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    Il governo dell'acqua. Romagna Acque - Società delle Fonti dalle origini ad oggi (1966-2016)

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    Il volume trae spunto dalla ricostruzione della storia di Romagna Acque-Società delle Fonti, azienda pubblica di gestione delle sorgenti idropotabili in Romagna, per ricostruire le vicende dell'approvvigionamento idrico in questo territorio dalla fine dell'Ottocento fino ai giorni nostri. Si concentra sulla vita del consorzio tra enti pubblici nato nel 1966 per lenire la “sete della Romagna”, e che oggi serve la maggior parte dei comuni del territorio. I documenti utilizzati, nella grande maggioranza inediti, provengono dagli archivi della Regione Emilia-Romagna, di Romagna Acque, del Consorzio di Bonifica della Romagna, e da altri archivi minori, e sono stati arricchiti da fonti a stampa, giornalistiche, orali. Su tali basi, individuando un caso di studio ben identificabile, la ricerca ha offerto lo spunto per analizzare temi diversi e di vasta portata: il governo delle risorse idriche e, in generale, del territorio; la capacità (o meno) della classe dirigente locale di affrontare e risolvere un'emergenza (quella idrica) superando le reciproche diffidenze e «fare sistema», realizzando un’opera strategica, l'Acquedotto della Romagna, ai fini dello sviluppo civile; il confronto serrato tra sindaci e le altre istituzioni (la Regione Emilia-Romagna e lo Stato in primo luogo), il cui aiuto è risultato indispensabile a realizzare opere moderne e strategiche, come la diga di Ridracoli che alimenta l'Acquedotto; il confronto, la collaborazione, la lotta tra partiti, specie nella cosiddetta Prima repubblica; il dialogo con la società civile e le sue istanze, a partire da quelle legate alla sicurezza e alla tutela ambientale, che in determinati frangenti hanno comportato una sfida seria per la realizzazione di quella che è senza dubbio una grande opera - specie se rapportata al territorio di pertinenza (le attuali provincie di Rimini, Ravenna, Forlì-Cesena) - e che è stata realizzata grazie al confronto continuo con la popolazione locale

    Territorio e risorse. Ricerca e gestione dell'acqua in Romagna in età contemporanea

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    Il saggio analizza la creazione del moderno sistema acquedottistico in Romagna attraverso i diversi passaggi che conobbe a partire da fine Ottocento. Dai pioneristici progetti di alcuni ingegneri a fine secolo, troppo ambiziosi per poter essere realizzati, si passò a inizio Novecento a consorzi municipali che però non ebbero migliore fortuna. Tra le due guerre il regime fascista diede una forte spinta all'infrastrutturazione del territorio, ma non risolse i problemi dell'approvvigionamento idrico in maniera strategica. Questo compito spettò nuovamente ai municipi, in età repubblicana. Il pezzo ripercorre, sulla scorta di documenti a stampa e di archivio, i vari passaggi che portarono alla soluzione del problema tra anni Sessanta e Ottanta del XX secolo, in una complessa operazione che vide protagonista anche la Regione e che riuscì nel suo intento, superando enormi difficoltà

    Moda e nazione. Lydia De Liguoro e la creazione di "Lidel".

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    All'indomani della Grande guerra, in un clima di eccitazione nazionalistica e di palingenesi sociale, anche il panorama giornalistico italiano vide molte novità. Tra queste, nel campo sempre più esteso e articolato del giornalismo femminile, ci fu la nascita di Lidel, fondata da Lydia De Liguoro. Il periodico divenne rapidamente il punto di riferimento per le donne delle classi abbienti italiane (o di quelle che aspiravano ad appartenervi), sposando la causa nazionalista nel campo della moda, degli arredamenti, della cultura. L'intraprendenza della De Liguoro le attirò molte inimicizie, specie tra chi era legato commercialmente all'importazione di capi di moda dalla Francia, fino al 1923, quando l'intraprendente giornalista fu estromessa dalla guida della rivista. Attraverso l'analisi dei numeri dal 1919 al 1923, il saggio si propone di ricostruire quel primo intenso periodo in cui al pubblico femminile italiano fu proposto un binomio molto saldo tra moda e 'italianità'

    Culture, Moda e Società

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    La collana editoriale dal titolo “Culture, moda e società” si propone di diventare punto di riferimento per le riflessioni scientifiche e le ricerche italiane che si orientano verso il panorama degli studi culturali, con particolare attenzione ai fenomeni legati al sistema della moda visto come oggetto che permette diversi approcci e coinvolge molteplici saperi, invadendo territori d’interesse ampi e diversificati. La collana vuole dare fisionomia e profilo indentitario a un campo di analisi complesso e interdisciplinare già presente sul territorio nazionale, ma anche dare spazio alle migliori pubblicazioni internazionali di cui offrire in italiano la prima traduzione e curatela. La nuova collana editoriale si rivolge non solo a chi si occupa di moda con atteggiamento specialistico, ma anche a chi ha interesse per nuove forme di riflessione che usano lo studio della moda e dei fenomeni sociali di massa come strumento di analisi della contemporaneità, sfruttando linguaggi e saperi intrecciati che vanno dall’arte contemporanea alla storia sociale, dal cinema alla fotografia, dalla cultura visuale al design, dalla grafica alla pubblicità, dai social media alla letteratura, dall’estetica alle indagini sui consumi e le tendenze, fino alle riflessioni sulle dinamiche delle creatività e alle caratteristiche dello shopping tourism. Un ampio spettro di studi umanistici e socio-economici che permette di guardare da punti di vista interdipendenti la società contemporanea, i suoi fenomeni, le sue tendenze, le sue prospettive

    Vergnanini, Antonio

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    Si tratta della scheda pubblicata sul noto Dizionario che ripercorre la biografia di Antonio Vergnanini, esponente del socialismo riformista nell'Italia liberale. Seguace di Camillo Prampolini, Vergnanini fu uno dei principali costruttori del modello economico, basato sul metodo cooperativo, che fu il perno della vita sociale, politica ed economica reggiana tra la fine dell'800 e l'inizio del '900, e che divenne rapidamente un modello per altre realtà cooperative, nazionali e anche internazionali. La scheda ripercorre le tappe di una vita spesa dapprima a costruire e far crescere la cooperazione reggiana, rendendola una delle realtà più forti nell'Italia giolittiana, e poi a interessarsi dei problemi dell'economia italiana e dei problemi del lavoro dalle cariche nazionali che fu chiamato a ricoprire, prima che l'avvento del fascismo spazzasse via la vecchia generazione di cooperatori - di cui faceva parte Vergnanini - e gran parte delle realizzazioni per le quali avevano impegnato la loro esistenza

    L’aggregazione della Romagna toscana alla provincia di Forlì nel dibattito giornalistico dell’epoca.

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    L'articolo analizza le vicende che portarono al distacco di una parte della cosiddetta "Romagna Toscana" dalla provincia di Firenze a quella di Firenze. una delle prima mosse di Benito Mussolini come presidente del consiglio dei ministri. Usando la leva del regionalismo autonomista romagnolo, il governo sfruttò una campagna di stampa in tal senso per poi disconoscerla e modificare i confini tra le due regioni in maniera tale da far intendere che, non il regionalismo, ma la banale volontà di ampliare territorialmente la provincia natia di Mussolini, era la causa della modifica che agitò i due versanti dell'Appennino nei primi mesi del 1923

    Tra i pionieri del protezionismo ambientale in Italia. la Pro montibus et sylvis di Bologna e il tentativo di governo del territorio montano (1899-1914)

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    A cavallo tra otto e novecento un diffuso quanto frammentato movimento di opinione, sensibile ai temi della bellezza e del paesaggio, sorse in tutt’Italia, dando vita a numerosi sodalizi. Fra le esperienze più interessanti vi fu la federazione delle Pro montibus, nata nel 1898 a Torino, ma che ebbe nella sezione bolognese sorta l’anno seguente, di cui si esamina qui l’azione fino alla Grande guerra, la sezione più attiva e vivace. Sul territorio bolognese la Pro montibus et sylvis divenne il perno di un’attività che univa energie private e pubbliche, locali e statali, per affrontare un problema fino a quel punto assai sottovalutato: la trascuratezza e il conseguente dissesto del territorio collinare e montano della provincia. Il modello adottato poté sembrare a un certo punto esportabile anche in altre realtà nazionali altrettanto bisognose di intervento. Così non fu, ma rimase un’esperienza che diede slancio al tema forestale e montano in Italia, grazie alle concrete iniziative intraprese, alla creazione di una rivista forestale di respiro nazionale e al congresso organizzato nel 1909

    Tra garibaldinismo e fascismo: Ricciotti Garibaldi a cento anni dalla morte

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    Cento anni fa, nel 1924, moriva uno dei figli di Giuseppe Garibaldi, Ricciotti, colui che maggiormente aveva voluto incarnare e rinverdire la tradizione della camicia rossa e del volontarismo tra Ottocento e Novecento, preparando i propri figli maschi a farsi veicolo di un mito incarnato dalla famiglia. In particolare, il contributo ricostruisce il rapporto con il fascismo in ascesa, e lo inserisce nel modo in cui Mussolini cercò di rendere innocuo il mito garibaldino e la sua intrinseca natura libertaria

    Fashion and the Nation: The Case of Lidel, 1919-1935

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    Lidel, founded by Lydia De Liguoro, was one of the most important women's and fashion magazines on the Italian journalistic scene; this essay analyzes its history from 1919 to 1935. Born after the victory of 1918, Lidel fervently supported the birth of Italian fashion, coinciding perfectly with the climate of post-war patriotism. A magazine for elites since its foundation, Lidel quickly became a reference point for the middle class and haute bourgeoisie, who were attracted to the luxury and elegance of the high fashion sector in which the magazine had so quickly risen as leader. This remained true until the mid-thirties, when high-fashion magazines hit a crisis generated by the winds of war, international sanctions, and the totalitarian tensions of fascist Italy
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