territorio, attività oggi qualificate come strumenti di Terza missione.Di lui, Marco Gaiani, cattedratico dell’Alma Mater di Bologna, in cui ha compito il suo percorso di laurea in Ingegneria, ricorderò soltanto che ha insegnato anche in diversi altri Atenei italiani. È stato infatti docente presso l’Università degli studi di Ferrara, il Politecnico di Milano, lo IUAV di Venezia, la Scuola Normale Superiore di Pisa e ha tenuto comunicazioni in molte altre Università italiane e straniere.È con grande interesse, derivato dal complesso intreccio di sollecitazioni ricevute dal suo lavoro di ricerca e dagli attestati della sua attività accademica, che inizio la mia intervista. Le poche domande che farò spero possano cogliere il cuore della tua esperienza di ricercatore e di docente, convinta come sono che possano costituire, specie in questo tempo di grandi cambiamenti della intera società, un aiuto al comune sforzo di miglioramento di tutte le sue dimensioni e, in particolare, di quelle che ci riguardano sul piano professionale e umano.DOI: https://doi.org/10.20365/disegnarecon.32.2024.dw</p

    LA RAPPRESENTAZIONE DELL’ARCHITETTURA: SAPERE E SAPER FARE

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    Lo scritto si propone di scandagliare i caratteri odierni della rappresentazione dell’architettura come sistema di saperi intimamente connessi al saper fare e le sue ricadute sulla didattica, soprattutto oggi in cui i sistemi digitali e a base numerica hanno mu-tato il rapporto fra oggetto della rappresentazione, suoi mezzi e disegnatore in un processo a virtualizzazione crescente, ponendo una forte domanda di rinnovamento dei metodi di insegnamento esistenti. Il punto di vista proposto dalla rappresentazione di architettura ha un carattere che la rende interessante: quello di presentare un saper fare vasto, con ricadute importanti, e, di contro, un apparato teorico di saperi assai povero e formalizzato sommaria-mente. Questa dissonanza è certamente un limite della disciplina ma anche un’occasione per una revisione sua e del suo insegna-mento. Questo limitato corpus teorico di base permette infatti innumerevoli possibilità di sviluppo sia dell’apparato dei saperi, sia della didattica necessaria (temi e metodi) per permetterne la conoscenza, l’uso e la consapevolezza. Anche questo tema è affrontato nell’articolo, sfruttando i portati delle ricerche neuroscientifiche. Sono poi esaminate le tematiche legate alla informatizzazione dei processi rappresentativi che, portando a una progressiva de-materializzazione e virtualizzazione degli stessi, comportano la necessità di una ridefinizione globale sia delle ipotesi di lavoro, sia dei postulati teorici, sia dei metodi operativi, sia del loro insegna-mento. Infine, si è cercato di ricostruire un panorama unitario che sorge dall’analisi di questi argomenti per offrire spunti sia per una ricodifica del sistema disciplinare (sapere e saper fare), sia per una didattica che ne sappia cogliere e trasmettere caratteri e implicazioni

    L’irresistibile ascesa dei modelli computazionali

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    L’effetto dell’introduzione, ormai quasi mezzo secolo fa, dei sistemi computazionali nella nostra vita quotidiana è stato duplice. Uno certamente prevedibile (anche se non ipotizzato nella forma attuale) è stato quello della diffusione di devices capaci di risolvere problemi computazionalmente. Meno prevedibile è stato il secondo prodotto, cioè quello della diffusione di modelli computazionali come metodi generali per approcciare i problemi, e formare e comunicare il sapere. A questo secondo effetto va assimilata l’attuale irresistibile ascesa dei modelli bibliometrici come indicatori di qualità della ricerca e delle sue forme disseminative. Si tratta di un fenomeno ormai generalizzato che è andato a toccare anche aree potenzialmente impensabili, come quella dell’architettura, che di solito è sempre vissuta su mezzi di valutazione empirici e qualitativi, se non legati al mero successo di pubblico. Le motivazioni di questi rapidi diffusione e successo (nel positivo e nel negativo) richiederebbero analisi e spazi ben al di là dello scopo e della lunghezza di questo scritto e forse una complessità di scrittura che non aiuterebbe nella direzione proposta da questo volume. Mi limiterò quindi ad affrontare il tema delle ricadute effettive e/o potenziale di questi modelli a base numerica. Affronterò il tema sfruttando lo schema espositivo della tragedia greca, perché reputo che la conclusione, scontata e dimostrabile facilmente, sia assai meno interessante della descrizione dell’azione, cioè di come elementi che sono propri dei modelli bibliometrici possano avere una qualche importanza ed utilità per la ricerca di architettura, e/o come essi vi stiano impattando. Successivamente cercherò di spiegare come, secondo me, vi sia grande confusione tra portati della valutazione bibliometrica e introduzione di sistemi di ricerca quantitativi e basati sui sistemi computazionali, al punto che, a mio parere, l’attuale, celere progressivo ed evidente slittamento verso modelli bibliometrici, sia figlio di questo sostanziale equivoco. Dipanando la questione spero sarà possibile individuare qualche interessante percorso e sfruttare elementi che sono propri dei modelli bibliometrici a beneficio ed utilità per la ricerca di architettura. Quindi si tratta di un racconto in tre episodi che sfrutterà come caso di studio quello del Dipartimento in cui svolgo quotidianamente la mia attività. Questo per una serie di motivi, di cui il principale è sicuramente nel fatto che lo conosco bene, anche perché ne sono stato il Direttore tra il 2010 e il 2012 e responsabile della valutazione della ricerca a partire dal 2008, e quindi le considerazioni che traggo dalle osservazioni che lo riguardano sono certamente parziali, ma sufficientemente fondate. Una seconda motivazione che ne fa un punto di osservazione interessante è nel fatto che ha avuto eccellenti performances in entrambe le VQR (e spiegherò come le motivazioni nascano marginalmente dalla VQR stessa, ma piuttosto dall’avere attivato una serie di processi condivisi e che cercano di valorizzare la qualità della ricerca stessa). Infine, si tratta di un dipartimento di taglia media (circa 50 docenti strutturati), ma appartenente ad una grande Università generalista in cui è necessario confrontarsi con modi e tecniche di produrre, comunicare e misurare la ricerca assai differenti

    Modelli imperfetti: la galleria nella città dei portici

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    Il contributo attinge alla ricerca sull’architettura bolognese tra le due guerre, dalla quale viene estratto un singolo tema. In specifico indirizzata ad indagare secondo quali modalità il tipo della galleria trovi un qualche radicamento in un tessuto urbano che ha in un analogo storicamente affermato - il portico - uno dei propri elementi caratterizzanti, l’analisi è in primo luogo condotta attraverso la lettura comparata di informazioni ed elaborati grafici desunti da una mirata ricerca storico-archivistica da un lato e, dall’altro, di elaborati di rilievo dello stato di fatto o ricostruttivi dell’evoluzione morfologica

    Come Leonardo disegnò l’Uomo vitruviano?

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    The Studio of Proportions of the Human Body, widely recognized as Vitruvian Man, is among Leonardo’s most universally known works. This manuscript reports what the drawing reveals under careful surface examination, avoiding any interpretative hypotheses. The analyses were carried out through digital image processing technologies, which favor the 3D reconstruction of the drawing’s topography and its correct chromatic definition, relying on colorimetric rather than spectral methods. The 3D replica fosters detailed investigation of how both the graphic and proportional systems correspond, suggesting a possible tracing order for the entire drawing, created using different tools or freehand to achieve an intricate level of precision comparable to Leonardo’s thinnest stroke, measuring 90 μm

    Under the lens of ISLe: Leonardo da Vinci’s "Landscape" drawing analysed by colourimetry

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    On the occasion of the fifth centenary of his death, the Museo Leonardiano da Vinci celebrates its anniversary with the exhibition "Leonardo a Vinci. At the Origins of the Genius" which includes the exhibition of the drawing of Landscape, dated August 5, 1473, kept at the GDSU of the Uffizi Galleries in Florence. The University of Bologna has been asked to make a 3D rendering of the drawing that could be used as a substitute, capable of investigating, describing and communicating the drawing, its methods and contents, faithfully reproducing its form, characters and appearance. The answer was the ISLe application, a means of observing and understanding, interpreting and envisioning drawings and therefore able to penetrate the secrets of Leonardo's Landscape. Technically, ISLe aims to provide a unified answer to two distinct and complementary questions: the first is the creation of drawing archives that can accurately describe the information of the original analogical physical system; the second is related to the methods for the collection and rendering of 3D drawings, i.e those systems and techniques that allow for the reproduction and systematically show a perception of the form three-dimensionally thus creating a visual evaluation of the current state of conservation of the drawing, of the superimposed sedimentation and of any restorations received over time. This paper describes the experience and results

    Lo Studio di varie fabbriche in prospettiva e le regole della prospettiva nel primo Leonardo = The Studio di varie fabbriche in prospettiva and the rules of perspective in Leonardo's early drawing

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    Il saggio si propone di approfondire il tema della costruzione prospettica nelle botteghe fiorentine della seconda metà del XV secolo partendo dall’analisi del famoso disegno di Leonardo da Vinci Scenario architettonico e rissa di cavalieri (studio prospettico per l'Adorazione dei Magi) conservato al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi a Firenze. Lo sviluppo di uno strumento di acquisizione e restituzione digitale dell’artefatto grafico in grado di mostrare una risoluzione di 50 μm e una fedeltà del colore e della trama indistinguibile dal reale ha consentito di osservare dettagli capaci di restituire l’intero processo grafico dell’artista. In questo modo è stato possibile ricostruire l’intera procedura prospettica e formulare nuove ipotesi in merito alle aree ‘grigie’ di conoscenza della procedura.This contribution illustrates an in-depth study of the perspective construction used in Florentine botteghe in the second half of the fifteenth century based on an analysis of Leonardo da Vinci’s famous drawing Studio di varie fabbriche in prospettiva (preparatory study for the Adoration of the Magi) housed in the Department of Prints and Drawings of the Uffizi Gallery in Florence. The drawing was studied using a digital acquisition and restitution instrument capable of providing a 50 μm resolution and a faithful reproduction of the colour and layout, making it indistinguishable from the original. The authors were thus able to observe details revealing Leonardo’s graphic procedure, reconstruct his perspective procedure, and formulate new hypotheses regarding the ‘grey’ areas of our current knowledge about the procedure

    Color urban design: temi, strumenti, tecniche, normativa di riferimento

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    Lo scritto si propone di ripercorrere i temi del progetto del colore alla scala urbana nei suoi riferimenti culturali, in rapporto ai problemi e alle occasioni della contemporaneità affrontandone sia la dimensione creativa, sia la dimensione tecnica sia la dimensione normativa, soprattutto in riferimento alla conservazione dell’edilizia antica. Nonostante tema tecniche di analisi e soluzioni siano ampiamente consolidati, tuttavia, forse proprio per questa presunta solidità dell’impianto di base, la ricerca e l’innovazione verso la soluzione di problemi legati al colore e alla sua presenza nella nostra scena urbana quotidiana, sembrano negli ultimi anni essersi fermati. I portati delle tecnologie informatiche, la possibilità di indagine più accurate sui contesti e la loro classificazione con possibilità di riuso come materiale per il progetto, lo stesso apparato normativo, appaiono essere più uno stereotipo che uno strumento effettivo per progettare ambienti più appropriati alla nostra vita quotidiana e più capaci di essere strumento di esperienza capace di suscitare vive emozioni nell’utente della città. In questa direzione l’articolo mira a dare una rilettura critica più che una trattazione esaustiva degli elementi-chiave per riuscire a riproporre il colore come elemento fondamentale del sistema città

    disegnare con ... MARCO GAIANI INTERVISTA DI ADRIANA ROSSI

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    Intervistare il professor Marco Gaiani su questo particolare numero della rivista mi sembra occasione veramente opportuna, considerando le esperienze di ricerca da lui maturate ed in particolare le sue recenti realizzazioni. In realtà ricordo con piacere che sono state diverse e reiterate le occasioni in cui ho avuto l’opportunità di scambiare opinioni con lui sull’evoluzione della nostra disciplina. La sua importanza nel nostro settore scientifico infatti, non richiede presentazioni. Mi fa particolarmente piacere quindi commentare il motivo per il quale capiti a me, distante per luogo geografico, formazione ed esperienze, di intervistarlo. Il contesto, come già accennavo, è sicuramente riconducibile anche al tema che questo numero affronta, ma è particolarmente e più ampiamente connesso all’attenzione dovuta agli avvenimenti che in questi decenni hanno fatto evolvere, non solo gli strumenti della nostra disciplina, ma persino il suo ruolo. Mi riferisco quindi in particolare alle innovazioni scientifiche e strumentali introdotte dall’avvento del digitale e post-digitale che in quest’ultimo mezzo secolo hanno indotto significative ricadute, positivamente mi sentirei di anticipare e in particolare all’interno dei corsi di studio offerti nelle Facoltà/Dipartimenti di Ingegneria. Presenze come quella del prof. Gaiani ci guidano a cogliere con attenzione le trasformazioni, di metodi e processi, a leggerle come manifestazioni di un nuovo linguaggio. Nel significato ontologico della parola disegno, il prof. Gaiani rivendica uno spazio indipendente per l’elaborazione di percorsi, strutturati dai fondamenti scientifici, per guidare analisi ed orientare sintesi originali. In queste dissolve antinomie vecchie e nuove: rilievo/progetto, modelli/ricostruzioni, analogico/digitale, materiale/immateriale, tangibile/intangibile. Identifica il vero motore, il moto-propulsore, su cui costruire il futuro dell’attività propria del nostro ruolo, ovvero di ricerca, di didattica, di trasferimento tecnologico, che genera impatto sociale e sul territorio, attività oggi qualificate come strumenti di Terza missione. Di lui, Marco Gaiani, cattedratico dell’Alma Mater di Bologna, in cui ha compito il suo percorso di laurea in Ingegneria, ricorderò soltanto che ha insegnato anche in diversi altri Atenei italiani. È stato infatti docente presso l’Università degli studi di Ferrara, il Politecnico di Milano, lo IUAV di Venezia, la Scuola Normale Superiore di Pisa e ha tenuto comunicazioni in molte altre Università italiane e straniere. È con grande interesse, derivato dal complesso intreccio di sollecitazioni ricevute dal suo lavoro di ricerca e dagli attestati della sua attività accademica, che inizio la mia intervista. Le poche domande che farò spero possano cogliere il cuore della tua esperienza di ricercatore e di docente, convinta come sono che possano costituire, specie in questo tempo di grandi cambiamenti della intera società, un aiuto al comune sforzo di miglioramento di tutte le sue dimensioni e, in particolare, di quelle che ci riguardano sul piano professionale e umano
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