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    Interni, sentire, allestire

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    Il contributo rappresenta una riflessione critica sulla sessione dal tema Interni-Allestire nell'ambito dell'incontro nazionale dei docenti di Architettura d'Interni che sviluppano nella didattica sperimentazioni di progettazion

    Identità

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    Descrizione del termine identità e del suo rapporto in architettura con il luogo, la storia e la comunita

    DICHIARAZIONE DI INTERNI atlante di parole e immagini

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    Il 15 novembre 2021 si è svolto online il Convegno Nazionale Dichiarazione di Interni: la didattica nelle scuole di Architettura e Design, organizzato dal Coordinamento Nazionale dei Docenti ICAR/16. Strutturato su una call for posters, l’invito muoveva dalla necessità di avviare una riflessione interna all’area sulla didattica delle università italiane e di promuovere un confronto su scala nazionale intorno ai temi e ai metodi degli insegnamenti ICAR/16 degli ultimi cinque anni. L’obiettivo della call, rivolta ai docenti strutturati e a contratto, era quello di restituire la molteplicità dello scenario attuale, evidenziando traiettorie ed eventuali linee comuni, dichiarando la propria visione relativa all’insegnamento di uno specifico tema delle discipline degli interni. Tutto questo attraverso la consegna di un poster, un abstract di cinquecento parole e tre kewyords. Le parole chiave, messe in sequenza in rigoroso ordine alfabetico, sono diventate un vero e proprio manifesto che, visto a posteriori, rappresenta un inno alla multiscalarità, alla trasversalità e all’inclusività. I materiali ricevuti, provenienti da scuole e geografie diverse, suddivisi per temi in base alle affinità, sono diventati parte integrante di una mostra digitale tuttora visitabile attraverso tre stanze, ciascuna con la propria titolazione, corrispondenti ad altrettanti panel nei quali si è articolata la giornata del convegno. I nomi delle tre sezioni, frutto della ricognizione intorno ai poster e agli abstract, e del confronto tra temi e metodi presentati, sono abitare, allestire, territorio e cercano di rispecchiare, per quanto possibile, lo spettro disciplinare degli interni interpretandone la versatilità. Le pagine che seguono sono, per certi versi, uno spin-off del convegno e della mostra, una raccolta di pensieri, idee e intenzioni che, per l’occasione, assume la forma e la consistenza di un atlante fatto di parole e di immagini. Visti in successione, testi e figure raccontano, come in una staffetta in cui ci si passa il testimone, la didattica degli interni nelle scuole di architettura e design italiane, fotografando quella che è la situazione presente, punto di partenza per ulteriori riflessioni e conversazioni, e non punto di arrivo. Si inizia dalle tre stanze, descrivendo i contesti in base ai quali i rispettivi contributi sono stati accostati ed esposti. A seguire, una selezione ragionata e illustrata di alcune delle parole chiave

    Riparo

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    Il termine riparo rappresenta l'archetipo della dimora dell'anima e del corp

    L'Archè dello spazio dell'apprendimento

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    La progettazione architettonica degli ambienti di apprendimento scolastici e la riqualificazione ambientale dei giardini integrati alle attività dell’istruzione e della formazione sono state oggetto nel 2013 dell’approfondimento tematico attraverso le sperimentazioni del Laboratorio di Progettazione Architettonica e Architettura del Paesaggio del Corso di Laurea in Architettura quinquennale del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Un’ulteriore linea di ricerca, sviluppata dall’equipe diretta dal prof. Filippo Gomez Paloma, teorizza il paradigma scientifico dell'Embodied Cognition (EC) che nasce dall’“interessante costrutto dialogante tra Cognizione e Architettura, tra Neurofenomenologia e Design”. Con le Linee Guida della Legge 107 delle Scuole Innovative nel 2015, precedute dalle Leggi delle Scuole Belle, Scuole Sicure, Scuole Nuove e Scuole Antisismiche, le iniziative dello Stato, hanno lanciato una nuova sfida sperimentale nell’ambito del mondo della scuola italiana. In sinergia con tali programmi governativi dal punto di vista scientifico si sta delineando il nuovo filone paradigmatico dell’Embodied Cognition Design (ECD) che costituisce l’evoluzione dell’EC applicato alla progettazione e al design degli spazi e dei luoghi dell’apprendimento (F. Gomez Paloma & M. Calò, 2017). Nello spazio architettonico innovativo si devono coniugare le tipologie semantiche ed empatiche con le tipologie tecnico-costruttive in un processo progettuale unitario e in continuità tra parti costruite e parti non costruite, tra Natura e Architettura (E. Buondonno, 2017); lo spazio architettonico dei luoghi dell’apprendimento, inoltre, è esteso alle parti non costruite come i giardini scolastici e gli elementi di natura. Con la sperimentazione progettuale architettonica degli ultimi anni si intende dimostrare l’integrazione tra l’innovazione della formazione e l’innovazione della generazione degli spazi e dei luoghi dell’apprendimento

    'Il fiore delle Mille e una notte': dalle fiabe alla sceneggiatura, dalla sceneggiatura al film

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    ‘Il fiore delle Mille e una notte’ di Pasolini fornisce notevoli spunti di riflessione sulla questione dell’interscambio tra letteratura e cinema. Poiché esso è il frutto di un processo creativo tormentato, l’ermeneutica dell’opera risulta impreziosita da un tipo di analisi che tenga conto dei metodi della filologia d’autore. Il ricorso all’avantesto del film, a partire dall’individuazione di alcune significative differenze tra la fisionomia originaria della sceneggiatura (già distante a sua volta dalle fiabe delle ‘Mille e una notte’) e la struttura a scatole cinesi della pellicola, permette di cogliere la portata dell’operazione culturale proposta da Pasolini e di rivalutare un’opera giudicata, troppo spesso, di bassa statura ideologica. A tal proposito, prendendo in considerazione le riflessioni del cineasta sullo specifico filmico e sulla natura onirica del cinema, si può constatare che il ruolo del sogno ne ‘Il fiore delle Mille e una notte’ non è ascrivibile soltanto a una volontà di fuga dalla realtà, ma diventa l’arma con cui Pasolini affonda la critica alle contingenze storiche. Se da un lato la leggerezza del sogno esprime il mondo cui aspira la mente del demiurgo Pasolini, d’altra parte è altrettanto vero che esso è ancora impregnato dell’accezione terrificante che deriva dalla potenza visionaria di Medea. Pertanto, oltre a una contestualizzazione de ‘Il fiore delle Mille e una notte’ nel progetto più ampio della ‘Trilogia della vita’, è necessaria un’interpretazione che mira a leggere questo film in continuità con le istanze che Pasolini aveva lasciato aperte in film come ‘Medea’ e ‘Appunti per un’Orestiade africana’, piuttosto che guardare alla successiva ‘Abiura dalla Trilogia della vita’
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