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Figure della storia e del mondo sulla scacchiera di Paolino Veneto, in Paolino Veneto storico, narratore e geografo, a cura di R. Morosini e M. Ciccuto, Roma-Bristol, L'Erma di Bretschneider, 2020, pp. 25-32.
Studio sul simbolo della scacchiera in relazione alle opere storiche di Paolino Veneto
Premessa a "I classici di Dante"
Introduzione ai saggi dedicati al rapporto fra Dante e i poeti della classicita
Un passaggio (e un personaggio)-chiave del Purgatorio dantesco: Sapìa fra sapienza e carità
Lettura dell'episodio centrale del canto XVII del Purgatorio, con particolare riguardo al personaggio di Sapìa Salvan
Parole di premessa
Introduzione alla storia delle influenze ovidiane nell'opera di Dante Alighier
Premessa al 'Dante visualizzato'. Carte ridenti II: XV secolo. Prima parte, a cura di M. Ciccuto e L:M:G: Livraghi, Firenze, Cesati, 2019, pp. 9-10.
Introduzione allo studio dei codici primo-quattrocenteschi illustrati della Commedia dantesc
Sistemazione critica di due canzoni dantesche ("Voi che 'stendendo" e "Tre donne intorno al con"): la lettura interna di Aldo Vallone
Letteratura e arte per Marcello Ciccuto
È stato, quello di Marcello Ciccuto, un programma di lavoro a lunga scadenza, difficilmente concepibile senza la collaborazione di discipline diverse, e senza un certo ardimento incline a mettere in dubbio gli schemi tradizionali della critica letteraria. Nella ricerca di uno studio retto dall’indole fervente per l’interpretazione, con molta ostinazione e fatica, Ciccuto si preparò a sopportare la soggezione al documento: e con tenacissima generosità, quasi senza avvedersene, cambiò la sua malinconia nella passione lungamente accesa della filologia testuale, praticata con tanta eleganza di proprietà, e nondimeno indisposta a esaltare i tediosi ma appaganti esiti di una prospettiva rigidamente determinata. Per omaggiarlo con gratitudine, questo volume raccoglie interventi di amici, allievi, colleghi, nel solco del suo non convenzionale magistero.
Con scritti di Rossend Arqués, Johannes Bartuschat, Marco Berisso, Paolo Borsa, Marilena Caciorgna, Vincenzo Caputo, Carlota Ordóñez Cattermole, Loredana Chines, Claudia Via Cieri, Maria Rosa Dessì, Riccardo Donati, Barbara Fanini, Enrico Fenzi, Sabrina Ferrara, Cecilia Gibellini, Philippe Guérin, Cornelia Klettke, Giuseppe Ledda, Luca Lenzini, Leyla M.G. Livraghi, Silvia Maddalo, Roberta Morosini, Eloisa Morra, Michel Paoli, Alejandro Patat, Giorgio Patrizi, Bruno Pinchard, Raffaele Pinto, Stefano Pittaluga, Chiara Portesine, Giulia Puma, Giovanna Rizzarelli, Carlo Luca Rossi, Pasquale Sabbatino, Francesco Sberlati, Fabrizio Scrivano, Sara Stifano, Wayne Storey, Franco Suitner, Marco Veglia, Eduard Vilella, Michelangelo Zaccarell
Atti degli incontri sulle opere di Dante: Commedia: Inferno
Il volume raccoglie gli atti dei seminari organizzati dalla Società Dantesca Italiana nell'ambito della serie Lopereseguite, relativi al testo critico della Commedia e allo studio della prima cantica
Apollo e Marsia nel proemio del Paradiso
(1) When Dante invokes Apollo saying “Entra nel petto mio, e spira tue | sì come quando Marsïa traesti | de la vagina de le membra sue” (Par. 1.19-21) he most probably understands Ovid’s model (Met. 6.384-5) as meaning that not only Marsyas, but Apollo too played a reed pipe during their contest: “spira tue” (“inspire”) literally means “breathe” and refers to Apollo “breathing into the reed pipe.” Other passages might have suggested to Dante that Apollo too played a reed during his contest with Marsyas; cf. Liv. 38.13, Plin. NH 5.106. A version which explicitly presents Apollo as playing the reed is attested at Agathias, Hist. 4.23.4, and according to Iacomo della Lana, author of the first commentary to the Paradiso (1324-8), both Marsyas and Apollo/Febo would have played a wind instrument in their contest. (2) The reference to Marsyas and Apollo at Par. 1.19-21 is meant to contrast Dante’s humility in his asking God for help with the foolish arrogance of those who presume of singing of sublime matters trusting entirely in their human capacities. This is the correct interpretation of the terzina. There is also another widespread interpretation, which goes back ultimately to an observation of S. T. Coleridge, reported with approval by J. S. Carroll (1907): Marsyas would be a “figura Dantis,” representing the liberation from the body by means of divine inspiration; so e.g. E. Wind, S. Pasquazi, K. Brownlee, P. S. Hawkins, P. Rigo, J. Levenstein, R. Hollander, N. Fosca, among many others. In fact, this is either an overinterpretation, or a mere misunderstanding of Dante’s text
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