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    Neurodidattica: uno spazio dialogico tra saperi per innovare i processi di insegnamento e apprendimento

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    L’articolo ha cercato di evidenziare due aspetti principali: la relazione tra alcune teorie sull’apprendimento degli adulti, ovvero tra l’apprendimento esperienziale, l’apprendimento trasformativo e il brain based learning; le implicazioni di questa relazione per i metodi di insegnamento e apprendimento. La finalità principale del lavoro proposto è stato quello di concentrarsi sulla dimensione olistica dell’apprendimento degli adulti, verso il quale, accanto alle teorie tradizionali, stanno guadagnando attenzione altre dimensioni importanti come le emozioni, la spiritualità e il corpo, ma anche la relazione tra il funzionamento del cervello e l’apprendimento. Con il supporto della revisione della letteratura, lo studio ha esplorato quattro fattori importanti: a) la relazione tra le caratteristiche del nostro cervello e il processo di apprendimento; b) le relazioni tra emozioni e apprendimento; c) la relazione tra neuroscienze e alcune teorie dell’apprendimento degli adulti; d) le implicazioni per le pratiche didattiche. Tutto ciò ha suggerito alcune importanti riflessioni sulla potenzialità della neurodidattic

    Il ruolo della corteccia prefrontale dorso laterale in un compito di apprendimento probabilistico: uno studio pilota con la tDCS

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    Introduzione: L’apprendimento è un processo attraverso il quale si acquisiscono nuove informazioni come risultato delle esperienze positive o negative delle nostre scelte. Compiti di apprendimento probabilistico, con stimoli associati a determinati esiti con probabilità stabilita, sono ottimi per studiare questa funzione. Molti studi suggeriscono il coinvolgimento della corteccia prefrontale e del sistema dopaminergico nell’apprendimento basato su feedback postivi e negativi. L’obiettivo di questo studio è indagare il ruolo della corteccia prefrontale dorsolaterale (DLPFC) in un compito di apprendimento probabilistico e verificare se la stimolazione transcranica di corrente continua (tDCS) può modificare la sensibilità individuale verso i feedback o la strategia di scelta. Metodo: 10 studenti sono stati sottoposti a tre sessioni di stimolazione (anodica sinistra; anodica destra; sham), mentre veniva eseguito un compito di learning probabilistico diviso in una parte di training e in una di testing. Nella fase di learning tre coppie di stimoli erano associati a differenti probabilità di ricevere feedback positivi o negativi. Nella fase di training gli stessi stimoli erano ripresentati senza feedback. Risultati: Nella fase di training, l’analisi ha evidenziato un effetto principale del tipo di stimolazione e un’interazione tra il tipo di stimolazione e tempo di esecuzione del compito: accuratezza maggiore per la stimolazione anodica sinistra è un’accuratezza è maggiore nel blocco 1 con stimolazione anodica sinistra rispetto alle altre due condizioni. Nella fase di testing non sono state osservate differenze tra apprendimento per feedback positivi e negativi e il tipo di stimolazione. Conclusioni: Questi risultati suggeriscono che i soggetti testati hanno utilizzato nella fase di training una strategia di tipo frequency matching la quale era appresa più rapidamente con l’applicazione di una corrente anodica alla DLPFC di sinistra

    Cognitive reserve index (CRI). Un questionario per la valutazione della riserva cognitive

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    Alla fine degli anni Ottanta viene riconosciuta e definita la capacità individuale di resistere al deterioramento cognitivo fisiologico o patologico. Da allora si è chiarita la distinzione tra riserva cerebrale (Brain Reserve) e riserva cognitiva (Cognitive Reserve), ovvero tra risorse di tipo neurologico e quelle, di carattere funzionale, di tipo cognitivo. Tuttavia la misurazione della riserva cognitiva rimane, ancora oggi, non univoca. Nel presente lavoro si propone un nuovo questionario (Cognitive Reserve Index, CRI) per il calcolo standardizzato della Cognitive Reserve, presentando i primi risultati della sua somministrazione e sottolineandone l’importanza e l’applicabilità in ambito clinico

    Measurement of cognitive outcome and quality of life in congenital heart disease

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    Since the 1970s, the improvement of diagnostic tools and the success of cardiac surgery have dramatically changed the natural history of complex congenital heart diseases. The number of newborns who have survived through infancy, reaching adolescence and adult age, and becoming socially integrated has increased.1 2 Consequently, nowadays determinants of late surgical results are evaluated by not only using survival as a measure, which was of major importance for surgeons and cardiologists up until the 1980s, but also by freedom from negative clinical events together with improvements in quality of life. Various guidelines,3 based on long post-surgical follow-up and knowledge of sequelae and complications, codify clinical evaluation of adult patients with a congenital heart defect. It is more difficult to codify the assessment of cognitive performance and quality of life. This article reviews the mechanisms of cerebral damage in patients with congenital heart disease, the definition and measurement of quality of life, assessment of the psychological profile, and definition of cognitive functions and their measurement
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