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Premio Antionio Feltrinelli Giovani - Accademia Nazionale dei Lincei - per la Filologia e la Linguistica
Motivazioni del Premio
Lorenzo Mainini, conta rapporti con istituzioni straniere prestigiose (Université Catholique di Lovanio, École Nationale de Chartes di Parigi); ha conseguito due premi (il “30 anni di Dottorato Sapienza” e il Lauréat Fernand Braudel-IFER), dimostra, grazie alle sue pubblicazioni particolarmente numerose, interessi assai più ampi, capacità di affrontare problematiche complesse, controllo e trattamento scientifico di materiali quantitativamente rilevanti e qualitativamente eterogenei con risultati originali e convincenti. Tra le due monografie di Mainini, entrambe eccellenti, di speciale interesse e importanza è il saggio Gli anni della tradizione: testi, codici e culture (secc. XII ex. – XIV in.). Capitoli per una storia materiale, in cui Mainini studia la ‘biblioteca’ o, se si vuole, la memoria testuale circolante in quei secoli soprattutto tra Italia e Francia. Questa ‘biblioteca’ presa in esame – intesa come luogo nevralgico, crogiuolo, in cui nascono dalle forme tradizionali le nuove forme dell’Europa moderna - è assai ampia, giacché consta di una base di circa 2000 manoscritti e risulta indagata secondo la prospettiva della filologia materiale: l’assunto è che non esiste testo distinto dalla sua materialità, dal supporto che permette di leggerlo, il manoscritto, e che quindi non esistono comprensione e interpretazione di uno scritto che possano prescindere dai modi e dalle forme in cui raggiunge il suo fruitore. Mainini mostra che, nella trasmissione dei testi, modifiche materiali del manoscritto (formato, scrittura, impaginazione o altro), talora anche non vistose, possono indicare un diverso statuto delle opere, un mutamento di posto di queste all’interno di un canone, e possono talora guidare il iudicium in sede di critica testuale. Il convergere di questi diversi filoni di indagine (dalla codicologia all’interpretazione letteraria e all’ecdotica) in una prospettiva unitaria di indagine è uno dei tratti più originali dell’opera di Mainini. La quale, altresì, si può considerare un’opera coraggiosa anche per la scelta del periodo: l’arco di tempo tra lo scorcio del secolo XII e l’inizio del XIV è, infatti, un periodo di storia della cultura fortemente articolato e complesso giacché di profondi mutamenti negli statuti del sapere. In particolare Mainini ricostruisce un panorama senza precedenti nell’ambito del mondo romanzo, operando su terreni che richiedevano competenze molteplici (oltre che filologiche, anche giuridiche, teologiche, filosofiche), contribuendo a fornire dati di grande importanza sulla circolazione e diffusione della cultura dei primi secoli del ‘volgare’. In quest’ambito del mondo romanzo il segmento più interessante e complesso affrontato da Mainini è quello delle traduzioni in lingue romanze dei testi scientifico-filosofici arabi: una problematica in cui si richiedono competenze particolari, peraltro assai scarsamente affrontate in Italia
La Biblioteca di Dante. Catalogo della mostra - Roma, Palazzo Corsini, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana (8 ottobre 2021 – 16 gennaio 2022)
Nell’opera dantesca, e nella Commedia in particolare, la tradizione della cultura classica, cristiana, medievale e romanza si ricapitola come in una summa: autori, libri, scuole di poeti e filosofi, enciclopedie, mitologie antiche e dogmi cristiani, scrittori canonici e autori più eccentrici vengono tutti riattraversati dallo sguardo di Dante. Il poeta, scrivendo i suoi testi, ne riscrive infatti, simultaneamente, la tradizione d’appartenenza. In tal senso sapere di quali letture, di quali libri, si sia materialmente nutrita la cultura e la fantasia poetica dell’Alighieri ha da sempre costituito un interrogativo fondamentale tanto per i critici che per i lettori. La questione della “biblioteca” è un aspetto della più complessiva ricerca sulla “memoria dantesca”: un sistema di rispondenze e figure, di echi e allusioni ad altri testi, che permea la struttura di tutte le opere di Dante e, giunti alla Commedia, diviene principio ordinatore di parole e d’immagini (in quanto memoria rerum e memoria verborum), fattore cruciale di ispessimento e innalzamento del linguaggio poetico.
La ricostruzione di questo straordinario sistema di memorie, e dei suoi testi, si scontra tuttavia sull’evidenza che Dante non ebbe una vera e propria biblioteca, stabile e personale, come più tardi fu invece il caso di Petrarca. Il dibattito su quali opere Dante abbia effettivamente letto e quali egli conoscesse solo per altrui citazioni, o epitomi, è dunque ancora aperto e di grande rilevanza. Nel catalogo di commentano in larga prevalenza codici del Due e del Trecento, ovvero libri che nelle loro fattezze materiali corrispondono alle tipologie di manoscritti che Dante può aver letto e sfogliato.
La struttura e i contenuti del catalogo si articolano all’interno di sei sezioni tematiche che rispecchiano le grandi correnti della “biblioteca dantesca”: la Bibbia e la tradizione cristiana; gli auctores nella Vita nuova; la tradizione romanza; gli auctores dopo la Vita nuova; retorica e trattatistica medievale; Filosofia, scienza e teologia.
INDICE
A. Quadrio Curzio, Premessa
R. Antonelli, Le ragioni della mostra
S. Nobili, Le ragioni di un progetto
R. Antonelli – L. Mainini, Introduzione
1.La Bibbia e la tradizione cristiana
2.Gli auctores nella Vita nuova
3.La tradizione romanza
4.Gli auctores dopo la Vita nuova
5.Retorica e trattatistica medievale
6.Filosofia, scienza e teologia
Opere citate in abbreviazione
Tavol
Beatrice, Matelda e le "altre". ‘Riflessioni' dantesche tra Rime, Vita Nova e Commedia, con L. Mainini, in «The Italianist», 33 (2013) 1, pp. 1-31
Gli anni della tradizione: testi, codici e culture (secc. XII ex.-XIV in.). Capitoli per una storia materiale
Ogni frammento della società bassomedievale ridefinisce nei rapporti politici e sociali anche uno specifico rapporto tra la cultura scritta e la sua fruizione: dal monastero al convento, dalla scuola cattedrale all’università, la corte e le città; figure cariche di rinnovate designazioni antropologiche e – sul piano materiale – denotative di quei nuovi attori che orientano e governano la trasmissione dei testi.
Alla fine del secolo XII e lungo tutto il Duecento, il lento spegnersi dell’egemonia monastica e il sopraggiungere di altre culture – conventuale, universitaria, laica e professionale –, insieme alla piena affermazione delle letterature volgari, si riverberano in una nuova “biblioteca”: nuove reti testuali e una complessiva mutazione della “memoria discorsiva” prodotta dalla trasmissione dei testi.
“Gli anni della tradizione” segnano, dunque, quella fase storica lungo la quale il testo materialmente inteso (il libro classico, storiografico, giuridico, filosofico, teologico e letterario), fra le mani dei lettori e nelle singole biblioteche – memoriali e istituzionali –, rispecchia e riproduce la tensione fra i saperi, o i generi letterari, e il loro ordinamento in corpora culturali
Il "De senectute" di Cicerone e il "De remediis" dello Pseudo-Seneca
Scheda "Cicerone e Seneca" Dant
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