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Natura e moto dei cieli visibili secondo Giovanni Battista Riccioli. Analisi di Almagestum Novum, vol. II, lib. IX, sect. I e II
Nella sezione i del libro iX dell’Almagestum novum (1651), Giovanni battista Riccioli (15981691) affronta il problema della natura dei cieli. Si chiede quale ne sia la natura, se di una specie unica o di più specie. Ammette la fluidità dei cieli, eccezion fatta per l’Ottava e ultima sfera che è composta di ghiaccio. Nella sua totalità il cielo è incorruttibile, ma le comete ne svelano anche la natura corruttibile. Come è possibile conciliare questi due aspetti? Riccioli risolve il problema caratterizzando la natura dei cieli come ab intrinseco corruptibiles, e al contempo ab extrinseco incorruptibiles. Nella sessione successiva, Riccioli si sofferma sulle cause del moto celeste e, mediante argomentazioni ampie e dettagliate, ammette che tale moto è presieduto da intelligenze celesti che non potremo mai comprendere fino in fondo
Alle origini dell'assiomatica: gli Eleati, Aristotele, Euclide
Se è vero che i sistemi assiomatico-deduttivi degli antichi sono stati rivisitati fino a divenire sistemi ipotetico-deduttivo con Hilbert e la logica del Novecento, resta innegabile che soltanto grazie all’assiomatica greca l’Occidente ha saputo creare la scienza, e una scienza “vincente” e “produttiva” di risultati. È allora intellettualmente onesto, per non dire necessario, comprendere le radici di questa vicenda storica: ed è ciò che si vuol fare in questo studio. Partendo proprio da Talete, scoprendo presenze a cui siamo poco abituati nei manuali classici della storia della matematica, come Parmenide o Melisso. Si arriva così ad Aristotele ed Euclide, e alle assiomatiche che produssero rispettivamente negli Analitici e negli Elementi. La prima opera, riletta con i mezzi della logica formale moderna, contiene un’ontologia formale (e formalizzata), dove gli assiomi del sistema vogliono rimandare alle essenze in un processo sempre perfettibile e mai concluso. Sarà Euclide, il matematico, a tagliar via quel richiamo all’essenza: a Euclide interessa rendere autonoma la matematica e “chiudere” il sistema. Philosophus et mathematicus, Aristotele et Euclide: nel rigore delle loro deduzioni, i due giganti del pensiero greco si interfacciano di continuo. Alcune domande restano aperte. Se per parlare di scienza antica in maniera non anacronistica non sia finalmente necessario tornare a distinguere con chiarezza la filosofia della scienza dalla filosofia della natura. E in che modo la scienza antica abbia potuto generare sistemi formali pur mantenendo un’apertura metafisica
La scienza e l'ipotesi assoluta. Metodologia e logica della ricerca nell'Almagestum novum di Giovanni Battista Riccioli.
Il problema dell’astronomia del Seicento prima di Newton era la comprensione del corretto sistema del mondo. Il telescopio aveva fornito una pletora di dati e osservazioni inimmaginabili nel secolo precedente, ma questi dati e osservazioni erano comunque insufficienti a dar ragione a Copernico. Il gesuita Giovanni Battista Riccioli propone un sistema geoeliocentrico capace di rispettarli, con la pretesa di fornire un’alternativa all’eliocentrismo. Egli dichiara che le cause fisiche sono incostanti e difficilmente generalizzabili in leggi, ma l’astronomia è in grado di ovviare al problema proponendo varie ipotesi ben fondate. A tale scopo, Riccioli organizza il materiale astronomico entro un articolato sistema deduttivo, composto da definizioni, argomentazioni, teoremi, corollari, ipotesi e capace di contenere perfettamente i dati sperimentali. Questo sistema gli consente di valutare gli errori e le differenze tra i sistemi del mondo, ottenendo i criteri utili a scegliere l’ipotesi assoluta (hypotheses absoluta), quella che più delle altre compendia la pratica sperimentale con il rigore dimostrativo: il sistema da lui definito a epic-epicicli.
In questo articolo si approfondisce il corredo terminologico e concettuale dell’astronomia del gesuita, la cui cautela nell’esprimere le proprie opinioni era la conseguenza di un approccio argomentativo e logico
Lo statuto dell'astronomia e il metodo delle ipotesi secondo Giovanni Battista Riccioli.
L’astronomo gesuita Giovanni Battista Riccioli (1598-1671) presentò
un originale sistema semigeocentrico nella sua opera più impegnativa, l’Almagestum novum (1651). Qui sviluppò un serrato confronto tra i vari sistemi
del mondo, denominandoli talvolta systema, talvolta hypotheses. Quest’ultimo
termine ricorre quando vengono valutate le varie soluzioni astronomiche,
per giungere a quella maggiormente probabile e, se possibile, a quella absoluta. Per rendere valida ogni valutazione, però, Riccioli costruisce un vero e
proprio apparato dimostrativo dove fisica e fisicomatematica si richiamano
continuamente in maniera coerente. Dati e teoria, osservazioni e ipotesi devono corrispondersi, per evitare la physica repugnantia. In questo contributo, si
studierà la metodologia con cui l’astronomo costruisce ed esamina le ipotesi
alternative all’interno della sua indagine scientifica
The World-System of Giovanni Battista Riccioli and the Phases of Venus and Mercury
The Jesuit astronomer Giovanni Battista Riccioli (1598-1671) proposed an original astronomical system as an intermediate solution between the Copernican and the Ptolemaic systems. Many scholars describe his system as “geocentric”, and so does Riccioli. He uses the Tychonic solution by adding a lot of differences, for instance, the order of the orbits and the movement of Jupiter and Mars. In his astronomical work, Riccioli is rigorous and serious and offers a great quantity of observational data. The analysis of these results is crucial to understand the evolution of the Copernican question during the first half of the XVII century. The article will look at some general lines of Riccioli’s system, to understand how an astronomer of the XVII century really worked and to understand which problems the Copernican system could not resolve. Finally, I will try to consider some philosophical implications of this historical case
Stile argomentativo e dimostrazioni probabili:considerazioni intorno all'epistemologia di Giovanni Battista Riccioli
Il metodo di indagine di Giovanni Battista Riccioli (1598-1671) si articola secondo alcune fasi facilmente riconoscibili: considerazione del problema specifico, esame di tutte le opinioni in merito, confronto con i dati osservativi o con la tradizione ecclesiale a seconda che il problema sia fisico-astronomico o filosofico-teologico, conclusione. Spesso la conclusione è indicata come ‘più probabile’, non come definitiva. Questo non conduce Riccioli a disperare delle capacità conoscitive umane, ma al contrario ad ammetterne contemporaneamente perfettibilità e consistenza. Nel sostenere questa sorta di ‘probabilismo realista’ utilizza diversi approcci dimostrativi: il metodo della congruentia, quello delle prove a posteriori e quello per assurdo
Creazione e cosmologia scientifica. Problemi epistemologici e opportunità speculative.
Il testo propone una riflessione introduttiva rivolta a dottorandi.
Viene svolto un percorso epistemologico di interazione e confronto tra cosmologia scientifica e teologia. Chiarito in che senso si parla di creazione in teologia, viene riportata brevemente la storia della cosmologia “scientifica”, evidenziando il rapporto tra osservazione e teoria. Si descrive quindi brevemente lo stato delle teorie cosmologiche odierne e la dimensione di sottodeterminazione dei molteplici modelli di universo: quindi, si discute il ruolo dei modelli ipotetici tra la raccolta di dati osservativi e la scelta della teoria che è con essi più consistente. Soprattutto, però, le questioni epistemologiche dell’attuale cosmologia scientifica sollecitano la teologia: si proverà a impostare un modello di articolazione tra i due saperi, mostrando come sia la scienza sia la teologia si avvalgano di formulazioni teoriche ipotetiche, intermedie tra quanto si conosce e la scelta di un modello interpretativo. L'irresolutezza di molti problemi cosmologici offre alla filosofia l’opportunità di riflettere sulla natura in quanto intellegibile, e alla teologia l’opportunità di interpretare questa dimensione come un dono che rimanda a un unico fondamento
Platelet autologous growth factors decrease the osteochondral regeneration capability of a collagen-hydroxyapatite scaffold in a sheep model
Current research aims to develop innovative approaches to improve chondral and osteochondral regeneration. The objective of this study was to investigate the regenerative potential of platelet-rich plasma (PRP) to enhance the repair process of a collagen-hydroxyapatite scaffold in osteochondral defects in a sheep model
Cieli in contraddizione. Giovanni Battista Riccioli e il terzo sistema del mondo
Si può dire che nell’Età moderna Giovanni Battista Riccioli (1598-1671) abbia fatto parlare spesso di sé. Lo menzionano Johannes Hevelius e Christiaan Huygens, è nota la sua collaborazione con Francesco Maria Grimaldi, è fitta la sua corrispondenza, tra gli altri, tra gli altri, con Giannantonio Rocca, Athanasius Kircher e Giovanni Domenico Cassini. Ancora nel Settecento, saranno i francesi Jérôme Lalande e Joseph-Nicolas De L’Isle a citarlo. Eppure, nel corso del XIX e del XX secolo, assistiamo al progressivo oblio di Riccioli: a dispetto delle serrate discussioni sui concetti di progresso e di metodo scientifico, di theory-ladenness e di conoscenza tacita, di paradigmi e di programmi di ricerca, la filosofia e la storia della scienza, nel moltiplicarsi delle questioni epistemologiche e nella ricognizione di innumerevoli case studies, hanno perso le tracce di questo geniale astronomo. Il gesuita Riccioli legge e corregge lo stimatissimo Kepler, colui che a sua volta aveva letto e corretto Tycho Brahe. È polemico con Copernico, molto critico di Tolomeo, convinto sostenitore dell’importanza dei dati empirici e delle prove fisiche in astronomia. È, infine, teologo di vaglia, talora in aperto contrasto con la sua Istituzione, fautore dell’universo finito, avversatore delle Intelligenze celesti, assertore della necessità di una causa prima. Questo libro restituisce alla storia della scienza un pensatore gigantesco e dimenticato. E ci consegna un utile passepartout per indagare l’altra Rivoluzione scientifica: non quella degli scienziati temerari ma quella degli scienziati perplessi, poco amati e molto competenti, armati di argomenti calzanti e meritevoli di nuova considerazione
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