1,721,045 research outputs found

    Discorso sul metodo di Peppa Pig

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    This article goes through the events and the theoretical problems raised by the publication of a Semiotic essay that the author has dedicated to the analysis of Peppa Pig, a popular TV series targeted to early-childhood. Assuming a situated point of view, it chooses to dramatize the position of the researcher towards the complexity as represented by the emergence of the “wilderness” of the text to analyze. Consequently, this article aims at enlightening the strategies actually followed by the author in facing this complexity. What format and style to choose in the writing process? How to identify the limits of the text? How to evaluate the eventuality that inspired the analytical curiosity into a wider cultural context of discursivity as staged by Early-Childhood cartoons? By providing a local response to these general problems, the article presents itself as a Discourse on Method, in which are assessed the diverse issues faced by the analyst committed with the practice of an actual Semiotic Analysis. Prepensely, the article will result into a philosophical enquire on how a proper Semiotic Analysis gets substantiated

    Cuccioli, pets e altre carinerie

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    L’universo mediale frammentato nella miriade di deliverer offerti dalla tecnologia converge su alcuni temi che si rivelano centrali nelle quotidiane pratiche di self branding, di circolazione più o meno virale di post e meme diffusi sui social network. Le conversazioni digitali sono a tutti gli effetti parte di un universo ideologico più ampio che vive come semiosfera intermediale e si costituisce in un’inestricabile polifonia che incrocia spontaneismo e industria culturale, identità individuali e collettive, grandi e piccole narrazioni. Questi temi hanno alcune caratteristiche comuni, essi chiamano in causa gli interlocutori nella loro dimensione antropologica più generale, come soggettività disputate nella loro forma, nel loro stesso statuto di esistenza. È il caso del rapporto uomo-animali che, nell’ultimo periodo, diventa tema sensibile, viene esibito come discrimine identitario fondamentale nelle pratiche di socializzazione: essere o no vegetariano, essere o no animalista sono prese di posizione che investono l’intero modo di pensare se stessi e gli altri nel rapporto col mondo. Ed è proprio la forma dei relati a essere al centro della contesa. Cosa è un soggetto? E cosa un oggetto? Dov’è che inizia la vita e quando finisce? Chi è l’altro? Che trattamento riservagli? Come pensare la vita insieme nel grande collettivo del mondo? A domande di una tale radicalità queste le dispute evocate chiedono al soggetto di trovare una seppur provvisoria risposta. Un ambito così delicato ed essenziale può essere discusso con l’obiettivo di descriverne i contorni concreti, lavorando sulla sua intelaiatura ideologica e argomentativa, sulle narrazioni che produce. L’analisi semiotica del testo e del racconto possono rivelarsi formidabili strumenti d’analisi. Obiettivo di questo sforzo è, in un primo momento, quello di descrivere e analizzare le forme, non di rado inaspettate, che possono assumere questi veri e propri “conflitti di definizione”; quindi, metterne in luce la dimensione più profonda e il suo impatto antropologico generale, nonostante l’eventuale perifericità dei testi in esame. In particolare, il tema dei cuccioli si presta a essere indagato in una tale disposizione. Con il termine generico di cuccioli, ci si riferisce ai piccoli di ogni specie animale, inclusa, quella umana. Succede, così, che questa grande classe semantica, se opportunamente esplorata, possa portare a inaspettate convergenze: le pubblicità dei mangimi animali somigliano, solo per fare un esempio, curiosamente a quelle rivolte al mondo della prima infanzia, nonostante esse possano essere ricondotte a settori merceologici e commerciali davvero distanti. Ricostruire l’universo semantico profondo che lega tali universi nonostante la loro apparente irriducibilità può essere utile per descrivere una certa retorica (non solo linguistica ma anche visiva) con risultati evidenti dal punto di vista delle implicazioni di marketing e comunicazione commerciale ma, in un secondo luogo, può essere la premessa per la descrizione di un fenomeno più ampio di riarticolazione del rapporto fra uomo e animali in corso in questi anni

    L’anima di New York. Gentrificazione, Artificazione, Turistificazione a partire da Pretend It’s a City di Scorsese

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    This essay propose an analysis of the docu-series dedicated to the notorious Newyorker writer Fran Lebowitz, Pretend It’s a City, directed by Martin Scorsese and aired by Netflix in 2021. The issues raised by the documentary are discussed with reference to the cinematic culture as well as to the contributions of some of the founding authors of the intellctual debate on gentrification and the city of New York

    Retoriche social. Nuove politiche della vita quotidiana

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    Viviamo immersi in fiumi di parole. La nostra vita quotidiana si è velocemente trasformata nel suo riflesso comunicativo, costituita com’è dalla necessità di dire, dichiarare, raccontare ogni suo anfratto, testualizzandolo sui social network. Questa ansia (ma sarebbe più corretto chiamarla ingiunzione) di essere connessi ha come conseguenza non secondaria quella di allargare lo spettro del politico. Ogni giorno, distribuendo i nostri like in giro per la rete, non facciamo altro che circostanziare, puntualizzare, dire e ridire la nostra identità in relazione a quella degli altri, affiliandola, più o meno consapevolmente, a collettivi eterogenei, che si formano e si riconoscono, funzionano sulla base di testi. Mettere ordine tra le infinite testualità prodotte dalle nostre interazioni in rete e offline vuol dire ricostruirne la posizione all’interno di configurazioni retoriche più generali che emergono per il loro carattere di novità rispetto al passato. Chiamiamo queste nuove forme, retoriche social. Indagando lo scenario complesso della vita quotidiana che collega, senza soluzione di continuità on e offline, possiamo allora farci un’idea di come evolve la forma politica della nostra società, riconoscendone ulteriori ambiti di socializzazione, nuove routine comunicative, modelli di socializzazione e di leadership in competizione. Indagando le retoriche social, insomma, possiamo riconoscere i nuovi cittadini social e la differenza che essi portano alla pubblica attenzione. Questo volume interroga, con gli strumenti della semiotica, i media e la vita quotidiana a proposito delle nuove forme di cittadinanza emergenti con la rete

    The Discourse of Fake News in Italy A Comparative Analysis

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    While the ongoing debate over post-truth focuses predominantly on finding procedures to reveal false statements, distinguishing facts (truth) from fake news (false), promoting fact-checking and debunking on an ever broader scale, the semiotic perspective may choose to speculate on the benefits of analysing the texts which actually create and spread fake news, in order to acknowledge the main discursive and narrative strategies used by those most responsible for spreading hoaxes, and better understand the way they produce their own credibility and use it in order to pollute public debate. Reconstructing the rhetorical dimension of the "mud-slinging machine" may prove particularly useful, as it produces typologies that can be easily recognised over thousands of similar cases. My contribution shows the results of an enquiry into a number of Italian Facebook pages, proposing relevant typologies-based mainly on generative models and Landowski's works on politics-that claim to be general and fully applicable to a wider corpus

    Cuccioli, pets e altre carinerie: un’introduzione

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    “Nel cuore umano c’è posto solo per una data quantità d’amore e d’affetto: quando ci si piazza un pupo, il cane deve andarsene”. Questa frase, pronunciata dal cane vagabondo Biagio, protagonista insieme alla cagnolina Lilli di un vecchio film1 (siamo nel 1955) della Disney, vuole essere un ammonimento. Egli, memore di chissà quale delusione, si rivolge al suo uditorio di cani di quartiere, invitandoli a non farsi troppe illusioni sull’affidabilità degli umani: meglio non concedere il privilegio della fedeltà, virtù cardinale canina, a dei soggetti che finirebbero per non meritarsela. Meglio, insomma, restare randagi e liberi. Ma la sua esortazione non può che suonare, agli spettatori di oggi, profondamente demodé

    Postfacio: Mapa de ruta sobre la producción bibliográfica sobre cocina, gusto e identidad

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    The article reconstructs the route that the school of Palermo and the Latin-American one have followed in constructing a Semiotic point of view on Food and Alimentatio

    Culture del tatuaggio

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    La pratica contemporanea del tatuaggio conosce una diffusione planetaria. Ma la scrittura sul corpo da anti-linguaggio marginale è diventata moda globalizzata. Diverse scienze umane si sono occupate del fenomeno, in particolare l’antropologia criminale a quella culturale, nei loro intrecci con la sociologia, il folklore, la teoria delle immagini, la storia letteraria e gli studi culturali e, not least, la semiotica, teoria del segno e del senso. La questione dell’identità individuale e collettiva dei processi di costruzione, trasformazione e denegazione del segno che dal somatico tracima nel sociale (e viceversa), peraltro, coincide solo parzialmente con quella relativa alla scrittura del corpo. La pratica del tatuaggio produce tradizioni – anche inventate – e traduzioni anche al di là dell’ambito strettamente etnico, andando a coinvolgere, oggi più che mai, la dimensione estetica: e cioè sensoriale e somatica, ma anche visiva, vestimentaria, ultravestimentaria e artistica. Questo libro si propone, oltre alla realizzazione di una rassegna documentaria, di estendere il campo e i metodi della semiotica al segno tegumentario per analizzare la relazione testuale tra le icone e i corpi, tra il soma e il sema (pitture corporali, ferite, perforazioni, scarificazioni, marchiature, ecc.), nonché le tattiche enunciative dell’io-pelle e dei suoi involucri. La direzione del discorso è duplice: da una parte il discorso (e il racconto) sul tatuaggio, dall’altra il tatuaggio che, di per sé, discorre e racconta

    International Journal for the semiotics of law - Special Issue Animals in law

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    This essay opens the Special Issue of the International Journal for the Semiotics of Law dedicated to Animality, entitled “Animals in Law”. It focuses on revealing the principal issues faced in the volume, by positioning the contributors’ works into the general theoretical perspectives which shape the social discourse over animals

    Ladri di virgolette. Interventi 1978 – 2007

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    Omar Calabrese è stato uno dei massimi semiologi del Novecento. Per molti anni è anche stato un volto noto al grande pubblico, grazie alla sua attività di critico e animatore culturale, svolta “a spasso tra i media”, in primis giornali e televisione. Insieme a Umberto Eco e a pochi altri suoi colleghi, egli si è, infatti, distinto per l’abilità di mescolatore di generi, superando gli steccati editoriali fra scrittura accademica e comunicazione di massa, ambiti entrambi praticati con la medesima generosità. La sua parabola intellettuale si consolida nel corso degli anni 80, periodo in cui la televisione e il suo modello diventano egemoni, permeando di sé ogni ambito della vita quotidiana, d’ora in poi sempre più “mediatizzata”, sempre più indistinguibile dal suo riflesso comunicativo. Ecco perché Calabrese, nella sua attività di giornalista, sceglie di rivolgersi direttamente al “consumatore” dell’onnipresente spettacolo mediatico, convinto com’è del valore eminentemente politico ed emancipativo di promuoverne una critica, avendo sempre cura di non assumere uno sguardo troppo accigliato, apocalittico verso il presente. Egli riesce, così, a incrociare nella sua scrittura, l’infinitamente piccolo del dettaglio con i grandi temi filosofici e morali, tenendo fede a un atteggiamento orientato al serio ludere, l’arte rinascimentale della riflessione intellettuale portata avanti con la giusta dose di leggerezza e giocosità
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